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Come potrà cambiare il movimento per la pace italiano

Un nuovo pacifismo nel nome di Simona e Simona

Ad un pacifismo ideologico fatto solo di discorsi e di cortei subentra un pacifismo fatto di gesti e di progetti concreti.
1 ottobre 2004 - Alessandro Marescotti

La conclusione positiva della vicenda del rapimento di Simona e Simona (e dei due collaboratori iracheni) ci consegna una responsabilità enorme. Mai in Italia due persone impegnate nel movimento pacifista erano diventate così note, mai avevano così colpito i sentimenti e l'immaginazione dell'opinione pubblica.

Una simile sorte non è capitata neppure a uomini di pace dello spessore di Aldo Capitini, don Lorenzo Milani, don Primo Mazzolari, Danilo Dolci, padre Ernesto Balducci o don Tonino Bello. Giusto per fare i primi nomi fra i tanti che potrebbero essere fatti.

Simona e Simona hanno fatto una brusca irruzione nella mente degli italiani: pacifiste convinte, belle, dotate del pregio della modestia e della forza dell'entusiasmo, capaci di mettere in pratica ideali splendidi e puliti. Quelle ragazze hanno neglio occhi la serenità di chi sa dare un senso alla propria vita.

Gli italiani hanno potuto vedere da vicino che vi sono opzioni di vita dotate di forte senso del futuro, scelte coraggiose vissute in nome della pace e della solidarietà internazionale. Tanti giornalisti si erano esercitati nella costruzione dello stereotipo dei "pacifisti in pantofole", timorosi e rinunciatari; e "pacifista" era diventato un aggettivo per deridere.

E ciò nonostante il sacrificio di volontari per la pace come Fabio Moreni, Sergio Lana, Guido Puletti, Gabriele Moreno Locatelli, i quali negli anni Novanta hanno cercato di intervenire - per scopi umanitari come le due Simone - nei Balcani infiammati dalla guerra.

Oggi "pacifista" è ritornata ad essere una nobile parola, come del resto in ogni serio vocabolario è definita.

Oggi, dopo la morte di Baldoni e la straordinaria storia delle due Simone, rinverdire questo stereotipo del pacifista "alla Ponzio Pilato" (come ha tentato di fare anche Fini) diventa un modo autolesionistico di una certa destra di distanziarsi sempre più dal buon senso della gente. Che non è scema. I cittadini italiani hanno amato il disinteresse delle due Simone, ne hanno apprezzato la diversità, il senso di dedizione ad una causa, la scelta di vita.

Un mondo diverso è possibile e si costruisce con la stoffa di Simona e Simona. E di chi ha collaborato con loro come Mahanaz Bassan e Ra'ad Ali Abdul Aziz i quali, rapiti con le due Simone, hanno avuto un ruolo chiave nel far comprendere ai rapitori, da irakeni a iracheni, quale atto drammatico e sbagliato avessero compiuto.

Mentre alcuni pacifisti vivevano sconsolati questi mesi perché non c'erano più i cortei di una volta, altri invece - come Simona e Simona - costruivano progetti concreti.

E' questo il nuovo pacifismo che sempre più prenserà il posto del vecchio.

Il senso del nuovo pacifismo lo si può riassumere con le parole sempre attuali di don Tonino Bello:

"Il popolo della pace non si esprime più con gli slogan o i sit-in o con le tavole rotonde: è entrato in uno spessore di concretezza che lo riscatta finalmente dal sorriso di tanti dottori della legge".

Se sapremo - ognuno di noi nel nostro piccolo e in apparente solitudine - costruire un pezzo del nuovo mondo possibile senza attendere la nuova manifestazione oceanica, avremo saputo intuire il segnale a cui le coscienze di Simona e Simona hanno dato ascolto con coraggio e intelligenza. La loro liberazione non ci deve portare a creare nuovi eroi ma a costruire - come diceva Brecht - quel mondo libero che non ha bisogno di eroi. E tutto questo dipende solo da noi.

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