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Dopo Genova: Raccogliamo le testimonianze, difendiamo la democrazia

23 luglio 2001 - Alessandro Marescotti

" Dormivo quando mi hanno svegliato a manganellate. Un colpo mi ha scarnificato il braccio destro, scoprendo l'osso", ha detto Lorenzo Guadagnucci, giornalista economico del quotidiano nazionale Carlino-Nazione-Giorno.

E' una delle vittime del recente blitz notturno della polizia a Genova, una delle tante di questi giorni. Uomini della forza pubblica hanno sfasciato tutto (come i black bloc) dentro la sede del Genoa Social Forum.

PeaceLink vede in questo episodio, come in altri accaduti precedentemente, l'aprirsi drammatico di una stagione difficile da cui occorre uscire mantenendo fede ai principi della nonviolenza, dialogando con tutti coloro che hanno a cuore la democrazia e lo stato di diritto.

Chi mette a segno azioni violente di questo tipo spera di usare la forza pubblica come una clava per scomporre il movimento di contestazione, esasperarlo e mutarlo da soggetto pacifico e propositivo a pentolone dove matura la violenza, la vendetta e il rancore. Ricordiamo che la forza pubblica deve essere "forza dell'ordine", forza di "pubblica sicurezza" e non forza del disordine e della minaccia; la forza pubblica deve essere al servizio dei cittadini, strumento di tutela della loro incolumità, anche per quelli che protestano pacificamente.

Le forze dell'ordine devono isolare i violenti e proteggere i pacifici, mentre a Genova - lo riconoscono tutti i giornalisti presenti e abbiamo una documentata rassegna stampa in tal senso - hanno lasciato scorazzare i violenti del black bloc e picchiato i pacifici. E le testimonianze sono tante.

Non vogliamo accusare indiscriminatamente i poliziotti e i carabinieri, con cui sarà bene avere un rapporto positivo e propositivo perché nessuno da ora in poi si faccia strumentalizzare alimentando una nuova strategia della tensione.

Vorremmo abbracciare i poliziotti, incontrarli pacificamente e senza rancore, convincerli che non siamo noi i nemici, spiegare che i temi della povertà e del futuro del pianeta ci possono vedere uniti in un dialogo in cui scoprire l'umanità che ci può essere in ognuno di noi. Vorremmo che venissero addestrati e guidati per distinguere e difendere mentre è accaduto che siano stati usati per offendere: sono stati picchiati indiscriminatamente giornalisti, avvocati, donne e ragazzini assolutamente pacifici.

Perciò vogliamo raccogliere tutte queste testimonianze e metterle a disposizione della magistratura e di Amnesty International. Lo strumento per fare questo è qui: Internet. Scrivete a info@peacelink.it , raccoglieremo le testimonianze e - se sarà utile - le pubblicheremo tutelando la privacy di chi scrive. In ogni caso andranno a comporre un dossier che forniremo alla magistratura e ad Amnesty International. Perché anche la forza pubblica è soggetta alle leggi dello stato, non lo dimentichi nessuno, e perché il mondo sappia che in Italia qualcuno sta violando i diritti umani ed è bene dirgi basta con tutti gli strumenti del diritto, della democrazia, della nonviolenza.

Ci rivolgiamo a tutti, senza distinzione politica, non vogliamo farci strumentalizzare per scopi che siano diversi da quelli per cui siamo nati: un futuro migliore, un pianeta più pulito, la speranza di combattere e vincere l'unica battaglia giusta, la battaglia nonviolenta contro la povertà.

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