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Assolto Peppe Sini

Le sue "mongolfiere per la pace" bloccarono per alcune ore il decollo dei bombardieri dalla base di Aviano durante la guerra del Kossovo
28 gennaio 2000 - Centro di ricerca per la pace di Viterbo

Dichiarazione del responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, Peppe Sini, dopo l'archiviazione del procedimento giudiziario nei suoi confronti per aver cercato di impedire con l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace" il decollo dei bombardieri dalla base di Aviano durante la guerra dei Balcani del 1999

Potevamo riuscire a fermare la guerra con la forza della nonviolenza

Dolore e vergogna
Provo dolore e vergogna per quella guerra illegale e criminale, per le stragi commesse da poteri in conflitto contro popolazioni innocenti; provo dolore e vergogna per la violazione della Costituzione italiana e del diritto internazionale; provo dolore e vergogna per non essere stati capaci di impedire quella carneficina.

Sollievo
Ma provo anche sollievo per la decisione della magistratura di archiviare il procedimento penale contro di me per l'azione diretta nonviolenta delle «mongolfiere per la pace», con cui cercammo di impedire il decollo dei bombardieri che recavano strage ai popoli dei Balcani.
Quando pensai e promossi l'azione diretta nonviolenta delle «mongolfiere per la pace» sapevo che si trattava di rischiare una denuncia per due reati non lievi come l' «attentato alla sicurezza dei trasporti» (art. 432 C.P.) e l'«istigazione a delinquere» (art. 414 C.P.), e che era realistica la prospettiva di una condanna.

Non so quali valutazioni abbia fatto la magistratura di Pordenone, ma trovo che la sua decisione di archiviazione del procedimento sia saggia nella sostanza. Sarebbe stato ben degno di meditazione che mentre chi ha ordinato le stragi siede al governo, chi ha cercato (e in modo assolutamente nonviolento) di impedire le stragi finisse in galera.
Quindi per quanto riguarda la mia sorte personale tiro un sospiro di sollievo (come già all'epoca della guerra del Golfo, quando per aver cercato di promuovere l'opposizione ad essa, fui tratto in tribunale ed il processo ebbe esito a me favorevole).
Alle altre persone che stanno subendo procedimenti giudiziari per essersi opposti alla guerra esprimo la mia solidarietà, la solidarietà di una persona che ritiene che alla guerra e alla violenza occorre opporsi nel modo più limpido e intransigente: con la nonviolenza.

La nonviolenza è più forte
Questa vicenda mi conforta ancor più nella convinzione che è possibile opporsi con efficacia e concretamente al potere militare con la forza della nonviolenza; credo sinceramente che se il movimento pacifista italiano avesse scelto la via della nonviolenza concreta e attiva avremmo potuto contrastare efficacemente la macchina bellica: poiché la nonviolenza è più forte. Non lo dico come articolo di fede, ma come constatazione empirica: se fossimo riusciti a invadere gli spazi aerei delle basi di decollo dei bombardieri non solo per poche ore ad Aviano, ma per giorni ed ovunque, potevamo davvero fermare la guerra.

Grazie di cuore
A tutti gli amici che hanno in vario modo sostenuto o preso parte all'azione diretta nonviolenta delle «mongolfiere per la pace», a tutti coloro che hanno espresso solidarietà dopo la denuncia, ed anche naturalmente ai funzionari e gli agenti di pubblica sicurezza, di esemplare correttezza, con cui ad Aviano ci siamo guardati negli occhi riconoscendoci umani tra umani, tutti dalla guerra umiliati e feriti, e particolarmente a coloro che si sono adoperati come noi affinché nessuno dei presenti si facesse del male, un grazie di cuore.

Congedo
Chiedo invece perdono alle genti balcaniche: di fermare la strage su loro scatenata col concorso del nostro paese non siamo stati capaci. Non siamo stati capaci di fermare la guerra con la forza dell'umanità, della ragione, della legalità. Potevamo riuscirci, e non ci siamo riusciti. Mi ci sveglio ancora in affanno la notte, ne provo un rimorso che non mi dà pace.

Peppe Sini
responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo

Viterbo, 27 gennaio 2000
Centro di ricerca per la pace, str. S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. e fax 0761/353532


Vedi anche la homepage PeaceLink al tempo della guerra in Kossovo

Comunicato stampa

Una vittoria giudiziaria del pacifismo nonviolento

Archiviato il procedimento penale contro Peppe Sini per l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace" per bloccare i decolli dei bombardieri ad Aviano durante la guerra dei Balcani del 1999.

Durante la tremenda guerra dei Balcani vi furono in Italia pacifisti nonviolenti che cercarono di opporsi concretamente, e non solo simbolicamente, alla realizzazione della guerra. Una delle azioni di questi pacifisti consistette nel tentativo di impedire i decolli dei bombardieri che seminavano strage; tentativo che fu condotto con una impostazione rigorosamente nonviolenta, accuratamente preparato, pubblicamente annunciato e limpido nell'esecuzione.

Precisamente in due occasioni ad Aviano il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo in collaborazione con il movimento ecclesiale nonviolento "Beati i costruttori di pace" tentò di fermare i decolli dei bombardieri con l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace", cioè cercando di ostruire lo spazio aereo circostante e sovrastante l'area di decollo dei bombardieri della base dell'aviazione militare Usa-Nato di Aviano invadendo quello spazio aereo con mongolfiere di carta e palloni ad elio recanti leggeri fogli metallici di disturbo sia della visibilità sia dei congegni elettronici degli strumenti militari.

L'11 aprile 1999 l'iniziativa fu realizzata con risultato positivo per alcune ore, poi sfortunatamente sopravvenne un'altra ed incompatibile manifestazione che non aveva caratteristiche nonviolente, cosa che sopraffece e di fatto vanificò (e conseguentemente cancellò dai mass-media, e quindi dall'attenzione dell'opinione pubblica) l'azione nonviolenta che stava ottenendo un clamoroso risultato positivo.

Il primo maggio nuovamente si tentò l'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace, ma i pacifisti nonviolenti viterbesi furono fermati dalle forze dell'ordine che su disposizione della magistratura territorialmente competente eseguì il sequestro delle mongolfiere e dell'attrezzatura atta al loro lancio controllato, e procedette all'azione giudiziaria contro il responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, Peppe Sini, che dell'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace era l'ideatore e l'organizzatore. Va notato che durante le operazioni di sequestro delle mongolfiere, i bombardieri non decollarono.

Come è noto i promotori dell'azione nonviolenta delle mongolfiere per la pace sostenevano che occorreva fermare la guerra, che occorreva far cessare le stragi e che l'unico modo per farlo concretamente senza mettere in pericolo nessuno era impedire il decollo dei bombardieri invadendo lo spazio aereo circostante e sovrastante le piste di decollo con oggetti volanti come appunto le mongolfiere di carta cui erano appesi leggeri fogli di metallo, così da disturbare sensibilmente le operazioni di partenza degli aerei-killer, la visibilità aerea e la strumentazione elettronica dei bombardieri e della base.

I promotori dell'iniziativa nonviolenta qualificarono la propria azione come atto dovuto in rispetto e applicazione della Costituzione della Repubblica Italiana e deunciavano l'illegalità della guerra ai sensi sia della Costituzione italiana, sia della Carta delle Nazioni Unite, sia dello stesso Statuto della Nato.

Per aver promosso l'iniziativa Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, venne denunciato per i reati previsti e puniti dagli articoli 432 (attentato alla sicurezza dei trasporti) e 414 (istigazione a delinquere) del Codice Penale, col rischio di pene che potevano arrivare a più anni di detenzione.
Ora è stato emesso il decreto di archiviazione da parte della magistratura di Pordenone.

Il significato a nostro avviso ricavabile da questo pronunciamento della magistratura ci sembra chiaro ed incoraggiante: i pacifisti nonviolenti che l'11 aprile (prima che altri scatenassero insensati scontri) hanno bloccato per alcune ore i decolli dei bombardieri, e che il primo maggio hanno nuovamente tentato di bloccarli, non sono pericolosi criminali, ma cittadini italiani che prendono sul serio la Costituzione (che all'art. 11 "ripudia la guerra"), persone che dinanzi a reiterati massacri si adoperano per far cessare la strage; e per la loro azione nonviolenta non devono essere puniti col carcere. E' nostro parere che in condizioni di non nuocere dovrebbero essere messi invece tutti coloro che la guerra e le stragi hanno scatenato e realizzato.

Centro di ricerca per la pace di Viterbo
tel. e fax 0761/353532

Viterbo, 26 gennaio 2000

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