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Un nuovo ordine militare

Con lo smantellamento del Servizio Civile, l'adesione ai nuovi principi costitutivi della Nato, l'introduzione del Nuovo Modello di Difesa e l'aumento della spesa militare, l'Italia si prepara alle guerre del terzo millennio.
7 settembre 1999 - Carlo Gubitosa

A ferragosto un allarme lanciato dal Ministero della Difesa ha fatto capolino sulle pagine dei maggiori quotidiani nazionali: il ministro Scognamiglio ha annunciato l'esaurimento dei fondi destinati agli obiettori di coscienza e alla gestione del servizio civile. Per alcuni giorni si e' parlato di congedi anticipati, di blocco delle chiamate per i nuovi obiettori, di collasso del servizio civile, tutte ipotesi molto realistiche di fronte alle quali non sembrano esserci alternative praticabili. Per il 1999 il nostro governo ha destinato 120 miliardi alla gestione di un numero di obiettori che si aggira intorno ai 70 mila, 120 miliardi che purtroppo si sono esauriti con ben cinque mesi di anticipo.

Puo' essere interessante confrontare le risorse destinate agli obiettori con altre voci di spesa del bilancio dello stato: in Italia la percentuale del PIL destinata alle spese militari sta aumentando anno dopo anno, con una tendenza contraria a quella degli altri paesi europei, dove le spese militari si sono progressivamente ridotte a partire dalla caduta del muro di Berlino. Nel nostro Paese sono stati assegnati al Ministero della Difesa ben 30.000 miliardi per il 1999, e altre ingenti spese militari sono ben nascoste nei bilanci di altri ministeri. Il Ministero dell'Industria, ad esempio, quest'anno ha dedicato quasi 1000 miliardi all'acquisto di 130 aerei Eurofighter, il cui costo totale sara' di 20.000 miliardi, che pagheremo in "comode rate" con le prossime finanziarie.

Alla luce di queste informazioni bisogna concludere che i problemi economici del Servizio Civile non sono dovuti a carenze di fondi, ma a precise scelte di bilancio. I nostri governanti hanno deliberatamente scelto di gettare solamente le bricole della grande "torta" da 30.000 miliardi a decine di migliaia di obiettori, che ogni giorno offrono servizi per le persone malate, per gli anziani, i disabili, per ridurre la disintegrazione sociale dei quartieri, per lottare contro la criminalita', servizi che lo stato ha scaricato sugli obiettori in nome della corsa all'Euro, in perfetta analogia con gli "aggiustamenti strutturali" adottati dai paesi del sud del mondo, che hanno praticamente azzerato la sanita', la scuola e l'assistenza pubblica in nome di una economia "piu' stabile" in grado di compiacere il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

Oltre alla morte per stenti, per carenza di fondi e per congestione dell'apparato burocratico, il servizio civile rischia anche la morte per eutanasia, con l'abolizione della leva obbligatoria e la creazione di un esercito professionale che diventerebbe il braccio armato per l'attuazione del "Nuovo Modello di Difesa", una proposta presentata in parlamento nell'ottobre del '91, mai discussa, ma di fatto messa in pratica con opportuni stanziamenti di anno in anno.

Il nuovo concetto di difesa di cui si sono innamorate le gerarchie militari non e' piu' una semplice difesa dei confini nazionali, ma una difesa degli "interessi vitali" del paese "ovunque minacciati o compromessi", come si puo' leggere a pag. 44 del documento presentato in parlamento. In questo quadro l'Italia avrebbe "il ruolo di ponte politico ed economico tra l'occidente industrializzato e il terzo mondo" (pp. 16-17). In parole povere la "difesa" del nostro Paese e dei suoi abitanti potra' trasformarsi nella difesa dei valori culturali, dei modelli economici e dello stile di vita che L'Italia condivide con l'occidente industrializzato. Da domani per assurdo potremo bombardare un paese straniero che decida di "compromettere i nostri interessi vitali" rifiutando l'importazione di spaghetti o di formaggi tipici.

Questo scenario ormai non e' piu' cosi' lontano: l'abolizione della leva obbligatoria e la creazione di un esercito professionale sono progetti che gia' da mesi sono stati discussi dal Consiglio dei Ministri, e le resistenze incontrate in passato sono state piu' di tipo economico che culturale. Il "Nuovo Modello di Difesa" gia' vincente nel 1991, non ha potuto diventare realta' da subito per carenze di fondi. Un primo passo verso l'abolizione della leva c'era gia' stato all'inizio di febbraio, con una comunicazione del ministro Scognamiglio che ha scatenato reazioni durissime da parte di numerosi enti che impiegano obiettori di coscienza, Caritas e Arci in testa. Il ministro ci ha riprovato ad agosto, durante il "torpore estivo" dei mass-media, e la stoccata definitiva e' arrivata il 3 settembre, con l'approvazione di un disegno di legge annunciato con il comunicato n.58 della Presidenza del Consiglio, in cui si afferma che "uno strumento militare totalmente volontario non solo e' possibile, ma e' altresi' quello meglio rispondente alle nuove esigenze di sicurezza e difesa (...) nel rispetto degli impegni assunti dall'Italia nell'ambito della propria partecipazione alle diverse organizzazioni internazionali".

Parallelamente all'avanzata lenta e inesorabile del "Nuovo Modello di Difesa" la Nato ha aggiornato i suoi principi costitutivi, trasformandosi da alleanza difensiva in gendarme mondiale, e lo ha fatto quasi in punta di piedi, quando la guerra contro la Repubblica Federale Jugoslava era ancora in corso, attirando su di se' l'attenzione dei media. La nuova "costituzione" della Nato e' un documento intitolato "The Alliance's Strategic Concept" (Il concetto strategico dell'alleanza), datato 24/4/1999 e firmato per l'Italia dal nostro Presidente del Consiglio, un atto ufficiale che non e' stato sottoposto a nessun tipo di verifica, di controllo o di discussione e che non e' frutto del dibattito parlamentare, un testo sconosciuto fino alla sua ratifica, pressoche' ignorato dai mezzi di informazione e dall'opinione pubblica, un patto scellerato che riporta il mondo indietro di cinquant'anni, affermando ancora una volta che non puo' esserci pace senza l'effetto deterrente delle armi nucleari. Collegandosi attraverso l'Internet all'indirizzo http://www.nato.int/docu/pr/1999/p99-065e.htm e' possibile visionare il testo integrale di questo documento. In particolare, al paragrafo 20 si legge che la sicurezza dell'alleanza e' legata non solo alla possibilita' di un attacco ad uno degli stati membri, ormai molto remota, ma anche all' "incertezza e instabilita' nell'area euro-atlantica" e alle "crisi regionali alla periferia dell'alleanza". In pratica alla Nato non basta piu' la sicurezza e la pace dei suoi alleati, ma e' necessario che sia "pacificata" anche la "periferia dell'impero".

Per quanto riguarda l'utilizzo delle armi nucleari vengono utilizzati toni molto chiari: "Le armi nucleari danno un contributo insostituibile per rendere incalcolabile e inaccettabile il rischio di una aggressione contro l'alleanza, e pertanto rimangono essenziali per il mantenimento della pace". (par. 46) "La garanzia suprema della sicurezza degli alleati proviene dalle forze nucleari strategiche dell'alleanza, e in particolare da quelle degli Stati Uniti" (par. 62) "Le forze nucleari europee della Nato costituiscono una componente politica e militare fondamentale per collegare i membri europei e americani dell'alleanza. Pertanto l'alleanza manterra' in Europa un numero sufficiente di armi nucleari". (par. 63)

Di fronte alla desolante prospettiva di un'Italia sempre piu' militarizzata e nuclearizzata non si puo' fare a meno di chiedersi quale sara' il destino del Servizio Civile, dell' esercito disarmato e nonviolento formato dalle decine di migliaia di obiettori che ogni anno scelgono di servire il loro Paese fuori dalle caserme. La promessa fatta dal Ministero della Difesa per accontentare e consolare i "serviziocivilisti" e' quella di istituire un "servizio civile volontario" parallelo all'esercito professionale. E' lecito pensare che questo corpo volontario di servizio civile dovra' sopravvivere con briciole ancora piu' minuscole del bilancio dello Stato, che impiegherebbe sicuramente risorse di gran lunga inferiori a quelle destinate ai militari di carriera, in maniera analoga a quanto avviene gia' oggi con il servizio civile obbligatorio.

Oltre a interrogarmi sul futuro del Servizio Civile, mi chiedo anche chi si occupera' di Mario C. un uomo eccezionale che pur non avendo l'uso delle gambe e' riuscito ad andare molto lontano. Mario e' invalido all'80% de diversi anni, ma questo non gli ha impedito di creare attorno a se' una piccola comunita' in cui vengono accolte persone con i problemi piu' svariati, che anche grazie a lui riescono a ricostruire la loro vita. Nonostante la sua grande forza interiore, Mario non potrebbe lavarsi o alzarsi dal letto senza l'aiuto di Luca e Paolo, i due obiettori che vivono con lui attualmente. Lo stesso stato che vorrebbe smantellare il Servizio Civile garantisce a Mario unicamente una pensione di invalidita' che non raggiunge le 400 mila lire mensili, piu' una indennita' di accompagnamento che non basta nemmeno a pagare otto ore di lavoro di un infermiere professionale. La discussione sul servizio civile rischia di diventare una polemica sterile tra "abolizionisti" e "conservatori", mentre il vero problema e' altrove, e riguarda la scelta del modello di sviluppo al quale vogliamo affidare il futuro del nostro Paese. A molti, me compreso, l'abolizione della leva puo' sembrare una conquista di civilta' e un primo passo verso una societa' finalmente smilitarizzata. Tuttavia non si puo' parlare di abolizione della leva e di esercito professionale senza essere consapevoli dei rischi e dei costi legati all'applicazione del nuovo modello di difesa, e non si puo' parlare di abolizione del Servizio Civile senza essere consapevoli delle conseguenze di un modello di sviluppo in cui i soggetti piu' deboli non possono piu' contare nemmeno sul lavoro volontario e mal retribuito di 70.000 obiettori. Oltre a garantire una brillante carriera ai futuri militari di professione, un governo onesto e responsabile dovrebbe anche offrire garanzie e tutela ai disabili, ai minori, agli anziani, ai malati, ai carcerati, ai tossicodipendenti, a tutte quelle persone che sono affidate agli enti preposti all'impiego degli obiettori e che lo Stato non e' in grado di aiutare altrimenti. Senza queste garanzie la leva obbligatoria e il servizo civile, pur rappresentando una privazione della liberta' per migliaia di giovani, rimangono comunque un male minore rispetto all'abbandono istituzionale di quelle persone che dovrebbero essere le prime a ricevere attenzione da parte dello Stato a nome di tutti.

Ora piu' che mai e' necessario chiedersi quale modello di sviluppo e quale difesa vogliamo per il nostro paese, se vogliamo difendere noi stessi o gli interessi strategici delle grandi potenze mondiali, in che modo vogliamo difendere le persone piu' deboli dalla poverta' e dalle malattie, in che modo vogliamo difendere noi stessi dall'atteggiamento criminale e irresponsabile di una classe politica che ha ormai smantellato e distrutto lo stato sociale a beneficio dei ricchi e dei potenti, una classe politica che sta per abbandonare chi non potra' permettersi di pagare una polizza integrativa per la pensione o per l'assistenza sanitaria, una classe politica che probabilmente riuscira' a risparmiare anche quei soldi finora sborsati a fatica per pagare con 6000 lire al giorno gli obiettori come Luca e Paolo.

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