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    Lettera aperta alla Digos

    27 maggio 1999 - Alessandro Marescotti

    "I carabinieri schedano gli insegnanti antiguerra", titola il Manifesto del 27 maggio 1999.

    La notizia mi ha fatto pensare ai primi giorni della Guerra del Golfo quando - nella mia giornata libera - partecipai ad una manifestazione per la pace dei miei studenti. Li aiutai a fare un cerchio in piazza, a stendersi per terra e a fare il massimo silenzio per poi rialzarsi con un boato di voce, l'urlo delle bombe. La manifestazione riusci' benissimo: esprimeva il ripudio della violenza e fu esemplarmente pacifica e composta. I miei studenti si distinsero per l'immedesimazione emotiva, la serieta', l'ordine e, diciamolo pure, la pulizia interiore che invece mancava a tanti politici i quali - dopo aver diligentemente evitato il servizio militare (e anche quello civile) - si facevano paladini dell'intervento militare.

    L'"effetto scenico" evidentemente fu molto efficace perche' poi i carabinieri andarono a chiedere al mio preside chi fosse "quell'insegnante in piazza". Il preside me lo confesso' candidamente in un momento di confidenza mentre mi accompagnava a casa in auto: "Sai, sono venuti i carabinieri...". Da allora, per precauzione, ebbe sempre un occhio vigile nei miei confronti, specialmente quando qualche giorno dopo parlai in un ciclo di lezioni ai docenti per un corso di aggiornamento sull'educazione alla pace.

    Il successivo anno scolastico inizio' la mia "avventura" con la rete telematica PeaceLink. Questa volta non furono gli studenti ad andare in piazza ma fu la "piazza" ad entrare in classe, tramite il mio computer portatile e il modem. Si apri' per i miei ragazzi "una finestra sul mondo" che consenti' loro di interessarsi piu' da vicino alla pace, all'ecologia e ai diritti umani. Ed ecco ripartire i "controllori": schedatura di nuovo. Come al solito, fui avvisato dagli amici: "Sai sono venuti a prendere informazioni su di te". La cosa non mi faceva impressione perche' non avevo nulla da nascondere, anzi andavo fiero delle cose che realizzavo. Del resto tenevo informati i miei oscuri controllori tramite i comunicati stampa ed e' proprio grazie ad essi che la schedatura e i controlli sono scattati. Dicevo che non fui impressionato dei controlli, anche se mi dava un po' fastidio che essi avvenissero a mia insaputa; inoltre qualche giorno dopo furono barbaramente assassinati con tritolo il magistrato Giovanni Falcone, la moglie e la scorta; mi venne spontaneo pensare: "Perdevano tempo con me, quando invece avrebbero dovuto controllare altri".

    Ho chiesto ufficialmente anche al garante per la protezione dei dati personali Stefano Rodota' di potere prendere visione delle informazioni che su di me so che sono state raccolte; tale controllo e' stato effettuato e ha fatto anche un certo scalpore ("i garanti della privacy negli archivi degli 007", ha titolato la Repubblica nel suo sito Internet, aggiungendo nell'occhiello "blitz negli uffici dei servizi segreti"). Bene, cosa ho ottenuto? La risposta e' stata questa: "Non risultano trattamenti che La riguardano in violazione di quanto previsto dalla legge n.675/1996". In buona sostanza non si esclude che ci possano essere informazioni su di me, ma se ci sono esse sarebbero "a norma di legge". Purtroppo la legge sulla privacy - nel caso siano implicati i servizi di sicurezza - non consente di rendere noto allo "schedato" il contenuto del rapporto a suo carico mentre, per tutti gli altri casi, la legge da' al cittadino pieno potere di accesso e di visione dei dati che lo riguardano. Per cui mi debbo fidare che le informazioni su di me raccolte siano "a norma di legge"; io volevo pero' leggerle per verificare se esse erano veritiere o meno, ma cio' non e' possibile e io non so ancora oggi quale immagine di me sia stata dipinta in quei rapporti.

    Che fare, pertanto, nell'impossibilita' di poter controllare?

    Semplice, faro' l'autocertificazione.

    Scrivero' di mio pugno la schedatura su me medesimo, almeno quella relativa al mio attuale impegno contro la guerra del Kossovo.

    Scrivo pertanto a voi, amici dei servizi segreti, anche se non vi conosco mentre voi probabilmente mi conoscete.

    Certifico quanto segue:

    Il sottoscritto Alessandro Marescotti e' fermamente contrario al terrorismo di Milosevic contro le popolazioni albanesi del Kossovo e lo e' stato anche in passato denunciando le violenze contro i kossovari e scrivendo a tal fine articoli di giornale mentre il governo italiano fino all'anno scorso consentiva la vendita di armi a Milosevic senza informare il Parlamento (fonte: archivi Eurostat 1996-1997-1998 e Famiglia Cristiana n.17/99) e riservava alla Jugoslavia lo status di patner economico prioritario e di "zona di mercato privilegiato" per le aziende italiane, che si sono fra l'altro aggiudicate il rifacimento delle linee telefoniche serbe mentre i lavoratori kossovari venivano licenziati e arrestati per le loro idee.

    Il sottoscritto approva, apprezza e si immedesima negli sforzi che il Pontefice ha profuso per far tacere le armi e scongiurare la prosecuzione della guerra, "avventura senza ritorno".

    Il sottoscritto - come educatore e operatore di pace - e' fermamente contrario ad ogni forma di terrorismo, in particolare a quella delle Brigate Rosse. Quando gli studenti hanno chiesto un'opinione sull'omicidio D'Antona, il sottoscritto ha espresso in modo netto il ripudio del terrorismo. Per tutto l'anno il sottoscritto ha cercato infatti di formarli alla non violenza e ha indicato loro, nello studio della storia, l'esempio di uomini come Gandhi, Martin Luter King o Raoul Follereau.

    Il sottoscritto autocertifica e segnala a voi, gentili amici dei servizi di sicurezza, che quest'anno ha fatto studiare ai suoi studenti la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, la quale pochi mesi fa compiva cinquant'anni.

    Il sottoscritto a scuola ha inoltre invitato gli studenti a conoscere il Trattato Costitutivo del 1949 della Nato, ancora oggi in vigore; lo ha dettato e reso oggetto di attivita' didattica (ricorrono i 50 anni della Nato), assieme allo studio della Costituzione Italiana e della Carta delle Nazioni Unite. Questa ricerca ha consentito di rilevare un fatto stupefacente: il trattato Nato e' stato violato in tutti i suoi 7 primi articoli fondamentali; si e' potuto appurare - grazie alla ricerca su testi gentilmente forniti dalla Nato stessa - che la Nato non dispone di nessuna norma statutaria che autorizzi l'attuale guerra verso la Jugoslavia, essendo la Nato un patto unicamente difensivo, come gli studenti hanno potuto accertare leggendo direttamente le norme costitutive; essi sono rimasti increduli nel constatare che l'alleanza di cui facciamo parte non rispetta il suo stesso patto costitutivo e sta violando con questa guerra la Carta delle Nazioni Unite. Lo stesso attonito e amareggiato stupore si e' ripetuto per l'articolo 11 della Costituzione Italiana, fonte normativa completamente violata o scavalcata in questa guerra.

    Il sottoscritto dichiara di aver cosi' agito in ossequio a quell'"educazione alla legalita'" che e' il fine etico e civile di ogni insegnante nonche' del comma 2 dell'art.26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo: "L'educazione deve mirare al pieno sviluppo della personalita' umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali. Essa deve favorire la comprensione, la tolleranza e l'amicizia tra tutte le Nazioni e tutti i gruppi razziali o religiosi, come pure lo sviluppo delle attivita' delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace".

    Al fine di migliorare e rendere piu' puntuale la vostra attivita' informativa, il sottoscritto chiede pertanto che il corrispondente fascicolo nel vostro archivio sia integrato e corredato da questa autocertificazione.

    Con i piu' cordiali saluti

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