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    Assassinio D'Antona

    Il nostro ripudio del terrorismo, la nostra ferma richiesta di verita'

    23 maggio 1999 - Alessandro Marescotti

    Di fronte all'assassinio di Massimo D'Antona il movimento nonviolento e pacifista esprime la propria inequivocabile condanna. Non solo diciamo NO al terrorismo ma siamo mobilitati a raccogliere e segnalare ogni informazione che possa fare chiarezza su questo episodio di imbarbarimento del panorama politico, già avvelenato dalla guerra.

    Noi che ripudiamo la violenza della guerra contro innocenti non possiamo che ribadire il nostro ripudio del terrorismo, chiunque colpisca.

    Noi che siamo mobilitati per far luce sui retroscena inquietanti di questa guerra, su ciò che non si dice o non si vuol dire, siamo egualmente determinati a pretendere la verita' su questo assassinio politico.

    In Italia la verita' e' cosa rara, basti vedere quanti interrogativi non chiariti ci riserva la storia degli ultimi trent'anni, da Piazza Fontana in poi. Tutte le stragi e gli assassini politici in Italia hanno avuto precisi scopi. La parte piu' oscura e reazionaria del potere ha cercato nel terrorismo l'occasione per restringere gli spazi di partecipazione popolare. Chi ha oggi interesse - nel pieno di una mobilitazione contro al guerra - a ottenere questi effetti?

    Non e' la prima volta che una mobilitazioni pacifista assiste ad un assassinio. Durante la lotta contro gli euromissili il bersaglio fu Pio La Torre. I mandanti veri sono ancora al loro posto, ignoti. Ma il movente era chiaro a chiunque si pone domande non superficiali.

    E oggi chi ha assassinato Massimo D'Antona? Non lo sappiamo. Ma conosciamo benissimo gli effetti che questo lugubre episodio sta provocando: si diffondono accuse infondate contro "i pacifisti". Ecco quindi chiaro e lampante - di fronte agli occhi di tutti - l'effetto del volantino siglato Brigate Rosse, risorte in un momento in cui esse risultavano liquidate. Il movimento pacifista e nonviolento negli ultimi tempi stava dando grossi problemi politici, il Parlamento aveva gia' cambiato orientamento sulla guerra e fatto irritare la Nato. Chi ha ideato questo assassinio sapeva benissimo cosa ottenere e lo ha ottenuto. La strategia della tensione rinasce in un momento in cui si era riuscito a spostare l'opinione pubblica su posizioni contrarie alla guerra. Se qualcuno voleva trovare (o creare) un motivo di divisione fra opinione pubblica e movimento pacifista ecco che lo ha trovato (o creato). Il gioco e' fatto, provocando - non si dimentichi - la morte di una persona pacifica e stimata. Si faccia percio' subito luce su questo crimine. Noi pacifisti lo chiediamo prima di tutti. E siamo dolosamente curiosi di vedere cosa c'e' dietro.

    Disse Winston Churchill:
    "In tempo di guerra la verita' e' cosi' preziosa che dovrebbe essere protetta costantemente da un muro di bugie".

    Si cerchi la verita'. Chi oggi costruisce un muro di bugie lavora per evitare di cercarla e per sfruttare l'effetto desiderato.

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