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18 MARZO, UN EVENTO INTERNAZIONALE

Sosteniamo Kobe, porto denuclearizzato

Questa città giapponese ha vietato l'accesso alle navi da guerra americane. Ecco come e perché
15 marzo 1999 - Alessandro Marescotti

Il 18 marzo si celebra il 24° anniversario della "Kobe formula nuclear free" che impedisce l'accesso al porto di Kobe delle navi con armi nucleari.

In cosa consiste esattamente?

Le navi da guerra che entrano nel porto di Kobe devono produrre certificazioni che attestino la non presenza di armi nucleari a bordo. Ciò ha permesso alla città di Kobe di essere "denuclearizzata". Infatti le navi da guerra statunitensi hanno ordini di non rivelare e non smentire la presenza di armi nucleari a bordo. E poiché attuano questa tattica, ad esse è vietato l'ingresso nel porto di Kobe. Ciò avviene da 24 anni, ossia da quando la prefettura di Kobe, unica autorità sovrana per tali decisioni, sotto la spinta della pressione popolare e di un forte movimento per la pace ha deciso di non autorizzare alcuna nave che non dia garanzie di essere priva di dipositivi nucleari a bordo. Prima della "Kobe formula", le navi da guerra statunitensi erano state ospitate 432 volte tra il 1960 e il 1974.
Anche nazioni come la Nuova Zelanda non concedono accessi alle navi con armi e propulsione nucleare ma Kobe costituisce un caso unico al mondo nel suo genere in quanto è una singola città che esercita la propria sovranità ed ha assunto una posizione in contrasto con lo stesso governo nipponico alleato degli Stati Uniti. Forte di questa particolarità, Kobe offre ogni anno la sua esperienza per far scuola ad altre città che vogliano liberarsi dalla presenza delle armi nucleari. E per questo ogni 18 marzo celebra la "Kobe formula" ricevendo la solidarietà di centinaia di associazioni che nel mondo si battono per la denuclearizzazione. "Noi continueremo a lavorare per far crescere nel mondo la coscienza antinucleare e ci batteremo per la sigla di un trattato internazionale per il bando totale e la eliminazione delle armi nucleari", ha dichiarato Shushi Kajimoto, segretario generale del movimento per la pace di Kobe.

L'esperienza di Kobe ha qualcosa da dire a porti militari italiani in cui sono entrate diverse navi americane, francesi e inglesi e di cui non si è mai saputo quali e quante armi nucleari avessero a bordo. In Italia non c'è alcuna norma che vieti accessi a navi straniere con simili ordigni, tuttavia esiste - come ha notato Greenpeace - l'obbligo per le autorità preposte alla protezione civile di pianificare i piani di evacuazione e informazione delle popolazioni in caso di disastri atomici causati da navi e sottomarini con propulsione nucleare. Ma sono cose di cui - in quasi tutte le città italiane con porti militari - non si è mai discusso.

Siamo in presenza di omissioni che si commentano da sole e che attendono solo, per disvelarsi in tutta la loro evidenza, che un nuovo caso Cermis si verifichi: questa volta in un porto e con la sorpresa di un incidente al plutonio, la cui radioattività si dimezza in 24 mila anni.

Non manchiamo pertanto di sostenere i pacifisti come Kobe: il loro coraggio sfida il mostro nucleare dando al mondo un esempio raro di libertà e di indipendenza.

L’indirizzo dei promotori dell'iniziativa è:

Hyogo Council Against A & H Bombs
(Hyogo Gensulkyo)
Chamoto bldg. 6-7-6 Motomachi-dori
Chuo-ku
Kobe 655-0022
Japan
Tel. +81-78-341-2818
Fax. +81-78-371-2427
E-mail: KBNOBU@msn.com

Chi volesse mandare un messaggio di solidarietà e incoraggiamento a Kobe può scrivere in inglese: "I send you a message of encouragement and solidarity".

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