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IN ESCLUSIVA LE DICHIARAZIONI DI UN UOMO CHE VIVE SOTTO UNA DITTATURA

"Possono zittire noi ma non possono zittire Internet"

Intervista a XY, che tramite Internet può consultare le informazioni censurate nella sua nazione. Le potenzialità e i limiti della comunicazione elettronica senza frontiere
29 dicembre 1998 - Alessandro Marescotti

L'articolo 19 della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, di cui recentemente si è celebrato il cinquantesimo anniversario, afferma: "Ogni individuo ha diritto alla libertà d'opinione e d’espressione, il che implica il diritto di non venir disturbato a causa delle proprie opinioni e quello di cercare, ricevere e diffondere con qualunque mezzo di espressione, senza considerazione di frontiere, le informazioni e le idee." Nonostante i suoi 50 anni questo articolo sembra stato pensato e scritto da chi aveva già sotto mano una tastiera e un collegamento telematico. Ed invece nasceva in un'epoca in cui il controllo sulle notizie era ferreo e le radio delle nazioni libere non riuscivano a penetrare nel territorio delle nazioni con regimi totalitari per via dei disturbi elettromagnetici da essi creati ad hoc per non far filtrare informazioni diverse da quelle "autorizzate".

Oggi invece con Internet un'informazione viene "zittita" in un luogo può rinascere in un altro e ciò che viene cacciato dalla porta ritorna dalla finestra. Poco può fare un governo dittatoriale: esso deve rassegnarsi all'idea che in altre nazioni altri siti Internet ospitino le informazioni censurate. Può scollegare tutta la nazione da Internet? No, tenterà di porre sotto tutela militare i collegamenti e di controllare fin dove può. Di fronte a questo nuovo squarcio di libertà come reagiscono i governi totalitari? Abbiamo realizzato un'intervista scoop a XY , una persona che usa Internet e che risede in una nazione dominata da un regime militare che viola sistematicamente i diritti umani. Per ragioni di sicurezza non possiamo rivelare l'identità e la nazionalità della persona intervistata.

Nella nazione dove lei vive c'è libertà di stampa?

No. Alcuni giornali che hanno criticato il governo sono stati chiusi.

Tramite Internet quei giornali hanno potuto far leggere le loro informazioni?

Sì, alcuni di questi giornali hanno "riaperto" le loro pagine in un sito Internet esterno alla nazione dove vivo. Il governo non le può censurare e così io continuo a leggere su Internet ciò che il governo mi proibisce nelle edicole.

Ma il governo della sua nazione non fa nulla?

Ha tentato di oscurare i siti che ospitavano quei giornali. Ovviamente non poteva intervenire su territorio straniero, ma ha imposto a tutti i nodi Internet della mia nazione di inibire i collegamenti ai siti "proibiti". E così, se mi collego direttamente ad essi, ora non sono in grado di leggere più nulla.

Quindi i dittatori possono piegare Internet...

No, perchè io aggiro l'ostacolo... mi collego su siti internazionali che ospitano a loro volta i siti "oscurati" e così, giocando di sponda, posso consultare lo stesso i siti "oscurati": è come il biliardo, se non puoi colpire direttamente, devi giocare di sponda. Attraverso un po' di triangolazioni riesco ad aggirare il divieto e a giungere all'informazione desiderata. E poi se si conosce l'inglese si possono consultare su Internet quasi tutte le agenzie internazionali di informazione. Sono tante e non possono certo bloccarle tutte. Possono zittire i nostri giornali ma non possono zittire Internet.

La posta elettronica che lei riceve e invia è controllata?

Un giorno ho fatto una visita al mio Internet Provider, ossia all'ufficio che mi dà accesso ad Internet. C'erano dei monitor sempre accesi dove si potevano leggere i messaggi in partenza e in arrivo. Un altro giorno ho provato ad entrare ma... nella stanza dei monitor c'erano dei militari che leggevano i nostri messaggi di posta elettronica.

Allora è più sicuro comunicare con le lettere...

No, le lettere le aprono e le controllano. E' normale trovare la propria posta aperta.

Fin qui l'intervista. Ma anche a questo proposito va detto che ci sono diversi mezzi per aggirare l'ostacolo: si possono inviare immagini elettroniche (ad esempio una bella cartolina turistica digitalizzata) in cui nascondere messaggi segreti mimetizzati con particolari accorgimenti. C'è poi la crittografazione dei messaggi per renderli illeggibili anche se intercettati. Un regime dittatoriale potrebbe imporre a chi gestisce i collegamenti Internet (ma solo gli Internet provider di quella nazione) di fornire una "traccia" dei siti consultati da ciascun utente per "spiare i dissidenti", ma ci sono dei siti dentro cui si può entrare e uscire nuovamente facendo perdere le tracce dei successivi siti consultati. Internet sembra una gara fra chi vuole controllare e chi non vuole farsi controllare. Ha la particolarità di non essere "dominabile" da un solo stato: le leggi della nazione A possono essere imposte ai siti Internet della nazione A ma non quelli della nazione B che sono collegati in rete alla nazione A. Ma da solo lo strumento non basta: occorre fare accettare ai governi - anche ai più totalitari - l'idea che la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo è un impegno formale e sostanziale che tutti i governi hanno sottoscritto in sede Onu e che sono quindi obbligati a rispettare. Tutti i cittadini del mondo devono poter essere liberi di comunicare: con Internet e senza Internet. Non solo nel segreto digitale dei flussi elettronici ma anche all'aperto, nelle piazze, nelle scuole, nei luoghi di culto.

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