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Testimonianze

Addio Peter, maestro di nonviolenza

Peter Benenson, fondatore di Amnesty International, si e' spento a 83 anni il 25 febbraio, dopo aver testimoniato con la propria vita che anche un solo uomo puo' cambiare il mondo con la forza nonviolenta della verita'
28 febbraio 2005 - Carlo Gubitosa

Peter Benenson, fondatore di Amnesty International

Ognuno di noi, se agisce secondo coscienza e con coerenza tra i fini e i mezzi utilizzati, puo' rivoluzionare il modo di pensare del mondo: e' questo il messaggio che lascia in eredita' l'avvocato Peter Benenson, che nel 1961 ha reagito di fronte ad una ingiustizia fondando un movimento mondiale per la difesa dei diritti umani, con il quale oggi tutti i governi violenti e oppressivi del mondo devono fare i conti.

In quell'anno Benenson decide di scrivere un appello dal titolo "i prigionieri dimenticati" (The Forgotten Prisoners), dopo aver letto la storia di due studenti portoghesi, condannati a sette anni di carcere semplicemente per aver brindato alla libertà delle colonie portoghesi in un ristorante di Lisbona, cosi' come noi oggi potremmo fare in una qualunque pizzeria italiana augurando al popolo iracheno di salvarsi dall'oppressione militare e dall'occupazione di cui siamo complici anche noi.

Il 28 maggio di quell'anno il quotidiano "The London Observer" pubblica l'appello di Benenson in un articolo a tutta pagina intitolato "An appeal for amnesty" (un appello per l'amnistia). I lettori dell'appello vengono invitati a scrivere delle lettere per il rilascio immediato di tutti i "prigionieri di coscienza", rivolgendosi direttamente ai governanti dei paesi repressivi.

L'appello di Benenson, subito rilanciato e diffuso in tutto il mondo, ottiene una risposta sbalorditiva, raccogliendo centinaia di adesioni che danno vita al primo embrione di quello che sarebbe diventato il più grande movimento mondiale per la difesa dei diritti umani. A partire dal 1961 Amnesty International ha lottato per la liberazione di migliaia di prigionieri di coscienza, arrestati per motivi ideologici, politici, razziali o religiosi.

Attualmente l'organizzazione è presente in 162 paesi del mondo, con più di un milione di membri e migliaia di gruppi locali, e ha progressivamente esteso l'orizzonte delle sue attività, che attualmente comprendono, oltre alle iniziative per la liberazione dei prigionieri di coscienza, campagne contro la pena di morte, la tortura e l'uso di bambini soldato, promuovendo l'adesione effettiva da parte dei governi a standard internazionali come la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Convenzione Contro le Torture, la Convenzione dei Diritti dei Bambini e le Convenzioni di Ginevra assieme ai loro protocolli aggiuntivi.

Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International, ha commentato la scomparsa di Benenson dichiarando che il fondatore di Amnesty "ha portato la luce nel buio delle prigioni, nell'orrore delle camere di tortura e nella tragedia dei campi di sterminio disseminati in tutto il mondo. In un mondo crudele e terribile ha brillato la coscienza di un uomo che ha creduto nel potere di cui dispone la gente ordinaria per realizzare cambiamenti straordinari, e creando Amnesty International ha dato ad ognuno di noi l'opportunita' di fare la differenza".

Peter lascia tra gli amici della nonviolenza un grande vuoto, ma anche una grande speranza in quella forza della verita' che molti chiamano nonviolenza, un'energia interiore che ha dato a un piccolo avvocato il potere di cambiare il mondo, e che da' a ognuno di noi il potere di essere sabbia nel motore della violenza, bastone tra le ruote dell'ingiustizia, spezzando le catene invisibili che ci opprimono e che si chiamano pessimismo, senso di impotenza, smarrimento, solitudine, sfiducia, disperazione, sudditanza e senso di inferiorita' nei confronti del potere.

A tutti quelli che cercano una finta giustizia utilizzando bombardieri, eserciti, scontri di piazza, rivoluzioni armate, o cercando la conquista dei luoghi del potere per cambiare il mondo senza accorgersi di quanto il potere possa corrompere l'animo umano, il fondatore di Amnesty lascia in eredita' un diverso tipo di speranza, che nasce anche e soprattutto dalla testimonianza individuale, da quella coerenza tra fini e mezzi che e' uno dei pilastri dell'azione diretta nonviolenta, dalla fiducia in una giustizia conquistata con pazienza, giorno dopo giorno, affrontando i segni del potere violento con il potere dei segni della nonviolenza.

Quando verranno a dirci che i problemi del mondo si possono risolvere solo con gli eserciti, da oggi potremo aggiungere alle grandi conquiste della nonviolenza anche la testimonianza limpida di un uomo che ha combattuto la tortura con la documentazione paziente, i governi oppressivi con le firme di milioni di cittadini, la violenza con la parola, l'ingiustizia con la verita', producendo un cambiamento radicale nelle condizioni di vita di molti perseguitati e nel pensiero di tutti noi.

Grazie Peter, che la fine del tuo percorso tra di noi possa essere l'inizio di una nuova stagione di giustizia per tutti. Pensando a te troveremo la forza per rinnovare la nostra fiducia nella forza della verita', e nel grande potere della lotta nonviolenta che ci permette di muovere il mondo con una penna, un foglio di carta e parole di verita', che hanno la forza per germogliare come semi di giustizia nei cuori di milioni di persone, cosi' come ha fatto il tuo appello sincero del 1961.

Non ci capita spesso di incontrare persone che, come te, sono state lievito per il mondo e hanno saputo attivare le energie migliori di altre persone, ma le cose che tu hai realizzato assieme a tutte le persone che hai saputo coinvolgere segnano per noi un punto di non ritorno, una conquista di civilta' del genere umano che ribadisce l'assurdita' della guerra, delle torture, delle condanne a morte e di tutte le forme di violenza che tu hai combattuto per tanti anni.

Da oggi siamo un po' piu' soli, ma il tuo ricordo ci rendera' piu' fiduciosi.

Carlo Gubitosa

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