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SE LA TELEMATICA E' AL SERVIZIO DELL'UOMO

Adwa, dove i vecchi hanno 35 anni

Vi raccontiamo un'esperienza di comunicazione nata dal messaggio telematico di una suora e dall'intraprendenza epistolare della IV A dell'ITC Pitagora di Taranto.
3 luglio 1998 - Alessandro Marescotti

Questa storia nasce da un messaggio di posta elettronica inviato da una suora. Comincia così: suor Rita Odarda sta per partire in missione per l'Etiopia. Vuole mantenere i contatti con l'Italia tramite Internet, una volta arrivata nel villaggio poverissimo di Adwa.

Toccare il cuore con l'e-mail

Immagina di poter raccontare al mondo come si vive ad Adwa, dove la gente vive in media 35-40 anni e solo il 2% delle bambine frequenta la scuola elementare. Immagina di poter toccare il cuore di quanti vivono bene nelle proprie case dotate di computer, modem e di ogni comodità. Immagina di poter raccogliere aiuti per le sue ragazzine africane e per la missione salesiana nel cuore dell'Africa. Ma dall'Etiopia potrà comunicare? Ha saputo che in Italia esiste una rete telematica che si occupa di pace e di solidarietà. Si siede al computer e invia da Torino un messaggio di posta elettronica che giunge a PeaceLink. Chiede una mano, si effettuano alcune ricerche sui nodi telematici africani. Purtroppo solo la capitale etiopica ha collegamenti Internet; il poverissimo villaggio di Adwa è invece tagliato fuori dal villaggio elettronico globale. Nasce comunque un rapporto di collaborazione.

L'ITC Pitagora scrive ad Adwa

Vengono coinvolti in un percorso educativo gli studenti della IV E dell'Istituto Tecnico Commerciale Pitagora di Taranto, nell'ambito del progetto Unesco ASPNet. Sotto la guida delle insegnanti Giovanna Minervini (Geografia Economica) ed Elena Pulpito (Inglese) i ragazzi scrivono una normalissima lettera. Da Adwa suor Rita risponde. Pochi giorni prima che scoppiasse la guerra con l'Eritrea.

Arriva una lettera da un altro pianeta

Leggiamo le prime righe: "Carissimi ragazzi della IV E e carissime insegnanti, ho letto con gioia la vostra lettera e vi invio in po' di notizie. Ciò che vi mando non è esaustivo della situazione di estrema povertà del Tigray e di Adwa. Bisogna viverci un po' di tempo per credere che sia ancora possibile vivere in questo modo. Adwa è un villaggio di 25-30 mila abitanti circa (non esiste registrazione anagrafica). Le case sono dei quadrati di 3 metri per 3 o di 4 per 4, fatte di pietra o di fango, con il tetto in lamiera, tutte uguali. All'interno non ci sono suppellettili, mobili, sedie... nulla. Usano per dormire i cartoni o le stuoie. Chi è più "ricco" ha una specie di letto con assi di legno come "materasso ortopedico"!! Quando si fa sera tutti entrano in "casa" e dormono in quei pochi metri quadri: padre (quando c'è), madre, figli grandi e piccoli, asino, pecore e capre. Tutti insieme all'interno perché altrimenti di notte le iene, che girano numerose, sbranerebbero i pochi animali."

Sembra una lettera scritta da un altro pianeta. Suor Rita ha inviato agli studenti tarantini un bel malloppo di foto e di informazioni che costituiranno la base di partenza per le ricerche del prossimo anno scolastico. Alcuni dati statistici "fotografano" l'Etiopia e, al suo interno, la zona di Adwa nel Tigray, una delle aree più desolate dell'intero pianeta. Vediamoli:

Etiopia Adwa (Tigray)
Vita media 48 anni 35-40 anni
Figli per famiglia 7-8
Mortalità sotto i 5 anni 20% 45%
Bambini sottonutriti 47% 70%
Alfabetizzazione donne 18% 0,7%
Dotati di fogna 19% 0 %

Ogni italiano in media consuma energia elettrica quanto 159 etiopi. Ma ad Adwa la rete elettrica è giunta solo nel 1996 ed è un lusso per pochi. Lo smaltimento dei rifiuti organici - in assenza di fogna - costituisce una causa di epidemie. E l'acqua? Bisogna andarla a prendere dai fiumi e disinfettarla per renderla potabile. "A tutt'oggi - scrive suor Rita - sono 7 mesi che qui ad Adwa non piove. C'è carenza di acqua, il "fiume" è secco." Ecco una delle funzioni della missione dei Salesiani che lì ad Adwa hanno scavato un pozzo per l'acqua.

Un pozzo d'acqua e la speranza rinasce

Tutto nasce da una disgrazia. Un ragazzo in Italia muore di overdose, l'ago nella vena, la disperazione nel cuore dei genitori. Ma quei genitori vogliono trarre dalla propria sciagura le ragioni per restituire vita e speranza ad altri figli di questo mondo. E fanno scavare un pozzo lì ad Adwa, nella zona più povera del mondo, a disposizione di tutti.

La funzione principale della missione salesiana ad Adwa è quella dell'educazione. Attualmente solo il 30% dei bambini maschi e il 2% delle bambine frequenta le elementari.

Un bel sasso e poi un plotter

"Il primo giorno di scuola - spiega suor Rita - i bambini arrivano a scuola portandosi un bel sasso che poi piazzano a piacimento sul pavimento di terra battuta e... si siedono. E' tutto l'arredamento scolastico di cui dispongono."

Ma la missione salesiana di Adwa ha un progetto che farebbe invidia alle nostre scuole professionali: "Vogliamo preparare le ragazze a disegnare modelli di vestiti al computer e a stamparli su plotter, realizzando taglie standard o misure personalizzate". Il plotter è una stampante di ampie dimensioni capace di disegnare in un attimo un vestito personalizzato secondo le misure comunicate al computer tramite la tastiera. Suor Rita ha infatti in mente tutte le ragazzine delle fabbriche che nell'area stanno sorgendo per produrre vestiti, magliette, pantaloni: "Il sogno, la prospettiva che vogliamo offrire alle ragazze è di poter diventare non solo "braccio che lavora" ma "mente che pensa e progetta". Don Bosco, il nostro fondatore, era un grande sognatore e noi non possiamo smettere di sognare e di impegnarci per realizzare questi sogni a favore delle ragazze di Adwa."

300 lire all'ora di stipendio

Attualmente la paga per chi lavora in queste aziende è di 300 lire all'ora. Sono fabbriche che producono per l'Europa o gli USA. Un chilo di arance si compra con 5 ore di lavoro. Un pario di ciabattine di plastica si compra con 25 ore di lavoro. Per questo, scrive suor Rita, "i bambini vanno tutti scalzi e soffrono di avitaminosi perché non mangiano mai frutta. Non so se sono riuscita a darvi una pallida idea di come vive la gente, i giovani, ad Adwa. Temo di no, l'unica sarebbe che qualcuno di voi venisse qui ad aiutarci e a rendersi conto di quanto siamo strafortunati noi italiani e di quanto possa essere ancora grande, terribile, indescrivibile la povertà di questa gente. Mantenete i contatti se vi interessa. Vi auguro di saper apprezzare tutta la ricchezza della vostra situazione!!!" Con questi tre punti esclamativi, un bel ciao e la sua firma si conclude la lunga lettera di suor Rita che abbiamo sintetizzato.

Se la voglia di cambiare viaggia su Internet

Ad Adwa Internet è un miraggio, almeno per ora. Tutto muore così per noi che sulla rete ci viviamo? No, ecco che la palla passa a noi, che con Internet possiamo raccogliere il messaggio e farlo circolare sulla rete perché divenga voglia di cambiare il mondo. Incominciamo diffondendo l'indirizzo della missione:

Salesian Sisters of St.John Bosco
85 Adwa
Tigray
Ethiopia
tel./fax 00251-710745

Su Internet si può comunicare con il mondo al costo di uno scatto telefonico. Una buona azione sarebbe tradurre questo articolo in inglese e francese e farlo circolare all'estero. Nel frattempo sta circolando in italiano su PeaceLink. La solidarietà nasce dall'informazione oltre che dal cuore.

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