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Il M5S e l'Europa

Il M5S verso le elezioni europee in bilico tra federalismo e nazionalismo (2a puntata)

La redazione Europace di Peacelink sta seguendo da diverso tempo l'evoluzione del pensiero pentastellato sull'Europa. Dal referendum sull'Euro all'intervista a Nigel Farage. In questo articolo intervistiamo Antonio Longo, direzione nazionale del Movimento Federalista Europeo, sulla recente scelta di partecipare alle elezioni europee.
20 ottobre 2013 - Nicola Vallinoto

Beppe Grillo al banchetto del Movimento 5 Stelle in Piazza Dante a Trento per la raccolta di firme per la presentazione delle liste alle elezioni politiche del 2013.

[NV] In un recente post (1) pubblicato sul suo blog Beppe Grillo ha sciolto il nodo sulle elezioni europee affermando che anche il M5S parteciperà. Questo dopo un periodo in cui si era paventata la possibilità di restare fuori dall’agone elettorale europeo. Lo stesso Crimi aveva fatto ventilare questa opzione da parte del M5S  affermando pubblicamente: “A cosa serve il Parlamento europeo? Rischiamo forse di trovare un’altra scatola vuota?”. Secondo te cosa ha fatto pendere l’ago della bilancia verso la partecipazione alle europee?

[AL] Ci sono due elementi che giocano a favore di una partecipazione del M5S alle elezioni europee. Il primo, facilmente intuibile, è riconducibile alla visibilità mediatica che un’elezione comunque offre. Il M5S non può restare fuori da quella europea senza pagare un prezzo elevatissimo: l’irrilevanza di una forza politica che vive delle sole contraddizioni della politica nazionale e non  ha nulla da dire sulla dimensione europea della politica, che pur critica quotidianamente.

Ma c’è un secondo elemento, ben più importante. Le prossime elezioni europee non saranno come quelle che abbiamo finora conosciuto. Le alternative politiche si manifesteranno lungo due crinali. Il primo sarà dato dalla competizione tra i due maggiori schieramenti (il PPE ed il PSE) per ottenere nel Parlamento europeo quella maggioranza che assicurerà la Presidenza della Commissione europea. Questa, legittimata democraticamente, avrà la forza per bilanciare o contrastare lo strapotere del Consiglio europeo, egemonizzato dai governi nazionali più forti.

Chi è fuori da questo schema, come quelle forze che hanno solo un radicamento locale o nazionale, rischia di apparire irrilevante ed ha bisogno allora di un altro schema di competizione: l’alternativa tra europeismo ed antieuropeismo offre questa possibilità di gioco. Le forze tradizionalmente antieuropeiste (come il Front national in Francia, la Lega Nord in Italia, l’UK Indipendence Party in Inghilterra e via di seguito) si apprestano a farlo con decisione, ed accuseranno l’Europa per la crisi sociale ed economica. Le forze tradizionalmente europeiste invece difenderanno (chi più, chi meno) l’attuale costruzione comunitaria, tacciando di populismo i primi e promettendo un’Europa più democratica. Infine ci saranno anche forze che si esprimeranno a favore di un’Europa federale, con un proprio governo democratico legittimo. Per questi motivi il M5S non potrà star fuori dal gioco elettorale europeo, dovrà scegliere e fare una propria proposta sul crinale dell’alternativa europeismo/antieuropeismo.

[NV] Grillo propone un’altra Europa ovvero vuole cambiare “l’attuale politica della UE e della BCE” chiedendo “un normale processo democratico” che levi il potere a “burocrati e banchieri” che decidono al posto dei cittadini. Vuole ridiscutere l'Euro, le direttive della BCE, e il Fiscal Compact.

[AL] Grillo parte da un’osservazione oramai di senso comune: questa Unione europea non assicura un processo decisionale democratico. I cittadini europei, specialmente quelli dei Paesi mediterranei, hanno vissuto le misure economiche della UE come un qualcosa calato dall’alto, da organi tecnici che nessuno controlla. Nell’immaginario collettivo il fiscal compact , ad esempio, è apparso come l’archetipo di una prassi tecnocratica, neoliberista ed espressione del comando della finanza che spoglia i popoli della sovranità nazionale e della democrazia. Nella narrazione della realtà europea che impazza sul web c’è spesso una  lettura della crisi della Eurozona come ‘complotto’ della finanza internazionale per spogliare i popoli della loro sovranità. Quando si dice che bisogna ridiscutere l’euro, la BCE o il fiscal compact non si affronta la natura reale del problema, ma si fanno affermazioni buone solo per una pessima campagna elettorale.

I termini del problema sono diversi. La sovranità nazionale in Europa non esiste più nei fatti dalla fine della seconda guerra mondiale, con il passaggio di alcuni Paesi sotto l’egemonia americana e di altri sotto quella sovietica. L’unificazione europea rappresenta il processo, lungo e difficile, attraverso il quale i popoli del Continente possono riacquistare una loro sovranità, ma in quanto cittadini europei, non in quanto italiani, spagnoli, greci, francesi o tedeschi. Con il passaggio all’euro questo problema della sovranità si presenta con una anomalia politica eclatante. Abbiamo una moneta unica tra 18 Paesi, cioè una politica monetaria gestita da una banca centrale (la BCE) come avviene in un qualsiasi Stato sovrano. Ma non abbiamo un governo democratico a quel livello, che possa fare una politica economica, fiscale e sociale, come avviene in un qualsiasi Stato sovrano. Questa è la contraddizione fondamentale, alla quale si dovrebbe porre rimedio creando il governo europeo - espressione del voto dei cittadini - perché faccia quella politica economica e sociale europea che non possono fare 18 governi nazionali. E’ questa la sovranità di cui abbiamo bisogno per mettere in sicurezza l’euro, non per ridiscuterlo.

Occorre aggiungere che i  governi nazionali invece hanno compiuto un ribaltamento della percezione della realtà europea, con un “capolavoro” mediatico. Non hanno voluto creare un governo politico a livello della UE, ma hanno deciso, nell’ambito del Consiglio Europeo, tutte le misure che conosciamo, dal fondo salva-Stati alle politiche della Troika, fino alle misure  di bilancio dei c.d. Six-pack e Two-pack. Addirittura hanno fatto il fiscal compact  attraverso un Trattato internazionale che è al di fuori della stessa UE. E poi hanno ‘venduto’ all’opinione pubblica l’idea che tutte queste cose “ce le ha chieste l’Europa”. Con l’aiuto (e l’ignoranza o la malafede) dei media hanno ancora venduto l’idea che la politica dell’austerità sia stata imposta dalla BCE, quando è chiaro che l’ideologia del debito pubblico eccessivo (quale causa della crisi) è frutto di quei governi che, anziché promuovere l’emissione di titoli europei di debito pubblico (eurobond) e fare una finanza federale che garantisse i debiti pubblici dei paesi in difficoltà (come avviene in ogni Stato federale), hanno impartito la lezione che ognuno doveva salvarsi da sé, facendo ‘i compiti a casa’.

Chi dunque vuol cambiare questa Europa – e Grillo dice di volerlo fare – deve sapere chi è il vero avversario da battere, chi è il vero ostacolo al cambiamento. Non è la BCE, il cui compito statutario è quello di difendere il valore dell’euro (e lo sta facendo), non certo quello di stampare euro a volontà come chiedono quasi tutti (a destra e a sinistra), e di  imitare la FED, la cui politica di quantitative easing non sta affatto salvando di USA da un rischio di default, al punto che molti osservatori solo ora cominciano a capire che quella politica, possibile solo grazie alla posizione imperiale degli USA, è "At best unfair, at worst an evil policy" (Financial Times, 11.10.2013).

Il vero avversario da battere è rappresentato dalla pervicacia con la quale i nostri governi nazionali si ostinano a difendere una pseudo-sovranità in campo economico e fiscale, a mantenere la finzione di poter ancora decidere la politica economica del proprio Paese (al fine di perpetuare all’infinito  loro consenso elettorale), quando è chiaro che in realtà non decidono più nulla singolarmente, perché queste materie hanno bisogno di ‘decisore’ politico europeo legittimo.

[NV] Il problema dell’Europa è allora quello del deficit democratico delle sue Istituzioni. E’ questo un terreno di confronto con i movimenti che vogliono superare l ‘Europa ‘dei governi’. Cosa chiedono i federalisti?
 
[AL] Il problema del deficit democratico della UE può essere rappresentato semplicemente in questo modo: il potere di decidere per gli Europei non può più essere esercitato dalla Signora Merkel, dal Signor Hollande, dal Signor Letta, e via di seguito, riuniti a conclave nel Consiglio europeo. Ciascuno di questi signori risponde solo davanti al proprio elettorato. Non possono avere il potere di decidere per gli Europei. Si sono appropriati di un potere che non ha ricevuto una legittimazione democratica da parte dei cittadini europei in quanto tali. Questo potere deve passare ad un organo politico dotato di legittimità democratica, cioè un potere che nasca dal voto dei cittadini europei. Occorre dunque creare il governo democratico dell’Unione, a partire dalle prossime elezioni europee. La Commissione europea deve nascere dal Parlamento, sulla base dei risultati elettorali, e la sua composizione deve essere omogenea politicamente, non più il risultato degli accordi tra i governi nazionali. Il Parlamento europeo deve avere il potere di iniziativa in campo legislativo, cosa che oggi spetta ancora alla Commissione e deve poter legiferare su tutte le materie di competenza dell’Unione. Nel Consiglio va eliminato il potere di veto degli Stati sulla politica estera, la difesa, la fiscalità.

A questo servono le riforme istituzionali di cui ha bisogno oggi l’Unione europea. Che possono essere ottenute con un’Assemblea o una Convenzione costituente, come i federalisti chiedono da tempo, a partire dal nuovo Parlamento che sarà eletto nel maggio 2014. Una riforma capace di consentire l’avanzamento verso la Federazione Europea anche dai soli Stati che la vogliono.

[NV] Beppe Grillo afferma di essere "favorevole a un’Europa solidale che aiuta i paesi in difficoltà". Parla di un’Europa che punta allo sviluppo piuttosto che alla crescita. Pare una posizione condivisibile. Quale potrebbe essere il prossimo passo per andare in questa direzione ?

[AL] Non vorrei apparire provocatorio, ma bisogna pur ricordare che la prima effettiva politica di solidarietà (con i fatti e non con le chiacchiere) verso i Paesi più deboli dell’Eurozona è stata effettuata proprio dalla BCE quando, per evitare il disastro finanziario e la rottura dell’euro, ha proclamato la sua disponibilità ad acquistare “senza limiti” i titoli degli Stati in difficoltà (6 settembre 2012). E scontrandosi su questo punto decisivo con i ‘falchi’ della Bundesbank, del governo tedesco e sfidando la Corte costituzionale tedesca.

Detto questo, occorre aggiungere che non basta salvare i titoli di stato dei Paesi in difficoltà. Occorre fare molto di più se l’Europa vuole uscire dalla più grave recessione della sua storia, che rischia di aprire la via verso un declino politico del nostro continente di fronte all’emergere di nuovi attori sul piano mondiale.
L’Europa non deve pensare ad una semplice ripresa della crescita economica sulla base del vecchio modello (una domanda trainata dai consumi individuali), bensì ad un modello di sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale, capace di produrre beni pubblici europei -  le energie alternative, la tutela ambientale e del patrimonio culturale, l’alta istruzione e il miglioramento della qualità della vita - attorno ai quali sviluppare innovazione tecnologica, ricerca scientifica, sviluppo industriale. Per ottenere questo risultato l’Europa ha bisogno di un “Piano europeo straordinario per lo sviluppo sostenibile e l’occupazione”. Ed è ciò che i federalisti europei si apprestano a lanciare con l’Iniziativa dei Cittadini Europei, in base all’articolo 11 del Trattato di Lisbona, con il quale 1 milione di cittadini europei, in almeno sette Paesi della UE, possono presentare alla Commissione una proposta finalizzata in tal senso.

La nostra proposta, che prevede investimenti per 400 miliardi di Euro in tre anni, nella ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica, nelle energie rinnovabili e nelle infrastrutture di trasporto, nelle telecomunicazioni e nelle reti energetiche, nella tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale, nell’agricoltura ecologica, è basata su un’idea originale. Gli investimenti non devono essere finanziati dagli Stati, ma da “risorse proprie” dell’Unione, che possono derivare da due tipi di tasse: sulle transazioni finanziarie (TTF) e sulla ‘carbon tax’. Si tratta di penalizzare chi inquina e chi specula per dirottare le risorse che ne derivano per uno sviluppo diverso e sostenibile nel tempo.

Attorno a questa proposta, i federalisti stanno mobilitando i movimenti della società civile, i sindacati, le forze europeiste ed hanno già creato comitati di sostegno in Italia, Grecia, Francia, Belgio, Spagna, Repubblica Ceca, Bulgaria (altri Paesi certamente seguiranno). E’ la prima forma di una democrazia europea che nasce dai cittadini, per chiedere un altro sviluppo economico, un’altra Europa rispetto a quella dell’austerità. Per chiedere un governo democratico europeo. Se riusciremo a portare avanti questo progetto straordinario, il processo politico europeo cambierà di segno perché sarà entrato in gioco, per la prima volta, un nuovo soggetto politico: il popolo Europeo. E nulla sarà più come prima.

Sarebbe estremamente utile conoscere l’opinione di Grillo e del M5S al riguardo.

[NV] Mentre Enrico Letta definisce la crescita del populismo come "il primo problema sociale e politico" e quindi da combattere in Italia e negli altri paesi Beppe Grillo diventa il paladino del populismo definendolo "atteggiamento o movimento politico, sociale o culturale che tende genericamente all'elevamento delle classi più povere". Qual'è il tuo pensiero al riguardo ?

[AL] Quello che viene chiamato ‘populismo anti-europeo’ è in gran parte conseguenza di un ‘progetto europeo’ tradito da queste classi politiche nazionali che hanno utilizzato l’Europa per conservare il potere a casa propria. E’ chiaro che il vecchio sogno di Altiero Spinelli è rimasto incompiuto. Abbiamo alcune parvenze di istituzioni federali (un parlamento, un esecutivo, una moneta), ma non abbiamo la sostanza (la democrazia europea). Questa crisi economica e sociale senza precedenti ha posto l’Europa davanti ad un’alternativa secca: o si va avanti verso una Federazione, con un suo governo democratico e legittimo, oppure si regredisce nel nazionalismo, nell’illusione di restaurare gli stati nazionali.

Il Manifesto di Ventotene (scritto nel 1941) ci aiuta a capire il momento che stiamo vivendo. “Se la lotta restasse domani ristretta nel tradizionale campo nazionale, sarebbe molto difficile sfuggire alle vecchie aporie…… Le forze reazionarie hanno uomini e quadri abili ed educati al comando… si proclameranno amanti della libertà, della pace, del benessere generale e delle classi più povere… il punto sul quale esse cercheranno di far leva sarà la restaurazione dello stato nazionale. Potranno così far presa sul sentimento popolare più diffuso: il sentimento patriottico… Se questo scopo venisse raggiunto, la reazione avrebbe vinto. Potrebbero pure questi Stati essere in apparenza democratici e socialisti; il ritorno del potere nelle mani dei reazionari sarebbe solo questione di tempo”.

La partita delle elezioni europee si gioca dunque su questo crinale secco: o per la federazione europea o per la restaurazione nazionale, che è la vera sostanza del populismo. In mezzo ci sono quelli che non hanno capito qual è la posta in gioco e pensano solo ai voti. Rischiano di essere i servi sciocchi della reazione. Chi oggi vuole una svolta effettiva deve creare un quadro di lotta politica sul terreno europeo, il solo che conti veramente, chiamando i cittadini europei a battersi per la democrazia e la federazione europea. Il M5S non può sottrarsi a questa alternativa. O vede nella prospettiva di un’Europa federale la chiave per rispondere alla crisi della democrazia e mobilita i cittadini su questo fronte. In tal caso farà il ‘Garibaldi dell’unità europea’. Oppure, se rimarrà asserragliato in una visione puramente nazionale, finirà come la Lega, a rimorchio dell’estrema destra europea, sbocco finale dei populismi di varia natura. Il momento della scelta sta per arrivare.

Note:

(1) Il M5S alle elezioni europee
http://www.beppegrillo.it/2013/10/il_m5s_alle_elezioni_europee.html

- Il M5S verso le elezioni europee in bilico tra nazionalismo e federalismo
www.peacelink.it/europace/a/38831.html

- L'Europa federale nei programmi elettorali e il giudizio sui partiti. Dagli Stati Uniti d'Europa del centro sinistra alla sovranità nazionale della Destra. E il M5S ?
http://www.peacelink.it/europace/a/37801.html

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