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    Tempo di eroi o di povere vittime del sistema ?

    Sento il bisogno di chiarire le mie idee. Assisto in questi giorni, ancora una volta, al dolore esposto in pubblico dal solito circo mediatico, che continuamente si alimenta e amplifica le nostre tragedie.
    4 maggio 2006 - Padre Giorgio Poletti (Missionari Comboniani Castelvolturno)

    Guerra in Irak


    Spesso è alla ricerca della novità tragica per fare audience e rifilarcela per giorni e giorni.

    Davanti alla morte dei nostri soldati in Iraq ci inchiniamo rispettosamente e li affidiamo a Dio che saprà dare loro pace e gioia. Preghiamo per le famiglie così provate. Dobbiamo trovare il coraggio però di fronte alla retorica e alla ideologia di questi giorni di dire che non ci stiamo, che non si può inculcare nei giovani una retorica che è propria di decenni fa e di altre guerre che hanno portato distruzione e morte. Non solo, ma a che serve e a chi serve l’apologia di queste povere morti: martiri, eroi, …dove conduce ?

    Molti di noi fin dall’inizio siamo stati contrari a questa guerra in Iraq e continuiamo ad esserlo augurando un pronto ritiro delle nostre truppe. Su questi poveri morti si sono sprecate parole, in una gara delle autorità civili e religiose all’esaltazione, nella ricerca di frasi e appellativi sempre più roboanti, oppure parole sempre più toccanti. Purtroppo in questa “gara” svoltasi in pubblico non sono state esenti anche le autorità religiose. Tutto è amplificato spesso da quel mostro che è il mezzo televisivo. Da alcuni anni si assiste ad un’autentica prostituzione della parola. Le parole sono diventate prive di significato perché non sono vere e non conducono alla verità ma sono strumentalizzate per raggiungere fini spesso inconfessabili. I governanti del recente passato ci hanno nauseati con l’ipocrisia di tanti interventi politici. Poi l’ostentazione della potenza in tutte le sue forme: economica, politica, religiosa tende ad ottundere, ad oscurare la nostra coscienza. Che cosa ha a che fare il Gesù Nazareno con certe celebrazioni religiose?

    Bisogna dire ai giovani che non ci si deve arruolare nell’esercito per andare poi in un paese straniero a sparare, con un fucile mitragliatore in mano. E’ necessario costruire possibilità di lavoro nuove. I bambini stessi non capiscono più che cosa voglia dire la parola missionario e scambiano i soldati con il fucile mitragliatore in mano per missionari…. Abbiamo tutti una grande responsabilità civile nell’educazione dei bambini soprattutto e dei giovani. E’ necessario educarli alla ricerca della verità e far crescere in loro la capacità critica per non essere vittime del grande fratello di turno. Sono spesso i giovani del Sud costretti ad arruolarsi per poter vivere, per poter farsi una famiglia oppure mantenerla. Mi dicono che c’è la fila di giovani militari che chiedono di andare in missione di “pace” in Iraq, con la prospettiva di guadagnare di più…, di costruirsi una casa in fretta o di sposarsi. Certo penso che ci saranno anche motivazioni umanitarie o ideali in molti giovani, ma quando le istituzioni alimentano ideologie e mettono la gioventù al servizio di interessi ambigui e di alcuni potentati economici allora bisogna trovare il coraggio di riflettere e di opporsi, di dire di NO. Credo che tutti noi amiamo la nostra Patria, la nostra Famiglia e non amiamo il caos e il disordine ma non si possono usare i giovani educandoli ad una visione militaristica della vita e del mondo. Chi si arruola nell’esercito? I figli dei potenti o invece quelli che non hanno possibilità di un futuro decente? Troppi sospetti su questo intervento che va sempre più rivelando le sue ambiguità. Guardiamo al mondo arabo dalla nostra prospettiva pensando sempre che sia l’unica e la migliore. Piangiamo giustamente i nostri morti, ma non abbiamo spesso sensibilità per i morti “altri”, per i civili e i bambini “altri”…. Anche queste sono morti tragiche ma sono degli altri popoli. Entriamo con le armi nel loro mondo con la nostra supremazia (pretesa) culturale imponiamo i nostri criteri che riteniamo democratici senza nessun rispetto per culture profondamente diverse dalle nostre. Siamo ancora una volta dei colonizzatori. Una volta lo eravamo politicamente, ora lo siamo economicamente e culturalmente distruggendo le altre culture. Interessi economici: petrolio, minerali, basi strategiche, (anche se di meno a causa della strategia globale e delle immense nuove possibilità a livello satellitare), e nuove schiavitù.

    Bisognava fermare il terrorismo invece l’abbiamo fatto proliferare, abbiamo creato l’humus per farlo crescere di più. Sappiamo molto bene che ancora una volta è in gioco la supremazia dell’Occidente, i nostri beni di consumo, sulla pelle dei paesi impoveriti. Probabilmente dovremmo cercare di più la verità, pur nel dialogo con le diverse visioni ma allo stesso tempo con meno ipocrisia….

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