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    Uomini e donne spazzatura a Castel Volturno

    Li guardo, seduti attorno ai tavoli, nel buio profondo. Chi si buca e chi invece aspira dalla bottiglietta di plastica adattata per l’uso del crack. La luce è quella dei mozziconi di candela che servono per preparare la droga. Sono gli uomini e le donne spazzatura di Castel Volturno.
    2 marzo 2007 - Padre Giorgio Poletti (Missionari Comboniani Castel Volturno (CE))

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    Si perdono quasi tra i monti di spazzatura che li attorniano. Sono i sopravvissuti alla droga, i dannati. In effetti tutto l’ambiente attorno e loro stessi sembrano uno dei gironi dell’inferno dantesco. Tanti sono morti in questi anni, sepolti in qualche maniera, senza nome, qualche volta dagli stessi compagni di sventura. Bisogna stare attenti dove mettere i piedi perché il suolo è coperto di siringhe, un piccolo incidente e sei rovinato per sempre.

    I volti di questi uomini e donne in maggior parte africani sono scavati dalla droga. Il colore non è più nero ma cinereo, non mangiano quasi mai, solo per sopravivere, un unico pensiero nelle loro menti, un unico sogno: la droga. Le donne fanno la spola tra la strada Domitiana a prostituirsi e subito il ritorno al covo per la dose di droga. E’ un continuo andirivieni tra la realtà della strada e il “paradiso artificiale” della droga. I gatti si muovono all’intorno rovistando tra i monti di spazzatura. Forse anche questi gatti sono malati… chissà se anche loro si ammalano di AIDS. Anni fa si parlava della futura società dalle due velocità, mi chiedo a quale velocità appartengono questi dannati che ho davanti agli occhi. Sono venuti dall’Africa con tanti sogni, con tante speranze per poi morire di droga e di AIDS; oppure come alcune donne morire in un incidente stradale sotto gli effetti della droga. Fra loro ci sono anche alcuni italiani, ormai rottami alla deriva. Ogni tanto il Comune interviene murando le aperture degli edifici dove si raccolgono, cercando di “bonificare”, allora gli uomini e donne spazzatura si raccolgono in un altro edificio della zona.

    Mondi sommersi all’interno della società che non si incontrano e dove spesso è la malavita l’unico tratto d’unione. E’ Africa anche questa, destinata alla prostituzione e a morire di droga, e che purtroppo non ha alternative. E’ appena uscita dal mio ufficio una delle ragazze che accolgo, ieri finalmente è riuscita ad avere la cedolina che fra qualche mese gli permetterà di avere il rinnovo del permesso di soggiorno. Anche questa è una Via Crucis per ottenere quel pezzo di carta, il permesso di soggiorno, che fa di queste ragazze degli esseri umani per la società. Sono le identità fluttuanti tra Africa e Italia, tra la ricerca di una nuova identità spesso perdendo la vecchia. Questa ragazza è molto bella, vedo che gli uomini la guardano quando passa… Ha solo 22 anni, ha frequentato il terzo anno di università del suo paese in Africa, parla un inglese colto.

    Abbiamo parlato un poco. E’ come una tigre sempre in difesa. L’esperienza del mondo italiano l’ha ferita profondamente nel corpo e nell’anima ed è difficile curarla. Sono un uomo e mi chiedo spesso come queste ragazze vedono gli uomini che le hanno sfruttate sessualmente, quanta rabbia repressa abbiano dentro. Ancora una volta è l’Occidente che prostituisce l’Africa con il suo denaro con gli specchietti per allodole. La nostra società occidentale prostituisce tutto quello che tocca. E’ come certe persone che sono profondamente corruttori perché incapaci di vedere l’altro o l’altra come esseri umani. Una parte di me rifiuta questa nostra società incapace di autentiche relazioni. Questo è un mondo dove regna l’ipocrisia, un sovrapporsi di interessi tra politica, economia e religione. Ci sono tante persone buone, tante persone degne ma tutto viene strangolato strutturalmente dalla malavita che crea mentalità e cultura e che attraversa tutte le istituzioni. La fatica del vivere ci accomuna tutti. Questa società non ci permette di coltivare tante parti di noi inesplorate, altre dimensioni della nostra vita: la musica, la poesia… I nostri sensi sono atrofizzati. Che società che abbiamo costruito! Anche se non ho nostalgia per la società del passato che aveva problematiche più pesanti delle attuali per la maggior parte della gente e per i poveri.

    Perché non favorire, perché non concedere il permesso di soggiorno con meno rigidità. Il permesso di soggiorno toglie dalla “illegalità” le persone, permette loro di cercare di inserirsi, di difendersi e non essere facilmente vittime della criminalità. Mi chiedo se spesso dietro il rifiuto del permesso di soggiorno da parte delle autorità non ci sia una volontà punitiva e l’interesse ad avere una moltitudine di schiavi che facciano comodo soprattutto all’economia sommersa.

    Quale destino possono avere queste ragazze africane se non quello della prostituzione? Ricordo nel mio viaggio in Nigeria, alcuni anni fa, di aver constatato come quel paese non fosse entrato ancora nell’era della tecnica. Non padroneggiava i meccanismi e la cultura della tecnica, se ne serviva solamente. Non era un segno di arretratezza, ma di una cultura diversa che doveva continuamente confrontarsi con l’Occidente tecnologico. E’ il confronto continuo tra gli immigrati africani, la loro cultura e il nostro mondo. Gli immigrati africani peggiori sono quelli che il nostro sistema ha creato o sta creando. Non hanno identità, hanno perso la loro, in alcuni sopravvivono gli aspetti peggiori: paure ancestrali come il voodoo, per certi cristiani forme devozionali che non influiscono nella loro vita sociale. E’ una continua dissociazione nel tentativo di rimuovere la contraddizione tra il creduto e il vissuto. Nel ’78 a Chicago parlavamo di clonazione e di ingegneria genetica, qualcuno sperava in una generazione di nostri futuri servi. Noi in Italia non siamo ancora nell’era della genetica. Sono ritardi che nel nostro mondo vanno sempre più accorciandosi.

    Rimane la domanda: “Non c’è la possibilità di un modello di vita diverso dall’attuale?”

    I cristiani nell’antichità erano riusciti ad esprimere uno stile di vita diverso. Il Vangelo aveva espresso la Vita Religiosa e Monastica come un’alternativa alla società del tempo.

    Ora siamo tutti omologati, siamo figli di questa cultura.
    Gli uomini-donne spazzature sono un segno che interroga il nostro mondo di clonati e di omologati, non moriranno in un letto di ospedale tra bianche lenzuola e candide infermiere, moriranno invece tra monti di spazzatura, senza nome. Sono immigrati e peggio ancora neri africani…

    Padre Giorgio Poletti
    Missionari Comboniani Castel Volturno (CE)

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