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    Libro Bianco sui CPT. Come costruire il futuro? Con la repressione e la punizione instaurando il vortice della violenza?

    Libro Bianco sui CPT (Centri di Permanenza Temporanea)

    Alcuni politici, deputati e senatori in collaborazione con Associazioni e Gruppi stanno preparando il Libro Bianco, un'analisi precisa su ciò che avviene all'interno dei CPT.
    16 aprile 2004 - Padre Giorgio Poletti
    Fonte: Missionari Comboniani di Castel Volturno

    Libro Bianco sui CPT
    (Centri di Permanenza Temporanea)

    Come costruire il futuro? La tragica situazione che viviamo con la guerra asimmetrica in Iraq pone seri interrogativi. E’ con la repressione e con l’imposizione di modelli occidentali su culture diverse dalla nostra che noi vogliamo costruire il futuro, oppure è il dubbio fondato che tutto si riduca ad interessi economici, il possesso del petrolio? L’uomo semplice si chiede se non ci troviamo in un momento storico epocale, se non ci troviamo di fatto ad una crisi della cultura occidentale.
    La cultura occidentale negli ultimi anni è dominata da una visione prevalentemente economica. Il criterio è il mercato con il suo modello capitalista-consumista. Si tratta di una deriva dei valori che trasversalmente entra in tutte le istituzioni: non abbiamo un altro modello se non questo. Questo modello “mercantile” lo esportiamo all’estero creando numerose vittime. Parafrasando un antico detto viene da dire: “fuori del mercato non c’è salvezza”. Infatti siamo condannati a produrre e soprattutto a vendere. Per mantenersi l’Occidente ha bisogno delle risorse dei paesi impoveriti, delle loro materie prime, di una mano d’opera a buon mercato. Ciò che noi chiamiamo terrorismo e condanniamo giustamente è per gli altri, coloro che hanno l’odio per l’Occidente e il desiderio di emergere come nazioni, liberandosi dalla “tutela” storica dell’Occidente, un’autentica guerra asimmetrica. Asimmetrica perché di fronte allo strapotere militare dell’Occidente ed in particolare degli Stati Uniti l’unica risposta è quella della guerriglia e del terrorismo.
    E’ un passo indietro, un ritorno alla barbarie, risposta all’intervento “preventivo” barbaro e sconsiderato americano, nel quale l’ottusità del nostro premier ci ha tragicamente coinvolti.
    Ora uno stato come il nostro con un lungo cammino umanistico e democratico, che ha raggiunto
    insieme agli altri stati un livello altissimo di umanità e solidarietà, in questo ha senz’altro giocato un ruolo la radice cristiana, ora vuole di fronte alle difficoltà fare passi indietro…
    L’attuale politica governativa sui CPT, peggiorata negli ultimi tempi, per decisioni unilaterali prese in maniera non democratica, diventa sempre più punitiva, repressiva e discriminante contro la dignità della persona umana. Faticosamente le generazioni con molte sofferenze sono arrivate a traguardi umani notevoli, nel riconoscimento dei diritti umani, ora questi diritti sono messi in discussione e lesi per quel che riguarda i CPT.
    Da molte parti, dal mondo politico più sensibile, dall’Associazionismo e dal Volontariato si levano richiami contro il progetto di aprire nuovi CPT e coprire tutto il territorio italiano con questo progetto repressivo, si elevano richiami per la chiusura dei CPT attualmente in funzione in Italia.
    Recentemente è diventata difficilissima la visita a questi centri, scelta politica, che rivela una visione dittatoriale e non aperta di questi centri. Solo i deputati nazionali e poche associazioni internazionali vi possono entrare. Questa politica di nascondimento di quello che succede all’interno di questi centri conferma la nostra idea di trovarci di fronte ad autentiche carceri dove i diritti umani sono spesso lesi. Invece di una politica di trasparenza e di visibilità, al contrario: silenzio e chiusura ad occhi estranei sono la politica attuale.
    Gli immigrati oggi sono un businnes, un investimento economico che arricchisce molti: associazioni civili ed ecclesiastiche, organizzazioni…ecc Le prime associazioni coinvolte in questo businnes sono proprio quelle che gestiscono i servizi interni.
    Da questa situazione è nata l’idea di un “Libro Bianco” sui CPT in Italia, iniziativa grazie alla quale si è costituito un gruppo di lavoro misto sui CPT, del quale fa parte la componente di minoranza della Commissione Diritti Umani del Senato, oltre ad alcune realtà della società civile direttamente attive sui CPT.
    Il Libro Bianco prevede una serie di visite organizzate di Deputati e Senatori, per arrivare a compilare un’analisi scientifica ed inappuntabile sotto il profilo metodologico in merito all’attuale situazione nei CPT.
    I dati del Ministero dell’Interno faticosamente acquisiti sembrano evidenziare già la inefficacia ed inefficienza dell’approccio punitivo-detentivo di cui l’istituto dei CPT sono la più significativa manifestazione. Questi “non luoghi” sono del tutto sconosciuti alla società ed in grande misura anche al legislatore.
    Si tratta di costruire una rete di collaborazione tra i mondi dell’associazionismo e il mondo politico per un’azione comune. Già diversi deputati e senatori si stanno movendo per costruire e presentare una mozione d’intervento alle Camere. Le elezioni imminenti sono l’occasione per chiedere ai candidati una presa di posizione decisa contro i CPT.
    E’ chiaro che dietro l’istituto dei CPT c’è una visione della vita e del mondo che si esprime in maniera repressiva e punitiva. E’ anche un fallimento della politica governativa.
    Perché discriminare le persone rispetto agli italiani e non costruire cammini comuni per tutti?
    Si tratta di coordinare le azioni e gli obiettivi spesso particolari di critica ed opposizione alla legge Bossi-Fini in un’azione strutturata che coinvolga tutti gli operatori in questo campo. Si spera che la Componente di Minoranza della Commissione Diritti Umani del Senato possa arrivare a dare organizzazione a tanti sforzi e a tanti impegni a volte dispersi. Anche la Manifestazione Nazionale, indetta da associazioni varie, per il giorno 4 Giugno davanti alle Prefetture, Questure o luoghi significativi delle città d’Italia possa essere un’espressione della rete che si va costruendo.

    Padre Giorgio

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