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    Il Giorno 18 giugno 2004 la deputata nazionale Katia Zanotti ha visitato il CPT di Modena accompagnata da P. Franco Nascimbene

    Visita Al CPT di Modena

    Abbiamo visto le condizioni di vita degli "ospiti" e ve le raccontiamo.
    6 luglio 2004 - P. Franco Nascimbene
    Fonte: Missionari Comboniani Castel Volturno

    Visita al CPT di Modena

    Una trentina di associazioni di tutta Italia ha organizzato per i giorni 18-20 giugno di questo anno 2004 un sit-in nelle varie città del “Bel Paese” per dire no ai CPT e chiederne la chiusura.
    Io ho partecipato a questo gesto rinchiudendomi durante i giorni 19 e 20 in una gabbia nella piazza principale di Modena, insieme ad alcune persone del Tavolo Migranti di quella città.
    Il giorno 18 si è voluto iniziare questa manifestazione con una visita al CPT di Modena.
    L’ho raggiunto insieme ad alcuni membri del Tavolo Migranti ed insieme alla deputata diessina di Bologna Katia Zanotti, perché solo con la presenza di un deputato nazionale è possibile entrare e visitare un CPT.
    Le Forze dell’Ordine hanno bloccato all’entrata tutti gli altri ed hanno lasciato entrare solo la deputata Katia e me che sono stato presentato come suo collaboratore: le passavo la penna quando lei voleva prendere qualche appunto e l’aiutavo nell’incontro con gli immigrati di lingua inglese.
    L’edificio del CPT di Modena è moderno, essendo stato costruito da poco tempo. E’ fatto un po’ come un monastero, di forma quadrata, senza finestre verso l’esterno e con un cortile interno suddiviso in 4 grandi gabbie alte 7-8 metri, alle quali i detenuti possono accedere dalle stanze dove vivono, per prendere un po’ d’aria. (Quel giorno c’erano nel CPT di Modena 29 maschi e 27 femmine). Due gabbie sono per uomini e due per donne e tra le reti degli uomini e quelle delle donne ci sono due metri per permettere ai poliziotti di passare e perché uomini e donne possano guardarsi ma non toccarsi.
    Questo primo sguardo sui CPT impressiona molto: le inferriate sono nuove e belle. Ma sempre di una gabbia si tratta.
    Io nelle gabbie ero abituato a vederci i leoni, gli orsi, le tigri e fa un’impressione strana quando vedi che vi sono rinchiusi degli esseri umani, come se fossero animali feroci e pericolosi, soprattutto quando sai che l’unica “pericolosità” che li tiene lì è il non essere in possesso del Permesso di Soggiorno.
    Poi ci hanno lasciato entrare tra …quelle belve e ci siamo seduti nelle varie gabbie a chiacchierare con loro, chiedendo loro come andava e come si trovavano.
    Una prima cosa che ci ha stupito è che alcuni di loro sono stati fermati e portati al CPT mentre erano in piena attività lavorativa: non avevano un lavoro in regola ma si stavano guadagnando la vita col sudore della loro fronte senza dedicarsi né al vagabondaggio né ad attività delittuose.
    Una cosa di cui molti si sono lamentati è stato che, diversamente da altri CPT, a tutti loro viene tolto il cellulare e solo periodicamente viene data loro una scheda per telefono pubblico da 5 Euro.
    Questo impedisce loro di ricevere chiamate dal paese di origine e limita molto la possibilità di poter comunicare con chiunque viva fuori dal CPT.
    Ci si chiedeva insieme perché mai venga loro tolta questa libertà di comunicare non essendo considerati criminali da chi li rinchiude in quelle gabbie.
    Un’altra lamentela di molti riguarda l’assistenza degli avvocati: dovrebbero per legge aver diritto ad un avvocato gratuito pagato dallo Stato Italiano ma nei fatti l’avvocato nominato si fa vedere molto di rado ed anche quando appare mette poco impegno nel seguire le cause perché gli interessa di più seguire le cause di altri clienti che possono permettersi di pagarlo bene.
    Qualche altra lamentela si riferiva all’alimentazione che molti consideravano ripetitiva e mai attenta alle culture di provenienza degli “ospiti”
    Resta poi una domanda che serpeggiava tra gli abitanti delle gabbie e che ci veniva spesso rivolta:
    ” Perché ci tengono in carcere se non abbiamo fatto niente di male? Perché ci chiudono in gabbia se non siamo pericolosi?”.
    Gli abbiamo spiegato che questo accade perché c’è una legge ingiusta che li mantiene in quelle condizioni, una legge che non condividiamo e che speriamo possa presto cambiare.
    Dopo questo dialogo lasciate le gabbie siamo stati riaccompagnati alla porta del CPT attraverso la quale siamo tornati nel mondo dei cosiddetti “non feroci”.

    Padre Franco Nascimbene
    Missionari Comboniani
    Castel Volturno (CE)

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