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    Tutti noi siamo immigrati

    Piangere di ricordi

    Una conferenza sull' immigrazione fa rivivere antichi ricordi agli italiani presenti. Abbiamo tutti una storia comune fatta di emigrazione e di sofferenza.
    7 settembre 2004 - P. Giorgio Poletti
    Fonte: Missionari Comboniani Castel Volturno

    Piangere di ricordi

    Alcuni giorni fa sono stato invitato a parlare in una cittadina a una sessantina di chilometri da Castel Volturno, il tema era: Immigrazione, donne e illegalità.
    Ho portato con me Irena, chi meglio di lei ucraina poteva parlare di donne umiliate e usate e lo ha fatto con calore. Nella sala comunale davanti a noi c’erano circa 25 donne ucraine che sentivano parlare una connazionale e a loro non sembrava vero di poter parlare, di essere ascoltate dai numerosi italiani presenti…
    Il dibattito era aperto e tutti, nel rispetto reciproco, tutti potevano intervenire… Alcuni assessori sono intervenuti. Uno di loro, di estrema destra, ci ha sorpresi: è scoppiato in un lungo pianto ricordando come la sua mamma emigrata in Venezuela mandava ai suoi nonni il denaro per farlo crescere. Denaro di una povera immigrata che chissà quanti sacrifici ha fatto per allevare il figlio lontano. Mi sembrava che quel pianto che ha sorpreso tutti fosse un grande ringraziamento a quella mamma e aveva certamente un effetto curante nel cuore dell’assessore. Abbiamo ascoltato con tanto rispetto le sue parole intramezzate dalle lagrime. In quel momento ci stava facendo un grande regalo… La nave CAP Anamur a porto Empedocle (Agrigento)
    Tra me e me pensavo come quell’uomo in quel momento poteva benissimo rappresentare l’anima del Sud. Quanti milioni di persone del Sud sono emigrate in tutto il mondo prima e dopo la seconda guerra mondiale. Questa dell’immigrazione è un’esperienza profondamente marcata nel cuore delle popolazioni del Sud. Quali paesi e città del Sud non hanno avuto il loro numero di immigrati che a malincuore lasciavano il loro paese, il loro mondo, la loro famiglia alla ricerca di possibilità migliori? Quanta sofferenza e nostalgia in tanti emigrati e quanto dolore in tante spose, figli rimasti. Riconosco al Sud un’accoglienza che non trovo al Nord e posso dirlo senza sospetto perché sono del nord.
    Certo la nuova società, con la sua cultura legata al successo e al denaro, crea nuove mentalità e chiude i cuori all’altro, all’indigente, ma questo non dobbiamo permetterlo. Dobbiamo mantenere un cuore disponibile e aperto, ne va della nostra stessa sopravvivenza. altrimenti perderemo la nostra umanità.

    Padre Giorgio

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