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    Coloro che operano nei programmi di riabilitazione delle ragazze che lasciano la strada sono consapevoli di quanto sia difficile “curare” queste ragazze. Ci sono profonde ferite che si oppongono ad una guarigione delle ex-prostituite.

    Fare la prostituta è bello ?

    Il titolo vuole richiamare l’attenzione sulla distruzione fisica e psicologica a cui sono sottoposte le ragazze africane che sono sulla strada.
    4 ottobre 2004 - P. Giorgio Poletti
    Fonte: Comboniani Castel Volturno

    Fare la prostituta è bello ?

    Le vediamo sulle nostre strade, fanno parte del panorama, confuse con l’ambiente: sono le prostituite africane che vengono dall’Africa, in particolare dalla Nigeria e dalla città di Benin City.
    Sono stato missionario in Mozambico per 15 anni e in quel paese la prostituzione era rarissima, la si trovava vicino alle grandi città dove la cultura africana con le sue tradizioni era messa alla prova dal consumismo emergente, dalla presenza dei “bianchi” venuti dall’Europa con i loro dollari e lire. Attorno a questi ricchi intrusi si costruiva una rete di prostituzione. Donne Nigeriane
    Molte vengono qui attirate dal nostro modello di sviluppo fondato sul denaro facile.
    Penso alle ragazze nigeriane che abbiamo accolto nella nostra casa nel programma di riabilitazione e che dopo un anno di programma abbiamo sistemate al Nord trovando loro un lavoro e una casa per poter iniziare una nuova vita. E’ una storia di riuscite e di qualche fallimento e io mi interrogo spesso cercando di capire queste ragazze. Sono stato in Nigeria e mi rendo conto che questo paese è un altro mondo. Mi sono fermato a Benin City alla scoperta dei motivi di questa migrazione di donne da questo territorio verso la prostituzione in Europa. La Nigeria è un paese ricchissimo dalle grandi contraddizioni, dove pochi ricchi vivono ostentatamente e una moltitudine di poveri con un livello bassissimo culturale e sociale che emargina soprattutto le ragazze e le donne. E’ come una grande fabbrica di carne umana per la prostituzione e solo grandi interventi a Benin City possono tentare di “chiudere il rubinetto”, è un problema strutturale dove la globalizzazione del traffico di essere umani a scopo sessuale complica tutto.
    Le prostituite a Castel Volturno e nei dintorni pagano il “posto” alla camorra, quindi è anche un problema italiano, perché anche noi siamo responsabili di questa tragedia. Il crimine organizzato costruisce reti internazionali che mettono in difficoltà lo stato.
    Sulla strada è “l’incontro” di due culture che fondamentalmente non si conoscono, incontro di due povertà: quella della ragazza e quella del cliente. Il più delle volte incontri rapidi, rapporti fugaci, solitudini che non si incontrano. Incontri in macchina, in luoghi appartati o in qualcuno dei numerosi alberghi della zona che vivono solo di questo: di prostituzione.
    Il programma di riabilitazione di queste ragazze non può essere solo basato sull’apprendimento dell’italiano, il conseguimento del Permesso di Soggiorno o il passaporto, traguardi importanti e necessari ma il lavoro principale è un altro ben più difficile: ricostruire profondamente una persona.
    Chiedo ad una di loro che da anni ha lasciato la strada:”…che cosa provavi dopo questi rapporti sessuali con i clienti bianchi italiani?” Piangevo è la risposta della ragazza. Piano piano parlando con lei con tanta delicatezza mi accorgo delle emozioni che passano sul suo viso e del nervosismo del suo corpo seduto sulla poltrona. Ed ecco che inizia a prendere consapevolezza: “…provo tanta rabbia…ma ho messo tutto da parte, chiuso tutto questo in un posto della mia memoria, provo tanta rabbia verso me stessa perché ho dovuto fare quelle cose…” ” Ma non provi rabbia per tutti quegli uomini che hanno usato il tuo corpo? “ Mi risponde:”…ma loro pagavano ed io non permettevo che mi toccassero. Era un rapporto sbrigativo dove non provavo neanche piacere….”
    Bisogna che questa ragazza recuperi anche la rabbia verso questi clienti italiani non caricandola solo su di sé perché altrimenti finirà per farle male. Distribuirla invece a ciascuno dei suoi vecchi clienti, è la condizione per stare bene!
    Mi chiedo spesso che cosa succede psicologicamente, affettivamente ad una ragazza che nello spazio minimo di tre anni ha più di 10.000 rapporti sessuali… Se poi vuol finire presto di pagare il riscatto allora deve fare gli “straordinari” e prestarsi ad ogni tipo di rapporto sessuale…. E quando si sta sulla strada bisogna essere disponibili per tutti i servizi…. , altrimenti non si hanno clienti.
    Quale distruzione del corpo, ma soprattutto della psiche e del cuore!
    Quando sono in “servizio” mettono in atto dei meccanismi di difesa per non essere distrutte da questa vita di strada. Come vivranno a livello inconscio questa distruzione che coinvolge il corpo e “l’anima”, gli affetti, le emozioni, l’amore?
    Dopo i primi anni quando gli immigrati “sognavano” l’Italia come la terra dell’oro, del denaro facile, ora si rendono conto che non è proprio così e con la delusione arriva la depressione e la crisi psichica… Questa è una delle ferite, la malattia psichica, che sta aumentando tra gli immigrati.
    Nei prossimi anni ci sarà un’ondata di immigrati affetti da queste malattie, e questo è confermato dai bandi che la regione Campania sta proponendo per intervenire nel settore della malattia mentale.

    Gli immigrati sono oggi un business, una possibilità di fare denaro e molti si lanciano su questa possibilità.

    Molte ragazze che hanno lasciato la strada non hanno elaborato la loro esperienza , l’hanno rimossa dalla loro memoria. Bisogna anche capire che tra di loro ci sono molte differenze che vanno da colei che coscientemente ha fatto la scelta di battere sulla strada a quella che si è trovata invischiata nel giro della prostituzione.
    Sono problematiche che coinvolgono la relazione con il proprio corpo che loro utilizzano per “sedurre” i clienti e che da costoro è utilizzato in tutti i modi. E’ in gioco la sessualità come luogo della relazione autentica capace di produrre rapporti significativi, qui invece non c’è niente di questo, spesso non c’è nessuna relazione umana. Queste ragazze come vedranno dentro di sé l’uomo e l’italiano che le usa?
    Diverse ragazze mi hanno risposto che per loro offrire il loro corpo a tutti i servizi è semplicemente un lavoro che le coinvolge non più di tanto. E’ vero che alcune di quelle che finiscono di pagare il riscatto si mettono in proprio e sognano di diventare madam, cioè di comprare qualche ragazza da mettere sulla strada. E’ difficile capire questo fenomeno che ha il punto di partenza a Benin City, dalla fame di denaro di questa città che si mantiene tra le altre cose con i proventi della prostituzione e della droga in Europa.

    Padre Giorgio

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