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    La nuova strategia del governo italiano in materia di immigrazione

    Berlusconi-Gheddafi: nuovo amore

    Il Colonnello Gheddafi, fino a qualche anno fa,ritenuto un acerrimo nemico dell'Occidente è diventato tra gli alleati più fidati
    15 ottobre 2004 - P.Franco Nascimbene
    Fonte: Comboniani Castel Volturno

    “La Libia è un paese canaglia”, “Gheddafi è un terrorista”, “In Libia non si rispettano i diritti umani”, “Si devono bloccare i rapporti commerciali con la Libia”.
    Queste e altre frasi simili circolavano da diversi anni a proposito del paese nord africano.
    Poi come d’incanto tutto è cambiato. Il 7 Ottobre Berlusconi è andato a Tripoli, sta facendo di tutto per fare la pace con loro, si impegna a convincere altri paesi a riprendere i rapporti commerciali con la Libia, offre vari tipi di aiuti e addirittura dichiara Gheddafi “leader di libertà” cosa che gli stessi partiti di sinistra non credono, né lo crede il mondo arabo. Barca di immigrati
    Come mai questa strana conversione del governo italiano?
    La risposta è chiara: il governo italiano ha bisogno di una Libia amica per fermare le migliaia di immigrati che continuano ad approdare sulle coste siciliane passando attraverso la Libia.
    In questa strategia rientrano una serie di iniziative portate avanti insieme da Italia e Libia

    1) PONTE AEREO
    In queste ultime settimane diverse centinaia di immigrati sbarcati a Lampedusa sono stati nel giro di poche ore caricati su aerei che li riportavano in Libia.
    Due considerazioni:
    a) Agli immigrati non è stata data la possibilità di presentare una richiesta di asilo politico, nel caso avessero voluto farlo, né di essere difesi da un avvocato, cose entrambe previste dalla legge italiana come un diritto di chi sbarca.
    b) Non sappiamo cosa succederà ai deportati in Libia, paese che certo non è mai brillato come difensore dei diritti umani, nonostante le ultime esternazioni di Berlusconi.

    2) PATTUGLIAMENTO DELLE COSTE LIBICHE
    L’Italia chiede alla Libia, in cambio di favori economici, di pattugliare le proprie coste per non lasciare partire nuove barche di immigrati verso l’Italia.
    Evidentemente è più facile bloccare gli immigrati in partenza che bloccarli in arrivo in Italia perché ogni volta è una spesa in ospitalità, cibo, medicine, e viaggi di ritorno.
    Inoltre non dover deportarli evita tanti problemi con quella parte dell’opinione pubblica che non condivide le deportazioni degli immigrati.

    3) CPT IN LIBIA
    In questo stesso mese d’Ottobre l’Italia ospita in una villa nei pressi di Firenze una riunione di ministri dei paesi europei per mettersi d’accordo sul finanziamento e la realizzazione di centri di permanenza temporanea (CPT) in Libia.
    Questa decisione eviterebbe l’arrivo di un certo numero di immigrati in Europa perché verrebbero fermati prima di lasciare le coste libiche .
    Inoltre potrebbero diventare dei centri dove col tempo l’Europa scaricherà gli immigrati che vuole espellere, lontano dagli occhi indiscreti di chi si oppone alla reclusione di immigrati in quel tipo di carceri etniche.
    Naturalmente in quel modo i paesi europei scaricheranno anche le responsabilità relative al rispetto dei diritti umani degli immigrati rinchiusi nei CPT libici.

    In cambio di questi servizi che rende all’Europa, la Libia ottiene una nuova immagine internazionale, l’abbattimento di tutte le barriere ed i boicottaggi costruiti contro di lei dai paesi occidentali, finanziamenti e aiuti economici.
    Pur di fermare l’arrivo di immigrati siamo pronti a cambiare ideologie e scelte politiche ed a spendere ed investire in ex paesi canaglia.
    Quando cercheremo invece di cambiare quella politica economica dei paesi occidentali nei confronti dei paesi del sud del mondo che, creando in questi ultimi una crescente povertà, provoca anche una continua crescita della spinta migratoria verso l’Europa ?

    Franco Nascimbene

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