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Morale dell'acquisto

25 maggio 2005 - Giovanni Lanza del Vasto (Filosofo, scrittore, fondatore della Comunità nonviolenta dell'Arca)
Fonte: Il grido dei poveri, mensile di riflessione nonviolenta

Disegno di uomini e donne ridotti a codici a barre

Vi manca qualcosa? Correte al negozio all'angolo e ne troverete di buone a prezzo molto basso. Se il prezzo non è abbastanza basso, andate in un altro negozio. Se siete accorti, occupatevi unicamente del prezzo e della qualità dell'articolo. Se siete onesti, verificate il resto e fate attenzione che non vi rendano né troppo poco né troppo. Qui si ferma il codice morale dell'acquirente. Mai vi sovverrà alla mente di domandarvi come un articolo di qualità così buona si trovi esposto ad un prezzo così basso. Forse è stato necessario, per ottenere questo vantaggio meraviglioso, ridurre alla fame o in schiavitù tutta una popolazione operaia, forse fare una guerra coloniale o distruggere un continente. Noi non sappiamo niente e non vogliamo saperne niente. Noi vediamo soltanto che la merce e il prezzo ci convengono. Paghiamo e non abbiamo più debiti. Rischiamo di avere fatto dell'omicidio un buon affare. Non importa, non abbiamo debiti. Ne siamo sicuri? E' sufficiente per acquisire l'innocenza non riflettere su quanto facciamo? Sappiamo bene che se il ladro è il colpevole principale, lo è anche il ricettatore, ed è condannabile in termini di legge. Come? Il brigante sarebbe il solo criminale e colui che divide con lui il bottino non lo sarebbe? L'uomo che ha il coraggio della propria cattiva azione è forse meno indegno dell'altro che prende parte al profitto senza condividere il rischio. Liberiamoci dall'idea che acquistare sia un fatto esteriore, che non dipenda che dalle "leggi economiche", che sia una specie di fatalità naturale che subiamo dall'esterno e della quale non siamo per niente responsabili. Acquistare è un atto umano che dipende dalla nostra volontà e che è necessariamente morale o immorale. Eluderne la responsabilità, è farne necessariamente un atto immorale.
Il mio vicino era zoccolaio. Lo erano di padre in figlio in questa famiglia. Il nonno aveva fatto una scorta di legna per il nipote. Lavorava cantando. Dava forma all'opera come uno scultore. Nutriva una famiglia numerosa e la sosteneva con la sua presenza.
Venne un ambulante: offriva zoccoli fatti in una fabbrica straniera. Costavano trenta franchi in meno. Ve n'erano per ogni tipo di piede. Erano verniciati in modo brillante. Chi resisterà alla tentazione di risparmiare trenta franchi? Chi nel nostro villaggio cercherà di non vendere la pelle del nostro zoccolaio per trenta franchi? In capo a due mesi gli zoccoli dell'ambulante avranno delle fenditure, ma ogni due mesi egli tornerà per offrirci la sua mercanzia e darci l'illusione di risparmiare trenta franchi. Il vantaggio economico è dubbio, ma il crimine non lo è. La stupidità di questo genere di obbedienza passiva, di obbligo che ci si fa di gettarsi in una trappola tesa, è evidente. Popoli interi in questo modo si sono rovinati e degradati. "E' il privilegio dei maiali e dei topi osservare la sola regola della domanda e dell'offerta, dice Ruskin, mentre la legge dell'azione umana è la morale". A questa stregua, l'intera nostra civilizzazione accetta la legge dei maiali e dei topi. "Se dobbiamo porci tante domande prima di acquistare qualsiasi cosa, saremmo ridotti all'estrema miseria con il denaro in tasca", risponderete voi. E la vita diverrebbe estremamente difficile e complicata. Sì, o forse finirebbe per divenire molto semplice, e inoltre forse non avremmo tanto denaro, né tanto bisogno di denaro.

Note:

tratto da:
Lanza del Vasto, "Introduzione alla vita interiore", Jaca Book, 1989, MIlano, p.273-274.

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