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Come tanti altri slogan, quello della virtù che sta nel mezzo è molto più antievangelico che vero. Se la virtù fosse veramente nel mezzo, Cristo non sarebbe stato virtuoso.

Per Cristo la virtù non sta nel mezzo

Gesù Cristo, il grande rivoluzionario della storia, fu radicale, di sinistra, sempre dalla parte di qualcosa o di qualcuno. Non ammise mai mezze tinte o diplomazie centriste.
21 gennaio 2007 - Juan Arias (Dottore in teologia dogmatica)

Disegno del volto di Gesù Cristo.

E’ vero che la virtù sta nel mezzo? In questo caso è molto difficile inquadrarvi Gesù Cristo. Perché Cristo fu radicale: “O con me o contro di me”, “Non potete servire Dio e il denaro”, “Sono venuto a portare il fuoco e voglio che arda”.
Perché Cristo stette dalla parte dei poveri e degli schiavi: “Sono venuto ad evangelizzare i poveri, a evangelizzare ciò che era perduto”. Perché Cristo era di sinistra: “Solleva il popolo”. Perché Cristo non ammise mai mezze tinte nè diplomazie centriste. Lo accusarono di bestemmiare. Se Cristo non fosse stato Dio sarebbe passato alla storia come in “profeta fanatico”, paradossale, dialettico, che benedice i pacifici e dice che è venuto a separare il figlio dal padre; che maledice i ricchi e va a mangiare con loro, che parla in parabole “perché non intendano”; che provoca i giudei con la sua ironia dicendogli che “riedificherà il tempio in tre giorni”.
Cristo non appare mai come un conciliatore politico. Sta sempre dalla parte di qualcosa o di qualcuno: dalla parte del pubblicano contro il fariseo, dalla parte dell’adultera contro i vecchi puritani, dalla parte dei bambini contro il malumore degli apostoli; dalla parte della Maddalena contro Simone il fariseo.
Discuteva con forza contro i suoi avversari e difendeva con passione i deboli e gli umiliati.
Il Cristo “dolce” che dà ragione a tutti, perché tutto cade nel suo cesto non è certamente il Cristo del vangelo
, che fu probabilmente capito soltanto dai grandi santi e dai grandi peccatori. Furono Maria, l’innocente, e Pietro, l’apostata, i più sconcertati di fronte a certi atteggiamenti del maestro, ma seppero anche entrare più profondamente nel mistero della sua vita.
Come tanti altri slogan, quello della virtù che sta nel mezzo è molto più antievangelico che vero. E nella sua origine o nella sua applicazione ha tutta l’apparenza di voler giustificare la nostra paura di fronte alle posizioni radicali. Abbiamo portato i criteri della diplomazia umana al campo del vangelo, che è abbraccio della verità, sebbene crocifigga.
Se la virtù fosse veramente nel mezzo Cristo non sarebbe stato virtuoso, neppure i profeti, neppure i grandi santi della storia.
Chi può dire che Francesco d’Assisi collocò nel mezzo la sua virtù della povertà? I santi non hanno mai conosciuto gli equilibri politici o diplomatici. Come Cristo ha amato senza misura; diedero tutto; si abbandonarono alla forza irresistibile dello spirito che soffia dove vuole e non dove conviene. Dio è gratuito e libero; la sua misura in tutto e la sovrabbondanza. Dovrà aver limiti la risposta alla sua generosità? Il suo posto è sempre davanti, che apre il cammino; la sua pedagogia è la sorpresa; la condanna degli idoli.
Per Dio il peccato è fermarsi, perché l’amore corre sempre, crea sempre, cerca continuamente. In Dio non esiste il basta: “Voi farete cose più grandi di quelle che io ho fatto”. Perdona sempre perché in lui non ci sono limiti. In Dio non è importante sbagliarsi, cadere, ma voler camminare al suo fianco.
La piazza è il simbolo del centro. In Dio non esistono piazze, solo cammini che sboccano nell’infinito che lui è. Se fosse vero il nostro concetto classico di prudenza che pone la virtù nel centro, nell’equilibrio, libera da ogni estremismo non ci sarebbe posto per la virtù eroica che è sempre una stonatura nel contesto della virtù borghese.
E’ curioso che una delle difese maggiori di cui la Chiesa ha bisogno per canonizzare i suoi grandi santi è quella della prudenza. Risulta invece che tutti i santi sono stati imprudenti; che hanno negato con la vita il fatto della virtù che sta nel mezzo. Per loro stava sempre agli estremi.
Infine risolvono il problema togliendo forza allo Spirito Santo affermando che sono cose ammirevoli e non imitabili e che le hanno realizzate sotto l’impulso dello Spirito Santo. Ma in questo caso è spontaneo chiedersi se non sarà vero che per lo Spirito Santo la virtù non sta nel mezzo ma più in là.
Perché come sarebbe possibile che proprio ai grandi santi venisse tolta l’aureola della virtù per eccellenza che si mantiene nel mezzo senza sbilanciarsi né a destra né a sinistra?
Certo che se la Chiesa avesse dovuto canonizzare Cristo, l’avvocato del diavolo avrebbe avuto molto materiale per accusarlo di imprudenza e fanatismo.
Con la prudenza diplomatica che pone la virtù in un centro di equilibrio la Chiesa non avrebbe avuto martiri.
Non sarà piuttosto la nostra mediocrità, la nostra carenza di spirito, la nostra meschinità, il nostro imborghesimento che ci ha portati a far nostro questo assioma per cui la la virtù sta nel mezzo?
Penso, guardando Cristo e la madre sua e i grandi martiri e i santi della storia, che la virtù è proprio agli estremi, sulla vetta; sta davanti all’avanguardia, nello scandalo della croce accettata piuttosto che rinunciare all’amore che è fuoco che brucia sempre in tutte le direzioni. La virtù è sempre anticonformista perché desidera sempre di più e meglio.
La virtù sta sempre a sinistra, all’opposizione perché non ammette che si assolutizzi qualcosa, perché pensa che davanti a ciascuna cosa buona esiste sempre la possibilità di qualcosa di meglio, perché Dio non si esaurisce mai.
La virtù non dorme ed è dinamica; è il sale che evita la corruzione; è il fuoco che alimenta tutte le grandi speranze.
L’acqua che non corre si corrompe. Per questo la virtù è stimolante. La virtù è per se stessa radicale perché non si adegua a particelle di verità, cerca la verità stessa.
Siamo abituati a chiamare estremisti quelli che camminano avanti alla massa. Ma i profeti sono vissuti sempre anticipando i tempi. Non è possibile essere veri cittadini del presente senza essere contemporanei del futuro.
Siamo nuovi in ogni istante, perché Dio nasce in noi continuamente.
Dire “ormai” è sedersi, è rendere le armi. Dire “di più” è cercare sempre, stare in piedi, sentirsi vivi e avere fame di Dio.
Tutte le opere e i movimenti della storia hanno aperto un solco, hanno creato qualcosa di nuovo solo durante il tempo in cui hanno conservato la loro forza rivoluzionaria; quando hanno cercato il centro, il compromesso, non sono più stati sale e fuoco. E questo in tutto: nella politica, nella religione, nella cultura, nell’arte, nella scienza.
Ciò che chiamiamo imborghesimento di certi movimenti e di certe idee non è in realtà il desiderio di voler collocare nel mezzo la loro vita?
I fondatori sono stati sempre più rivoluzionari e radicali dei loro seguaci. I profeti sono sempre stati più combattuti e perseguitati dei burocrati. I santi non sono stati perseguitati e maltrattati perché santi ma perché erano estremisti e rivoluzionari.
Non voglio certo dire che ogni fanatico o ogni rivoluzionario sia santo, ma che ogni santo vero deve essere rivoluzionario, perché vive in pienezza la sua comunione con il Cristo che fu il grande rivoluzionario della storia.
Cristo non mandò i suoi apostoli a fare concordati, né a cercare compromessi che attentassero contro la autenticità del vangelo. Disse loro piuttosto: “Sarete perseguitati e uccisi”, “Quando non vi ricevono in una casa scuotetevi dai sandali la polvere e andate avanti”.
Con questo non critico le persone che oggi nella Chiesa soffrono il peso di una tradizione antievangelica che non può essere distrutta in un sol giorno. [...]
Che gli estremisti rivoluzionari sviati debbano retrocedere a volte per ritrovare il loro vero cammino non significa che debbano incamminarsi sulla strada del “centro”, ma piuttosto che debbano recuperare il loro cammino d’avanguardia e il loro vero impulso rivoluzionario. Ogni punto d’arrivo è una conquista ma è sempre un nuovo punto di partenza per penetrare meglio nel processo irreversibile della storia che è il processo stesso di Cristo.
Termineremo la nostra vita e ancora non avremo rivoluzionato sufficientemente il mondo. Ci saranno sempre possibilità di andare più avanti. Sarà sempre maggiore la paura che il coraggio nell’uomo. Ci saranno sempre cose da scoprire. Ma saranno sempre di più gli uomini seduti al “centro” che non quelli intenti ad aprire cammini nuovi nella giungla.*

Juan Arias

* Brano tratto dal libro “Cristo da riscoprire”, Cittadella Editrice.

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