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Ecologia

Basta con quei fossili degli shopper!

Lunga vita alle buste di tela e di juta per fare la spesa.
5 giugno 2008 - Marinella Correggia
Fonte: Il Manifesto

Borse di juta per la spesa

Come abbiamo spesso ripetuto, le borse borsine sacchettini di plastica con manici per il trasporto di merci dal luogo di acquisto al luogo di consumo - in inglese dette shopper - hanno diversi brutti primati. Sono fra gli oggetti piu' presenti in tutti gli angoli del pianeta, bidonville e oceani compresi. Sono fra i piu' tipici rappresentanti della cultura e pratica dell'usa e getta. Sono "fossili": perche' la materia prima e' il petrolio, e perche' sono inadatti al futuro. Impiegano centinaia di anni per deteriorarsi (la plastica e' nata per fare oggetti indistruttibili e infrangibili!) e nel frattempo minacciano la vita nei mari, inquinano l'ambiente e possono perfino contribuire a rendere piu' devastanti le inondazioni: in Bangladesh miliardi di pezzi di plastica bloccavano i drenaggi. Infine sono del tutto inutili: le alternative in caso di una loro messa al bando immediata sono a tutti accessibili; anche il piu' povero acquirente puo' avere una busta di tela, una borsa di juta, una cesta autocostruita, una scatola di cartone, contenitori riusabili e resistenti e comodi. Per fortuna grandi nazioni e piccoli paesini se ne stanno rendendo conto.
Da domenica prossima entra in vigore in Cina una norma significativa (vedi anche la rubrica "Terra terra" dell'11 gennaio 2008): per ridurre i rifiuti e il consumo di petrolio, i sacchetti e sacchettini di plastica piu' sottili di 0,025 millimetri non saranno piu' prodotti ne' commercializzati sul territorio nazionale. Non solo: e' richiesto ai commercianti di far pagare ai clienti le buste piu' spesse, quelle non coperte dal divieto.
Con l'occasione cinese, la Reuters aggiorna la lista dei luoghi che stanno facendo qualcosa (di ecosinistra) in materia. Quel che appare certo e' che la messa al bando e' meglio di una tassa, come dimostra l'Irlanda: nel 2002 la tassa fece decrescere il consumo fino al 90%, ma quel successo e' via via scemato.
Gli shopper sono gia' vietati in Ruanda, Eritrea e Somaliland - regione autonoma della Somalia. Sud Africa, Uganda, Kenya hanno regole per lo spessore minimo consentito. Etiopia, Ghana, Lesotho e Tanzania ci stanno pensando. Australia: nell'aprile 2003 Coles Bay in Tasmania e' diventata la prima "citta' australiana senza buste di plastica". L'hanno seguita altre decine di centri piccoli e medi. Nel gennaio 2008 il neoministro dell'Ambiente Peter Garrett ha chiesto ai supermercati di smettere di offrire gli shopper alla cassa entro la fine dell'anno. Il Bangladesh e' stato il primo grande paese a vietare le buste di plastica, causa inondazioni. In India lo stato del Maharashtra ha vietato produzione, vendita e uso nell'agosto 2005, anche per via del blocco dei drenaggi durante la stagione dei monsoni. Altri stati indiani hanno vietato le buste ultrasottili, fra l'altro, per evitare la morte delle vacche che le mangiavano pascolando fra i rifiuti. Il Bhutan nel 2007 ha preso tre provvedimenti ecologici, salutisti e progressisti in una volta: ha vietato appunto gli shopper, il tabacco e la pubblicita' nelle strade. Il tutto fa parte del piano per raggiungere la "felicita' interna lorda".
Negli Usa San Francisco e' stata la prima e per ora e' l'unica citta' statunitense a vietare le buste di plastica nelle grandi catene, dall'aprile
2008; nel New Jersey si medita il bando per il 2010. In Gran Bretagna i 33
consigli di Londra progettano per il 2009 di vietare le buste sottili e di tassare le altre. Nel gennaio 2008 il sindaco di New York Bloomberg ha obbligato i grandi negozi a mettere in atto programmi di riciclaggio. Nel maggio 2007 l'inglese Modbury (sud Devon) e' diventato il primo centro abitato in Europa a essere libero dagli shopper. La' si vendono solo borse riusabili o biodegradabili. Francia: le buste di plastica non biodegradabili saranno vietate dal 2010; come in Italia. Ma qui c'e' l'inghippo: il "riciclaggio" delle buste, o le "alternative biodegradabili" (a base di mais alimentare) non escono dall'usa e getta e dunque dallo spreco. Qualche paesino in Italia fara' di meglio? Lunga vita alla tela.

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