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Lettera aperta a Vittorio Arrigoni, pacifista italiano

Credo sia dovere di ognuno di noi contribuire alla “resistenza culturale”, diffondendo il seme del risveglio, la curiosità all’informazione corretta, spronando l’anima alla ricerca della pace e della nonviolenza attiva. Mai più, dovremo lasciare l’ultima parola ai potentati economici, ai criminali legittimati e ai governi razzisti.
10 febbraio 2009 - Lucia D’augelli (Casa per la nonviolenza, associazione di ispirazione gandhiana.)

Bomba a Gaza

Lettera aperta a Vittorio Arrigoni, pacifista italiano, volontario in Palestina: testimonianza concreta di attivismo nonviolento.

Caro Vittorio, spero tu possa leggere questa mia lettera, anche se, dove sei, tutte le tue energie vengono impiegate per “qualcosa” di più importante.
Da molto tempo avevo in animo il desiderio di scriverti. Tante volte ho iniziato, tante volte ho desistito: ero spaventata, confusa e disorientata. Ora, anche se dovrò riconciliarmi con Dio, sento di poter comunicare,con animo più sereno, ciò che è accaduto nella mia coscienza. Il 18 gennaio, insieme ai bombardamenti israeliani, sono cessate tutte le battaglie estenuanti del mio cuore.
Mi sono salvata dal pericolo dell’informazione imbavagliata grazie all’esistenza del tuo blog. Dal 27 dicembre tutta la stampa prezzolata ha vomitato nella nostra mente frasi e commenti che avrebbero dovuto raccontarci la guerra tra Israele e Palestina. Niente di così evocativo, giusto il tanto che basta per far accapponare la pelle, sventolare bandiere e scuotere la testa in segno di disapprovazione. Amen, alla fine della messa tutti a casa , al tepore, al sicuro, lontano dai fragori di un mondo che non ci appartiene. Io, questo mondo lontano, l’ho vissuto per settimane direttamente sulla mia pelle. Ogni giorno mi collegavo al tuo blog, ogni giorno guardavo impietrita le immagini di bimbi maciullati e oltraggiati dalle armi israeliane, ogni giorno leggevo il resoconto dettagliato di tutto quello che accadeva a Gaza, il conto dei morti, dei feriti, delle case rase al suolo, della ferocia dei soldati e della disperazione dei volontari. Attraverso la tua testimonianza, la parola “popolo palestinese“ ha perso la connotazione di un concetto astratto per assumere i contorni di una moltitudine di gente: persone,come me, fatte di carne e ossa, cuore e desideri.
La tua non è mai stata una cronaca di guerra, ogni tuo racconto era il brandello di una vita, ogni tuo accenno era il misero e dolente quotidiano di un essere umano. Tutto questo ha innescato in me un potente e devastante processo di empatia. E’ accaduto l’inevitabile: in me, giorno dopo giorno, nell’intimo più recondito della mia coscienza, è sedimentato tutto il dolore di un popolo alla deriva, dimenticato dagli uomini e da Dio. Disorientata,confusa e spaventata ho pianto tutte le lacrime che potevo, le più copiose e le più amare della mia vita. Ho pianto per tutti i sorrisi spenti e le corse interrotte dei bimbi di Gaza, per i cuori innamorati senza più speranza, per le anime stanche, per le amicizie disperse, per le partenze senza ritorno. Ho iniziato un viaggio che velocemente, in una folle corsa, mi ha portata ad un traguardo che mai avrei pensato di raggiungere: la scoperta di un processo di “disumanizzazione” in un popolo che opprime e la vergognosa compiacenza dei governi mondiali.
L’equivalente delle nostre vite? Fiumi di denaro, potere economico, prestigio politico, tutto magistralmente gestito dalle grandi potenze e ambito, seppur nelle briciole, dalle piccole realtà governative. Il massacro a Gaza è stato possibile grazie alla complicità vile e indegna delle Nazioni Unite, dell’Europa tutta, dei paesi arabi. Nel silenzio e nell’astensione delle comunità internazionali è iscritto per sempre il fallimento dell’intera umanità.
E’ stato necessario tutto l’amore del mio compagno di vita, la forza del mio senso critico e il coraggio del mio spirito indomito per non perdere per sempre il senso della vita. In questi istanti, mentre il popolo di Gaza sta faticosamente ricostruendo dalle macerie, io sto faticosamente rimettendo in piedi la volontà di non cedere mai più a sentimenti sterili come l’odio e il risentimento. Dal buio di questi giorni è emersa una sola ed unica certezza: un rinnovato impegno personale, attivo, possente, incisivo e dirompente come solo può essere la forza dell’amore e della non violenza. Se guardo oltre, scorgo il lavoro di tanta gente che sta lottando per la pace nel mondo con la sola arma del pacifismo attivo. Non vedo altre strade da percorrere, altre soluzioni possibili. Noi , popolo degli indifferenti, siamo a milioni, basta un no, reiterato con forza, da ognuno, per liberarci definitivamente dal giogo infernale dei nostri governanti.
Non c’è niente al mondo che possa essere barattato con la vita di un essere umano, non esiste nessun motivo che possa giustificare lo sterminio di gente innocente, nessun uomo potrà mai arrogarsi il diritto di stabilire quale popolo odiare o quale popolo osannare. Quanta forza, quanto coraggio, quanto amore sono racchiusi nell’impegno che profondi in Palestina? Dal tuo blog, con veemenza, denunci l’indegna oppressione di Israele, ma mai hai scagliato una parola di odio contro la sua popolazione. Non c’è differenza fra le vittime e gli assassini. La pietà abbraccia chiunque cade vittima della violenza. Non può più vivere in armonia con se stesso chi ordina un eccidio per mero interesse politico, non potrà più alzare la testa in segno di vittoria chi ha puntato un arma contro un essere inerme, nessuna preghiera potrà elevarsi pura a Dio se chi la pronuncia ha ancora le mani lorde di sangue. Ho fotocopiato gli articoli che come corrispondente di guerra scrivevi sul Manifesto (chi ha detto che l’informazione vera è morta?), disseminandoli ovunque. Ho aderito, ad una campagna tutta mia e personale, al boicottaggio dei prodotti Israeliani. Oggi divulgherò il contenuto di questa mia lettera. Credo sia dovere di ognuno di noi contribuire a quella che un amico impegnato ha definito “resistenza culturale”, diffondendo il seme del risveglio, la curiosità all’informazione corretta, spronando l’anima alla ricerca della pace e della non violenza attiva. Mai più, dovremo lasciare l’ultima parola ai potentati economici, ai criminali legittimati e ai governi razzisti. A proposito di questo, riusciremo mai a farci perdonare dall’umana collettività i deliri e le ossessioni xenofobe del nostro ministro degli interni?
A coloro che decidono di rientrare in un mondo “umano” la chiave di accesso al tuo blog: guerrillaradio.iobloggo.com.
Al mio compagno, che mi ha sostenuto in questo periodo di sbandamento, e a te Vittorio, va il dono di questa mia meravigliosa opportunità di crescita. Restiamo umani.

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