Campagna Kossovo

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Rapporto di Maria Carla Biavati (volontaria di Campagna Kossovo) sulla missione in Kossovo
(13/23 marzo 2000)

Il rapporto comprende:


Diario di bordo

Partenza da Padova ore 15.30.
Pernottamento a Zara (albergo)

Lunedì 13.03.00

Ore 7 partenza da Zara, arrivo a Rozaje alle 22 con pernottamento presso Sadik, profuga da Peja e responsabile dell'Ass. Madre Teresa per Rozaje.

Martedì 14.03.00

Partenza da Rozaje ore 7 (assistiti da un insegnante musulmano bosniaco del Sanjakato). Arrivo a Peja verso le 9. Incontro con Libera Squeri,  Gabriele Luccio e Federica dei BCP.
Concretizzazioni di un progetto di incontro con il Mufti di Peja loro amico (contattare Libera). Incontro coi volontari dell'Op.Col e concretizzazione di un progetto di aiuto ad una famiglia cattolica minacciata e prossimo incontro lunedì 20.03 alle 10 circa. Notizia dei blocco frontiere per il giorno 24.03 (Anniver. dei bombardamenti) particolare da verificare.
Partenza da Peja alle 12. arrivo a Gjakova e incontro con una famiglia Rom a cui abbiamo dato un aiuto in denaro.
Arrivo a Pristina ore 15. In serata colloquio con Dogi e Diana. Notizia su una banca per trasferimenti di fondi dall'Italia per il Kossovo.

Punti salienti:
 

  1. Dialogo inter religioso - contattare Mufli di Peja (aperto e moderato)
  2. Protezione famiglie in pericolo. Contattare il parroco, ecc.
  3. Comunità Rom e Albanese. Convivenza e rapporti
  4. Contatti con Belgrado "Post-Pessimisti" (gruppo di Siena). Telefonare a Ricardo Luccio per fax della direttrice di Valjevo per visto Serbia

Mercoledì. 15.03.00

Alle 9 siamo andati all'ADAB e abbiamo incontrato Veronica ed Hana (del AVC). Ho chiesto ad Hana che è pittrice se possiamo incontrare alcune allieve della scuola d'arte di Pristina e mi sono accordata con Veronica per andare insieme a Skopje , martedì 21.03. Passerò lun. a l'orario preciso (forse verrà anche Hana).

Poi siamo passasti al Balkan Peace Team ed abbiamo incontrato Alan e Kajsa con cui ho già stabilito accordi per il training di maggio e ne riferirò ad Alberto. Mi hanno dato anche alcuni indirizzi per cercare i Post-Pessimisti a Belgrado e siamo d'accordo per andare insieme da P. Lush domenica ed anche a cena insieme. Quindi siamo passati dall'AVSI e Andrea Tigli ci ha promesso aiuto per il progetto di conciliazione nei villaggi ma dobbiamo fare presto perché lui partirà il 2 aprile.

Giovedì, 16.03.00

Nella mattinata siamo andati a Prizren (dato che era la Festa del Bairam e tutti gli uffici erano chiusi) appena, usciti da Pristina abbiamo incontrato e dato un passaggio al Prof. Zenel Gashi, albanologo, poeta e scrittore. Lo abbiamo poi accompagnato nel villaggio natale vicino a Suha Reka, che si chiama Savrove. Ci hanno ricevuto i parenti (sono morte 9 persone durante la guerra tra cui una figlia di Zenel).

Quindi siamo andati al vescovado, ma il vescovo era in Svizzera e Suor Agata ci ha raccontato delle violenze compiute ai danni dei cattolici mentre alcuni anziani serbi. Sono rinchiusi nella sacrestia della chiesa ortodossa e protetti a vista dai soldati olandesi della KFOR. Nel pomeriggio siamo andati a trovare Chiara Cattullo del CRIC (CEIS) e in serata abbiamo incontrato un pacifista americano Mike Shapiro dei gruppo Conflict Resolutions Catalist del Vermont (Montpellier). E mail: crc@sover.net e poi dai carabinieri abbiamo incontrato alcune appartenenti del gruppo di ALBA che incontrerà domani al pomeriggio. Loro lavorano a Skenderai.

Venerdì, 17.03.00

Alle 9 siamo andati in ufficio da Dughi per info. sulla sede Training e sui trasf, finanziari. Poi alle 10 a trovare Milena dell'OSCE ed abbiamo saputo che sarà incaricata di lavorare come magistrata addetta alla giustizia all'UNMIK ed appoggerà il nostro progetto dove sarà mandata a lavorare anzi si augura di lavorare con noi. Poi nel pomeriggio e a cena sono venute le responsabili dell'ADAB di Skenderai. (p.s. Milena ci chiede di parlare a P. Lush della sua nomina e dei suo lavoro e si augura altresì una collaborazione con Zef per Vitina. Domattina alle 9 ci telefona Andrea dell'AVSI per visitare alcuni villaggi.

Sabato 18.03.00

La giornata è stata poco fruttuosa perché gli uffici sono chiusi e a causa del Bairam molti Kosovari hanno fatto il ponte, ma Andrea Tigli dell'AIFOS ci ha ricevuti in ufficio e ci siamo accordati per andare insieme mercoledì a visitare alcune zone nella regione di Vitina. Kadri è ad un convegno e tornerà il 22.

Domenica 19.03.00

Siamo andati a Vitina (BINCE) da P. Lusch ma siccome era la festa di S. Giuseppe ero andata a Stuble per la messa Lo abbiamo raggiunto là ed abbiamo parlato dei progetto e della nomina di Milena. Egli si è dimostrato felice di lavorare con noi (Prof Chiaromonte) per il progetto. Torneremo con Zef mercoledì mattina insieme ad Andrea Tigli.

Lunedì, 20.03.00

Alle 8 abbiamo telefonato per sapere quando arriva Zef (arriverà il 21 sera) e poi siamo andati a Peja dai ragazzi dell'Op. Colomba e Fabrizio mi ha presentato i casi di 2 famiglie cattoliche albanesi a rischio nel villaggio di Milanova vicino alla zona serba di Gorazdevac. Nella Parrocchia di Graviciza di Don Vinc c'è la famiglia di Petrit Berisha (ucciso a genn. da sconosciuti UCK?) composta dalla vedova, 4 figli piccoli ed un ragazzo (il fratello di Petrit) handicappato e quella di Marian Nicolici, ex membro dei partito socialista serbo ed accusata di essere un collaborazionista. Egli vive col vecchio padre ed i 3 figli, 2 ragazze e 1 ragazzo. La madre è fuggita dalla famiglia prima della guerra. a Pristina ed ho incontrato Francesca Mugheddu e la rivedremo domani al suo ufficio alle 12

21.03.00

Nella mattinata abbiamo incontrato Milena e Francesca all'OSCE. Milena è molto disillusa sul suo lavoro a Vitina e perciò cercherà domani P. Lush per vedere cosa realmente accade nella zona. Nel pomeriggio siamo andati a prendere il Prof Chiaromonte e io e lui siamo andati a cena da un prof. albanese. Al rientro abbiamo saputo che Diana ha perduto il bambino. Le ho telefonato e domani

22.03.00

Oggi con Andrea dell'AVSI siamo andati da P. Lush e con lui ad una bella conferenza e incontro a Kameniza e Gilan (c'era il vescovo e Don Shan)
Gli ho spiegato il nostro progetto e mi ha promesso tutto il suo appoggio. In serata con Francesco Mugheddu e preparativi per la presentazione dello stesso al suo capo all'OSCE.

23.03.00

Oggi siamo passati in mattinata da Dughi, in ufficio alla KFOS per gli ultimi accordi con lui per l'uso dei fax e per la recente perdita del suo bimbo. Quindi al Balkan Peace Team per presentare il Prof. Chiaromonte a Kaijsa Svensson che si occuperà con lui di invitare alcuni rappresentanti delle associazioni di base dei Kossovo per il training di maggio e giugno. Quindi siamo andati all'OSCE dove ho presentato il Prof. a Milena Modica e a Viosa Dobruna e con loro sono stati presi contatti con F. Mugheddu per la sede dei training per presentare il nostro progetto al suo capo. Siamo tornati a casa a telefonare a tutte le persone per ulteriori contatti con Zef ed alle 14.30 siamo partiti io e Franco per l'Italía.


APPENDICE al Progetto sui Giudici conciliatori in Kossovo:

Durante la nostra visita a P. Lusch ed una lunga conversazione con il Prof. Zef Chiaromonte, il nostro progetto sui giudici conciliatori ha assunto una forma più realizzabile e concreta. Dopo gli anni in cui nel Kossovo si è svolta la riconciliazione sulle vendette di sangue ad opera di studiosi (Anton Cetta, Prof. Berischa, ecc. ) e volontari che si recarono nei villaggi a monitorare, incontrare e convincere le famiglie interessate, ci sono stati gli anni della rivolta e della guerra, ma nelle persone è rimasto anche oggi un vivo ricordo e dei fatti e dei sentimenti che hanno portato a quelle enormi assemblee che sono state il culmine dei Processo di riconciliazione popolare. E ora che la situazione sociale è così confusa e incerta tra entusiasmi ed insicurezze profonde, la violenza è tornata a esprimersi non più contro una entità concreta come nel passato (la polizia), ma contro gli incubi che anni di quella assoggettazione forzata hanno prodotto. Quindi ci si può liberare dalla paura anche uccidendo una povera vecchia serba o una intera famiglia rom per il furto di un TV color oppure un albanese kossovaro che può essere accusato a torto o a ragione di collaborazionismo.

Perciò, per affrontare con risultati concreti una logica così aberrante ed in fondo auto-lesionista (si producono effetti di simmetria ostile tra persona e persona che minano alle fondamenta la pace sociale), bisogna immergere anche la proposta di riconciliazione all'interno non solo della situazione concreta, ma dell'immaginario delirante che scatena una catarsi così violenta. Per parlare al cuore delle persone occorre lavorare sulla conoscenza approfondita della tradizione e della storia passata così da assimilare anche noi i processi che portano fino alla paura e alla instabilità di oggi e solo comprendendo ed usando questo immaginario si può attraverso il lavoro di gruppi di volontari preparati ad hoc raggiungere (riunendo i gruppi più moderati in principio fino ad arrivare a contattare in successione anche le famiglie più ostili) l'obbiettivo della pacificazione sociale innestando un processo di riconciliazione pubblica assai simile nel concreto alle antiche assemblee della tradizione del perdono che si attuerà ora sulle violenze - giustizia di fatto, che si perpetrano ai danni delle minoranze etniche come i pochi serbi rimasti, i rom, i collaborazionisti, i goran e tutte le persone "diverse" giudicate sospette appunto perché non uniformi oramai all'immagine auto-prodotta del vero albanese dei Kosovo. L'attuazione del nostro progetto quindi è da prepararsi con contatti continui con i leader moderati delle comunità locali partendo da quelli carismatici come P. Lusch e arrivando ai capi villaggio per intessere una rete di conoscenze volta a monitorare tutti i casi di palesi minacce e rivendicazioni ancora in sospeso. Es: famiglie di presunti collaborazionisti che vivono segregate in casa timorose persino di uscire a fare acquisti se non scortate dalla polizia - UNMIK e portare gradatamente il problema all'interno della comunità del villaggio o città in cui vivono favorendo la presa in carica del problema da parte di tutti così da promuovere la discussione e la riconciliazione dei casi in pubbliche assemblee in modo da innescare una volta risolti positivamente un procedimento inclusivo dei singoli minacciati all'interno della comunità invertendo quello attuale esclusivo tendente alla eliminazione fisica di tali soggetti. Questo movimento se realizzato in concreto può essere una valida risposta alla violenza di oggi e portare realmente alla pacificazione sociale riunendo viavia i piccoli gruppi fino a interessare tutta l'intera società dei Kosovo.