Campagna Kossovo

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NOTIZIE SULLA SITUAZIONE NEI BALCANI E IN KOSSOVO

Quanto si riporta è il riassunto delle relazioni fatte dai volontari presenti alla riunione di Bologna dell'8 aprile scorso e cioè L’Abate, Biavati e Fabbri (assenti Lindley e Perna).

Il lungo viaggio via terra effettuato da M.Carla e F. Perna attraverso Slovenia, Croazia e Montenegro (per passare da Belgrado occorreva il visto, difficile da ottenere) ha dato loro modo di constatare come nei primi due Stati sia fortissima l’identità nazionale (es. non accettano moneta straniera, nemmeno marchi) e come la bellezza naturale del Montenegro sia direttamente proporzionale al suo sfascio politico-economico.

Disastrosa è anche la sorte dei musulmani del Sangiaccato di cui nessuno si occupa : essi sono musulmani bosniaci e, non essendo stati riconosciuti nei trattati internazionali come vittime della guerra, non possono accedere ai contributi per la ricostruzione e vivono pertanto miseramente. Analogamente avviene a Giacova, Kossovo, dove i Rom non ricevono aiuti da parte delle Ong, ma solo dall'Unmik ; durante una visita in questa città M.Carla e Franco hanno aiutato una famiglia particolarmente bisognosa e hanno segnalato durante la riunione questa emergenza.

Nel resto del Kossovo albanesi collaborazionisti e Rom, anch’essi accusati di collaborazionismo con i serbi, sono fatti oggetto di continue violenze e frequenti sono gli omicidi tanto che famiglie intere sono recluse in casa per paura di violenze. E la situazione è tanto più grave in quanto manca qualsiasi forma di Governo locale organizzato e in alcune zone non viene accettata nemmeno l’autorità dell’Unmik.

Ultima attività della mafia locale -che si aggiunge ai traffici di droga, armi e clandestini- è il tentativo di ampliare il controllo del territorio pretendendo l’esproprio forzato delle case dei serbi espatriati e impedendone con la violenza la vendita legale agli albanesi (lancio di granate contro gli immobili in vendita), al punto che spesso l’Unmik organizza il trasporto in pullman dei serbi in Kossovo per favorire la vendita legale.

Un altro grosso fattore di violenza e di destabilizzazione è costituito dalla formazione di un esercito albanese paramilitare ultranazionalista nella enclave di Prascevo (città a prevalenza albanese in territorio serbo) che l’Unmik stenta a disarmare e sulla formazione del quale è opinione diffusa che non sia estranea la CIA.

Per quanto riguarda la politica delle forze internazionali presenti in Kossovo, essa non è unitaria dal momento che la politica estera di Italia e Francia è spesso in contrasto con quella di Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti e segue più gli interessi economici che non quelli della pace : infatti l’italiana IRI dovrebbe occuparsi della ricostruzione della rete stradale serba, la Francia è interessata allo sfruttamento delle miniere del Nord e ha già la gestione delle telecomunicazioni serbe (Alcatel), mentre gli USA stanno allestendo in Kossovo un’enorme base militare.

Ma se il Kossovo è un buco nero e insieme una palestra dove si esercitano più o meno palesemente le grandi potenze per affermare la propria politica, gravi problemi presenta anche l’intera area balcanica, tuttavia l’impressione dei nostri volontari è che attualmente non sembra interessi a nessuno pacificare questa regione anche se la sua importanza geopolitica condiziona l’equilibrio dell’intera Europa. Fonti diplomatiche hanno affermato infatti che una conferenza internazionale sui Balcani per il momento non si può fare perché " l’Europa non è unita". Infatti nel solo Kossovo la politica francese e quella italiana sono diverse dalla politica anglo americana, mentre nell’intera area balcanica Stati Uniti e Unione Europea si fronteggiano perché da parte americana non è ben vista una eventuale unione dell’Europa occidentale con quella orientale.

Per quanto riguarda la politica estera italiana in Kossovo, basti dire che la nostra dei paesi della UE, è l’unica ambasciata straniera presente a Belgrado, mentre a Pristina è solo l’Italia a non avere un suo consolato ; inoltre con la revoca del mandato al gen. Morcone "colpevole" di aver affermato pubblicamente che l’Italia non ha una sua politica in Kossovo, il nostro paese si è giocato il comando della KFOR che è andato invece alla Germania ; unanimi sono invece i consensi per i nostri Carabinieri che si distinguono per umanità e capacità di mediazione.

Da questa generale confusione e dal rifiuto più o meno palese di affrontare i problemi dei Balcani e del Kossovo, l’unico a trarne vantaggio è il business di guerra, legale e illegale. Invece estremamente difficile appare il cammino verso la democrazia e il dialogo sia perché non si sa quale sia lo status politico di questa regione, sia perché non ci sono ancora nemmeno i presupposti per regolari elezioni, sia perché la separazione tra nazionalisti e democratici è netta, sia perché da parte serba non c’è nemmeno il più lontano tentativo di riesaminare la situazione e ristabilire la verità nella giustizia. L’unico dato positivo è l’incontro dell’8 febbraio scorso di Sarajevo tra i leaders religiosi kossovari (il I° documento è in rete), che si è ripetuto anche ad aprile a Pristina.

Come saranno possibili le elezioni in autunno se non sono stati nemmeno avviati i censimenti anagrafici ? quali potranno poi essere i risultati, e con quali conseguenze, se le forze in campo si equivalgono ? Intanto a Belgrado ci sono 4.000 cinesi invitati da Milosevic per la ricostruzione mentre il dissenso ha ripreso a farsi sentire solo da poco in vista delle elezioni politiche d’autunno.