Campagna Kossovo

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Corpi Civili di Pace Europei

verso un’efficace politica dell’Unione Europea per la trasformazione dei conflitti

interventi

All’incontro hanno partecipato organizzazioni europee impegnate nella risoluzione non violenta dei conflitti, che si sono dichiarate favorevoli alla costituzione istituzionale dei Corpi Civili di Pace Europei dal momento che a livello di base già lavorano secondo lo spirito della raccomandazione del Parlamento Europeo, e rappresentanti degli organismi istituzionali del Parlamento Europeo dei quali si riportano le principali affermazioni. La relazione completa dell’incontro può essere richiesta ad Azione Nonviolenta.

Luisa Morgantini, presidente dell’Intergruppo iniziative per la pace dei parlamentari europei (*) :

"Questa iniziativa non è nata dal nulla, ma da presenze all’interno del Parlamento Europeo tra le quali quella di Alex Langer, purtroppo morto, e di Ernst Gulcher i quali all’interno del Parlamento hanno pensato ed agito affinchè l’idea dei Corpi Civili di Pace diventasse una cosa concreta per poter intervenire prima, durante e dopo i conflitti. Per me e per molti di noi questo seminario è un omaggio ad Alex Langer. Oggi vogliamo passare dalle parole ai fatti, pensare e riflettere su cosa significano i Corpi Civili di Pace Europei. Se ne sta parlano dal ’95. Tante cose sono cambiate, drammaticamente : ci siamo trovati dentro guerre tragiche, la nostra idea di pace è stata annullata, spazzata via dagli interventi militari fatti in nome della difesa dei diritti umani che hanno distrutto interi paesi e che in realtà non sono riusciti a portare la convivenza, la pace, la giustizia all’interno di regioni che hanno drammaticamente sofferto l’ingiustizia...

Il senso di questo incontro è anche quello i creare fra i diversi gruppi, spesso separati, momenti comuni. Credo sia molto importante. Qui al Parlamento Europeo daremo ancora ospitalità per fare in modo che i vari gruppi e i movimenti, non solo le Ong, possano riunirsi per definire insieme percorsi e anche modi comuni mantenendo le proprie identità e differenze...

Personalmente sono antimilitarista e non violenta, ho i piedi abbastanza per terra e credo che bisogna lavorare costantemente per riuscire a modificare le situazioni. Noi che siamo all’interno delle istituzioni e lavoriamo con un’idea abbastanza precisa in mente dobbiamo anche agire perché si verifichino mutamenti all’interno delle stesse istituzioni...

Credo che il peso dato alle forze militari e civili dovrebbe essere rovesciato. Quindi occorre puntare, spingere fortemente, affinchè ai Corpi Civili di Pace Europei siano dati strumenti per funzionare. Ma non pensare di farlo in termini burocratici e mastodontici, per non creare nuovi conflitti all’interno di conflitti in atto, con nuovi privilegi e nuove distruzioni invece della ricostruzione della convivenza civile delle popolazioni. Nessuno pensa che i Corpi Civili possano sostituirsi all’azione della società civile o a quella dei vari gruppi, associazioni e movimenti...Quindi l’esperienza acquisita dalle varie organizzazioni, che sono centinaia, deve essere utilizzata...

Non mi è assolutamente estraneo, anzi mi è molto chiaro il rischio che questi Corpi siano istituzionalizzati, ma penso che sia un rischio che valga la pena di correre perché credo che sia molto importante che invece degli interventi militari si pensi seriamente a istituire i Corpi Civili di Pace...Importante è la costituzione di un Gruppo di Lavoro...Potremmo anche in modo informale lavorare con membri della Commissione e del Consiglio, ma penso anche ad un Gruppo di Lavoro con parlamentari e Ong per riuscire a pensa come costituire i Corpi Civili di Pace Europei e quali possano essere i ruoli delle Ong, che dovrebbero mantenere le proprie autonomie...Con questo primo incontro abbiamo tentato di lavorare insieme.. Tutto è ancora molto impreciso, ma credo che spetti a noi farlo diventare più preciso dato che ciò che ci unisce è la scelta della non violenza, la scelta di non avere un’Europa che rafforza le sue forze militari invece di rafforzare le forze civili... Come Intergruppo per la pace cercheremo di creare una segreteria che lavori in tal senso."

(*) e-mail : lmorgantini@europarl.eu.int

Ernst Gultcher, europarlamentare del partito dei Verdi :

"... Ho lavorato con Alex Langer per elaborare il testo che è stato in gran parte adottato dal Parlamento Europeo. Quella che è passata è un’idea dei verdi e in termini politici la Raccomandazione approvata è per le Ong molto importante. A che punto siamo. Pochi giorni fa è successo quello che considero un miracolo : Mistr Solana nel suo primo intervento alla Commissione Affari Esteri ha parlato dei Corpi Civili di Pace Europei e questo mi ha sorpreso moltissimo perché è la prima volta che un funzionario o una persona pubblica al di fuori del Parlamento Europeo ne parla...

Ma siamo anche molto preoccupati perché al vertice di Helsinki si parlerà molto della capacità di reazione rapida, 40-50 mila persone a disposizione... Questa è la piega che si sta prendendo. Il giorno 8 dicembre Romano Prodi ha tenuto una conferenza stampa sull’Europa e gli è stato chiesto quale sia il ruolo della Commissione in una gestione non militare delle crisi. E Prodi non ha detto nulla, ha solo detto che le capacità di difesa avranno un ruolo sempre più importante e significativo da svolgere in futuro... tuttavia a Helsinki sarà anche presentato il programma del Consiglio e della Commissione sulle possibilità civili...

Ma cosa sono questi Corpi di cui tutti parlano. E’ un’idea che nasce dall’esperienza di Alex Langer in Bosnia. Abbiamo pensato in effetti che tra non fare nulla e mandare i soldati ci fosse spazio per fare qualche cosa in una situazione dove effettivamente grava la minaccia di un conflitto armato, abbiamo pensato che dovevamo affrontare questo problema e abbiamo sviluppato il concetto dei Corpi di Pace. Nell’ambito della politica europea questa idea si potrebbe realizzare in modo che l’Unione Europea stessa possa intervenire a livello civile nei conflitti prima che questi sfocino in violenze vere e proprie. Una volta che il conflitto è in corso non vediamo come si possa lavorare con i civili.

Questi Corpi di Pace vanno costituiti e finanziati come una brigata permanente dell’Unione Europea, con professionisti non armati, la loro costituzione dovrebbe rientrare nelle competenze della Commissione Europea e dovrebbero essere utilizzati solo su richiesta delle Nazioni Unite e dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa). Potrebbero essere utilizzati da poche centinaia ad alcune migliaia secondo le esigenze dell’operazione... ho sempre tenuto a sottolineare che questo va fatto livello ufficiale, ma anche con la cooperazione delle Ong che devono essere pienamente coinvolte...

Le responsabilità dei Corpi civili di Pace, e cito alcuni aspetti della raccomandazione, dovrebbero essere : promuovere e garantire il flusso di informazioni indipendenti, promuovere la comunicazione e misure di mediazione (per creare fiducia, ridurre i timori ecc) osservare e monitorare il rispetto dei diritti umani e della democrazia, migliorare la fornitura di materiale e di infrastrutture, contribuire alla ricostruzione sociale, politica e fisica nelle regioni del conflitto.. L’elemento centrale è il fatto che si deve agire in stretta cooperazione con gruppi, comunità locali e organizzazioni attive localmente, in particolare Ong....

Creando questi Corpi di Pace è molto importante il problema della parità : pensiamo a 40-50 mila persone, ma non dobbiamo mandare solo uomini nelle zone di conflitto, Questa parità conferisce un valore aggiunto e rende più facile un’azione utile e concreta. Sottolineo questo e mi rivolgo in particolare a coloro che pensano ci si debba servire di ex militari : anche loro in fondo sono civili ma noi pensiamo che i civili per questo tipo di compiti siano molto diversi, a livello istituzionale questo problema a volte non è espresso in termini molto chiari. Inoltre il Parlamento Europeo dovrebbe essere coinvolto sia a livello di programmazione che di esecuzione e di controllo di questi Corpi... Nel vertice di Helsinki non se ne discuterà...abbiamo appena avuto la presidenza tedesca e la presidenza finlandese e nessuno ha fatto eseguire uno studio di fattibilità, questo concetto deve ancora figurare nei documenti ufficiali....

Capisco benissimo che per istituzioni come il Consiglio e la Commissione è semplicemente molto difficile elaborare proposte come queste... ma magari anche con il sostegno di mister Solana e con la presidenza portoghese sarebbe utile aprire un dialogo e creare un gruppo di lavoro così che entro 6 mesi potremmo fare alcuni passi concreti e utili."

Giancarlo Chevallard, capo del Dipartimento sicurezza :

"Sono a capo del Dipartimento sicurezza e vorrei dare un breve contributo presentando la dimensione istituzionale e lo stato di avanzamento dei lavori... Helsinki, siamo alla vigilia del Consiglio Europa, ci darà un pacchetto che sarà costituito da due parti, una parte militare ed una parte non militare. Naturalmente i nostri midia, la nostra opinione pubblica saranno molto sensibili nei confronti della parte militare perché in effetti è una vera innovazione nella vita dell’Unione Europea... Ma altrettanto importante è anche la parte non militare...

Ora ho sentito alcune dichiarazioni antimilitariste in questa sala. Voglio dire semplicemente che il lavoro delle Ong, gli interventi civili in Bosnia e in Kossovo, nel passato sono stati ostacolati dalla mancanza di presenza militare credibile dell’Unione Europea. Non bisogna dire che vogliamo creare una Unione Europea militarizzata con una forte presenza militare : non saremo mai un potere militare, siamo un potere civile fondamentalmente, ma per potere essere un potere civile dobbiamo avere anche una dimensione militare, come ci hanno dimostrato gli ultimi avvenimenti e come ci dirà anche Helsinki.

Per quanto riguarda la dimensione non militare, io non so se Prodi ne abbia o non ne abbia parlato, ma ricordo che Cris Patten, che mi ha incaricato di partecipare a questa riunione, ha parlato a lungo nel corso dell’ultima sessione del Parlamento Europeo della spinta che la Commissione deve affrontare per sviluppare le capacità non militari dell’Unione Europea... E parlo di un potenziamento di quanto già abbiamo nel campo del potenziamento dei diritti civili, dell’assistenza militare, della gestione delle frontiere, dello sminamento, della lotta alla criminalità organizzata. Tutti questi sono gli elementi civili della gestione dei conflitti...

...Ci sono tre attori in questa dimensione di potere civile dell’Unione Europea : l’Unione Europea, i Governi nazionali e la società civile... L’Unione Europea ha alcune capacità, di cui ho parlato ,e dobbiamo migliorarle, e lo faremo. Gli stati membri hanno anche delle capacità. Ciò che dobbiamo fare è creare delle équipe di pronto intervento nel campo dei diritti dell’uomo, dell’assistenza elettorale, della sicurezza, della creazione di istituzioni, dell’assistenza militare. Ma per fare tutto questo dobbiamo poterci basare sulla società civile... La relazione di Helsinki, è vero, non menziona i Corpi Civili, ma menziona ampiamente e diffusamente le Ong e non vogliamo lavorare con esse...

Noi come Commissione siamo favorevoli alle Ong e lo abbiamo dimostrato nella nostra politica per lo sviluppo, nel nostro sostegno dato alle Ong nei Balcani ed intendiamo continuare su questa strada. Intendiamo anche promuovere, questo è il messaggio che Mister Patten mi ha chiesto di trasmettere, iniziative come quelle dei Corpi Civili di Pace Europei. Il Parlamento in tutto questo deve svolgere un ruolo molto importante, il Consiglio e la commissione hanno bisogno della leadership del Parlamento per mantenere la pressione sull’esecutivo e anche perché si organizzino attività di sostegno quali audizioni e attività analoghe.

Il nuovo Commissario, la nuova Commissione, sono pronti a seguire questa via e se facessimo una richiesta al Consiglio sotto forma di una raccomandazione del Parlamento sicuramente si effettuerebbe uno studio di fattibilità, ma questo non deve essere solo un contributo tecnocratico, ma il frutto di una vera concertazione, di un vero dialogo tra Ong, Parlamento Europeo e tutti gli organi interessati... Il Commissario Patten ha detto ieri "se le circostanze lo permettono ci sarà a Berlino una riunione dei G8 sulla prevenzione dei conflitti" ; stiamo preparando il breafing e Mister Patten esprimerà un auspicio molto semplice : "meglio un intervento limitato ma tempestivo che un intervento massiccio che 5 mesi dopo non serva più a nulla". Quindi siamo molto sensibile a questa idea.

Cesira D’Aniello, della Segreteria generale del Consiglio Europeo :

Innanzitutto confermo quanto è stato detto da Mister Solana... Per noi questi compiti sono assolutamente nuovi... Siamo impegnati a raccogliere idee e questo incontro è molto importante per noi... sappiamo perfettamente che ciò è perfettamente in linea on quanto avverrà a Helsinki nel senso dell’approvazione di questa dimensione civile della gestione e prevenzione dei conflitti da parte dell’unione Europea... Per come fare muovere il Consiglio, la soluzione è che sia il Parlamento a chiedere al Consiglio di chiedere alla Commissione di fare uno studio di fattibilità. Questa è la procedura tecnica. Dovremmo studiare la questione. A Mister Solana interessa uno studio attento di questa questione e perciò direi che un contatto istituzionale, dopo Helsinki, quindi molto presto, sarebbe esattamente ciò che serve.

Muana Lern, europarlamentare :

Vengo dall’Irlanda e faccio parte del gruppo Verde. Sono nata a Belfast ed ho una qualche conoscenza del problema. Una delle cose più importanti per risolvere i conflitti è il mandato per fare qualcosa sia a livello civile che militare. Nell’Unione europea abbiamo il conflitto nell’Irlanda del Nord che dura da 25 anni. E l’Unione Europea non ha fatto nulla perché non aveva il mandato, perché il conflitto era considerato un problema interno.

Accade spesso di sentire che questo o quel conflitto sono un problema interno... perciò occorre riflettere sui problemi dei mandati. Non si può fare nulla se non si è risolto questo problema, anche per l’Osce. Solo quando l’amministrazione Clinton si è interessato seriamente alla questione [Irlanda nota del curatore] è incominciato il processo di pace. E questa è una vergogna. Ed è una vergogna anche per il paese interessato, ma è un dato di fatto. Ora si è avviato un processo di pace, è lungo, ma se si sta facendo qualcosa questo è dovuto alle pressioni dell’amministrazione Clinton sul Governo britannico...

Se ci si limita all’intervento armato, certo si può impedire che succeda qualcosa, si fermano i conflitti violenti ma non si ricostituisce una società civile. Perciò bisogna pensare ad una qualche forma di potere e di polizia. Io sono stata in Bosnia, a Sarajevo, e si ripresenta sempre il problema della polizia, ma il problema del mandato non viene affrontato... Bisogna impedire la pulizia etnica in qualsiasi forma, bisogna impedire che la gente venga assassinata quando rimpatria...

Non si tratta solo di mantenere la pace. Io rappresento la Repubblica Irlandese e vivo lì , abbiamo una lunga esperienza di mantenimento della pace da parte delle Nazioni Unite, i cui fondi sono stati sospesi, ma questo è un altro punto. Bisogna riflettere su un corpo civile di pace, sono d’accordo, ma temo che sia utilizzato solo come un pretesto per un esercito europeo che interessato ai fondi solo per l’intervento armato. Questo è il mio timore.

Invece è importante creare delle possibilità perché la società civile possa intervenire. Ho l’impressione tuttavia che l’Unione Europea non si comporti in modo serio nell’affrontare la questione. C’è una forte spinta alla militarizzazione dell’Unione Europea che proviene dall’industria delle armi, che vuole semplicemente vendere armi, e noi potremmo essere strumentalizzati in questo processo [in questo processo di coinvolgimento della società civile, nota del curatore]. Se vogliamo essere seri dobbiamo affrontare anche gli altri problemi : il mandato e le azioni di polizia. E’ necessario affrontare questi problemi.

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RACCOMANDAZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
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