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L'Agip viola i diritti fondamentali dell'uomo in Ecuador

16 marzo 2005 - Redazione A SUD (www.asud.net)

Secondo l'inchiesta pubblicata in questa giorni dal Secolo XIX, l' Eni viola i diritti fondamentali dell'uomo: il diritto alla salute, il diritto delle popolazioni indigene di vivere nei propri territori ancestrali, la tutela dell'ambiente. E' "l'Eni's Way", musiche di Sting e pubblicità patinate sui giornali di mezz'Italia. E' la faccia pulita del bel paese, quella di una multinazionale che in cambio di un litro d'olio, una scatoletta di tonno, una busta di sale a famiglia, qualche stoviglia e quantità irrisoria di cibo invade i territori indigeni degli Huaroani nell'Amazzonia sud orientale ecuadoriana per sfruttarne le risorse petrolifere.

Il contratto firmato il 28 marzo del 2001, addirittura con le impronte digitali da alcuni rappresentanti delle comunità indigene, stabilisce condizioni di libertà totale ed esonero delle responsabilità per l'impresa in caso di danni ambientali ed impatti sociali, e costringe le popolazioni alla totale sottomissione e dipendenza economica ( le "colazioni scolastiche") e culturale dalla multinazionale.

Il Senatore dei verdi Francesco Martone presenterà un'interrogazione al ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, per chiedere conto del contratto che l'Eni ha fatto firmare agli indigeni Huaroani, ottenendo lo sfruttamento del giacimento petrolifero in Amazzonia, mentre a Bruxelles l'eurodeputata Marta Vincenti protesterà ufficialmente a livello Ue. Gli esperti in diritto internazionale confermano chel'Eni ha violato i diritti dell'uomo.

Anche i lavoratori dell'Eni chiedono chiarezza sull'operato della multinazionale in Ecuador. Nei prossimi giorni l'Associazione Etica Energetica, a cui aderiscono numerosi dipendenti Eni, organizzerà una conferenza stampa insieme ad A Sud per informare l'opinione pubblica di quanto sta succedendo.

A Sud aveva già denunciato nel 2001 l'incostituzionalità del Contratto firmato tra Huaroani e Agip, in occasione della Campagna contro la costruzione dell'OCP, un'oleodotto di 500 chilometri che attraversa 11 aree naturali fragili e zone a rischio sismico, vulcanico e idrogeologico, costruito al di fuori di ogni norma d'impatto ambientale violando i diritti delle popolazioni indigene e contadine. In questo caso persino la Banca Mondiale si rifiutò di finanziare il progetto perchè non conforme agli stessi parametri di tutela ambientale e sociale stabiliti dalla stessa.

Numerosissime furono le proteste degli ecuadoriani e di molte associazioni ambientaliste internazionali. Molti attivisti furono in seguito arrestati e picchiati per aver tentato di far luce sulla vicenda e fra questi anche Giuseppe De Marzo, di A Sud, che coordinava la campagna internazionale.

L'Eni partecipa al Consorzio OCP con il 7,5%. Per garantire una maggiore produzione e sfruttare le potenzialità dell'oleodotto l'Eni ha dovuto intensificare e velocizzare le perforazioni nel blocco 10 in Amazzonia ecuadoriana. Si spiegano così i contratti truffa "petrolio in cambio di tazzine".

La Conaie (Confederazione Nazionalità Indigene Ecuadoriane), successivamente alla mobilitazioni degli ecologisti ecuadoriani e italiani, aveva denunciato l'incostituzionalità e l'evidente violazione del Trattato 169 della OIL.

Secondo le risoluzioni del 5 dicembre 2002 del tribunale Civile di Pichincha (Ecuador) in relazione alla denuncia esposta dalla Conaie contro la Compagnia Agip, "l'Agip deve consultare e informare seriamente la nazionalità Huaroani sui piani e i progetti nei loro territori e accettare qualsiasi decisione che la comunità prenda; con l'obiettivo di difendere la sopravvivenza dei popoli indigeni, durante le negoziazioni e i contratti di cooperazione tra l'impresa petrolifera e la comunità Huaroani o qualsiasi altra nazionalità, deve intervenire come consulente un avvocato dello Stato e della 'Defensoria del Pueblo'."

Secondo quanto riferisce il giornalista del Secolo XIX, l'accordo Eni-Huaroani risulta ancora vigente. Evidentemente l'Eni's way continua contro l'indignazione generale e la Costituzione ecuadoriana.

A Sud in questi giorni ha risposto all'appello della comunità indigena Shuar Whashints e della comunità contadina del Triunfo che vivono a lato del blocco 10. Le comunità denunciano lo stato di contaminazione dell'ambiente, i danni alle coltivazioni,ai pascoli e alla salute umana causati dall'alto indice d'inquinamento e dalle piogge acide provocate dalle emissioni di gas residui bruciati dall'Agip nel Centro di Facilitazione e pompaggio (CPF ).

Alle denunce degli abitanti l'Agip ha risposto presentando analisi di suoli, acque e aria che non presenterebbero tracce di idrocarburi e metalli pesanti.

A Sud, insieme a giornalisti, fotografi e rappresentanti delle comunità, ha prelevato lo scorso febbraio un campione di terra dalle zone indicate dalle comunità come le più colpite dalle attività petrolifere. Nei prossimi giorni verranno resi pubblici in Italia i risultati in una conferenza stampa.

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