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Nicaragua: primi passi per il dialogo tra governo e bananeros

17 marzo 2005 - Giorgio Trucchi


Dopo aver consegnato alla Procura per la Difesa dei Diritti Umani (PDDH) il documento con i 19 punti delle richieste dei settori in lotta, la camionetta stracolma di bananeros viaggia veloce verso la Casa Presidencial dove è previsto l'incontro con il Segretario della Presidencia, Ernesto Leal.
E' un incontro importante in quanto si tratta di definire l'agenda di lavoro con la Presidenza della Repubblica, concordando che si installi una Commissione speciale per affrontare tutti i punti del documento e questo, prima delle vacanze pasquali.
Per il momento solo il Presidente della Repubblica ha dato segni di interesse. Da parte dei deputati continua il silenzio assoluto.

Arrivati alla Casa Presidencial
All'entrata i soliti controlli accurati da parte della Polizia. Si entra a gruppetti.
C'è tensione per l'importanza di questa prima riunione e si fanno le ipotesi più disparate per prevenire qualsiasi tentativo da parte della Presidenza di allungare i tempi e rimandare tutto a dopo le vacanze.
I vari leader dei bananeros e cañeros parlano e discutono con i membri della società civile che li stanno accompagnando in questa nuova tappa della loro lotta.
E' una presenza nuova e importante e che garantisce anche un peso maggiore nelle contrattazioni.
La parola d'ordine è però solo una "non ci sono vacanze. Usciremo dalla Presidencia solo con qualcosa di concreto in mano. Il governo deve scordarsi di andarsene in vacanza se prima non risolviamo i nostri problemi. Dobbiamo stringere i tempi e non accettare alcun rinvio".
Verso le 11.15 entriamo nella sala principale della Presidencia, quella famosa da cui il Presidente dà le dichiarazioni alla stampa.
Rispetto a ieri hanno disposto una lunga tavolata dove prendiamo posto.
Fa freddo, come sempre in Nicaragua quando accendono l'aria condizionata.
E' una situazione che ha dell'irreale. Un contrasto d'immagine.
Dalla Ciudadela del Nemagòn, con la sua terra, polvere, file per ricevere il cibo, tetti e pareti di plastica, acqua bevuta bollente per il caldo estivo, a pavimenti di marmo lustri come specchi, bibite ghiacciate e tovaglie immacolate.
Dal frastuono della Avenida Bolìvar al silenzio quasi irreale.
Da camice rimboccate, mani dure e callose, visi scuri di contadini, cotti dal sole, alle giacche e cravatte dei funzionari che s'aggirano per la sala, capelli impomatati, mani di recente manicure e facce pallide, criollas, simbolo di quella classe politica che da secoli governa in Centroamerica. Nessuno direbbe che sono latinoamericani.
Tutti ricevono bibite gelate e lentamente, la gente ci prende gusto. Chiedono caffè nero con tanto zucchero. Un'infinità di bustine.
Vicino a me alcune donne cominciano a ridere. "Ma se bevi solo mais tritato nell'accampamento!".
Tutti ridono e la tensione si scioglie lentamente. Riprendono a leggere i propri documenti, le prove del massacro di quasi due mila persone tra bananeros e cañeros.
Ad un certo punto entra un funzionario. E' alto un metro e mezzo, grasso, con una camicia allacciata fino al collo e una cravatta che gli fa esplodere un doppiomento impressionante.
Alcuni si girano e Rosa, vicino a me, non può fare a meno di scoppiare in una sonora risata.
Hilario, seduto accanto a lei, la richiama e lei placidamente risponde che "staremo anche morendo di fame, ma non ci possono impedire di ridere! Chi non ride è un morto vivente!".

L'inizio della trattativa
Finalmente, dopo mezz'ora di attesa, entra il Segretario della Presidenza, Ernesto Leal, il Segretario di Comunicazione, Lindolfo Monjarrez e due direttori del Ministero della Sanità (Minsa).
Inizia subito la discussione.
La posizione dei bananeros, cañeros e società civile è chiara e netta fin dall'inizio.
"Siamo qui per creare una Commissione Interistituzionale che includa tutti i settori politici, governativi e i settori in lotta e per iniziare subito a lavorare sulle richieste che abbiamo presentato. Non ci saranno vacanze, perché noi non faremo la Settimana Santa, ma staremo qui sotto il sole per avere delle risposte precise. Siete già al corrente delle azioni che intraprenderemo se non vedremo risultati concreti, per cui iniziamo a stendere un'agenda di lavoro".
Ernesto Leal, politico conservatore di vecchia data, ha cercato immediatamente di inserire alcuni elementi che indebolirebbero la fermezza dei bananeros.
Prima di tutto ha tirato fuori nuovamente il vecchio discorso dell'unità del settore bananero (non casualmente oggi è uscita un'intervista di Benjamin Chevez, principale alleato del buffet giuridico di Walter Gutierrez, accusando i bananeros che sono a Managua di essere dei pazzi e di non rappresentare il vero settore degli ammalati per il Nemagòn) che dovrebbe venire prima di tutto e poi ha provato a fare una proposta prontamente rifiutata dalla delegazione dei settori in lotta.
"Al governo sta veramente a cuore il dramma dei bananeros e degli altri settori e quindi vogliamo che questi temi assumano un carattere nazionale in cui si coinvolga non solo il governo, ma anche la Asamblea Nacional. La nostra proposta è che il tema venga inserito all'interno del Dialogo Nazionale (che da un mese si sta svolgendo senza grandi risultati tra governo, Partido Liberal e Frente Sandinista n.d.r.) e che si formi una Commissione ad hoc che lo svisceri in tutti i suoi aspetti".
Victorino Espinales, presidente della Asotraexdan e a nome anche degli altri settori, ha rifiutato la proposta considerando che sarebbe stata una perdita di tempo e con il rischio di politicizzare il loro dramma.
"Quello che vogliamo è parlare subito delle nostre proposte, dei punti che non sono stati rispettati negli Accordi del Raizòn e della formazione di una Commissione che lavori immediatamente su questi temi.
Proponiamo che partecipi il Ministero dell'Agricoltura (Magfor), ma non con il ministro Navarro che sappiamo è socio di varie compagnie produttrici di pesticidi ed è in evidente il conflitto d'interessi. Nel passato ha fatto solo danni e quindi non accettiamo la sua presenza.
Che partecipino inoltre il Ministero dell'ambiente (Marena), la Procura Generale della Repubblica, la Procura dell'Ambiente, l'Istituto di Censimento (Inec) che avrebbe dovuto fare il censimento degli ammalati e che non ha mai fatto, violando l'Accordo del Raizòn.
Proponiamo che la commissione venga presieduta dalla Ministra della sanità, Margarita Gurdiàn e che interveniate direttamente con la Asamblea Nacional affinché si integrino i deputati per poter, come suggeriva, trattare i nostri temi con carattere di nazione.
Se poi volete fare una Commissione all'interno del Dialogo Nazionale, non abbiamo nulla in contrario, ma quello di cui abbiamo bisogno è altro. Vogliamo inoltre che qualsiasi accordo finale venga firmato direttamente dal Presidente della Repubblica e non da un ministro qualsiasi. Succede sempre così, i ministri firmano e poi nessuno si fa responsabile di quello che hanno firmato e scompaiono. Dopo la firma nel Raizòn è successo questo".
Anche la società civile ha rincarato la dose e Vidaluz Meneses, della Coordinadora Civìl, ha detto che "con quanto successo negli accordi passati, totalmente incompiuti, è venuta meno la fiducia nelle istituzioni. Il timore dei bananeros è logico. Portare il dibattito in seno al Dialogo Nazionale vuol dire fare discorsi politici e entrare in giochi tra partiti e governo e non risolvere i problemi come loro chiedono. La Commissione deve crearsi subito, a parte del Dialogo Nazionale e lavorare immediatamente sui punti presentati".
Ernesto Leal, colto chiaramente di sorpresa, ha dovuto impostare nuovamente la sua proposta cercando di far credere che era esattamente quello che lui aveva proposto e alla fine ha accettato la proposta dei bananeros, promettendo che già da domani (giovedì 17 marzo) sarebbe stata convocata la prima riunione della Commissione.
Alla fine Espinales ha ribadito il concetto base di tutto questo discorso "si ricordi Segretario che siamo pronti, e Lei lo sa. Se ve ne andate in vacanza prima di avere discusso e risolto quanto chiediamo siamo pronti a darci fuoco e inoltre ricordo a Lindolfo (Segretario di Comunicazione) che ieri ci ha promesso un posto fisso per il dottore, un'ambulanza sempre presente, un servizio di pulizia quotidiana per raccogliere la spazzatura, il miglioramento dei servizi igienici e il rifornimento di medicine che stanno finendo. Sono passate 24 ore e nessuno di questi punti è stato rispettato".

Fila dal dottore Consegna medicine donate da AIN

Intanto nell'accampamento la vita continua non senza difficoltà. Gli alimenti scarseggiano e hanno dovuto ridurre le razioni per farle durare di più. Le medicine sono limitate, nonostante gli acquisti fatti dall'Associazione Italia-Nicaragua e quindi un aiuto più intenso da parte del Minsa sarebbe indispensabile.
I giorni di permanenza a Managua sono ormai 16. Da quando sono partiti da Chinandega sono 26.
I morti continuano ad aumentare. Gli ultimi conteggi hanno portato a 852 le vittime.
Dalla partenza a oggi sono morte 14 persone, una ogni due giorni.
La società civile si fa presente ogni giorno e c'è lo sforzo per far sì che la presenza della Ciudadela non diventi "un'abitudine" agli occhi della gente.
Venerdì 18 si realizzerà una grande manifestazione con proiezione di video e concerto di vari gruppi locali per animare la gente, portare solidarietà e per attirare nuove persone vicino a questo posto. Verranno raccolti fondi e l'intera attività s'inserisce nella manifestazione che il Movimiento Social Nicaraguense ha organizzato in protesta contro l'approvazione del Trattato di libero commercio Stati Uniti-Centroamerica-Repubblica Domenicana (CAFTA).
Il Centro Nicaraguense de Derechos Humanos (Cenidh) ha iniziato dei corsi sui diritti umani per la gente accampata. Ogni giorno si tengono, per gruppi di 30 persone, corsi della durata di circa 6 ore con l'obiettivo di dare strumenti di conoscenza alla gente su quali sono i propri diritti e come difenderli.
La gente nell'accampamento è comunque motivata e non accenna minimamente a cedere.
Sono coscienti di quanto accade e con l'aiuto del Cenidh, si stanno affinando meccanismi di consultazione interna in modo che ogni decisione presa durante gli incontri con le istituzioni, venga poi accordata con al base.

Considerazioni
Anche se il primo vero incontro ha avuto esiti positivi, in quanto a partire da domani s'installerà la Commissione in base alle richieste dei settori in lotta, sono da rimarcare alcuni punti.

1) Il governo si è presentato con una strategia ben chiara: riprendere il discorso dell'unità tra i settori bananeros, che purtroppo diventa sempre più difficile, per condizionare in qualche modo la trattativa. Inoltre cercare di inserire la trattativa in un calderone dagli esiti più che mai incerti qual'è il Dialogo Nazionale, dove tutte le tematiche e le negoziazioni assumono un concetto esclusivamente politico e di giochi di parte tra governo e partiti.
E' probabile che il governo continui in qualche modo con questa strategia per allungare i tempi e starà ai bananeros e alla società civile evitare questi tranelli. Sarà fondamentale capire quale mandato il Presidente della Repubblica darà alla Ministra della Sanità che presiederà la commissione.
Difficilmente avrà carta bianca e quindi si dovrà capire fino a che punto potrà spingersi e che direttive le verranno date.
Di questo governo, comunque, non ci si può fidare.

2) L'aiuto della società civile nell'accompagnamento della lotta e della trattativa è degno di nota e sta assumendo un'importanza fondamentale. Questo, sia dal punto di vista organizzativo, di strategia, di metodo, che d'immagine. E' sicuramente diverso trattare con un ministro quando hai alle spalle le principali organizzazioni che ti appoggiano e che fanno da garanti di quanto accadrà.

3) La presenza della solidarietà internazionale si sente. Per la prima volta la stampa internazionale, legata ai movimenti di solidarietà, è presente a tutti gli effetti nelle trattative. Questo dà un segnale al governo e soprattutto, ai settori in lotta che si sentono appoggiati da un'entità che divulgherà immediatamente quanto sta accadendo.
E' una situazione di privilegio della quale dobbiamo ringraziare i bananeros e la società civile stessa.
Diventa quindi fondamentale continuare a dare segnali che questa solidarietà continua senza sosta. Pur con le poche forze e le vacanze alle porte dobbiamo/dovete continuare con azioni che possano essere poi fatte conoscere qui. Ha colpito molto l'azione di Roma. Un giornale l'ha pubblicato, le radio ne hanno parlato e il comunicato in spagnolo con le foto è circolato tra tutte le organizzazioni, radio, televisioni. Nonostante non tutti ne abbiano parlato, la notizia è circolata ed è sicuramente arrivata a destinazione.
L'ideale sarebbe riprodurla in altri paesi.
Continuiamo a mandare i messaggi, ma ci vorrebbe ancora un qualcosa di effetto.

4) Il silenzio dei deputati è preoccupante. Domani Vidaluz Meneses della Coordinadora Civìl sonderà i contatti che ha nella Asamblea Nacional per vedere cosa si muove.
Senza un loro coinvolgimento nella trattativa qualsiasi risultato nella Commissione diventerà inutile perché una serie di punti li coinvolgono direttamente.

5) E' probabile che s'intensifichino gli attacchi degli altri settori dei bananeros, per creare confusione nell'opinione pubblica e discreditare quello che si sta facendo. Questo sarebbe un appiglio perfetto per governo e deputati per mettere ostacoli alla trattativa.
Da parte della società civile è probabile che venga un altro tentativo per unire i gruppi, ma concretamente, che diritti possono vantare quei leader che dicono di rappresentare migliaia di persone ammalate che nessuno ha mai visto e che, soprattutto, non portano mai nei momenti duri come questo? E' poi così sbagliato il discorso che fanno i gruppi che sono a Managua dicendo che "gli altri aspettano sempre che le cose siano fatte per montarsi sul carro vincente e senza spendere una goccia di sudore?"

6) I bananeros sono decisi e il tempo stringe. Dobbiamo essere pronti a fare qualcosa se arrivassero alle estreme conseguenze.

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