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L’oro assassino del Guatemala

24 marzo 2005 - Flaviano Bianchini


Marlin Project. Questo è il nome che la Glamis Gold ha dato al progetto di estrazione mineraria intrapreso negli altipiani del Nord Ovest del Guatemala. Estrazione mineraria di oro. Il progetto prevede la costruzione di una miniera a cielo aperto per estrarre questo prezioso minerale. La Glamis Gold è una società quotata nelle borse di New York (U.S.A.) e Toronto (Canada) e conta di estrarre 225.000 once (circa 6750 Kg) di oro per 10 anni.
Una miniera d’oro quindi. Chi di noi non ha un anello o una catenina d’oro? Ma quanti di noi sanno quello che c’è dietro a quell’anello e dietro all’estrazione mineraria in generale?
Il primo passaggio è quello di trovare il giacimento. Il secondo è quello della costruzione della miniera. Questo avviene asportando tutto il materiale che sovrasta il giacimento tramite scavatori ed esplosivi, distruggendo ogni forma di vita vegetale ed animale della zona. In seguito si ha la fase di estrazione. Questa fase è la più critica. Per ottenere l’oro puro il prezioso minerale va separato dagli altri minerali. Per fare ciò viene usato un composto chimico: il cianuro di sodio (75 kg di cianuro per un grammo d’oro!).
Il cianuro è un composto altamente dannoso per l’ambiente e per le persone che vi vivono. Chi non ricorda le immagini del Danubio straziato dalla perdita di cianuro avvenuta nell’aprile del 2000 in Romania ed Ungheria dagli stabilimenti della miniera Australian Romanian Baia Mare. Tale disastro fu definito il più grave in Europa dopo Chernobyle. Moria totale della vegetazione e della fauna del Grande Fiume con ripercussioni su tutti coloro che vivevano sulle sue coste.
Un disastro simile rischia di ripetersi anche in Guatemala ma in modo più subdolo. Infatti il cianuro non si riverserà in un fiume come accadde in Romania ma inquinerà le falde acquifere ed il terreno poco a poco arrivando quindi anche ai campi e ai pascoli. Inoltre il cianuro utilizzato nella miniera viene disciolto in acqua (2.500 l per grammo d’oro!) prosciugando così le risorse acquifere.
La Glamis Gold sta già attuando un progetto di estrazione mineraria in Honduras, presso la Sierra del Cobre e i risultati non sono certo confortanti. Da quando la compagnia ha cominciato l’estrazione nella zona sono sorti non pochi problemi. La montagna San Martin è passata da 900m di altitudine a 600m e si prevede che scomparirà alla fine dell’estrazione. Nelle popolazioni indigene che vivono nella zona sono incominciate a comparire macchie alla pelle, piaghe cutanee, caduta dei capelli, formazione di funghi e calvizie infantile. Delle 24 fonti di acqua potabile indispensabili per l’approvvigionamento della popolazione locale ben 19 sono attualmente secche e le restanti 5 sono fortemente contaminate.
L’International Labor Organization (ILO) è un ente ausiliare delle Nazioni Unite specializzato nel riconoscimento dei diritti umani e dei lavoratori. Nella convenzione 169 prevede che lo stato debba ostacolare qualunque persona o ente non appartenente alle comunità indigene che provi a trarre profitto dalle loro risorse. Nell’articolo 15, poi, la convenzione 169 entra nello specifico ed afferma che il popolo deve essere consultato prima che lo stato possa decidere in merito alle sue risorse.
Il Guatemala ha rettificato la convenzione 169 il 5 giugno del 1996 ed un anno dopo la convenzione è diventata legge come prevedono gli accordi internazionali.
I diritti dei popoli indigeni in Guatemala sono quindi tutelati (come quelli di altri 16 stati al momento). Ma in tutto questo il governo guatemalteco non ha fatto altro che assecondare il progetto in cambio dell’1% dell’oro estratto.
Le popolazioni locali si sentono così tradite; abbandonate da chi dovrebbe difenderli. È notizia di pochi giorni fa che nella zona interessata la popolazione è insorta (non c’è poi molto da stupirsi). La scintilla è stata la demolizione di un passaggio pedonale sopraelevato per far passare un grosso cilindro indispensabile alla miniera. Gli scontri sono durati qualche giorno con morti e feriti dalla parte dei locali insorti ed ora il cilindro è di nuovo nelle mani della Glamis Gold.
Attualmente alcune associazioni ambientaliste e umanitarie si stanno attivando per bloccare la costruzione della miniera e sancire così la fine dei problemi ad essa connessi. Tra queste l’associazione Pacha Mama di Fabriano che ha anche presentato una denuncia ad Amnesty international per la violazione dei diritti umani in atto. Attualmente la denuncia è depositata a Londra (sede centrale di Amnesty) dove gli esperti in diritti umani stanno cercando le vie migliori per bloccare la costruzione della miniera.
E noi cosa possiamo fare? Innanzitutto possiamo conoscere. Conoscere e raccontare; anche perché “raccontare è lottare e resistere” –João Guimarães Rosa- .

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