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    America latina: un mondo di donne che parlano alle donne

    da maggio 2004 a marzo 2005 in viaggio dal Guatemala al Brasile,mille incontri che aprono il cuore e la mente, l’essere donna declinato con sfumature diverse
    26 marzo 2005 - Laura Fantozzi


    Prima di tutto noi donne dobbiamo sapere che
    La violenza ed il maltrattamento non sono naturali,
    che non siamo nate per soffrire
    che nessuno ha diritto a picchiarci, insultarci, violentarci.
    Tanto meno la violenza può essere una forma
    Per esprimere affetto
    E' necessario iniziare a creare nuove relazioni
    basate sulla solidarietà, il rispetto e la tolleranza
    tra uomo e donna. (Unamg, Union Nacional Mujeres Guatmaltecas)

    Occhi e storie diverse, cuori che iniziano a fidarsi e lentamente si aprono, mentre altri sguardi sfuggono, impauriti, indifesi.Donne dell'America Latina, donne della cittá e della costa, che cercano confronto e condivisione, che scommettono sulla propria vita e sui propri diritti, e donne dell'interno, villaggi sperduti che nei secoli hanno abituato l'universo femminile al silenzio e alla sottomissione, mamme con il volto basso che servono semplici pasti e poi si siedono a mangiare da sole, bambine che vendono frutta al mercato, ragazze che risalgono pendii e colline con ceste di legna sulla spalle. Queste donne, tutte diverse, eppure tutte cosi uguali, capaci di parlare con gli occhi e con piccoli sorrisi, il linguaggio del cuore che le unisce tutte, che ci unisce tutte. Se accetti il tuo modo di essere e lo mostri, in semplicitá, le donne ti sentono alleata e iniziano ad aprirsi. Non sei piú la turista, la volontaria, la giornalista, sei un nome e una storia, un'altra donna con la sua identità, un'altra donna con cui condividere un pezzo di cammino. Il linguaggio delle emozioni ci unisce tutte, un volo attraverso le lacerazioni e le gioie che ricolmano le nostre vite.

    Guatemala, maggio - settembre 2004
    Volevamo che i nostri figli avessero un futuro differente, per questo ci siamo unite, una piccola associazione tutta al femminile per dare a Santiago Zamora, piccolo villaggio al centro del Guatemala una nuova speranza. Fino a cinque anni fa i nostri figli non andavano a scuola, e avevano fame. 15 quetzal al giorno, nemmeno 2 dollari, il budget di ogni famiglia, 7 - 8 - 9 figli, una casa senza luce e senza acqua, letti di palma e tetti di lamiera. Oggi grazie alle nostre piccole attivitá per turisti 180 bambini siedono sui banchi di scuola, i cavi elettrici raggiungono il centro del paese e l'acquedotto quasi ogni abitazione".
    Filomena è una delle 16 indigene che da 8 anni gestisce Ixoqui'Ye Samej (ovvero donne lavoratrici, in lingua Maya Kaqchikel), poco piú di un gruppo di amiche che lavorano come una piccola cooperativa turistica, offrendo un tour nelle campagne, leggende della vallata, un'ora di tessitura e una cena tipica agli stranieri. "Era il 1999, un autobus, un giro nella capitale, Città del Guatemala, alla ricerca di idee, di aiuto. Abbiamo imparato lo spagnolo, iniziato a tessere molto di più, a sistemare una piccola tettoia dove raccogliere le nostre stoffe. E poi, nonostante le critiche dei mariti, abbiamo cercato i turisti".
    Filomena e le altre donne preparano i telai, iniziano a guidare le mani inesperte dei visitatori nei primi approcci con la tessitura, la cottura delle tortillas, la tostatura del caffé. Sono donne che parlano alle donne, condividendo tradizioni e saperi vecchi di secoli. "Le turiste sono piú sensibili. Alla fine della giornata si fermano a guardare i nostri tessuti, li toccano, li sperimentano e spesso li comprano. Ci guardano con occhi sereni e un poco complici, sentono di averci aiutate e sono felici di portare nelle loro case un pezzo di questo Paese".
    Guatmaltecas, Unamg, movimento femminile che divenuto ultimamente anche un attore sociale e politico, come ha dimostrato il recente impegno contro la ratifica del Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti. (nb ratifica avvenuta a marzo 2005). "Le donne in Guatemala hanno ancor paura di prendere parte alla vita politica del Paese, - ricorda Ana Maria Morzan, dell'UNAMG, Union Nacional de Mujeres Guatemaltecas - non sentono il diritto a partecipare alla vita pubblica del Paese, a votare, ad essere elette. E, anche qualora lo sentano, il sistema elettorale le limita. Nelle politiche del 2003, nonostante il deciso incremento delle candidate (da 1409 nel 1999, 1505 nel 2003), solo 3 delle 183 elette sono arrivate al Congresso".
    La discriminazione contro la donna in Guatemala va molto al di là della realtà politica "Nelle zone di campagna la prima necessità è quella di essere intestataria o contestataria di un piccolo appezzamento di terra, un orto utile non solo per coltivare verdure da vendere al mercato ma anche quale primo riconoscimento ad una libertà di scelta ed azione da sempre negata - spiega Morazan -. Per una donna e difficile accedere a prestiti bancari se non ha il padre, il marito o un fratello a farle da garante. Solo negli ultimi anni si è sviluppata la tendenza a organizzarsi in piccole gruppi per accedere a progetti di microcredito e acquistare sementi e concimi o aprire piccole botteghe artigianali"
    Abituate per secoli a lavorare e a non possedere nulla, molte volte sono le stesse donne a non considerarsi soggetto di diritto, ma oggetto, oggetto sempre disponibile. "Siamo oggetto di violenze psicologiche e fisiche, tra le mura familiari sul posto di lavoro, per strada. Nei primi 6 mesi di 2004 sono state 244 le donne assassinate, oltre 4000 hanno subito (e denunciato) violenza tra le mura domestiche, un numero imprecisato è stata oltraggiata dalle stessa forze dell'ordine.
    Le donne che parlano alle donne, in Guatemala lottano sopratutto per l'accesso all'educazione. "Il 30% della popolazione è analfabeta e per le donne e sempre più difficile che per gli uomini frequentare una scuola. La scolarità media del paese é di 4 anni, ma quella femminile si ferma a tre (due tra la popolazione indigena). Piú saremo istruite e consapevoli dei nostri diritti, piú potremo contribuire alla rinascita di questo Paese".
    (dati forniti da Chintia Desaenz de Teyada, coordiantora della Gran Campàna Nacional de Educacion, Ministrio Educacion).

    El Salvador, settembre -ottobre 2004
    Angel ha scelto di rimanere a lavorare nel Salvador. Ma Marcos, David, Pedro e mille altri salvadoregni hanno nella testa e nel cuore il visto per gli Stati Uniti. La soluzione di tutti i problemi, partire, attraversare Guatemala, Messico, l'ultimo confine e poi, poi una nuova vita. La metà delle famiglie del Salvador riceve anche 400 - 500 dollari al mese dai parenti che lavorano negli Usa, la metá delle donne del Salvador vive una vita di attesa. Attesa di una telefonata, attesa per i soldi del mese, attesa per il ritorno del proprio uomo.
    La mamma di Eric aspetta. Aspetta su una sedia di fronte alla porta di casa. Saluta le vicine e aspetta che il figlio maggiore, Eric, ritorni dalle riunioni di partito, il Fronte di Liberazione nazionale Farabundo Marti (FMLN), che la figlia minore, Sabrina, termini le lezioni serali dell'università, che il marito, emigrato 8 anni fa, telefoni da Boston. Carmen ha 45 anni, il viso ancora giovane me lo spirito piegato. Cerchi tra i riflessi dei suoi occhi scuri, una speranza, ma non la trovi. Gli anni della guerra, la fuga sulle montagne, i rumori delle bombe, l hanno spezzata, le hanno rubato la voglia di comunicare.
    Le donne che parlano alle donne, nel Salvador, sono le donne che non aspettano più. Donne impegnate nella politica, nella giustizia, nei movimenti sociali. Donne che lottano perché non vogliono smettere di sperare. Come le educatrici che lavorano a Sercoba, l'associazione di servizio alle comunità cattoliche di base del Salvador. Tutti i lunedì mattina, si ritrovano in un semplice ufficio di San Salvador, in realtà il giardino di una casa affittata 12 anni fa da una missionaria laica italiana, Mariella Tappella e da un sacerdote ex guerrigliero, Rutilio Sanchez. Con una lavagna, un pennarello e un calendario programmano i viaggi di tutta la settimana, ogni giorno una comunità diversa, anche 3 ore di pick up per raggiungere villaggi sulla costa o tra le montagne. E qui attimi intensi di condivisione, incontri dedicati alla lettura e alla meditazione della Bibbia, all'educazione e all'alfabetizzazione, all'economia locale e all'agricoltura, alla salute e all'artigianato. Uno scambio con altre donne, mamme, figlie, nonne, che vivono nella speranza, nonostante le case di legno e l'acqua che manca, nonostante i dottori che non arrivano e i bambini che lavorano e non vanno a scuola. Le donne che parlano alle donne, in Salvador, stanno cercando di risvegliare la consapevolezza dei diritti, il coraggio di un nuovo impegno politico e sociale per far rinascere la Nazione.
    Brasile, novembre 2004 - marzo 2005
    Nel Paese piú grande e piú ricco del Sud America, il Basile, la fame e la malnutrizione sono ancora realtà di fatto, realtà che, a livelli differenti, interessano oltre 40 milioni di persone. Non solo a nord, nelle secche lande del Pernambuco, del Piaui, dove le cisterne d'acqua sono il bene piú prezioso, ma anche nella modernissima San Paolo, tra le multi etniche favelas appiccicate a grattacieli e avenidas stile New York. Gisela Solymos è una giovane psicologa che da oltre 10 anni lotta per migliorare le condizioni igeniche ed alimentari dei minori che vivono nelle periferie di S Paolo.
    Direttrice del Cren, Centro di Recupero ed educazione nutrizionale (Centro de recuperacao e Educacao Nutricional) della città di San Paolo e docente universitaria Gisela è il simbolo delle donne che credono nel cambiamento, che fanno del proprio lavoro una modo per rendere piu sicura degna la vita di molti brasiliani. " Ogni giorno al Cren seguiamo 50 bambini denutriti in regime di day hospital. E ci preoccupiamo dell'educazione nutrizionale di altre 200 famiglie, con incontri e visite scadenzate nelle favelas. Gli aiuti alimentari cosi come la nostra presenza nelle case, la comprensione, la condivisione, gli appoggi medici ed educativi servono non solo a superare malnutrizione e denutrizione, ma anche a scardinare altre problematiche come violenza, alcolismo, difficoltà relazionali"'. Gli operatori sociali del Brasile, sono per lo più donne. Donne che parlano alle donne, consapevoli che in una società decisamente maschilista le trasformazioni passano anche da nuovi diritti e nuove consapevolezza delle donne, delle madri, donne lavoratici, donne studenti.
    Anche l'Ufficio stampa del World Social Forum, a Porto Alegre, é pieno di donne. Un senso di disagio, il primo giorno, il timore di non reggere due mesi in un ambiente troppo femminile, dove la competizione potrebbe passare anche dalla forma, oltre che dai contenuti. Solo due giorni e gia si respira aria diversa. Le donne del World Social Forum sono stressate ma non competitive, si salutano con un abbraccio quasi tutte le mattine e si cercano il fine settimana, per una chiacchierata o una birra seconda serata. Le giornaliste del Forum sono donne che parlano alle donne, gonne, sandali e magliette colorate, attive anche nei lunghissimi fine settimana, 40gradi e la metà dei brasiliani in spiaggia, eccole loro davanti ai pc, tese eppure sorridenti. Porto Alegre cambia aspetto, cantieri per ampliare la cabaltura della città, pulizia delle rive del lago, saloni temporanei eretti in materiale ecologico....giriamo delle ore per renderci ci conto di quello che tra poco accadrà, per visualizzare i flussi di quei 150.000 visitatori attesi al WSF. A piedi o sui pulmini, comunque sembriamo una squadra di football più che delle ordinate signorine. Sembriamo, si, perché l accoglienza e la capacità di condividere le caratterizza tutte, queste donne di Porto Alegre, petiste (ndr il Partido trabalhadores, di cui l’ attuale presidente del Brasile e l’ esponente principale, ha governato Porto Alegre per 16 anni, fino a novembre 2004) nel cuore e nella storia personale, lottatrici sociali che mi fanno sentire, in questi due mesi, una di famiglia, una di partito.
    Eppure, anche in Brasile, molte donne non parlano, non parlano nemmeno tra donne. Marta, tre figli ed un marito, da alcuni mesi è con loro in giro per il Paese, tutti e 5 nascosti di volta in volta in villaggi, conventi, monasteri. La Polizia Federale li deve scortare da quando hanno denunciato di lavorare come schiavi. Eppure, nonostante questo atto di coraggio, Marta in pubblico quasi non apre bocca, si limita a sorridere, a guardare i figli. Come se non avesse diritto, come se le sue idee non fossero degne di essere comunicate. Secoli che pesano sulle sue spalle donne schiave nei latifondi, abituata al silenzio, sguardo basso con i mariti, i figli, i padroni.
    Mery, Lucia e tutte le altre donne delle comunità cattoliche di base della piccola cittadina di Goias si riuniscono per pregare ogni venerdì sera. Case semplicissime, senza mobili e senza tinta, bambini seduti in terra che ascoltano sorridendo le riflessioni degli adulti, eppure un the e un dolce non si nega a nessuno."Siamo senza radici. Ci hanno cacciato dalle nostre terre, oggi in mano a latifondisti che coltivano soia per alimentare mucche straniere. Adesso sopravviviamo ai margini della città, qualcuna ha studiato un po’ e ha trovato lavoro in municipio, che comunque non paga nessuno da 6 mesi, altre di noi si arrangiano con artigianato e tessitura. Per alcuni anni abbiamo protestato, davanti ai politici. Ma non ne vale la pena. Non ci ascoltano. E stiamo cosi male che manca la forza e il tempo per organizzarci e riprendere al lottare
    ......solo alcuni spunti di riflessione, nessun giudizio, nessuna conclusione, la consapevolezza di quanto, come donne che parlano alle donne, siamo tutte chiamate a far conoscere davvero i mille volti delle altre donne. Oggi, lunedì 14 marzo il treno si riavvicina a Milano. Dopo 10 mesi, una nuova lotta per provare a raccontare, da donna, i volti e le storie di donne che vivono lontano.

    Note:

    INDIRIZZI UTILI
    Guatemala
    *Le donne di Santiago Zamora
    Contattare:
    Progetto Mosaico Guatemala (PMG), Antigua Guatemala,
    tel 502 - 8320955
    www.promosaico.org
    promiguaOyahoo.com

    Brasile
    *Cren
    Rua das Azaleas 244 04049 010 Mirandopolis,
    Sao Paolo, Sao Paolo. Brazil
    Tel 055 11 5584 6674
    www.cren.org.br
    www.desnutriciao.org.br

    *Goias
    Associazione Modena terzo Mondo
    www.modenaterzomondo.org
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    World Social Forum,

    El Salvador
    Sercoba - Equipo de servicio para comunidades de base
    Calle San Antonio Abad 1425
    San Salvador - El Salvador
    Tel 00503 : 2265576
    E mail :Primavera@telemovil.net

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