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Messico: golpe del governo contro il candidato presidente della sinistra

7 aprile 2005 - Tito Pulsinelli

6 Aprile 2005 - Grande incandescenza politica in Messico, il governo si appresta a ritirare l’immunità al Governatore della capitale -Manuel Lopez Obrador- ed eliminare così dalla corsa presidenziale il candidato con più accettazione nei sondaggi.

Il governo è quello di destra di Fox, e il concorrente che vuole togliere di mezzo con deboli pretesti giuridici, è il rappresentante della sinistra Lopez Obrador.

Il governo filo-USA di Fox ha scelto la via del golpe-leguleio per sbarazzarsi del popolarissimo Governatore di Città del Messico, accusandolo di aver violato la legge quando ampliò l’accesso stradale ad un importante ospedale pubblico.

La destra attualmente al potere, senza che vi sia stato alcun processo e nessuna condanna giudiziaria, lunedì riunirà il Parlamento per ritirare l’immunità a Lopez Obrador.
Inutile dire che per accuse più gravi di nepotismo, interesse privato nelle numerose privatizzazioni del sistema bancario, o colossali casi di corruzione, non si è mai fatto ricorso al ritiro dell’immunità, e costoro siedono tuttora indisturbati nel Parlamento e nel Senato messicano.
Tanto che si apprestano ad eseguire il golpe preventivo con cui la destra tenta di eliminare il più pericoloso concorrente per la corsa presidenziale dell’anno prossimo.
Lopez Obrador ha già anunciato che, se il Parlamento gli mostra il pollice verso, non appellerà, nè chiederà la libertà provvisoria. Per la prima volta, potrebbe esserci un candidato presidenziale che farà campagna dall’interno di una cella.
Ha fatto appello a tutti i messicani amanti delle libertà a cominciare una campagna di resistenza civica e disobbedenza civile non-violenta, che comincerà lunedi prossimo accerchiando la sede del Parlamento.

Lopez Obrador si rivolgerà a loro prima di entrare alla Camera dei deputati per presentare la sua autodifesa.
Non è per nulla scontato l’esito di questa mossa azzardata contro colui che la destra denomina con preoccupazione e disprezzo Lopez-Chavez.
Il prezzo da pagare per lo strappo istituzionale è notevole, e già si manifesta nelle lacerazioni interne ai partiti conservatori.
Appare evidente che –qualunque sarà la decisione del Parlamento- la posizione di Lopez Obrador esce rafforzata, e sancisce l’inizio di una campagna presidenziale che è già rovente e sicuramente si radicalizzerà.

Note:

Tito Pulsinelli collabora con Radio Onda d'URTO di Brescia, ha pubblicato numerose analisi sulla geopolitica latinoamericanae e internazionale per l'Osservatorio Indipendente Selvas.org.

(Il presente articolo è utilizzabile con la citazione dell'autore e di Selvas.org.)

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