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In Messico la democrazia sta fallendo

Messico: il governo di Fox fa arrestare il suo rivale alla presidenza

12 aprile 2005 - Di Laura Carlsen
Fonte: CounterPunch - http://www.counterpunch.org

Lopez Obrador Città del Messico - Quando Vicente Fox pose fine al regno durato 71 anni del Partito Rivoluzionario Istituzionale nelle elezioni presidenziali del 2000, molti osservatori lo videro come l’inizio di una transizione verso la democrazia che era stata lungamente attesa. Adesso il presidente Fox, in uno sforzo concertato con i membri del precedente partito dominante, ha chiuso le porte a quella transizione.

Orchestrando una offensiva pseudo - legale contro il popolare sindaco di Città del Messico, Andrés Manuel López Obrador, Fox non soltanto ha infranto le speranze dei Messicani per una vera democrazia, ma ha anche dilapidato il capitale politico che aveva guadagnato nel 2000.

Centinaia di migliaia di persone si sono riunite nella piazza centrale di Città del Messico per protestare la decisione che è stata presa dal Congresso di togliere a Lopez Obrador l’immunità dal perseguimento giudiziario che è garantita agli ufficiali eletti. Il sindaco adesso dovrà affrontare un processo dopo essere stato accusato di non aver presumibilmente rispettato un ordine giudiziario riguardante la interruzione dei lavori ad una strada di accesso ad un ospedale locale. Secondo l’ufficio del procuratore generale federale, è molto probabile che il governo metterà dietro le sbarre Lopez Obrador, definendola come una “misura preventiva” e questo ancor prima che il processo cominci.

Secondo la grande maggioranza dei Messicani, il vero obiettivo del governo è quello di impedire a López Obrador di diventare un candidato ufficiale nel contesto elettorale del 2006. Al momento detiene un vantaggio del 15% nei sondaggi di opinione.

Anche se Fox afferma che la decisione del suo governo di perseguire il sindaco in sede giudiziaria è fondata su basi legali e che “nessuno dovrebbe essere al di sopra della legge”, le specifiche del caso hanno lasciato pochi dubbi sul fatto che il perseguimento è motivato politicamente. Esistono le prove che dimostrano che il governo di Città del Messico non avrebbe commesso un errore. Ma anche se fosse, è molto inusuale che un sindaco venga imputato per delle infrazioni che sono state commesse da degli ufficiali del governo della città – e ancor meno che venga denunciato sulla base di una accusa minore.

Nel discorso da lui tenuto di fronte ai propri sostenitori prima di difendersi al Congresso, Lopez Obrador ha dichiarato formalmente che cercherà di ottenere la candidatura del suo partito, il Partito della Rivoluzione Democratica, “da qualunque luogo mi trovi”. Con il suo annuncio, è diventato ufficiale che il perseguimento legale del sindaco non solo rimuove dal proprio incarico un ufficiale eletto dal popolo ma serve anche ad emarginare il candidato di punta della opposizione sulla base di un tecnicismo.

Il sindaco ha annunciato la formazione di un “ampio movimento per la trasformazione” per promuovere non solo la sua difesa ma anche la sua piattaforma alternativa. Questa piattaforma critica in maniera diretta le politiche economiche del governo e richiede una maggiore spesa sociale e riforme politiche. Il programma di Lopez Obrador di ridurre le iniquità economiche – con il suo slogan “Prima I poveri” – risuona ampiamente in questa nazione di miliardari e di mendicanti.

Ha anche annunciato che si appellerà ai gruppi internazionali per i diritti umani per combattere quella che ha chiamato questo “enorme passo indietro della democrazia Messicana”. Fra la gente che protestava nella piazza centrale di Città del Messico, il senso di tradimento nei confronti di un governo che era stato eletto per inaugurare la transizione verso la democrazia era palpabile. Le effigi del presidente hanno istigato disapprovazione e fischi. Commenti e cartelli dipinti a mano in sostegno di Lopez Obrador riflettevano un inusuale mistura di indignazione e di idolatria, e le emozioni sono volate alte.

Potrebbe facilmente essere una mistura volatile. Ma il messaggio del sindaco ai suoi seguaci è stato quello di mantenere la calma e di evitare di venire indotti alla violenza. “Siamo la maggioranza” ha detto alla folla. “Solo coloro che sono nel torto ricorrono alla violenza.” Nessuno sa che cosa succederà adesso. Anche le implicazioni legali del voto non sono chiare.

Quello che è chiaro, è che il Presidente Fox e i partiti dominanti del paese – il PAN e il PRI – hanno fatto precipitare il paese in una crisi politica per il loro stesso interesse. Le elezioni del 2000 avevano offerto la premessa di consolidare istituzioni democratiche dopo il potere da parte di un solo partito. Da allora alcuni progressi sono stati fatti. Ma se il processo democratico è manipolato per fini politici da quelli che sono al potere, allora quella premessa di transizione è stata tradita.

Le società di Wall Street e gli esperti finanziari hanno messo in guardia i politici Messicani riguardo alla persecuzione del sindaco. Pur non essendo amici di quello che vedono come un politico populista, il maggior timore è che la maneuver possa fallire e avere degli effetti di ritorno.

Noto per la sua austerità e per la propria integrità personale, il mantello del martire politico è uno che si posa assai bene sulle spalle di Lopez Obrador. Dalla prigione, il suo caso potrebbe trasformarsi nel simbolo di tutto ciò che vi è di sbagliato oggi in Messico, facendo crescere enormemente la sua popolarità e le sue prospettive per la presidenza.

Nel migliore di casi, un movimento proveniente realmente dal basso per la difesa della democrazia e del volere popolare potrebbe guidare a riforme politiche di cui da lungo tempo si sente il bisogno in Messico. Questa volontà dipende dalla capacità del movimento di opposizione di preservare modalità di azione pacifiche e democratiche – e sul responso da parte di un governo le cui azioni più recenti ne hanno messo in mostra l’irresponsabilità e una profonda mancanza di capacità politica.

Note:

Laura Carlsen è Direttrice dell’Americas Program for Interhemispheric Resource Center. È laureata in Pensiero Sociale e Istituzioni (1980) alla Stanford University e ha conseguito un master in Studi sull’America Latina (1986) sempre alla Stanford. Ha ricevuto una borsa di studio Fulbright per studiare l’impatto della crisi economica messicana sulle donne nel 1986 e da allora vive a Città del Messico. Può essere raggiunta all’indirizzo di posta elettronica: laura@irc-online.org

Tradotto da Melektro per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte, l'autore e il traduttore

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