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Colombia: la comunità di pace di San Josè di Apartadò

13 aprile 2005 - Lucia Benuzzi (Volontaria di PBI Colombia)

Da sette mesi mi trovo in Colombia collaborando con una organizzazione internazionale che si chiama Peace Brigades International (PBI) e che da anni sta accompagnando, attraverso presenza fisica e osservazione internazionale, alcune comunitá di pace e difensori di diritti umani. La comunitá di pace di San José di Apartadó é una delle comunitá che accompagnamo. Si trova nella regione di Urabá e la sua ubicazione geografica é molto importante dal punto di vista strategico.

La comunitá di pace fu fondata nel 1997 e fin dal principio i suoi membri si organizzarono e determinarono alcune regole fondamentali. I cinque principi fondamentli della comunitá sono: 1) partecipare nei lavori comunitari; 2) lottare contro l’ingiustizia e l’impunitá; 3) non partecipare direttamente o indirettamente nel conflitto, non portare armi; 4) non manipolare o apportare informazioni a nessuna delle parti in conflitto; 5) non bere alcolici. La posizione della comunità di San Josè è di neutralità attiva rispetto alle parti in conflitto. La comunità esige che le formazioni armate non entrino nel suo territorio e che rispettino la vita e la integrità dei suoi membri, così come sancito dal Diritto Umanitario Internazionale.

Negli anni la comunitá ha sofferto numerosi attacchi da parte degli attori armati (guerriglia, paramilitari, esercito) che si trovano nella zona. I forti interessi economici e geopolitici rendono questa zona luogo di scontri e di lotte per controllare l’area.

Il 23 marzo si sono festeggiati gli otto anni di esistenza della comunitá. Purtroppo si sono dovuti ricordare i piú di 160 morti che sono stati sepolti a causa del conflitto.

Negli ultimi mesi la situazione nel villaggio di San José era drammaticamente peggiorata, ma nessuno immaginava che il 21 febbraio 2005 ci sarebbe stato un ennesimo massacro.

Durante gli ultimi giorni di febbraio si sparse la voce che nella zona attorno a San José erano state barbaramente uccise una decina di persone, fra cui un leader comunitario. Vista la gravitá della notizia fu organizzata uan Comissione per verificare quello che era successo. Partecipanti alla Comissione furono: Concern America, Fellowship of Reconciliation, Peace Brigades International e Corporación Juridica Libertad (organizzazione colombiana che appoggia dal punto di vista legale la comunitá di pace) e un centianio di persone della comunità.

La zona, dove si trovarono i corpi delle otto persone assasinate, non é di facile accesso e servono parecchie ore di cammino per poterci arrivare.

Tra il 25 e il 26 di febbraio si incotrarono i corpi senza vita di: Luis Edoardo Guerra (leader comunitario) di 35 anni, la sua compagna Bellanira Areiza Guzman di 17, il figlio Deiner Andres Guerra di 11 anni, Alfonso Bolivar Tuberquia Graciano di 30, la sua compagna Sandra Milena Muñoz Pozo di 24 e i due figli Natalia Andrea Tuberquia Muñoz di 6 anni e Santiago Tuberquia Muñoz di solo 2 anni. I corpi furono trovati in fosse comuni e mutilati in una zona che si chiama La Resbalosa.

Successivamente la comunitá e molte organizzazioni colombiane e internazionali diramarono numerosi comunicati per diffondere e far conoscere ció che era avvenuto.

Fin dall’inizio la comunitá di pace di San José ha accusato l’esercito colombiano di essere l’autore del massacro. “Dal giovedí 17 di febbraio l’esercito aveva dispiegato un operativo in tutta la zona. Da questo giorno, l’esercito mantiene presenza di truppe in tutte le frazioni di San José (...) ... menzionamo la strategia esercito-paramilitare per disabitare le frazioni e prendere il controllo delle terre (...) I militari, che mantengono una forte presenza in tutte le frazioni, hanno detto a varie famiglie della zona che era un peccato che la cosa si era diffusa rapidamente, perché se no, i morti sarebbero stati di piú (...) Comunicato della Comunitá di Pace di San José 27 febbraio 2005.

La comunitá si é sempre opposta alla presenza di qualsiasi attore armato all’interno del villaggio, riferendosi anche alla forza armata colombiana. Il presidente Uribe, peró, con una dichiarazione pubblica ha espressato l’esigenza e la necessitá di organizzare un posto di polizia all’interno del casco urabano di San José di Apartadó. “Le comunitá di pace hanno il diritto di instalarsi in Colombia grazie al nostro regime di libertá. Peró non possono, come lo pratica quella di San José di Apartadó, ostruire la giustizia, rifiutare la forza pubblica, proibire il commercio di articoli leciti né limitare la libertá dei cittadini che vivono lí (...) Dichiarazione pubblica di Alvaro Uribe Velez 20 marzo 2005

Dopo il dolore e la tristezza per aver perso altre otto persone del processo di pace della comunitá, i membri della comunitá hanno deciso di iniziare la costruzione di un nuovo villaggio, in un terreno di proprietá privata della comunitá che si chiama La Holandita.

Hanno iniziato a costruire delle case di legno dove poter soggiornare nel caso in cui la Policia Nazionale entrasse a San José e con l’apporto dei membri della comunitá e delle frazioni vicine sono riusciti rapidamente a costruire sei grandi case.

L’epilogo al quale stiamo assistendo in questi giorni é caratterizzato dalla militarizzazione del villaggio di San José, dalla presenza di numerose famiglie costrette ad abbandonare le proprie case rifugiandosi nella Holandita e dall’incertezza rispetto a quello che potrebbe succedere nei prossimi mesi.

Al momento le condizioni igienico-sanitarie sono precarie, le famiglie profughe vivono ammassate e la situazione climatica é pessima. Siamo quasi in inverno e le forti piogge rendono tutto molto piú complicato.

La gente della comunitá, peró, continua a lavorare, a costruire nuove case, ad opporsi ad una presenza militare “abusiva”, a lottare per il riconoscimento dei propri diritti.

Con coraggio e forza di volontá hanno deciso di seguire il cammino della resistenza nonviolenta e della rottura con uno Stato “usurpatore” che sta limitando la loro libertá.

La comunitá di pace di San José é un esempio di fermezza e di integritá che suscita in chi l’accompagna rispetto e ammirazione.

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