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Haiti, Minustah, ONU

Haiti: la missione internazionale afferma che nel paese si sta giocando il futuro del sud del mondo

In un comunicato diramato da Esquivel e Cortiñas si afferma la convinzione che "ad Haiti si sta giocando oggi il futuro dei popoli latinoamericani, caraibici, di tutti i popoli del sud: è in gioco il nostro diritto a determinare il nostro destino"
16 aprile 2005
Fonte: adital

Il penultimo giorno della Missione Internazionale di Investigazione e Solidarietà con il popolo haitiano, lo scorso venerdì, Adolfo Pérez Esquivel, Premio Nobel per la Pace e Nora Cortiňas, Madre di Plaza de Mayo, Linea Fundadora, hanno rese note a Porto Principe le prime considerazioni della Missione, durante una conferenza stampa.
Esquivel e Cortiňas sono a capo di un gruppo che è rimasto ad Haiti, in qualità di ospite di Giubileo Sud, dal 3 al 9 di aprile. Di esso fanno parte 20 rappresentanti di vari movimenti, reti e istituzioni sociali, culturali e politiche di Sud America, Caraibi, Nord America e Africa. Secondo quanto detto dagli organizzatori, nei prossimi giorni la Missione aggiungerà a tale consegna la presentazione di una Relazione e delle sue considerazioni finali.

Nel documento divulgato l'11 aprile da Giubileo Sud, i partecipanti alla missione hanno segnalato la convinzione che " oggi ad Haiti si sta giocando il futuro dei popoli latinoamericani, caraibici e in generale di tutti i popoli del sud. E' il nostro diritto all'autodeterminazione ad essere in gioco". Al fine di trovare informazioni ed elementi di analisi che li aiutassero a capire a fondo la situazione attuale del popolo haitiano e della sua lotta per la democrazia, lo sviluppo e l'autodeterminazione, il gruppo ha tenuto numerosi incontri. Ci sono state riunioni con funzionari del governo provvisorio, organizzazioni sociali per i diritti umani, per i diritti dei contadini e delle donne, con sindacati, studenti, partiti politici, rappresentanti universitari, ambasciate, organismi internazionali, nonché con la Missione militare di Stabilizzazione di Haiti (Minustah). Hanno fatto presente ciò affinché il mondo non dimentichi che, invece di celebrare il bicentenario per la propria indipendenza, da un anno il popolo haitiano vive ancora una presenza militare straniera sul suo territorio.

Al momento Haiti sta affrontando un periodo di grave crisi economica, sociale e politica; inoltre, è presente un esercito straniero nel paese e la gente versa in uno stato di povertà generale. Meno del 40% della popolazione ha accesso all'acqua potabile, l'analfabetismo arriva alla soglia del 45%, meno di una persona su 50 ha un impiego fisso e la speranza di vita è passata dai 52,6 anni d'età del 2002 ai 49,1 dell'anno successivo.

Haiti fu occupata da truppe degli Stati Uniti d'America dal 1915 al 1934.
Dal 1994 al 1999 furono le Nazioni unite ad inviare contingenti militari nel paese.
Infine, dal febbraio del 2004 è iniziata un altro periodo caratterizzato dalla presenza militare straniera. Secondo quanto hanno affermato alcuni dirigenti dell'ONU, quest'ultima occupazione, la terza nella sua storia, dovrebbe durare più di 20 anni.

Come prima considerazione, la missione ha sottolineato l'importanza della lotta portata avanti dal popolo haitiano per più di due secoli, che lo ha fatto resistere a tutte quelle forze - sia interne che esterne al paese - oppostesi alla crescita di qualsiasi forza popolare costruttiva. Anche la fuga di Aristide deve interpretarsi alla luce di una crescente mobilitazione sociale che ne ha reclamato le dimissioni ed ha proposto delle alternative adeguate per la transizione del potere politico; in tale ottica, quindi, è da condannarsi l'intervento delle Nazioni Unite.
"Il problema di Haiti non è di tipo militare, per cui non si può pretendere di risolverlo in questo modo. Rifiutiamo, pertanto, la presenza delle forze militari internazionali d'occupazione ad Haiti, che ne limitano la sovranità, e pretendiamo dai nostri governi il ritiro delle truppe, secondo le modalità e i tempi indicati dalle parti sociali e politiche della società haitiana".

Un'altra proposta della missione è che venga garantito lo stato di diritto, il quale rende possibile il pieno rispetto dei diritti umani.
E' altresì necessario un processo elettorale democratico, trasparente e sicuro. Su questo punto, i partecipanti alla missione raccomandano che le autorità provvisorie incaricate del processo elettorale invitino l'Unione Interamericana degli Organismi Elettorali (UNIORE) , insieme all'Istituto Interamericano dei Diritti Umani e la Commissione per la Consulenza della Promozione Elettorale (CAPEL) ad appoggiare la costituzione di un piano di gestione per le elezioni.

Per quanto riguarda i finanziamenti diretti ai progetti di sviluppo del popolo haitiano, il gruppo chiede che siano a fondo perduto, con destinazione esclusiva a proposte provenienti da organizzazioni sociali e comunità locali, piuttosto che organizzazioni internazionali, come nel caso del Quadro di Cooperazione Provvisoria.
"E' prioritario attuare la riforma agraria proposta dai movimenti contadini, che è alla base del recupero e della difesa della sovranità alimentare"

Il documento della missione mette in allerta sul fatto che il paese possa essere trasformato in un'area di maquiladoras (fabbriche, di proprietà straniera o anche nazionale, adibite ad una parte della lavorazione di prodotti destinati al mercato estero, le quali traggono vantaggi economici dal basso costo della manodopera locale; n.d.r.) riunite in zone franche, dove i lavoratori sono sfruttati come schiavi moderni.
Un'altra esigenza è quella di azzerare il debito estero "che continua ad essere una forma di saccheggio del popolo haitiano, immorale ed illegale".

Il gruppo richiede, invece, il risarcimento di un debito storico, sociale ed ecologico, che hanno principalmente USA e Francia nei confronti di Haiti e della sua gente.
"Crediamo che siano possibili nuove forme di cooperazione internazionale, basate sul rispetto reciproco e sull'autodeterminazione di ciascun popolo, che possono essere attuate attraverso scambi di tipo culturale, sociale e governativo".

Infine, i membri della missione promettono di impegnarsi sempre più nell'appoggio al popolo haitiano, diffondendo alle sue comunità e al mondo intero le informazioni e i punti di vista che hanno acquisito e stimolando azioni civili. Un esempio è l'arrivo in Brasile, il prossimo giugno, di una delegazione di agricoltori e tecnici agricoli del Movimento dei Sin Tierra, al fine di una collaborazione con i loro colleghi.

Note:

Tradotto da Roberta Casillo per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
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