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La societa' civile nicaraguense dice "NO" al TLC/CAFTA e alla privatizzazione dell'acqua

19 aprile 2005 - Giorgio Trucchi

Una grande manifestazione ha attraversato ieri le strade di Managua chiedendo la non ratificazione del Trattato di libero commercio tra Stati Uniti e Centroamerica (TLC/CAFTA) e la non privatizzazione dell'acqua.
La marcia, pur non autorizzata dalla Polizia, è stata convocata da varie organizzazioni della società civile come il Movimiento Social Nicaraguense e l'Alleanza per la non privatizzazione dell'acqua ed a cui hanno aderito un numero considerevole di gruppi ed associazioni provenienti da tutto il Nicaragua.
L'attività rientra nella Settimana di Azione Globale sul Commercio, che si svilupperà dal 10 al 16 aprile in tutto il mondo con azioni di resistenza all'attuale modello di sviluppo neoliberista.
Questo modello ha già dato come risultato la crescita dei livelli di povertà nella regione. Paesi come l'Honduras e il Nicaragua, dove la maggior parte della popolazione vive con meno di due dollari al giorno, hanno visto incrementarsi i livelli di povertà in una misura del 10 per cento ogni 10 anni da quando sono stati introdotti i Programas de Ajuste Estructural della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (Fmi).
Per quello che riguarda la Sicurezza Alimentare, 1 di ogni 4 centroamericani soffre di denutrizione, fame e insicurezza alimentare a causa delle politiche che strangolano la produzione locale di alimenti, a favore degli interessi delle grandi imprese agricole internazionali.
L'entrata in vigore del Cafta distruggerà quel poco che resta della produzione nazionale e lascerà i consumatori e i piccoli e medi produttori in balia delle multinazionali nordamericane.

La marcia si è snodata lungo la Avenida Bolìvar arrivando nei pressi della Asamblea Nacional dove migliaia di ex lavoratori delle bananeras e cañeros ammalati a causa dei pesticidi, accampati qui da ormai quasi due mesi in attesa di risposte concrete alle loro richieste, si sono sommati alla manifestazione.
Un cordone della Polizia impediva al corteo di arrivare nelle vicinanze della Asamblea Nacional, ma in pochi minuti la gente ha forzato il blocco e le transenne e si è spinto fin sotto il Parlamento nicaraguense, chiedendo che una delegazione venisse ricevuta dai deputati per consegnar loro una petizione in cui si riafferma il rifiuto della società nicaraguense al CAFTA e alla privatizzazione dell'acqua.

Dopo alcuni minuti di tensione, i corpi speciali della Polizia hanno protetto l'entrata della Asamblea Nacional mentre, i manifestanti, hanno cominciato a inscenare balli popolari e a leggere comunicati.
"Noi, come società civile, dimostriamo il nostro rifiuto al Cafta, alla privatizzazione dell'acqua, all'aumento dei trasporti e dei servizi basici. Da molto tempo sogniamo di avere un paese diverso e non ci piace quello che vediamo intorno a noi.
Sogniamo un Nicaragua senza povertà e miseria, con medicine e sanità gratuita, con acqua e servizi pubblici non privatizzati, con scuola e libri per i nostri figli, con quartieri che abbiano acqua potabile e fognature, con strade asfaltate, boschi pieni di alberi e di vita, con lavoro per tutti. Un Nicaragua in cui i contadini abbiano terra ed accesso al credito per poter vivere con dignità. Quando parliamo di "giustizia" vogliamo che questa parola sia uguale per tutti.
In poche parole non vogliamo più che poche persone abbiano tutto e la maggior parte della popolazione non abbia niente.
In questi giorni i deputati dovranno decidere se approvare o no il Cafta. Il governo dice sempre che sarà positivo per il paese, perché sanno che sarà positivo solo per le persone che hanno già tutto. sarà positivo per loro. I poveri, gli esclusi continueranno ad essere invitati a guardare come i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Deputati, non ratificate questo Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti e non approvate la Legge dell'Acqua che permetterà la privatizzazione di questo bene attraverso il meccanismo della Concessione ad imprese straniere.
Vi invitiamo tutti e tutte a non restare in silenzio, a non essere schiavi, a non accettare questo mondo che ci vogliono imporre dall'alto. Vi invitiamo a resistere per non essere sfruttati e sfruttate, a lottare per non essere umiliati e umiliate, ad alzare la fronte con dignità e sentirvi uomini e donne libere, con il diritto a pensare e decidere da soli, a sognare e lottare per un mondo e un Nicaragua possibile.
Basta stare zitti, basta essere sottomessi, basta braccia incrociate mentre altre persone decidono per noi. Siate ribelli contro questo sistema neoliberista, continuiamo a prenderci le strade, a gridare tutti e tutte insieme...BASTA".

Più passava il tempo e più gente si univa, soprattutto bananeros afectados por el Nemagòn, creando così un'unione di lotte, un collegamento tra quello che potrebbe succedere lasciando via libera alla multinazionali e quello che è successo e che migliaia di persone hanno già provato sulla propria pelle, un esempio da non ripetere.

"Le vittime del Nemagòn sono l'esempio vivo dell'operato delle multinazionali qui in Centroamerica. Popolo del Nicaragua, il progetto degli Stati Uniti di un unico trattato per tutta l'America Latina è già fallito. La maggior parte degli stati del sud hanno rifiutato questo trattato (ALCA) ed hanno deciso di formare un proprio mercato libero. In Nicaragua, circa il 40% dei deputati si sono impegnati a respingere il Cafta.
Con la nostra lotta lo interreremo per sempre. Passeremo casa per casa a spiegare di che si tratta, chiedendo di non consumare prodotti transgenici. Il mais bianco, importato dagli Stati Uniti e convertito in farina in Costa Rica, sta entrando in Nicaragua attraverso la multinazionale Maseca. Sta facendo fallire le migliaia di donne che vivono facendo tortillas e ci sta obbligando a mangiare queste tortillas di cartone, avvelenate con mais transgenico.
Non permettiamo che il Nicaragua si trasformi in una grande drogheria, perché i famosi investimenti per lo sviluppo, tanto pubblicizzati dal governo, non sono altro che investimenti per la costruzione di centri commerciali che distribuiscono prodotti elaborati negli Stati Uniti.
I contadini abbandonano le campagne. Le città sono stracolme e la gente non sopporta più gli aumenti dei prodotti basici. A migliaia se ne vanno in Costa Rica a cercare lavoro. La disoccupazione è enorme e la guerra sociale in Nicaragua è cominciata.
Non convertiamo il Nicaragua in un'immensa massa di afectados come lo sono i compagni e le compagne del Nemagòn. No al Cafta, no a una governo oligarchico che pulisce le scarpe alle multinazionali, che invece di aiutare i nostri lavoratori ed essere solidale con la propria gente ed i paesi che ci aiutano, il prossimo mese tornano da Cuba trecento studenti laureati in medicina grazie alle borse di studio del governo cubano, cosa fa? Si unisce agli Stati Uniti e chiede la condanna di Cuba alla Onu" (Orlando Nuñez)

Mentre la gente aspetta di essere ricevuta dai deputati, prendono la parola i bananeros.
"Noi abbiamo già tentato cinque volte di essere ricevuti dai deputati, ma nessuno ci ha preso in considerazione. Un membro di questa fauna ha detto ieri che i nicaraguensi possono saltare, gridare, fare quello che vogliono perché il Cafta verrà approvato in ogni caso.
Questo si chiama sfida al popolo nicaraguense e disobbedienza dei funzionari e rifiuto di dare l'appoggio che i nicaraguesi hanno bisogno.
Che cosa faremo nei loro confronti?
L'unica alternativa è che tutti i cittadini delle varie regioni del paese vengano a Managua e restino qui fino a sconfiggere questi signori, perché solo con le parole e la confusione non facciamo nulla.
Devono e dovete venire qui, con noi, per restare come stanno facendo gli Afectados por el Nemagòn.
Grazie a tutti, ma non bastano i discorsi di protesta, bisogna essere decisi e sempre presenti, qui, davanti al Potere Legislativo e quello Esecutivo".

Pochi attimi dopo, il deputato del Frente Sandinista, Marcelino Garcìa, è uscito per ricevere la petizione delle organizzazioni sociali.
La sua presenza, quanto mai inopportuna, ha scatenato l'ira dei settori bananeros e cañeros, che con questo deputato hanno conti in sospeso in quanto lo accusano di essersi appropriato di enormi quantità di denaro che spetta ai lavoratori grazie agli Accordi di Transizione del 1992.
Dopo la firma della petizione, il deputato ha dovuto rintanarsi velocemente dietro i cancelli della Asamblea Nacional dato che cominciava ad essere bersagliato da borse di acqua.
La manifestazione si è poi spostata verso la Casa Presidencial per consegnare la stessa petizione al Presidente Bolaños.
Nei pressi della Casa Presidencial, la presenza della Polizia era ancora più forte e la gente si è fatta compatta dietro allo striscione che apriva il corteo. In prima fila la maggior parte dei leader bananeros e cañeros, settori che hanno ingrossato a dismisura la manifestazione.
I visi cotti dal sole e dalle lunghe giornate all'aperto degli abitanti della Ciudadela del Nemagòn si sono mischiati ai visi di studenti, attivisti, stranieri, giornalisti, donne, uomini ed hanno marciato gridando e cantando a squarciagola.

Anche in questo caso l'azione è stata pacifica, con manifestanti e polizia a pochi passi di distanza.
Dopo circa mezz'ora una delegazione è stata fatta passare ed ha raggiunto la Casa Presidencial dove ha presentato la petizione al Segretario privato del Presidente della Repubblica.
Al ritorno la gente ha letteralmente travolto la delegazione, abbracciandola, saltando e ballando in segno di gioia. A stento hanno raggiunto il microfono.
"Oggi abbiamo dato una lezione di cittadinanza e questa è la principale vittoria. Siamo arrivati fino alla Asamblea e poi alla Presidenza e anche la polizia ha capito cosa volevamo.
La cittadinanza si costruisce dall'organizzazione civile, per cambiare la cultura politica e l'economia del paese. Quello che è successo oggi è importante. La Polizia non deve più reprimere il popolo e noi cercheremo di cambiare in modo civico questo paese.
Se il Presidente non ci ascolterà vorrà dire che continueremo ad occupare le strade, tutte le strade del Nicaragua. Abbiamo il diritto ad essere ascoltati ed ora tocca a loro correggere gli errori che hanno commesso".

Alla fine dei discorsi la gente si è ritirata ed è tornata verso casa o verso l'accampamento.
Ora tocca ai deputati prendere una decisione e prendersi le proprie responsabilità verso questa popolazione che non sopporta più le condizioni di vita in cui è costretta a vivere.

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