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Ecuador: Nuova stabilitá ancora da consolidare

22 aprile 2005 - Antonella Spada

Con la destituzione del colonnello Gutierrez da parte del congresso ed il ritiro dell’appoggio delle forze armate allo stesso, l’Ecuador ha visto aprirsi una nuova fase della storia della sua repubblica; questo il risultato raggiunto grazie alla coraggiosa, resistente ed ormai “irreprimibile” pressione popolare!

Disordini e violenza: il neopresidente in trappola

Putroppo dopo la nomina del nuovo presidente, Alfredo Palacio, si sono vissute ore di confusione, disordine e violenza.

La notizia della nuova nomina non ha lasciato perplessi molti dei manifestanti e dei difensori del ex-regime che ancora si trovavano per le strade.

Da una parte la cittadinanza non poteva tacere rivendicazioni profonde e piú radicali, come la dissoluzione del parlamento o l’instaurazione di un governo popolare, dall’altra i mercenari arrivati in cittá per difendere il regime seminavano caos attraverso scontri ed atti violenti contro persone o cose (edifici pubblici sono sati ditrutti e saccheggiati).

Rientrati i manifestanti piú moderati, i gruppi piú radicali e vari infiltrati nelle protesta, hanno provocato scontri e molti si sono radunati, con attitudine bellicosa, al di fuori del palazzo di CIEPAL, dove si trovavano i parlamentari che avevano da poco nominato il nuovo presidente e lui stesso. Questa pressione e la succcessiva invasione dell’edificio da parte dei manifestanti hanno messo a rischio l’incolumitá del neo-presidente e dei parlamentari. Si sono avute alcune agressioni fisiche a vari deputati e il dr. Palacio é stato costretto a rifugiarsi nelle cantine del palazzo, riuscendo a uscire, di nascosto, solo molte ore dopo.

Ambiguo atteggiamento delle forze armate

La cosa piú evidente di questa situazione é stato il prolungato ed ambiguo silenzio delle piú alte autoritá delle forze armate. Infatti fino alle 18.30 non si erano pronunciate sulla successione presidenziale e questa stessa dichairazione non é apparsa come un appoggio esplicito e chiaro. Tanto meno le forze armate si erano immediatamente mobilitate per garantire la sicurezza personale del neo-presidente e la sicurezza pubblica.

Di fronte all’agressivitá della popolazione, Palacio ha, evidentemente e difficoltosamente, ricercato l’appoggio militare e polizziesco; il risultato di tale processo si é reso evidente solo verso le 20.30, quando il neo-presidente ha presieduto la sua prima conferenza stampa nella sede del ministero della difesa.

Prime dichiarazioni del nuovo presidente

Le sue prime dichiarazioni si possono riassumere nei seguenti punti:

- Annuncio dell’inizio di un’era di “rifondazione” della democrazia ecuatoriana; auspicando cambi radicali in un sistema politico ormai totalmente delegittimizzato. Palacio ha distaccato piú volte la sua estraneitá al sistema, dichiarando di essere “un modesto medico al servizio dello stato”. In questo senso si é menzionata anche la possibilitá di costituire un’ assemblea costituente.

- Apertura alle proposte e richieste della popolazione; in questo senso ha auspicato un maggior utilizzo dello strumento referendario. Allo stesso modo ha chiarito di essere disposto a rimettere il mandato nelle mani della popolazione, se e quando questa lo ritenga necessario.

- Promessa di non lasciare impuni i rappresentanti del precedente governo, colpevoli di aver tradito il mandato ricevuto e responsabili della feroce repressione degli ultimi giorni. Allo stesso modo prometteva bloccare le frontiere per impedire la fuga di Abdalá Bucaram, Guillelmo Castro (ex- presidente dellaCorte di Giustizia di fatto) e di altri ex.funzionari.

- Ha toccato temi come la neccesitá di rafforzare lo stato sociale (in particolare i servizi sanitari), rinegozziando i termini del pagamento del debito estero o come la neccessitá di riconsiderare alcune posizioni nazionali nell’ambito di accordi bilaterali, come il Trattato di Libero Commercio (in corso di negoziazione con gli USA).

Nello stesso tempo peró ha ribadito la necessitá di matenersi all’interno dei meccanismi costituzionali e di rispettare gli accordi giá firmati internazionalmente. In questo senso ha chiarito che:

- non proscioglierá il parlamento, mentre invita ad azioni di “autodepurazione”, per eliminare i personaggi piú ambigui.

- non convocherá elezioni anticipate immediatamente ad elezioni.

- pensa rilevare il carico di presidente fino alla conclusione del mandato previsto per Gutierrez (inizio 2007).

Reazioni Politiche

Le prime reazioni che i vari lider dei partiti politici possono essere definite come di “appoggio con riserva”.

I principali partiti, soprattutto il Partido Social Cristiano (PSC), ha insistetemente ribadito la necessitá del rispetto di quanto previsto nella costituzione. Non troppo velatamente si é potuto puó scorgere dietro a questa richiesta il bisogno di difendere l’ordine costituito.

Oggi il partito indigena “Pachakutik” ha rifiutato la possibilitá di approggiare dall’inteno il nuovo governo vista l’ambiguitá delle posizioni di Palacio di fronte alle richieste piú radicali dei movimenti sociali.

Dopo aver chiesto tempo per nominare il gabinetto di ministri, Palacio si é riunito nella notte scorsa con i lider dei maggiori partiti e con i vertici delle forze armate. A quanto pare questi dialoghi saranno davvero rilevanti nel dare una linea alla posizione ancora non chiara e poco definita del presidente.

Certo é da distaccare la debole posizione in cui si trova al momento il nuovo presidente e certo i navigati politici del vecchio sistema, non faranno aspettare i loro tentativi di condizionamento ed ingerenza.

Minacce alla nuova stabilitá

Ancor piú grave appare la sitazione considerando che, in data odierna, la OEA (Organizzazione si Stati Americani) si é riunita per discutere di quanto accaduto in Ecuador ed ha avanzato dubbi sul fatto che la caduta di Gutierrez possa essersi verificata nel rispetto della cotituzinalitá (di fronte ad un eventuale violazione, un accordo inter-americano per il rispetto della costituzioanlitá prevede la possibilitá di sanzioni ed interventi esterni). Il pronunciamento definitivo dell’OEA sul tema é stata aggiornato a domani.

La secretaria di stato Americana, C. Rice, ha inoltre giá invitato il nuovo governo ad andare subito ad elezioni, richiesta che il nuovo “ministro dell’interno” (Gándara) ha rifiutato, difendendo la sovranitá statale.

Infine, nelle ultime ore sul quotidiano “RCN Noticias” é comparsa l’informazione sul fatto che Gutierrez, stia ancora tentando di riunirsi con ex-componeti del suo governo e con eventuali sostenitori.

Come risulta evidente il nuovo governo, tuttora in costituzione, é ancora poco solido e opportunisti e nemici (quelli interni, quelli che sono riusciti a scappare e gli esteri) sono in piena atttivitá, pronti ad approffittare di ogni spazio che si possa creare.

Per questi motivi la cittadinanza attiva che ha conquistato la fine di una “democrazia-dittatoriale” deve mantenersi vigile sia sul consolidamento del nuovo governo, che sul rispetto della loro tenace e appassionata volontá di rinnonamento democratico!

Al momento vari gruppi della societá civile si stanno organizzando per vigilare ed avanzare proposte che preservino ció che, a caro prezzo, hanno conquistato.

Quito, 21 aprile 2005

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