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Nicaragua : continuano gli scontri a Managua

23 aprile 2005 - Giorgio Trucchi

Un'altra giornata di scontri e tensioni ha sconvolto la capitale.
La mattinata era iniziata con una calma relativa dopo gli scontri dei giorni scontri.
foto di Giorgio Trucchi


Le cooperative del trasporto avevano deciso di sospendere lo sciopero e cominciare a far uscire i propri autobus, anche se non tutti avevano accettato questa misura considerandola ancora troppo rischiosa.
Gli studenti avevano già fatto sapere che la loro azione si sarebbe diretta verso il governo, colpevole di non aver ancora fatto assolutamente nulla per risolvere la drammatica crisi energetica che ha messo in ginocchio il paese e che non avrebbero mai accettato l'aumento della corsa degli autobus.
Il Consejo Nacional de Universidades (CNU) si era invece riunito con l'impresa privata e personalità del governo, lanciando la proposta di una Commissione speciale in cui partecipassero tutti i settori della società e il governo stesso, per cominciare a delineare un piano urgente d'emergenza.
Intanto il presidente Bolaños, dimostrando ancora una volta una totale insensibilità, aveva dichiarato che per il governo il problema del caro trasporti non esisteva, in quanto la responsabilità del costo della corsa era esclusivamente del Comune.
Gli studenti, intanto, continuavano con i blocchi stradali nei punti principali della città e soprattutto vicino alle università.
Blocchi comunque pacifici contro i quali la Polizia, che presidiava i punti nevralgici della città, non era intervenuta.
Verso le prime ore del pomeriggio, davanti all'entrata principale dell'Università Nazionale Autonoma del Nicaragua (UNAN) sono stati bloccati tre veicoli di istituzioni statali e nel giro di pochi secondi, sono stati incendiati. Intanto, vicino alla Rotonda Universitaria sempre nei pressi della Unan, un altro veicolo statale veniva incendiato.
Si è creato immediatamente un folto capannello di studenti universitari che, prevedendo l'arrivo della Polizia, si è asserragliato all'interno della Unan e sul ponte che attraversa l'unica strada che porta all'università in direzione nord-sud.
Nel giro di poche decine di minuti sono arrivate le truppe speciali della Polizia (antimotines) che hanno iniziato una battaglia campale contro gli studenti, senza risparmio di lacrimogeni e pallottole di gomma (?), sparate con fucili e AK 47.
Gli studenti hanno rispondo con pietre e con morteros caseros, rifugiandosi all'interno dell'università dove, per la legge d'autonomia che prevede la Costituzione, le forze armate e la Polizia non possono entrare.
E' proseguito così un violento scontro che si è protratto per circa due ore, fatto di attacchi e ritirate veloci. Mano a mano che gli antimotines si ritiravano, gli studenti scendevano in strada, completamente bendati e con acqua per proteggersi dagli effetti dei gas lacrimogeni.
Le forze speciali si sono poi attestate nei pressi della Rotonda Universitaria in attesa degli sviluppi, mentre gli studenti da dentro l'università hanno iniziato a mettere musica rivoluzionaria ed insultare i poliziotti dicendogli che erano come la Guardia Nacional di Somoza.
La situazione è continuata ancora per alcune ore mentre varie organizzazioni della società civile e dei diritti umani arrivavano sul posto per raccogliere informazioni e dichiarazioni.
Secondo quanto raccontato dagli studenti, nessuno dei loro dirigenti ha dato il segnale nè l'ordine di fermare e bruciare le macchine dello Stato e hanno denunciato la presenza di infiltrati tra le loro file. Hanno inoltre detto che hanno risposto alla violenza della polizia che si sta dimostrando sempre più complice della manovra repressiva del governo.
Durante gli scontri sono state ferite due ragazze, un antimotìn e un altro ragazzo è stato ferito gravemente da tre colpi, non si sa ancora se di pallottola di piombo o di gomma. Tutti sono stati portati immediatamente in ospedale e lo studente sembra essere in difficili condizioni (ferita al gluteo, braccio e sotto la nuca). Circa 12 abitanti della Colonia Miguel Bonilla, vicino alla Unan, sono stati ricoverati per intossicazione da gas lacrimogeni.


Lo stesso Centro Nicaraguense de Derechos Humanos (Cenidh) ha denunciato che in tutta questa situazione c'è qualcosa di strano.
La situazione era tranquilla ed erano iniziati i dialoghi, nonostante l'intransigenza assurda del governo.
Lo scoppio improvviso della violenza ha preso di sorpresa un po' tutti e non è da escludere, sempre secondo il Cenidh che quindi avalla la versione degli studenti, che ci siano parti interessate a creare il caos per portare il paese sull'orlo del collasso e quindi dare il pretesto per la dichiarazione di uno Stato d'Emergenza, che porterebbe all'immediata sospensione dei diritti civili e politici della cittadinanza e allo scioglimento del Parlamento.
A chi gioca tutto questo?
Questa è sicuramente la domanda più importante da farsi.
Mentre la maggior parte dei mezzi di comunicazione (la maggior parte in mano a imprenditori locali e stranieri e affini al governo) ha immediatamente attaccato e criminalizzato gli studenti, collegandoli a un poco probabile teorema secondo il quale il Frente Sandinista starebbe muovendo i propri fili per portare il paese al caos generalizzato (studenti, buseros, taxisti, sindacati sono effettivamente affini al partito rojinegro), fa sempre più capolino la possibilità che il governo stia cercando in tutti i modi di avere, come dice il Cenidh, il pretesto per chiedere a Polizia ed Esercito di farsi carico della situazione e decretare lo Stato d'Emergenza.
Perchè il FSLN, in un momento di così grave tensione e con leggi importanti da approvare, dovrebbe cercare di portare il paese al caos, quando sa che soprattutto gli Stati Uniti stanno aspettando solo questo per poter intervenire?
Il caos giova soprattutto a Bolaños. A suo favore avrebbe immediatamente gli Stati Uniti, sempre più nervosi per la prossima approvazione dell'Istituto della Proprietà e per l'approvazione della Ley de Armas che impedisce a Bolaños di distruggere i rimanenti missili SAM-7 ancora in possesso dell'Esercito nicaraguense.
Anche la OEA sembra appoggiare il governo Bolaños, così come i presidenti centroamericani.
Nei giorni scorsi il deputato di Camino Cristiano, Guillermo Osorno, ex fedelissimo di Alemàn passato ora alla corte di Bolaños, ha dichiarato pubblicamente che "l'unica misura da adottare in questo momento è il colpo di stato, la dissoluzione del parlamento e l'instaurazione di una Assemblea Costituente per riformare la Costituzione ed andare a nuove elezioni".
Parole dure che ogni giorno cominciano ad assumere un senso sempre più definito.
In questo momento di grave crisi istituzionale e sociale, gli elementi che faranno pendere la bilancia da una parte o dall'altra saranno l'Esercito e la Polizia che, fino ad ora, hanno mantenuto una posizione piuttosto defilata.
Sicuramente in queste ore Bolaños si riunirà con i vertici delle due istituzioni per fare il punto della situazione e in quest'ottica, assume sempre più un carattere strategico e politico, il ritiro forzato dell'ex vice direttore della Polizia, Francisco Bautista Lara, che sicuramente avrebbe ostacolato con tutte le sue forze l'uso della Polizia per reprimere in modo drastico le proteste.

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