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Guatemala, oro e diritti umani

Progredisce senza sosta la costruzione del Marlin Project:l a miniera d’oro a cielo aperto che la Glamis Gold sta costruendo negli altopiani del Nord-Ovest del Guatemala.Con lei progrediscono le violazioni dell’ambiente e dei diritti umani che ormai sono parte di essa.
25 aprile 2005 - Flaviano Bianchini

La settimana scorsa due attivisti dell’associazione FundaMaya hanno ricevuto minacce di morte. Il 25 Marzo alle ore 23:45 la loro macchina ha misteriosamente preso fuoco. La mattina dopo Carlos Humberto Guarquez (Giornalista, attivista di FundaMaya) si è visto recapitare a casa una lettera anonima che diceva: “Caro signor Carlos Humberto, questo ti succede perché ti sei messo contro la società, domani arriverà il tuo giorno e così per la signora Dominga e il suo sposo Alfonso Guarquez.”
Secondo questi signori FundaMaya si è messa contro la società. FundaMaya fa parte del Fronte Nazionale Contro le Miniere. Il Fronte lotta per salvare la selva incontaminata del Guatemala. Il Fronte lotta perché vengano rispettati i diritti degli indigeni Maya (che in Guatemala sono il 60%). Il Fronte lotta per far sì che i bambini Maya non muoiano per colpa dell’inquinamento provocato dall’estrazione mineraria. Il Fronte lotta per far sì che i contadini non vengano sfrattati dalle loro terre in nome di un discutibile progresso. Il Fronte lotta per dare al Guatemala uno sviluppo autonomo e sostenibile.
Questo vi sembra andare contro la società?
Forse per società questa gente intendeva la società Glamis. Cioè i loro interessi!
Amnesty International ha attivato subito una azione rapida per tutelare la vita di queste persone. Gli attivisti di Amnesty sparsi per tutto il mondo stanno sommergendo di lettere il presidente del Guatemala, la commissione Guatemalteca per i diritti umani, la Glamis Gold e le ambasciate Guatemalteche nei vari paesi. Nelle lettere si chiede la tutela dei diritti umani per gli attivisti di FundaMaya e il rispetto degli accordi sottoscritti dal Guatemala per la tutela dei diritti umani. Questa forma di lotta pacifica ha già portato risultati in passato. Chiunque può scrivere una lettera manifestando, nella sua lingua, il proprio disappunto per ciò che sta avvenendo.
Nel frattempo il Guatemala ha approvato il trattato di libero commercio con gli Stati Uniti garantendo così ai nordamericani di sfruttare al meglio le loro risorse minerarie. Amnesty International, Survival, Pacha Mama di Fabriano ed altre associazioni che si occupano di diritti umani hanno fortemente criticato questa azione del governo di Berger.
In un suo memorandum Amnesty International esprime la propria preoccupazione per il possibile impatto sui diritti umani derivante dall’attuazione del CAFTA (l’accordo di libero commercio tra gli Stati Uniti e i paesi dell’america latina) soprattutto per quanto riguarda il diritto alla salute.
Amnesty International teme che, proibendo per cinque anni l’uso dei dati sulle sperimentazioni necessarie per approvare nuovi medicinali ed estendendo la durata delle licenze (clausole contenute nel CAFTA) l’attuazione dell’accordo di libero commercio possa introdurre restrizioni alla produzione di medicinali generici. L’accesso ai medicinali generici rischia di diventare impossibile per molti guatemaltechi.
Intanto è anche arrivata una piccola vittoria dal Fronte Anti-Miniera. Il cardinale guatemalteco Rodolfo Quezada Toruno che da sempre si è schierato contro le miniere e contro il trattato di libero commercio ha portato la voce del popolo guatemalteco davanti al congresso degli Stati Uniti che si è dimostrato molto diviso su questi argomenti.

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