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Autogestione in salsa argentina

11 maggio 2005 - Vittorio Longhi
Fonte: Il Manifesto

«Difendete la fabbrica senza padroni, salvate il movimento di autogestione operaia». Tornano a chiedere sostegno e solidarietà internazionale gli operai argentini della fabbrica di ceramica Zanon, a Neuquén, in Patagonia. Questa settimana la cooperativa Fasinpat, Fabrica sin padrones, che nel 2001 espropriò l'azienda fallita e abbandonata da Luis Zanon per gestirla in autonomia e democrazia, e con risultati eccezionali, ha denunciato l'ennesimo tentativo dei magistrati di svendere e sgomberare lo stabilimento. Alla fine di aprile si è tenuta l'asta della fabbrica per consentire un acquisto facile agli investitori privati e, come vorrebbe il governo locale, ordinare l'allontanamento dei lavoratori. I giudici hanno tenuto aperta l'asta per cinque giorni ma nessuno ha risposto e, secondo il diritto fallimentare argentino, avrebbero dovuto chiudere la procedura di bancarotta, riconoscendo la legittimità della cooperativa e dell'esproprio. Invece si sono limitati a prorogare di un altro mese la svendita, nella speranza di trovare nuovi compratori. «È la conferma che ci sono ancora interessi forti, perciò dobbiamo continuare a lottare», dicono gli operai. «Passiamo il tempo a difenderci da questo genere di manovre - spiegano - mentre abbiamo studi e piani industriali elaborati con le università di Buenos Aires e Comahue che potremmo realizzare aumentando ulteriormente la produzione».

Quello dei ceramisti di Neuquén è l'esempio di come i lavoratori argentini siano riusciti a rispondere al disastro economico del 2001, provocato dal sistema neoliberista predicato dal Fmi e dalla Banca mondiale. Come mostra il documentario The take di Naomi Klein, la storia della fabbrica di ceramica si inserisce in quel nuovo movimento di democrazia diretta che in Argentina riguarda quartieri, città e imprese e coinvolge un universo di soggetti, dagli studenti universitari ai disoccupati piqueteros. Sono circa 15 mila i lavoratori che hanno occupato e ora gestiscono 200 imprese, tentando di costruire una reale alternativa al sistema fallimentare degli ultimi venti anni. Oltre ai ceramisti, infatti, ci sono tra gli altri i tipografi della Chilavert, i tessili di Brukman, gli elettrici di Renacer, i medici e gli ospedalieri delle cliniche di Junin e Ados, i calzaturieri di Gattic. Si tratta di fabbriche fallite per la pessima gestione dei padroni, pur sovvenzionati dallo stato, fabbriche recuperate e governate collettivamente con un sistema di assemblee continue, con una politica di parità salariale e rapporti stretti con le comunità locali, del tutto opposti a quelli dei precedenti proprietari. Nel quartiere Nueva España, che circonda lo stabilimento Zanon, ad esempio, la cooperativa è riuscita a costruire e avviare un nuovo centro di servizi sanitari, necessario in una zona povera i cui abitanti per anni hanno chiesto invano un intervento delle istituzioni. Ciò che più colpisce, comunque, sono i risultati economici della Fasinpat: l'anno scorso, la forza lavoro è passata da 300 a 470 unità, un aumento di più del 50 per cento, e la produttività è quasi raddoppiata. Sono risultati preoccupanti per gli interessi dei privati, tanto da spingere il governo provinciale di destra, guidato da Jorge Sobich, legato all'ex presidente Menem, a un'azione di continuo boicottaggio. Inoltre, gli operai e i loro familiari continuano denunciare pressioni, intimidazioni, aggressioni verbali e fisiche di gruppi paramilitari che però riescono a restare nella totale impunità. Una strategia di tensione e terrore che rievoca i metodi della passata dittatura e contro la quale solo il sostegno forte della comunità internazionale può intervenire. Per sottoscrivere l'appello in difesa della cooperativa: http://www.PetitionOnline.com/zanon/petition.html .

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