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Nicaragua: i lavoratori bananeros tornano a casa dopo 74 giorni nella Ciudadela del Nemagon

15 maggio 2005 - Giorgio Trucchi

Alla fine sono partiti.
In più di 4 mila si sono svegliati molto presto, come sempre, ed hanno preparato le loro cose.
Hanno messo tutto in grossi sacchi o scatoloni e si sono accalcati, divisi per destinazione, sui marciapiedi in attesa dei bus che li avrebbero riaccompagnati a casa.
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Il governo aveva garantito la partenza per le 8 di mattina, ma verso le 9 quando è arrivata la Ministra della sanità e il resto di funzionari, non c'era nemmeno un autobus.
Sono cominciate le illazioni. "Vedrai che ci lasciano qui". "Se rispetteranno così gli accordi siamo a posto...". "Chi aveva qualche soldo è partito da solo all'alba...lo sapeva che finiva così...".
Si sono formati vari capannelli in cui si parlava degli accordi firmati ieri.
Molti erano quelli soddisfatti. Alcuni avrebbero preferito aspettare l'esito dell'approvazione di una Pensione vitalizia (alla fine la cosa che fa più paura è proprio quella di tornare e non riuscire a sopravvivere senza poter lavorare e con tante malattie addosso). Altri ancora non si fidano del governo perché li ha ingannati troppe volte.
L'opinione generale è comunuqe che hanno fiducia nei propri leader perchè in tanti anni non li hanno mai traditi.
Un bananero si avvicina alla Ministra della sanità mentre sta dando una dichiarazione ad un canale di televisione e le dice senza nessun timore "Signora ministra, io so perfettamente che dobbiamo tornare a casa. Mi hanno detto che mi devono operare ad un occhio e qui non è il posto più adatto per stare dopo un'operazione così. Quello che le chiedo è che trasferiscano davvero e velocemente le nostre cartelle cliniche nelle strutture sanitarie locali.
Lei è del governo e le chiedo di rispettare davvero gli accordi, di non prenderci in giro, perché siamo ammalati e molti di noi non sanno nemmeno leggere e scrivere, ma sappiamo riconoscere quando qualcuno non rispetta ciò che ci promette".
La frenesia aumentava con il passare dei minuti e poi delle ore.
L'accordo con la Polizia, che avrebbe scortato tutte le carovane di bus fino a destinazione, era che si aspettasse la presenza di tutti gli autobus prima di partire e quindi per i dirigenti dei bananeros diventava sempre più difficile mantenere l'ordine tra la gente.
A poco a poco gli autobus hanno fatto il loro ingresso nei pressi della Ciudadela e più di una volta la gente è corsa per salire, venendo però respinta perché nessuno aveva ancora dato l'ordine.
Le ore passavano lentamente mentre un sole impietoso s'accaniva sulla gente in attesa.
File enormi di uomini, donne, bambini ed anziani carichi fino all'inverosimile.
Sacchi, pacchi e borse caricate sulla testa mentre la Ministra della sanità non sapeva più che cosa dire per l'inefficienza dell'organizzazione.
Alla fine, una volta arrivata la maggior parte degli autobus, è stato dato il via e migliaia di persone divise in base alla destinazione si è lanciata per salire il più in fretta possibile.
Erano ormai le 12.
La gente s'accalcava all'entrata degli autobus che sono stati presi letteralmente d'assalto.
I primi autobus sono quindi partiti e la gente salutava dai finestrini, lanciava grida e urla, chiamava le persone con cui hanno condiviso quasi tre mesi di permanenza e di lotta a Managua.
Altri gruppi, ancora in attesa, restavano immobili sotto il sole per poi scattare appena individuavano l'autobus che li avrebbe riportati a casa.
Più di una persona mi ha fermato. Non di tutti ricordavo il viso. Mi hanno salutato, abbracciato e ringraziato e mi hanno dato l'appuntamento per la prossima volta.
Un ringraziamento che hanno rivolto ed esteso a chi, in questi mesi, li ha aiutati nella loro lotta facendo circolare le informazioni, apportando affinché non mancasse mai il cibo e le medicine.
All'Associazione Italia-Nicaragua e alla gente che si è attivata in Italia per organizzare serate, incontri, azioni e tutto quello che è stato possibile fare.
Alle altre organizzazioni, come la UITA, che in molti paesi del mondo mondo hanno coinvolto migliaia di persone in questa lotta.
Danilo, uno dei capitanes che rimarrà qui, mi ha salutato pregandomi di mandare un messaggio in Italia.
L'ho rassicurato dicendogli che il messaggio arriverà sicuramente, un messaggio di ringraziamento per quello che è stato fatto e continueremo a fare.
Alla fine i bus se ne sono andati tutti e la Ciudadela ha assunto un aspetto strano.
Un silenzio impressionante. Un senso di vuoto nonostante le centinaia di tende ancora montate (e lì resteranno in attesa degli eventi).
Una delle donne che sono rimaste mi si avvicina e le dico che è triste vedere tutti questi posti vuoti e non sentire il brulichio continuo delle voci.
Mi guarda, sorride e mi dice "E' vero, è un effetto strano perché ci si abitua a stare insieme, alla confusione, ai mille problemi e quando se ne vanno e resti sola ti senti triste e ti mancano..."

Note:

l'articolo del Nuevo Diario in cui si parla della raccolta firme tra i senatori italiani per far pressione sui deputati nicaraguensi
http://www-ni.elnuevodiario.com.ni/nacional/nacional-20050514-15.html

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