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Messico: appello alla società civile italiana per sostenere i deplezados del municipio autonomo di san Pedro Polhò, Chapas

16 maggio 2005

Nel marzo del 2004 centinaia tra comitati, associazioni, centri sociali,
singoli cittadini hanno partecipato alla straordinaria mobilitazione
popolare che - costruita dal basso, e con l'aiuto fondamentale dei media
alternativi - portò a raccogliere, nell'arco di cinque mesi, più di 25.000
euro ,inviati al Caracol "Corazon centrico de los zapatistas delante del
mundo", di Oventik, per sostenere l'emergenza alimentare dei desplazados
(profughi interni) raccolti negli accampamenti costruiti intorno a San Pedro
Polhò, capoluogo dell'omonimo municipio autonomo zapatista. Ad un anno di
distanza, nell'aprile del 2005, i desplazados sono tornati a far sentire la
propria voce, nel silenzio generale di un'opinione pubblica ormai disattenta
nei confronti di quella che è divenuta un'emergenza "strutturale",essendo
politiche le cause che non ne permettono la soluzione. A distanza di un
anno, anche noi torniamo a far sentire la nostra voce accanto a quella dei
desplazados, convinti dell'importanza di continuare a sostenere la
costruzione dell'autonomia zapatista, anche quando si sviluppa in un
contesto di grave emergenza.

I promotori

APPELLO ALLA SOCIETÀ CIVILE ITALIANA PER SOSTENERE I DESPLAZADOS

DEL MUNICIPIO AUTONOMO DI SAN PEDRO POLHÓ, CHIAPAS

Polhó: 8 anni da sfollati in resistenza e ancora la forza di continuare a sognare

"Nella maniera più distinta, con questo scritto, mi rivolgo a voi come
presidente municipale autonomo di San Pedro Polhó per comunicare quanto
segue:

Solo due mesi fa sono entrati in carica i nuovi membri del consiglio
municipale autonomo. Come nuovi servitori del nostro popolo, vediamo i
problemi e le necessità e la preoccupazione più grande che abbiamo è
l'alimentazione degli sfollati. Quale presidente municipale, sono stato al
Caracol di Oventik per parlare di questo problema con la Giunta di Buon
Governo "Corazón Céntrico de los Zapatistas Delante del Mundo" della zona
Altos del Chiapas. I compagni e compagne della giunta mi hanno informato che
sono terminati i fondi per l'acquisto dei generi alimentari per gli
sfollati."

Così si apre l'appello rivolto alla società civile nazionale ed
internazionale dalle autorità del Municipio Autonomo di San Pedro Polhó, in
Chiapas.

Quasi 8 anni. Tanti ne sono passati dalla strage di Acteal, che il 22
dicembre del 1997 tinse di rosso vivo la guerra di bassa intensità portata
avanti dal governo messicano, dall'esercito e dai gruppi paramilitari contro
l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), la società civile
chiapaneca in resistenza e le basi d'appoggio dell'EZLN.

Dopo quasi 8 anni continua la tragedia quotidiana degli oltre 5.000
desplazados di guerra accampati a Polhó; profughi interni di un conflitto
che non esiste, secondo il Governo messicano del presidente Fox e la Croce
Rossa Internazionale che nel gennaio del 2004 ha abbandonato il campo.

"L'EZLN è cosa del passato", ha avuto modo di affermare recentemente Fox, l'uomo
che - appena eletto - avrebbe dovuto risolvere in quindici minuti la
"questione Chiapas".

Così non è stato, ed è ancora lontano dall'orizzonte il momento in cui potrà
risolversi, politicamente, la situazione del Municipio Autonomo di Polhó.
Politicamente, perché quest'emergenza non è frutto di una catastrofe
naturale, di uno tsunami, quanto piuttosto della mancata volontà da parte
dei Governi che si sono succeduti in questi 8 anni (quello di Zedillo,
prima, e di Fox, adesso) di risolvere la questione indigena. Una soluzione
che passa attraverso il riconoscimento del diritto all'autodeterminazione
dei popoli indigeni, sancito dal Trattato 169 dell'Organizzazione
Internazionale del Lavoro, che il Messico è stato uno dei primi paesi a
ratificare, e ribadito negli Accordi di San Andrés su Diritti e Cultura
Indigena, documento finale del dialogo di pace promosso nel 1996 tra EZLN,
Governo messicano e società civile nazionale.

Una guerra che non esiste ma che continua a mietere vittime. Un genocidio
silenzioso nei confronti di quanti, sfollati, non possono tornare a
coltivare i propri campi, costretti a sopravvivere grazie al sostegno della
società civile nazionale ed internazionale. Le milpas a Chimix, Tzanembolom,
Los Chorros, Yibelhó, Tzajalukum. Kakateal, Esperanza, Bajoveltik, Auroca
Chica, Pechiquil, Javalton, Majomut, Xcumumal e Yaxjemel, non hanno chi le
coltivi.

Per i desplazados non è ancora possibile ritornare nelle proprie terre: i
gruppi paramilitari - denunciano le autorità autonome - continuano ad essere
attivi a Puebla, Los Chorros, Esperanza, Acteal, Pechiquil, Kanolal,
Tzanembolom y Yabteclum, Yashjemel e Majomut. Dove non arrivano i
paramilitari ci pensa l'esercito federale messicano che mantiene tuttora
attive ben 13 posizioni nella zona: a Chenalhó, Las Limas, Yabteclum, La
Libertad, Takiucum, Xoyep, Majomut (2), Los Chorros, Acteal Alto, Pechiquil,
Chimix, Pantelhó e Tzanembolom.

La sopravvivenza dei 5.333 desplazados ospitati nei campi profughi di Polhó
dipende in gran parte dalla Giunta di Buon Governo della Regione Altos del
Chiapas, che ha il suo centro operativo nel Caracol di Oventik, e dalla
capacità di canalizzare risorse da parte della società civile
internazionale. Secondo la relazione della Giunta, diffusa nell'agosto
scorso, più del 50% dei fondi raccolti nel suo primo anno di attività
(agosto 2003/agosto 2004) sono stati destinati al Municipio Autonomo di
Polhó per garantire la fornitura mensile di 28/30 tonnellate di mais (5 kg a
persona). Una spesa ingente che tuttavia non riesce a rispondere appieno ai
bisogni alimentari dei profughi, se è vero - come recentemente affermato
dall'attrice messicana Ofelia Medina, da anni impegnata in progetti di
sviluppo al fianco dei popoli indigeni zapatisti del Chiapas - che la
denutrizione infantile è cresciuta nell'ultimo anno, passando dal 15 al 40%
negli accampamenti dei desplazados.

Nel frattempo, i desplazados non sono rimasti "con le mani in mano". La
realizzazione del sogno zapatista, la costruzione dell'autonomia attraverso
progetti produttivi, educativi e sanitari avanza anche nel Municipio di San
Pedro Polhó.

"Ci sono progetti produttivi - ci informa ancora il Consiglio Municipale
Autonomo - che stanno producendo risorse per coprire alcuni bisogni. Per
esempio, abbiamo un negozio municipale ed un progetto di produzione e
vendita di materiali da costruzione. Manca però ancora molto per coprire da
noi soli le necessità alimentari. Quindi, è necessario continuare a contare
sull'appoggio di tutte le società civili che hanno camminato insieme a
questo municipio e alla lotta zapatista."

Gloria Muñoz, in un reportage pubblicato da Ojarasca, supplemento mensile
del quotidiano messicano La Jornada, descrive alcuni dei progetti grazie ai
quali sopravvivono i profughi: un banco di sabbia ed una macchina per fare
mattoni, lavori collettivi di ricamo, una panetteria, coltivazione di
ortaggi, allevamento e vendita di polli, cooperative di negozi di generi
alimentari ed una di caffè. Prodotti, alcuni, commercializzati tra i
villaggi vicini, a San Cristóbal de Las Casas e anche in Italia, come il
caffè distribuito dall'Associazione "Ya Basta", una delle poche fonti di
reddito del Municipio.

Chiediamo a tutta la società civile italiana uno sforzo collettivo per
ripetere lo straordinario risultato dello scorso anno, quando una campagna
costruita dal basso è riuscita a raccogliere - in poco più di sei mesi - più
di 25.000 euro, inviati a Polhó attraverso la Giunta di Buon Governo di
Oventik.

Sosteniamo assieme il sogno zapatista e la costruzione dell'Autonomia anche
in una situazione d'estrema emergenza come quella presente a Polhó.

È possibile contribuire alla raccolta fondi per questa emergenza versando il
proprio contributo sul conto corrente bancario conto corrente bancario di
Mani Tese (piazzale Gambara 7/9 - 20146 Milano) n° 40 c/o Banca Popolare
Etica, sede di Padova, Piazzetta Forzaté 2, ABI 05018, CAB 12100
specificando la causale "Micro 2025 - Emergenza Chiapas".

Per informazioni e adesioni martinelli@manitese.it oppure 347 4625438

Promotori

Associazione PaviainserieA

Cantieri Sociali - CARTA

Centro sociale "28 maggio" - Rovato (Bs)

Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo

Comitato Chiapas - Brescia

Comitato Chiapas - Torino

Coordinamento toscano di sostegno alla lotta zapatista

Giovani Comunisti/e

Mani Tese - gruppo di Lucca

Officina Shake - Castellanza (Va)

Rete di sostegno al Chiapas Rebelde

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