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Nicaragua: marciare e' tornare alle origini

Intervista in esclusiva con Victorino Espinales - Presidente della Associazione degli ex lavoratori e lavoratrici del banano colpiti dagli effetti del Nemagòn (Asotraexdan)
23 maggio 2005 - Giorgio Trucchi

Ci siamo trovati verso il tardi pomeriggio, dopo un "inseguimento" durato più di una settimana.
La firma dei primi Accordi Preliminari tra i settori dei bananeros e cañeros con il governo, non ha per nulla rallentato il lavoro e gli impegni delle circa 400 persone che sono rimaste nella Ciudadela del Nemagòn, che continua così a brulicare di vita ed attività.
Per le istituzioni nicaraguensi, la loro presenza è il segnale chiaro che manca ancora molto da fare per dare una risposta completa alle richieste che hanno presentato ormai da circa tre mesi.
"La Marcia senza ritorno", iniziata il 20 febbraio, sta vivendo solo una nuova tappa.
Victorino Espinales, uno dei principali leader dei vari gruppi che hanno organizzato, sviluppato e condotto questa lotta, è una figura controversiale.
Lavoratore nelle bananeras dell'occidente nicaraguense insieme al padre da quando aveva 15 anni, è oggi una delle immagini pubbliche quando si parla di Nemagòn, il pesticida che ha colpito anche lui come le altre migliaia di persone.
Amato dalla propria gente che ne riconosce il "liderazgo", è allo stesso tempo visto con una certa diffidenza da altri settori degli afectados che hanno preferito rimanere con altre organizzazioni e da vari settori del mondo politico nicaraguense, di cui ha fatto parte essendo stato deputato durante gli anni 80.
C'è molto da chiedere e molto da parlare dopo un'esperienza di oltre 80 giorni lontani dalle proprie case e dopo questi primi accordi.

Che analisi possiamo fare di questi primi accordi firmati con il governo?

Questi primi risultati che abbiamo raggiunto li consideriamo molto positivi e con buone prospettive per il futuro.
Sono però prospettive sempre soggette all'incertezza di vedere se il Governo rispetterà o meno gli accordi.
Abbiamo un motto che abbiamo forgiato che dice che "i diritti devono essere esercitati ogni giorno per poterli ottenere e difenderli" e in questo senso la nostra soddisfazione per gli accordi esiste, ma sappiamo che davanti a noi abbiamo ancora un cammino e una lotta quotidiana affinché vengano rispettati.
Voglio rimarcare l'importanza di molti passi che sono stati fatti con questi accordi che hanno a che fare con la vita stessa e la salvaguardia dell'ambiente, che alla fine rappresenta l'essenza dell'essere umano sulla terra. Senza questo elemento la vita non è possibile e senza la vita nemmeno il mondo ha possibilità di sopravvivenza.
Credo che per il momento abbiamo raggiunto un livello storico che, se riusciremo a mantenerlo, porterà all'inizio della risoluzione non solo per delle nostre problematiche personali come persone ammalate, ma soprattutto al riscatto di altri settori sociali.
Questa lotta sta introducendo un nuovo elemento per il Nicaragua che è di fondamentale importanza come il recupero dell'ambiente.

Di tutto quello che si è firmato con il governo, quali pensi siano i punti più importanti?

Direi che il punto per noi più importante è quello che riguarda l'aspetto sanitario, non perché gli altri non siano essenziali, ma questo è l'elemento e il punto di partenza per stabilizzare un poco lo stato emotivo e la salute delle persone, cosa che permetterà un recupero parziale delle forze per questo settore sociale che è completamente deteriorato.
Gli altri punti non vengono dopo perché li consideriamo come meno importanti, ma in quanto complementari a questo riscatto primordiale della situazione sanitaria che si è deteriorata in modo accelerato a causa delle malattie.

Quali sono quindi gli accordi già raggiunti rispetto alla parte sanitaria?
Ci sono elementi nuovi che deve essere presi in considerazione.
Prima di tutto stiamo dialogando direttamente con la Ministra della sanità, cosa che ci permette di avere a che fare con la persona che direttamente dovrà rendere operativo quello che abbiamo accordato. Inoltre la Ministra Margarita Gurdiàn è stata anche nominata ufficialmente come presidentessa della Commissione Interistituzionale dove si svolgono le negoziazioni.
Dobbiamo riconoscere che fino a questo momento ha lavorato bene e che ha dimostrato molta sensibilità nel nostro caso.
Abbiamo raggiunto accordi su tre elementi fondamentali.
Il primo è che finalmente le cure mediche sono iniziate in modo effettivo, anche se esistono ancora alcune ristrettezze rispetto alle medicine.
Il secondo elemento è che si garantiranno a tutti gli ammalati gli esami medici basilari e quelli specialistici dipendendo dal tipo di malattia e il terzo elemento è che metteranno a disposizione parte dei fondi del Ministero della Sanità (Minsa) per poter terminare l'analisi di tutti i casi degli ammalati per il Nemagòn e poter determinare effettivamente quanti fondi ci vorranno per poter coprire interamente il fabbisogno sanitario di tutto questo settore.
In novembre di questo anno (2005) si includerà quindi questa somma nel Bilancio della Repubblica per il 2006.
Credo che questo ultimo punto verrà discusso e accordato già nella prossima riunione del 26 maggio.
Per noi sarebbe un fatto storico, perché per la prima volta il governo approverebbe una somma del Bilancio solo per il nostro settore.
Questa somma scaturirà da una media della spesa sanitaria (medicine, visite, esami e operazioni) che il Minsa sta sostenendo per ogni persona moltiplicata per il numero delle persone ammalate e i loro famigliari che hanno subito gli effetti indiretti del pesticida.

E per quello che resta del 2005?

Per questi mesi che mancano a novembre, si utilizzeranno fondi speciali che dispone il Minsa e si riattiverà il Convenio (accordo) firmato con il Minsa lo scorso anno che prevede già tutta una serie di misure per dare una risposta sanitaria al nostro settore, ma che non era quasi mai stato rispettato.
Il 27 maggio avremo una riunione importante, dato che i principali responsabili del Minsa a livello nazionale verranno a Chinandega, dipartimento con la maggior concentrazione di persone ammalate, per riunirsi con i responsabili del Minsa del Dipartimento e con i nostri fiscales (osservatori dei settori dei bananeros e cañeros che hanno il compito di velare in ogni struttura sanitaria il compimento degli accordi sulla Sanità) per pianificare l'azione e l'applicazione del Convenio stesso.
Nonostante questo sappiamo che il Governo ha una posizione rachitica rispetto ai problemi sociali del Nicaragua, non è certo un governo attento a queste cose e se siamo riusciti a strappargli questi accordi è perché siamo stati molto duri nelle nostre posizioni.
Proprio per questo abbiamo già organizzato azioni e piani alternativi nel caso in cui vedessimo che le promesse non verranno rispettate e questo senza dover marciare ancora verso Managua.
Sono piani che per ovvi motivi non possiamo rendere pubblici.
La nostra speranza è comunque che si rispetti quanto firmato e che si possa arrivare a novembre con una copertura sanitaria accettabile e poi iniziare il nuovo anno con una copertura totale.

Mi sembra che esista una certa fiducia nella parola del governo e questo indipendentemente dal fatto che nel passato, come nel caso degli Accordi del Raizòn dello scorso anno, abbia già dimostrato in molti casi di non rispettare la parola o la firma data. Questo non solo nel vostro caso, ma anche nel caso di accordi con altri settori sociali. Che cosa c'è oggi di diverso dall'anno scorso che vi porta ad avere questa fiducia?

Sul discorso della fiducia non è esattamente così come dici, forse non sono stato abbastanza esaustivo su questo punto.
Esiste un nuovo elemento che si chiama "opportunità per entrambi". Se mi chiedi se abbiamo fiducia totale nel governo ti rispondo di no, ma voglio elencarti alcuni elementi nuovi rispetto all'anno scorso.
Quando abbiamo firmato gli accordi nel 2004, a capo della Commissione Interistituzionale c'era il Ministro dell'Agricoltura, il Dott. Navarro, che essendo produttore di prodotti chimici probabilmente non aveva nessun interesse nel nostro caso e non ha fatto assolutamente nulla. Oggi abbiamo a capo della Commissione la Ministra Gurdiàn che ha dimostrato di avere interesse e anche una serie di ministri che l'anno scorso non avevano partecipato alle negoziazioni
L'anno scorso non esistevano i meccanismi per lavorare sulla risoluzione del nostro caso, mentre quest'anno è stata la prima cosa che abbiamo chiesto di stabilire e concordare durante le negoziazioni.
Meccanismi e interesse sappiamo però che non sono una garanzia sufficiente per fidarsi, perché in realtà non ci fidiamo. Ci sono altri elementi però che aiuteranno in questo senso come è il caso dell'appoggio della società civile, di molte altre organizzazioni sia a livello nazionale che internazionale, l'appoggio del Centro Nicaraguense de Derechos Humanos (Cenidh), di organizzazioni religiose, tutti firmanti e garanti degli Accordi. Questo ci dà più sicurezza e il fatto che il governo non ha fatto problemi nell'accettare la presenza di tutti questi organismi come elemento di verifica e controllo, ci fa sperare che ci sia un'intenzione positiva.
Sappiamo bene che non dobbiamo cadere in eccessi di trionfalismo né di fiducia estrema, ma credo che si sia arrivati al momento in cui anche il governo si stia rendendo conto che bisogna dare una soluzione a tutto questo.
Tutti questi elementi nuovi passano comunque attraverso un imbuto che si chiama "fiducia". Questa fiducia credo che non la possiamo concedere né al Presidente della Repubblica, né a nessuno. La fiducia la concederemo mano a mano che il governo comincerà a rispettare tutti i punti dell'accordo.

Attualmente sono rimaste circa 300-400 persone. La gente che è partita come sta reagendo? Si sta interessando? Si sta comunicando per sapere come avanzano le negoziazioni?

La nostra consigna (parola d'ordine) è stata "Ce ne andiamo, ma restiamo". Dobbiamo essere coerenti con quello che abbiamo detto il giorno che siamo partiti da Chinandega il 20 febbraio. E' una Marcia senza ritorno e quindi non ci siamo ancora mossi da qui.
Il fatto che molta gente se ne è andata risponde a due elementi principali.
Il primo è che l'arrivo dell'inverno e delle piogge avrebbero causato danni irreversibili in molte persone e non eravamo in grado di sopportare questa situazione. Sono partiti in molti, ma qui a Managua non sono rimaste 400 persone, ma almeno 1400 perché abbiamo una forza d'emergenza di almeno 800-900 persone che vivono a Managua o vicino alla capitale che sono pronte a mobilitarsi in caso di bisogno.
Il secondo motivo è che molta gente ha piccoli appezzamenti di terra e che vive delle coltivazioni di sussistenza di mais e fagioli perché non ha lavoro.
Se non fosse tornata adesso avrebbe perso la prima semina e il primo raccolto e non avrebbe saputo come sopravvivere per il resto dell'anno.
Per quello che riguarda la comunicazione, la gente sta aspettando e si comunica continuamente. Ti assicuro che se per il 10 giugno, che è una data in cui nella nostra regione entra un fenomeno atmosferico di sospensione delle piogge, le negoziazioni non sono finite, la gente tornerà a Managua, indipendentemente dalla reazione che potrebbe avere il governo con cui abbiamo accordato un numero più o meno fisso di presenza.
La cosa importante da rimarcare è che il lavoro più importante con il governo l'abbiamo fatto e che in due o tre riunioni completeremo gli accordi. Il problema serio sarà con la Asamblea Nacional e i deputati. Ci sono tre punti che riguardano le leggi che non sono ancora stati toccati. Due, quelli sulla Legge Speciale 364 sul Nemagòn e sulla riforma della Legge 456 sull'Insufficienza renale cronica, dovrebbero essere abbastanza facili perché c'è già l'approvazione e la spinta da parte del Governo. Il terzo, quello sulla Legge di Pensione Vitalizia, sarà il vero problema perché partiamo da zero.
Se i deputati dimostreranno volontà, sono punti che si possono risolvere in una settimana.
Se la gente ritornerà sarà quindi per far pressione sulla Asamblea Nacional e non già al Presidente della Repubblica.
Dato che questa notizia verrà fatta circolare fuori dal Nicaragua e in varie parti del mondo, ne approfitto per comunicarti che abbiamo già deciso che il prossimo compagno o compagna che morirà, tra l'altro ieri è morto un altro compagno che lottava da quattro anni con un cancro, lo veleremo all'interno del recinto della Asamblea Nacional fino a che si decomponga. Vediamo se questo risveglierà un poco la coscienza dei deputati che dopo tre mesi non ci hanno ancora ricevuti.
Se non riusciamo a scuoterli con i vivi lo faremo con i nostri morti, perché è un loro dovere darci una risposta e noi dobbiamo far valere i nostri diritti.

L'anno scorso, il Parlamento è stata l'istituzione che più velocemente aveva risposto alle vostre richieste, mentre l'intoppo era stato proprio l'insensibilità del Presidente.
Quest'anno sta accadendo esattamente il contrario.
Quale pensi siano i motivi di questo cambiamento di atteggiamento da parte dei deputati?

C'è un detto che dice "i tempi cambiano...". Io penso esattamente il contrario e cioè che i tempi non cambiano e che quelli che cambiano sono gli esseri umani.
Ci sono tre elementi che caratterizzano l'atteggiamento dei deputati.
Il primo è che siamo una organizzazione grande e importante e che può far pendere la bilancia elettorale da una parte o dall'altra nella zona di Chinandega. Per questo motivo hanno più volte cercato di manipolarci e non l'abbiamo mai accettato e questo non perché siamo apartitici e nemmeno apolitici, ma siamo persone che sanno perfettamente che il problema del Nemagòn non è un problema di partiti e questo indipendentemente che al nostro interno ci siano molte persone che appartengono a vari partiti. Ognuno di noi può andare ad attività di un partito senza nessun problema. Da questo, però, al fatto di farci partecipare ad attività di partiti per manipolarci ed usarci contro il governo c'è molta differenza.
Non siamo venuti a Managua per scontrarci per le strade contro il governo, ma per chiedere che si rispettino i nostri diritti e gli accordi che avevano firmato.
Non abbiamo quindi accettato questa proposta perché la maggior parte di noi ha fatto la guerriglia e poi la guerra e sappiamo cosa vuol dire morire in combattimento e secondo noi non era giusto scontrarci con i corpi speciali della Polizia, che sono formati da ragazzi che alla fine eseguono degli ordini. Sia noi che loro avremmo eseguito ordini e alla fine ne avremmo pagato le conseguenze.
Basta vedere cosa è successo il mese scorso nelle strade di Managua. Non voglio squalificare questo tipo di lotta però sono stati dati alle fiamme autobus, macchine, si sono distrutte vite umane, infrastrutture pubbliche e alla fine hanno risolto tutto dando 30 milioni di cordobas ai proprietari degli autobus per risolvere il problema della tariffa dei trasporti pubblici.
Alla fine, i settori degli studenti e buseros si sono uniti contro il governo.
Questo era quello che i deputati volevano fare con noi e quando non lo abbiamo accettato ci hanno messi in un angolo e ci hanno trattati come utensili vecchi ed inutili.
Il secondo problema è che la maggioranza dei deputati sono imprenditori e non saranno mai d'accordo con noi quando proponiamo l'abolizione dei prodotti chimici nell'agricoltura in Nicaragua. Quello che stiamo commettendo è visto quindi come un attentato contro questi deputati imprenditori.
Il terzo e ultimo elemento è che i deputati vogliono avere un guadagno da questo problema del Nemagòn. Siamo sicuri che ci sono stati contatti tra alcuni deputati e le multinazionali per organizzare la derogazione o riforma della legge 364 che ci protegge e ci permette di denunciare le multinazionali del banano. La Dole ha detto pubblicamente che il loro obiettivo è quello di tornare in Nicaragua, ma solo se si elimina la Legge 364 e quindi le cause che abbiamo aperto nei suoi confronti.
L'abbiamo denunciato e l'abbiamo rifiutato e questo ha creato ancora più nervosismo tra i deputati.
Un altro esempio che voglio rendere pubblico è che un Segretario politico del Fsln di un Distretto di Managua è venuto all'accampamento dopo tre giorni dal nostro arrivo.
Ha detto che ci avrebbe messo a disposizione gli aiuti di vari Municipi per fornirci acqua, alimenti e tutto quello di cui avremmo avuto bisogno, ma in cambio voleva avere il controllo della gente per mobilitarla in base alle esigenze del partito.
Nel momento in cui abbiamo rifiutato sono scomparsi e non ci hanno aiutato nemmeno con un chicco di riso.

"Avere il controllo della gente" in che senso?

A livello politico e per farla scontrare per le strade durante gli scontri del mese scorso. Avrebbero messo a disposizione i mezzi per spostarla dove ci fosse stato bisogno, ma ci siamo rifiutati. Alla fine è stata una decisione giusta.
Noi possiamo perfettamente arrivare al punto di decidere di arrivare a uno scontro fisico per le strade, ma vogliamo che sia una decisione autonoma, solo nostra e non manipolata.

Quale può essere quindi il meccanismo, la chiave per smuovere questa indifferenza della Asamblea Nacional?

Ti assicuro che, ad esempio, non è facile per i deputati togliersi di dosso la pressione dei mezzi di comunicazione e di chi ci appoggia a livello internazionale.
Abbiamo già ricevuto molte visite e i risultati di queste visite non sono ancora visibili perché ce le riserviamo per quando sarà necessario.
Abbiamo l'esempio della risoluzione dei deputati e senatori del Parlamento italiano che chiedono ai deputati nicaraguensi di sensibilizzarsi ed ascoltare le nostre richieste.
Ieri è arrivata nel nostro accampamento la Federazione Internazionale per i Diritti Umani (Fidh) a cui abbiamo denunciato il nostro caso e che ha promesso di diffondere la nostra problematica nei cento paesi a livello mondiale in cui è presente ed attiva affinché reclamino ai deputati nicaraguensi.
Non credo che i deputati possano resistere all'infinito. Il punto è fino a che punto possiamo resistere noi e ti assicuro che noi siamo disposti a restare lì dove siamo fino a che non avremo le nostre risposte e anche a morire. Se noi sapremo restare fedeli alla nostra posizione e non importa se dovremo affrontare tre o quattro inverni, riusciremo a smuoverli, non importa quanto tempo ci vorrà.
La resistenza brutale dei deputati ha fatto sì che imparassimo a convivere in modo nazionale ed ora ci siamo organizzati sia a livello di Dipartimenti che di Managua, ci siamo rafforzati.
Il fatto che stiamo conseguendo importanti risposte da parte del governo darà fiducia alla gente e lascerà i deputati come gli unici che ancora si rifiutano di ascoltarci. Questo, diffuso a livello di opinione pubblica, sarà difficile da sopportare per loro.
Siamo sicuri di vincere quella che ormai è diventata una guerra, perché non ci muoveremo fino ad aver ottenuto quello che chiediamo.

Tu dici che i partiti hanno cercato di manipolarvi. Non avete paura che lo stesso Governo possa fare lo stesso e cioè concedervi una serie di cose e poi chiedervi di muovervi contro i deputati? Chiedo questo anche alla luce del grande scontro politico-istituzionale che si sta vivendo in Nicaragua e che vede contrapposti il Potere Esecutivo con gli altri Poteri dello Stato tra cui il Legislativo.

Non potrà mai succedere. L'esperienza che abbiamo accumulato in tutti questi anni di lotte ci ha fatto capire che così come abbiamo evitato la tentazione di farci manipolare da parte dei partiti politici, allo stesso modo lo rifiuteremmo dal governo. Che al Presidente della Repubblica o a qualche ministro non passi nemmeno per il cervello questa idea perché riceverebbero la stessa risposta che abbiamo dato ai partiti.
A questo proposito ci stiamo anche muovendo per capire che passi fare in vista delle prossime elezioni presidenziali del 2006 e questo senza che nessuno ci manipoli.
Ti faccio un esempio. Siamo stati invitati ad un'attività dalla gente di Herty Lewites che sta cercando di presentarsi come candidato del Fsln. Andremo come delegazione invitata e senza prendere posizione e anche qui non permetteremo che la nostra presenza venga manipolata.
Tutte queste decisioni le prendiamo a livello di leader delle varie organizzazioni che compongono il nostro movimento. Hai partecipato a varie riunione ed hai visto come dibattiamo le cose prima di prendere delle decisioni. Lo chiamiamo il "Parlamento ambulante" e discutiamo anche della situazione politica.
Tutte le organizzazioni che ci hanno aiutato e che ci aiuteranno devono essere sicure e non avere dubbi che non ci faremo manipolare da nessuno e che la lotta sarà tra noi e i deputati.
Quanti morti ci vorranno? Dipende da quanta gente morirà nei prossimi giorni e glieli porteremo tutti davanti al Parlamento.

Credo che uno dei punti forti ed innovativi di questa marcia è stato il fatto di ampliare il numero dei settori in lotta e di presentarsi uniti nelle richieste fatte alle istituzioni.
Il caso del 25 per cento del banano, percentuale che spetta di diritto e per legge ai lavoratori sugli introiti derivanti dalla commercializzazione delle banane, che peso ha avuto nel rifiuto da parte dei deputati di ascoltare le vostre richieste?

Il caso del 25 per cento del banano, ma anche della canna da zucchero, ha un'altra connotazione.
Il diritto dei lavoratori del banano a ricevere il 25 per cento degli introiti derivanti dalla commercializzazione delle banane è un diritto garantito dagli Accordi di Transizione del 1992.
Questa rivendicazione si è convertita in un terrore aperto per i lavoratori. Se denunciano, reclamano o discutono vengono immediatamente licenziati e di questo ne sono al corrente tutti i deputati del Frente Sandinista. Significa che l'atrocità che stanno commettendo è paragonabile a quelle che commettono le multinazionali e cioè schiacciare i diritti dei lavoratori in tutti i modi.
Bisogna aspettare, ma siamo sicuri che anche questo punto lo risolveremo.
Il fatto di unirci con altri settori è stato importante, ma non si ferma qui.
Ti ho già accennato in passato che stiamo organizzando una Centrale Sindacale. Siamo a buon punto, ma poi è uscito nuovamente il caso del Nemagòn e siamo ripartiti per Managua, ma riprenderemo immediatamente questo tema appena torneremo a casa.
La nostra intenzione era quella di presentarci pubblicamente il 1 maggio di quest'anno e la cosa è solo rinviata.
Il nostro progetto sta maturando da un punto di vista politico e sociale e questo progetto della Centrale Sindacale ha permesso l'unione di questi diversi settori che oggi vedi qui nell'accampamento.
Quello che ci manca è solo la Personalità Giuridica e sentiamo che in questa lotta abbiamo vinto molto di più del governo o dei deputati perché siamo cresciuti e ci siamo ingrossati.
Quando torneremo a casa, ad esempio, ci ritroveremo con un grande Movimento delle Vedove con cui non avevamo contatto ed a cui ci siamo legati durante questi tre mesi di permanenza a Managua.
In questo caso le negoziazioni hanno permesso che tutte le vedove delle persone morte per la Insufficienza renale cronica, provocata dai pesticidi usati per la canna da zucchero, ottenessero una pensione vitalizia. Verrà riconosciuto loro il diritto a ricevere la pensione per gli anni già decorsi dalla morte del marito e quindi parliamo di cifre importanti.
Più di 700 cañeros riceveranno la pensione vitalizia e questa è tutta gente che si sta unendo e che ci fa ingrandire.
Altri successi sono stati, ad esempio, quello dei progetti di riforestazione per la zona dell'occidente nicaraguense. In questi progetti entrerà a lavorare gente del Nemagòn che non ha altri sbocchi lavorativi e anche questo sta portando entusiasmo e disponibilità a continuare nella lotta.
Abbiamo calcolato che in media ogni leader è riuscito a formare un altro leader e quindi, mentre il leader lavorava a Managua nell'accampamento, il suo supplente continuava il lavoro di contatto e sensibilizzazione nei Dipartimenti del paese.
Ti posso assicurare che siamo pronti per trasformarci in Centrale Sindacale e l'unica cosa che dobbiamo ancora reperire sono i fondi per le spese legali.
Alla fine, quindi, siamo cresciuti come organizzazione del Nemagòn (Asotraexdan), come alleanza con molti altri settori e come struttura a livello municipale.

Alla fine però non hai risposto alla mia domanda. Il 25 per cento del banano ha influito o no sul fatto di trovare una Asamblea Nacional così restia ad ascoltarvi?

Sicuramente sì. Sanno che c'è un loro deputato coinvolto in tutto questo e che la truffa che hanno fatto ai lavoratori, se venisse riconosciuta pubblicamente, sarebbe un duro colpo per loro. Ricordati che parliamo di 32 milioni di dollari che si sono consegnati come frutto del 25 per cento al deputato Marcelino Garcìa e che ne ha consegnati solo il 20 per cento. Una quantità di dollari che non si sa dove siano finiti e che sono dei lavoratori.
Questo è un fenomeno che riguarda il gruppo dei deputati sandinisti, ma dall'altra parte ci sono i liberali che non hanno nulla a che fare con questo, ma che siccome sono in alleanza con il Frente Sandinista non dicono nulla ed accettano la situazione.

Se vi proponessero di lasciar perdere questo punto e in cambio vi accettassero tutti gli altri punti, quale sarebbe la vostra risposta?

Non potremmo accettare un proposta del genere per principio.
Anche se dovessimo aspettare la campagna elettorale del 2006 a Managua e sarebbe una campagna molto interessante con la nostra presenza qui, non cambieremmo idea perché vorrebbe dire comportarci come loro.
Cadremmo in uno stato di corruzione aperta e daremmo un terzo colpo mortale ai lavoratori.
Sono colpiti dagli effetti del Nemagòn, dal caso del 25 per cento e adesso li colpiremmo noi con questo tradimento.
Tra di noi abbiamo fatto il giuramento di resistere fino alla fine, costi quel che costi.

Rispetto all'immagine che si sta dando nel paese e all'estero con questi accordi firmati con il governo, a volte si ha come l'impressione che con il governo siate accondiscendenti e che gli concediate molte attenzioni, mentre nei confronti della Asamblea Nacional i discorsi siano molto duri, a tratti violenti.
Non credi che questa modalità e differenza d'atteggiamento possa creare maggior rifiuto da parte dei deputati?

Dipende da come lo si vuol vedere. Se il modo di far pressione per ottenere le cose che chiediamo fosse il tema centrale, credo che non avremmo mai ottenuto nulla dal Governo. Siamo stati molto duri con il Governo e con il Presidente della Repubblica e forse abbiano detto cose ancora più pesanti di quello che stiamo dicendo ai deputati perché se le meritava e gliele diremmo ancora se si ripetesse la stessa situazione.
Questo non è il punto e i deputati non lo possono prendere come scusa per negare che hanno un obbligo. Vengono pagati bene, con i soldi di noi cittadini, per lavorare per noi e non noi per loro. Devono capire che le lezioni della storia servono proprio perché sono lezioni.
Con Somoza ci siamo stancati di protestare in forma pacifica e alla fine abbiamo dovuto imbracciare il fucile e usare le pallottole. Purtroppo la guerra contro Somoza e poi quella contro la Contra ci ha lasciato un sapore amaro e quindi non vogliamo più metterci in forme di lotta che consideriamo finite ed usiamo forme diverse come l'intelligenza e la saggezza, ma con una posizione ben definita.
A noi non possono dire nulla ed abbiamo dei diritti e li reclamiamo. Se i signori deputati useranno una posizione dura per attaccare il popolo quelli che perdono sono loro perché divulgheremo a livello nazionale ed internazionale quello che sta accadendo.
Ai deputati non abbiamo detto nulla che non sia la verità e continueremo a dirla. Se vogliono far passare il tempo ed arrivare alla Campagna elettorale non c'è problema, noi aspettiamo, ma chi verrà accusato dalla popolazione saranno loro, non noi. Non possiamo abbassare la pressione perché se lo facessimo ci succederebbe quello che è successo a tutti i sindacati che sono spariti negli anni.
Per quello che chiedevi sugli elogi al governo.
Elogio al Presidente e ai suoi funzionari sono strategia e tattica, ma nel fondo sappiamo benissimo chi è il lupo e chi è l'agnello.

C'è una persona legata al mondo della politica che ha detto più o meno questa frase: "E' difficile negoziare con Victorino Espinales. Ti chiede una mano e quando gliela dai te la morde"...

Prima di tutto non stiamo chiedendo la mano ai deputati, ma che lavorino. Non gli stiamo chiedendo né la mano, né favori, ma che compiano con gli obblighi che la loro carica gli dà.
Sono abituati ad avere la gente e le organizzazioni che arrivano a lustrargli le scarpe, anche con la lingua ed io non sono un dirigente di questo tipo.
Il sandinismo mi ha insegnato che non dobbiamo baciare i piedi a nessuno e di essere un uomo di principi, ma evidentemente ci sono deputati che hanno perso questi principi.
Scusami se uso queste parole, ma quello che mi chiedo è perché rinnegano la puta que los parió. Loro ci hanno insegnato ad essere duri contro l'ingiustizia e adesso gli piace che la gente vada da loro a supplicare. Il popolo li ha eletti per risolvere i problemi della gente e godono di un sacco di benefici.
Non possono dire che non vogliamo negoziare perché non si sono nemmeno seduti ad ascoltare quello che vogliamo dirgli. Hanno sentito solo quello che abbiamo detto sui mezzi di comunicazione.
Mi sembra che abbiano un'idea sbagliata sul significato di questa lotta. Hanno confuso i ruoli e pensano che loro sono i padroni e noi i peones, ma è esattamente il contrario.
L'articolo 130 della Costituzione dice che sono responsabili di tutte le omissioni e per non dare risposta al popolo e si convertono in problema di ordine civile e criminale quando non danno risposte.
Il problema è che molte organizzazioni si sono piegate ai loro voleri e questo non riescono ad ottenerlo con noi e quindi non ci prendono in considerazione.
Perché rinnegano chi li ha partoriti, che è la miastessa madre? A me ha partorito il sandinismo e la rivoluzione e nel numerale 7 del Programma storico del Frente Sandinista si dice che "la corruzione deve essere combattuta venga da dove venga e sia chi sia l'origine" e se viene dal mio partito devo farlo lo stesso.

In mezzo a tutto questo, non ti sembra che si stia personalizzando troppo la situazione? Non hai paura che tutto quello che ha a che fare con il Nemagòn sia riferito sempre alla tua persona?

Guarda, ognuno ha un suo ruolo da giocare in questa vita.
Il Frente ha Daniel Ortega e nessuno lo critica. Le organizzazioni hanno i loro portavoce e nessuno dice niente. Perché dovrebbero impedire a Victorino Espinales di parlare in nome di questi settori, quando quello che faccio è solo denunciare ciò che di male stanno facendo le istituzioni? Quello che gli fa male è che non sono ancora riusciti ad accaparrarsi questa organizzazione e sanno perfettamente che fino a quando starò lì non ci riusciranno.
Nella nostra organizzazione si è sempre rispettato il criterio politico e di partito di tutti e non si è mai imposto nulla sotto questo aspetto.
Timore? Timore perché?
Da parte mia non c'è niente di personale, ma si tratta di migliaia di persone che chiedono giustizia e se la maggioranza dei compagni e compagne ha votato ed ha fiducia nel fatto che sia io il loro portavoce, io lo continuerò a fare anche se mi tagliano la gola.
Paura di morire? Sì, la paura esiste. Chi lo farà? Non so, che qualcuno ci provi e vediamo cosa succede, ma fintanto che questo non accada io continuerò nella lotta e a denunciare quello che succede, indipendentemente dalle minacce e dalle accuse che mi vengono rivolte.
Ti dico quello che credo stia succedendo.
Non mi pace parlare di questo e non sono abituato a farlo, ma questo mi sembra il caso.
Credo di essere un buon dirigente e uno dei migliori nella zona di Chinandega. La gente mi segue ed ha fiducia in quello che faccio. Discutiamo insieme su cosa fare e dibattiamo i problemi internamente. Credo che il partito (il Frente Sandinista n.d.r.) vorrebbe riavermi con loro, ma per far sì che io torni con loro devono pagare tutto il male che hanno fatto alla base sociale. Si sono convertiti in professionisti del diritto e come avvocati hanno tolto proprietà ai lavoratori. Si sono convertiti in banchieri ed hanno fatto lo stesso con la gente e quando non ci riuscivano con questi due elementi l'hanno fatto per altre vie come il caso del 25 per cento del banano e della caña.
Tutto questo non può essere tollerato da chi si sente rivoluzionario.
Io ho sempre detto che per essere sandinista bisogna essere per prima cosa rivoluzionario e io mi sento per prima cosa rivoluzionario.

Che importanza ha avuto la società civile in questa prima parte della lotta?

La società civile e le organizzazioni indipendenti che ci hanno sostenuto, sia a livello nazionale che internazionale, hanno giocato un ruolo vitale nella nostra lotta.
Tre sono le cose più importanti.
Ci hanno aiutato per quello che riguardava l'alimentazione, permettendoci di rimanere a Managua per sviluppare la nostra lotta. Hanno mantenuto una informazione e divulgazione permanente su quanto stava succedendo e questo a livello del Nicaragua e del mondo intero. Hanno impegnato la loro firma per mantenere una vigilanza e verifica sugli impegni presi dal Governo.
Diciamo che si sono combinati due fattori e cioè la grande coscienza sociale di questi settori e il nostro lavoro serio che ha creato la fiducia in queste organizzazioni.
A questi gruppi, come il Cenidh, la Popol Na, il Cisas, il Centro Humboldt, la Coordinadora Civil, il Movimiento Social Nicaraguense, l'Associazione Italia-Nicaragua, la UITA e molti altri, si sono poi aggiunti i movimenti religiosi di base attraverso figure importanti come Padre Antonio Castro o il Centro Valdivieso, i settori della chiesa evangelica.
E' fondamentale che continuino il loro appoggio e ripeto, il fatto che siano garanti dell'accordo è per noi un elemento di sicurezza e di forza per costringere il governo a rispettare gli accordi e una supervisione per noi per farli rispettare.

Quando tornerete, speriamo presto, a casa, resterà quindi un contatto con questi organismi?

E' quello che vogliamo e vorremmo andare oltre. Con alcuni organismi, come la Coordinadora Civil, ci siamo già riuniti per poter lavorare insieme sui progetti che si svilupperanno nella zona di Chinandega. Con il Cisas lavoreremo insieme su altri progetti che hanno a che vedere con l'ambiente. E' quello che ti dicevo prima. Siamo cresciuti in tutti gli aspetti e ci sarà un contatto e una relazione continua.
Questa è la risposta che ha bisogno la base sociale. Strutture indipendenti, ma forti ed alleate per lottare contro le istituzioni quando non vogliono dare risposte concrete al popolo.
Saranno da studiare bene i meccanismi dato che non disponiamo di grandi risorse per muoverci, ma abbiamo ormai imparato a camminare. A Managua quasi tutti i posti delle riunioni li abbiamo raggiunti a piedi ed abbiamo calcolato che in questi mesi abbiamo camminato la stessa distanza che separa Chinandega da Managua e cioè 140 chilometri.
La marcia, alla fine, è stata di quasi 300 chilometri.

Avete fatto già quattro marce e continuate a camminare. Oltre a un discorso che può essere anche economico, che cosa significa la marcia, il camminare per le vostre organizzazioni?

E' molto interessante. Noi abbiamo dibattuto su questo. I tempi sono cambiati e si sono modernizzati.
La modernizzazione è però diventata più pericolosa dell'arretratezza stessa.
Nelle case la gente mette inferriate alle finestre e filo spinato sui muri per proteggersi dai delinquenti, ma il delinquente resta lì e cerca comunque di entrare.
Il progresso tecnologico ha fatto sì che i popoli progrediscano, ma per chi è questo progresso? Solo per i milionari e i grandi capitalisti, non certo per i poveri. Nella lotta dei poveri è però successo un fatto molto grave. La maggioranza dei leader si sono trasformati in ricchi e si sono fatti comprare dai padroni e dai governanti ed hanno tradito i propri compagni, facendo abbassare il tono della lotta. I poveri si sono molto spesso abituati a questo e si sono adagiati, vivono nel comodismo.
Noi vogliamo rompere questo comodismo camminando. Torniamo alle origini, alla natura.
Perché se non abbiamo i soldi per il biglietto del bus non andiamo a lottare?
E allora ci andiamo a piedi, perché ci stanno sconfiggendo proprio per questo comodismo.
Se non c'è l'autobus non lotto, se non c'è l'avvocato nemmeno. Abbiamo capacità e dobbiamo dimostrarle.
Perché i ricchi e il capitale si sta globalizzando e noi, i poveri non lo possiamo fare? Cosa succederebbe se un bel giorno, da tutte le parti del Nicaragua, partissero enormi colonne di gente marciando a piedi verso Managua per chiedere il rispetto dei nostri diritti?
Nessuno potrebbe fermarci. Purtroppo questo non sta ancora avvenendo perché i settori sociali si sono accomodati. Bisogna sconfiggere il male camminando e questo è il senso delle nostre marce. Torniamo alla natura. L'uomo antico aveva tutte le sue risposte e lo faceva a piedi, perché non possiamo farlo anche noi?

I punti che state reclamando qui sono sicuramente importanti e toccano molti aspetti che esulano anche dalla vostra situazione strettamente di persone malate a causa del Nemagòn o altri pesticidi.
Resta però ancora aperto tutto il discorso sulle denunce contro le multinazionali.
A che punto sono i processi?

Per noi la cosa più importante non è il processo alle multinazionali e l'indennizzo per la gente, ma riscattare la vita.
Lentamente abbiamo cercato di cambiare il concetto della gente che aveva il simbolo del dollaro inculcato nella testa. Abbiamo dovuto lavorare molto con la gente affinché si rendesse conto di molte altre cose importanti, come la vita, che passa attraverso azioni come la riforestazione, la disponibilità di medicine e cure specialistiche, il recupero dei fiumi, delle sorgenti, delle acque che sono inquinate da decenni di utilizzo indiscriminato di pesticidi e l'avere a disposizione un ambiente sano.
Il discorso dei processi è chiaramente importante come misura di riparazione di un male che hanno commesso le multinazionali.
Attualmente sono state introdotte 36 denunce, una per ogni persona ammalata, che andranno negli Stati Uniti per testimoniare al processo.
E' la seconda tappa di tutto il procedimento. La prima tappa è stata quella di interscambio di documentazione tra le parti e di ammissione da parte del tribunale dei requisiti affinchè il processo potesse inziare. Ora viene quella di presentazione delle prove e di ascolto delle persone. Sono state presentate 36 denunce perché negli Stati Uniti non accettano processi cumulativi.
Sono comunque pronte altre 160 persone che aspettano i risultati di questi primi processi. Sono tutte persone che non facevano parte delle vecchie sentenze che sono state annullate per gli errori del nostro ex avvocato Walter Gutierrez.
La cosa positiva è che se solo uno di questi nuovi processi terminasse, come noi crediamo, con una sentenza a nostro favore, automaticamente si creerebbe una nuova giurisprudenza e potremmo immediatamente immettere nuovi processi per il resto delle persone.
Il processo è radicato nella Corte Statale a Los Angeles - California.

Per concludere, il fatto che migliaia di persone abbiano convissuto per quasi tre mesi nella Ciudadela, che tipo di relazioni e legami ha creato?

Abbiamo visto una grande hermandad tra la gente, senza litigi rilevanti e con grande disponibilità ad aiutarsi gli uni con gli altri. C'è stata molta unione, complicità e anche piacere di conoscere nuove persone che venivano da tutto il Nicaragua e che però erano lì per lo stesso motivo.
Molti si sono anche convertiti alla religione, trovando anche in questo un motivo per resistere e continuare nella lotta.
Siamo sicuri che la partenza, nonostante abbia fatto tirare un respiro di sollievo dopo tanta fatica, abbia anche lasciato un senso di tristezza per la forza di questa esperienza che abbiamo vissuto. La gente se ne è andata ma non è tranquilla, continua a chiedere, a informarsi e siamo sicuri che se non arriviamo in fretta a un accordo, la maggioranza della gente, senza bisogno di convocarla, tornerà a Managua per cercare i propri amici, i propri compagni e compagne e per i propri diritti.

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