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Nicaragua: mobilitazione contro il Presidente

La Dichiarazione di "Stato d'Emergenza Economico" da parte del Presidente Bolaños, che di fatto sospende tutta una serie di diritti costituzionali alla cittadinanza (tra i più importanti il diritto alla protesta e alle manifestazioni contro i Poteri dello Stato e il diritto di poter ricorrere ai tribunali quando un cittadino valuta che si stanno violando i propri diritti), ha immediatamente scatenato la protesta di molti settori della società e degli stessi deputati
3 giugno 2005 - Nello Margiotta

Nonostante il Presidente Bolaños e i suoi ministri continuino a dire che la sospensione dei tre articoli della Costituzione riguarda solo gli effetti economici per poter fissare le tariffe dell'energia, che salvaguardino le fasce più deboli della popolazione di fronte alla crisi energetica, questi articoli sono di fatto sospesi e se il Parlamento approvasse il Decreto di Stato Emergenza, la cittadinanza si troverebbe in balia di eventi imprevedibili.

Contro tale misura, che sarà votata giovedì 2 giugno dalla Asamblea Nacional, si sono immediatamente schierate numerose organizzazioni della società civile (più sotto i comunicati del Centro Nicaraguense de Derechos Humanos (Cenidh) e della Coordinadora Civil), la Union Nacional de Estudiantes de Nicaragua (Unen) e i partiti più importanti del paese (Fsln e Plc).
Nei vari comunicati e dichiarazioni si attacca il fatto che siano stati sospesi tre articoli della Costituzione che nulla hanno a che fare con la crisi economica, ma che limitano enormemente la libertà di espressione, di mobilitazione, di protesta e di difesa.
Si critica pesantemente la scelta di Bolaños di aumentare la tariffa energetica del 11.83% e di aver dichiarato che il 75% della popolazione verrà protetto dagli aumenti in quanto consuma meno di 150 Kw/h al mese.
Gli viene anche criticato il fatto di star facendo il gioco delle multinazionali, in questo caso di Union Fenosa che ha il monopolio della distribuzione dell'energia elettrica, accettando le richieste fatte di aumenti sproporzionati con le possibilità economiche della gente che, è bene ricordarlo, per oltre il 70% vive con meno di due dollari al giorno.
Un'altra critica è il fatto di non voler in nessun modo toccare gli interessi della multinazionale ESSO, la quale è praticamente l'unica importatrice di petrolio e l'unica che lo raffina in Nicaragua, vendendolo poi alle generatrici di energia elettrica ai prezzi che più le convengono.

In mezzo a tutto questo, non bisogna dimenticare la grave crisi istituzionale che vive il paese con lo scontro aperto ormai da molti mesi tra Potere Esecutivo e quello Legislativo e la prossima nomina dei direttori dei nuovi istituti della Proprietà e dei Servizi Basici che, di fatto, tolgono al Presidente Bolaños il controllo su questi importanti settori, passandolo ai deputati.
Lo Stato d'Emergenza bloccherebbe di fatto queste nomine e anche la possibilità di revoche da parte dei deputati della carica ad alcuni ministri (anche questa facoltà è frutto di alcune delle ultime leggi e riforme costituzionali approvate dalla Asamblea Nacional e totalmente rifiutate da Bolaños).

Sia la società civile che gli studenti universitari hanno già detto che nei prossimi giorni organizzeranno proteste di piazza, invitando la gente a scendere nelle strade per sfidare la limitazione al diritto di espressione sancito con la sospensione dei tre articoli della Costituzione.
I deputati dei gruppi parlamentari sandinista e liberale, hanno già annunciato che domani, giovedì 2 giugno, respingeranno il Decreto e il Presidente Bolaños ha risposto "di avere un'altra carta nascosta da giocare".
E' importante ricordare che con lo Stato d'Emergenza, Polizia ed Esercito potrebbero essere chiamati in causa in difesa di questa misura.

In mezzo a tutta questa confusione e tensione, la crisi economica non si ferma e il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha già annunciato che il Nicaragua rischia di uscire dal programma di finanziamenti e i principali paesi donanti presenti in Nicaragua hanno fatto sapere che la rottura con il Fmi provocherebbe la sospensione di tutti gli aiuti internazionali.

(Foto e testo Giorgio Trucchi)


CENTRO NICARAGUENSE DI DIRITTI UMANI
(CENIDH)

COMUNICATO

Il Centro Nicaraguense di Diritti Umani (CENIDH), indignato davanti all'insolita decisione del Presidente Enrique Bolaños Gayer, di decretare lo "Stato di Emergenza Economica" mediante sotterfugi legali che pretendono sospendere diritti e garanzie della popolazione nicaraguense, esprime il seguente comunicato:

1. - in base agli articoli 150 numerale 9 e 138 numerale 28 della nostra Costituzione Politica, finché l'Assemblea Nazionale non approvi modifiche o respinga il decreto, esso non ha validità. Per cui, il Presidente deve astenersi da adottare decisioni riferendosi ad esso.

2. - venerdì scorso, il Presidente ha pubblicato il decreto N. 33-2005 riformando il regolamento della Legge di Industria Elettrica e oltrepassando le proprie funzioni, si è attribuito la facoltà di autorizzare gli aggiustamenti tariffari di energia elettrica, cosa che non gli è permessa dalla Costituzione e dalla Legge. Tanto questa riforma, come la sospensione dei diritti e garanzie non risolvono la crisi economica che motiva dette misure.

3. - l'atteggiamento del presidente contro il popolo del Nicaragua, è fraudolento, perché pretende concentrare un potere assoluto ordinando di sospendere i diritti costituzionali e di potersi difendere ricorrendo ai tribunali, contravvenendo alle risoluzioni della Commissione e della Corte Interamericana dei Diritti Umani che sono di obbligatorio compimento per il Nicaragua. Questi organismi in reiterate occasioni hanno mantenuto la proibizione verso gli Stati di sospendere le possibilità di difesa personale anche in situazioni di conflitti armati.

4. - l'eufemismo del presidente Bolaños pretende far credere alla popolazione che la misura è riferita ai tre articoli costituzionali, quando in realtà pretende sospendere tutti i diritti e garanzie di fare reclami e proteste lasciando indifeso il popolo del Nicaragua di fronte a qualsiasi tipo di abuso di potere

5. - il CENIDH sollecita all'Assemblea Nazionale che respinga il Decreto di Emergenza Economica per considerare la cosa non necessaria e sproporzionata alla realtà del Nicaragua ed una chiara violazione ai diritti umani.

6. - il CENIDH chiama la popolazione nicaraguense a ribellarsi mediante la disubbidienza civile di fronte all'ingovernabilità e le gravi violazioni ai suoi diritti umani commesse dal Presidente Enrique Bolaños, il quale non ha assunto il suo ruolo di Capo di Stato e di governo e non ha dato risposte ai principali problemi del paese, dedicandosi a favorire i suoi interessi politici ed economici.

Diritto che non si difende, è diritto che si perde.
Managua, 31 Maggio di 2005. -




Coordinadora Civil
COMUNICATO

Al Popolo Del Nicaragua



La Coordinadora Civil come parte della Società Civile Nicaraguense respinge il Decreto di Stato di Emergenza Economica emesso dal Governo del Nicaragua, perché costituisce una violazione ai diritti umani ed una posizione di forza davanti al Potere Legislativo e agli altri Poteri dello Stato che, come il Potere Esecutivo, si stanno scontrando tra di loro senza importargli gli effetti negativi sulla scarsa governabilità democratica e sul costante deterioramento delle condizioni di vita della popolazione.

Il decreto di Stato di Emergenza sospende diritti e garanzie politiche essenziali, nega principi inalienabili come la libertà di espressione, il diritto di difesa, il diritto alla protesta. La sospensione di questi diritti e garanzie lascia indifesi i cittadini e cittadine nicaraguensi, genera instabilità economica, politica e sociale e trasforma l'attuale sistema politico in un'aperta dittatura, senza vesti democratiche di nessuna indole.


PERTANTO MANIFESTIAMO:

1. Che l'intenzione reale del Presidente è aumentare il conflitto con gli altri poteri dello Stato e paralizzare le proteste cittadine contro decisioni apertamente anti popolari prese in difesa di Unione FENOSA, del capitale di maggior potere economico in Nicaragua e del potere degli organismi finanziari internazionali.

2. Che l'incremento della tariffa di energia elettrica del 11.83 % dà spazio a maggiori incrementi futuri, colpendo sempre di più l'economia delle famiglie più impoverite che dovranno pagare l'incremento nel costo della vita generato da questo incremento nel servizio di energia elettrica, oltre agli stessi incrementi nel prezzo di questo servizio.

3. La risposta alla crisi energetica deve passare attraverso la risposta alle innumerevoli proposte sorte dalla società civile tali come, la revisione dei contratti firmata tanto con le imprese che processano i combustibile, quanto con Unione FENOSA e le imprese generatrici e di trasmissione, i loro margini di guadagno, il controllo sulla mancanza di investimenti nel sistema per evitare fughe tecniche, sull'inefficienza amministrativa e su diverse riscossioni che contravvengono la legge. Il problema non si risolve con decreti che limitano la partecipazione e la generazione di risposte.

PERTANTO, RIVENDICHIAMO E PROPONIAMO:

IL DIRITTO DELLA CITTADINANZA A PROTESTARE E MOBILITARSI IN DIFESA DEI SUOI INTERESSI E CONTRO LE MISURE CHE VIOLANO I SUOI DIRITTI UMANI.

Chiamiamo la popolazione a pronunciarsi e mobilitarsi per la richiesta della restituzione e difesa dei suoi diritti umani e dai poteri dello Stato esigiamo che assumano con responsabilità la soluzione dei problemi del paese allontanandosi dalle proprie posizioni di forza. Questa è un'opportunità in più per sviluppare un processo permanente di dialogo con la partecipazione di società civile

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