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Nicaragua : muro contro muro

Continua il testa a testa tra il Presidente Bolaños e gli altri Poteri dello Stato
7 giugno 2005 - Giorgio Trucchi

Dopo l'elezione da parte della Asamblea Nacional delle autorità che formano la Superintendenza dei Servizi Pubblici (Sisep) e la sospensione dello Stato d'Emergenza da parte del Presidente Bolaños, la situazione, come era facilmente prevedibile, ha preso un corso piuttosto preoccupante.

Le due posizioni
Con la nomina del Superintendente dei Servizi Pubblici e dei rispettivi Intendenti che si occuperanno degli istituti di regolamentazione dei servizi di elettricità, acqua, telefonia e assistenza agli utenti, il potere legislativo ha di fatto tolto al Presidente della Repubblica il controllo su questi istituti e il potere di nomina dei suoi direttori.
Tale facoltà è garantita dalla Costituzione e più precisamente dalle riforme apportate tra il 2004 e il 2005.
Queste riforme non vengono però riconosciute dal Potere Esecutivo e dallo stesso Presidente Bolaños, il quale si afferra ad una risoluzione emessa dalla Corte Centroamericana de Justicia (CCJ) che lo scorso anno aveva intimato alla Asamblea Nacional di sospendere qualsiasi tipo di riforma costituzionale in quanto alterava l'equilibrio dei Poteri e metteva in crisi l'istituzionalità del paese.

Il Potere Legislativo, invece, dà per approvate e valide le riforme costituzionali in quanto le risoluzioni della CCJ non possono collocarsi al di sopra di quelle emesse dalla Corte Suprema de Justicia nicaraguense, che ha già legittimato i cambiamenti alla Costituzione.
I deputati, quindi, considerando del tutto valide le riforme costituzionali, hanno dato il via alla nascita della nuova Superintendenza che sostituirà gli "Istituti di regolazione dei servizi basici" (Ine, Inaa e Telcor) ed eletto le nuove autorità che dovranno sostituire gli attuali direttori insediati a suo tempo da Bolaños.
In tutta questa guerra strategica, che è bene ricordare va molto più in là di questo episodio e che tocca tutti gli ambiti dell'istituzionalità nicaraguense, si ripropone quindi il violento scontro che dura ormai da parecchi mesi tra il Presidente Bolaños, praticamente senza appoggio a livello nazionale, ma sempre più sostenuto dagli Stati Uniti e il resto dei Poteri dello Stato, con il Parlamento in prima fila, gestiti e controllati dall'alleanza strategica tra il Frente Sandinista e il Partido Liberal Constitucionalista.

La risposta di Bolaños non si è fatta attendere ed ha emesso nuovi decreti in cui ordina alla Polizia di controllare militarmente gli edifici degli Istituti pubblici (Inaa, Telcor e Ine), di non permettere l'accesso alle nuove cariche elette dal Parlamento e di proteggere i lavoratori e i macchinari presenti nelle istallazioni.
Inoltre ha comunicato alla Polizia e all'Esercito che come Presidente riconosce come Costituzione vigente quella esistente prima delle riforme costituzionali.
Ancora più chiaro è poi stato il Ministro degli Interni, Julio Vega, che ha affermato che "la Polizia e l'Esercito sono subordinati al potere civile (in questo caso quello del Presidente) in base a quanto detta la Costituzione e se il Presidente non riconosce le riforme costituzionali e le nuove nomine effettuate dal Parlamento, anche queste due istituzioni sono obbligate a fare lo stesso".
Durante un'intervista, infine, il Presidente Bolaños ha già fatto sapere che se non si risolverà la situazione invocherà la Carta Democratica della OEA e chiederà l'intervento di questo organismo per ristabilire la democrazia nel paese.

Il susseguirsi degli eventi
Come conseguenze di tali decreti, la Polizia ha immediatamente circondato gli edifici con i propri corpi speciali ed ha respinto e impedito l'entrata agli Intendenti appena eletti. Solo l'edificio del INE (Istituto di Energia Elettrica) è stato preso "con la forza", facendo uscire il direttore e gran parte del personale e insediando il nuovo Intendente dell'Energia.
Parallelamente alcune organizzazioni della società civile hanno presentato un ricorso presso i tribunali di Managua con il quale sono stati immediatamente sospesi gli aumenti alla tariffa dell'energia elettrica (che ricordiamo erano stati approvati dallo stesso Presidente riformando il regolamento della Legge dell'Industria Elettrica ed accettando in pratica i voleri della multinazionale spagnola Union Fenosa).
Il Fiscal General de la Republica ha convocato il direttore di Telcor e Inaa per dichiarare sul fatto di essersi rifiutati di abbandonare le loro cariche e di non aver permesso l'entrata alle nuove autorità elette. Su di loro penderebbe già un mandato di cattura.
La Contraloria General della Republica (Corte dei Conti) ha inviato propri rappresentanti nelle tre istituzioni per iniziare una verifica sulla gestione degli ultimi anni.

In mezzo a tutta questa situazione risulta sempre più difficile intravedere degli sbocchi o delle possibili vie d'uscita alla crisi.

Prima di tutto sarà da vedere la reazione delle Forze Armate e della Polizia.
Mentre il Capo della Polizia si è in parte sbilanciato dando l'impressione di essere apertamente schierato con il Presidente Bolaños (è stato il primo a confermare il divieto a manifestare subito dopo la dichiarazione dello Stato d'Emergenza), il capo dell'Esercito, Omar Halleslevens, ha mantenuto un atteggiamento più equilibrato invitando le parti al dialogo.
Il Presidente Bolaños, come detto, è sempre più solo e con la sfortunata azione di decretare uno stato d'emergenza si è anche in parte giocato l'avvicinamento che aveva avuto negli ultimi tempi con parte della società civile.
Anche l'impresa privata sembra ormai stanca di questo suo atteggiamento perennemente conflittuale.
Uno dei più importanti imprenditori del paese, Carlos Pellas, ha dichiarato pubblicamente (cosa più unica che rara dato che solitamente non interviene mai pubblicamente sulle vicende politiche del paese) che la crisi istituzionale sta provocando grosse perdite al paese e la fuga di chi vuole investire ed ha colpevolizzato "le tre persone che hanno trasformato questa crisi un una lite personale". Tali affermazioni, che chiaramente si riferiscono a Daniel Ortega, Arnoldo Aleman ed Enrique Bolaños, sono soprattutto una doccia gelata per il Presidente, dato che vengono da una della famiglie più ricche del paese, con un'enorme influenza sul resto dell'impresa privata e soprattutto da un settore che fino ad ora aveva sempre appoggiato la politica del governo.
Bolaños può invece continuare a contare sugli Stati Uniti, che hanno immediatamente reagito alle nuove nomine effettuate dal Parlamento revocando il visto di ingresso negli Stati Uniti al nuovo Superintendente Victor Guerrero e al nuovo Magistrato del Consejo Supremo Electoral, Josè Marenco. Un nuovo atto di intromissione nelle politiche interne di un paese sovrano che ormai sta diventando una pericolosa abitudine per la potenza nordamericana.
Un'altra spallata per cercare di sorreggere la traballante presidenza di Bolaños sembra verrà dalla presenza di Condoleezza Rice a Miami durante la assemblea dell'Organizzazione degli Stati Americani (OEA) in cui, oltre a cercare di raggiungere il suo vero obiettivo che sarà quello di agglutinare più paesi possibili contro il Venezuela di Chàvez, è probabile che ne approfitterà per cercare consensi affinché la OEA dichiari il proprio appoggio al governo Bolaños e intervenga nel paese nel momento in cui il Presidente invochi, come sembra voglia fare, la Carta Democratica.

Nelle prossime potrebbe esserci una nuova escalation della situazione che sta portando il paese in un caos istituzionale mai visto prima.

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