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Nicaragua: si acutizza la crisi istituzionale

15 giugno 2005 - Giorgio Trucchi

Alla vigilia dell'arrivo della delegazione della Organizzazione degli Stati
Americani (OEA) in Nicaragua, continua in modo sempre più preoccupante la
scalata della crisi istituzionale tra i diversi Poteri dello Stato.
Nei giorni scorsi la Asamblea Nacional aveva creato la Superintendenza dei
Servizi Pubblici (Sisep) ed aveva nominato i rispettivi Intendenti per i
settori delle Telecomunicazioni/Poste, Acqua, Energia elettrica e Assistenza
ai consumatori.
La nuova istituzione è frutto di varie riforme costituzionali effettuate
dai deputati, che di fatto hanno tolto una serie di poteri al Presidente
della Repubblica passandoli alla Asamblea Nacional (in questo caso si tratta
del controllo e delle nomine dei direttori degli Enti statali che regolano i
servizi basici).
Il Presidente Bolaños, afferrandosi ad una risoluzione della Corte
Centroamericana de Justicia (CCJ) che vietava tali riforme considerando che
alteravano l'equilibrio tra Poteri, ha quindi deciso di non riconoscerle.
In breve tempo ci si è quindi trovati con due tipi di Enti Regolatori.
Telcor (Telecomunicazioni/Poste), Ine (Energia elettrica) e Inaa (Acqua)
riconosciute e sostenute dal Governo, la Superintendenza dei Servizi
Pubblici, invece, riconosciuta dalla Asamblea Nacional.
Il Presidente Bolaños ha quindi ordinato alla Polizia di circondare gli
edifici di questi Enti impedendo l'entrata ai nuovi Intendenti che si sono
presentati per assumere la carica al posto dei direttori nominati dal
Presidente stesso.
Solo 24 ore dopo le nuove nomine, il giudice Davíd Rojas ha emesso una
sentenza (che per legge deve essere eseguita dalla Polizia nazionale dato
che in Nicaragua non esiste Polizia giudiziaria) con la quale riconosceva la
nuova istituzione e il diritto dei nuovi Intendenti a prendere possesso
della propria carica. Ordinava inoltre alla Polizia di permettere loro
l'entrata negli edifici e di considerare come nullo l'ordine di controllo
degli edifici ordinato da Bolaños.
La Polizia si era quindi trovata in una situazione molto complessa, dato che
la Costituzione la colloca agli ordini del Potere Esecutivo, ma la obbliga
anche ad eseguire le sentenze giudiziarie.

Nei giorni scorsi il Capo della Polizia, Edwin Cordero, aveva detto che pur
rispettando gli ordini del Presidente della Repubblica doveva anche compiere
ciò che viene sentenziato da qualsiasi giudice e questa dichiarazione aveva
fatto intravedere quella che sembrava una prima crepa tra il Potere
esecutivo e le forze di Polizia.
Siccome la sentenza del giudice Rojas non era stata rispettata, durante la
mattinata del 14 giugno la giudice del 2do Distretto Penale di Managua,
Concepción Duarte, aveva emesso una seconda sentenza nominando il giudice
David Rojas come Interventore all'interno di Telcor ed ordinando alla
Polizia di permettere l'entrata dei nuovi Intendenti e di scortarli per
evitare eventuali attacchi od aggressioni da parte di frange filo
governative.
I due giudici e tutti i nuovi intendenti hanno quindi accompagnato
l'Intendente delle telecomunicazioni, Freddy Carrión, di tendenza
sandinista, all'interno del Telcor e si erano insediati negli uffici del
quarto piano, mentre all'attuale direttrice Martha Lugo veniva impedito
l'accesso alla stanza.
Fuori dal Telcor, intanto, si è presentato un folto gruppo di donne che
appoggiavano la signora Lugo.
La tensione è però andata via via crescendo, mentre fuori dall'edificio si
ammassava sempre più gente dei diversi bandi.
Improvvisamente verso le 18.30, probabilmente a seguito di un ordine venuto
direttamente dal Presidente della Repubblica, i corpi speciali della Polizia
hanno cambiato atteggiamento e invece di proteggere i nuovi Intendenti come
aveva fatto fino a quel momento, hanno fatto irruzione nella stanza dove
erano riuniti per pianificare le attività dei prossimi giorni e li hanno
obbligati a uscire. Di fronte alla loro resistenza hanno iniziato a
spingerli e a portali nel cortile con la forza.
Stessa sorte hanno subito i due giudici che sono stati buttati fuori
violentemente.
Intanto, il nuovo Intendente delle telecomunicazioni, Freddy Carrión,
veniva aggredito fisicamente da alcuni dei direttori del Telcor.
Sulla strada adiacente all'edificio si era intanto presentata una grossa
massa di persone di tendenza sandinista che, vedendo ciò che stava
accadendo, si è buttata contro il portone principale per cercare di evitare
che gli Intendenti venissero buttati fuori ed è stata necessaria una carica
della Polizia per disperdere la gente.
I cancelli sono stati immediatamente richiusi e i corpi speciali della
Polizia hanno ripreso possesso dell'installazione circondandola con armi
pesanti alla mano.
I nuovi Intendenti e i due giudici hanno immediatamente dato dichiarazioni
molto forti alla stampa accusando Bolaños e la Polizia dell'atto illegale
commesso.
Hanno inoltre denunciato che il capo della polizia di Managua li avrebbe
minacciati dicendo, che il Presidente della Repubblica aveva detto che se
entro le 21 Telcor non fosse stato sgomberato, avrebbe decretato uno Stato
d'Emergenza, sospendendo i diritti costituzionali e che quindi sarebbero
finiti immediatamente in carcere.
Già dalla giornata di domani presenteranno denunce contro la Polizia,
accusandola apertamente di violazione alla Costituzione per essersi
rifiutata di rispettare una sentenza giudiziaria.
Per tutta la serata la gente è rimasta fuori dall'edificio facendo suonare
a volume altissimo canzoni di lotta, mentre il personale del Telcor restava
ancora rinchiuso nell'edificio protetto dalla Polizia.
Poco dopo lo sgombero violento si è diffusa la notizia che la Contraloria
de la Republica aveva emesso una risoluzione contro il Presidente Bolaños,
condannandolo a 4 mesi di sospensione del salario e chiedendo alla Asamblea
Nacional la sua destituzione per non aver rispettato e riconosciuto le nuove
nomine e quindi non aver rispettato la Costituzione.

In questo clima di estrema tensione, che molto probabilmente continuerà
nella giornata di domani quando verranno emesse nuove sentenze di condanna e
nuove risoluzioni da parte del Potere Giudiziario per permettere ai nuovi
Intendenti di assumere la loro carica, è probabile che possa ora
aggiungersi l'elemento della protesta di varie frange di popolazione legate
ai due principali partiti (Fsln e Plc).
Questo clima desta particolare preoccupazione anche in vista della marcia
del prossimo giovedì 16 giugno, indetta da alcune organizzazioni della
società civile, da vari partiti filo governativi, da alcuni dissidenti
sandinisti e liberali, dall'impresa privata e da varie personalità che,
nonostante ufficialmente sia stata indetta per lottare contro il patto
libero-sandinista, assume sempre di più l'immagine di una marcia filo
Bolaños.
Nella giornata di oggi gli studenti universitari hanno già detto che
impediranno che la marcia parta dalla Avenida Universitaria, luogo storico
da cui sono sempre partire le marce per il 6% e ultimamente, le proteste
contro l'aumento del prezzo dei trasporti pubblici.
Anche Gustavo Porras, deputato sandinista e Segretario generale della
Federación Nacional de los Trabajadores (FNT), ha già detto che
"impediremo che la marcia parta da quel punto, dove sorge il monumento a Che
Guevara e dove storicamente partono le marce dei settori popolari e dei
lavoratori, mentre questa marcia è indetta dalla destra reazionaria,
dall'oligarchia filo statunitense". Ha anche invitato i lavoratori a non
accettare le imposizioni del governo e degli imprenditori che li vogliono
obbligare a partecipare.

La situazione sembra sempre più delicata, con un Governo che non governa,
con una Polizia che oggi ha dimostrato una volta per tutte da che parte sta
e con una crisi istituzionale senza precedenti.

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