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Nicaragua : La Presa di Telcor e la marcia filogovernativa

17 giugno 2005 - Giorgio Trucchi


Alla fine ce l'hanno fatta.
Dopo ore di colluttazioni con la Polizia, il nuovo Intendente delle Telecomunicazioni e Poste, Freddy Carrión, accompagnato dalla giudice Concepción Duarte è riuscito ad entrare negli edifici di quello che era il Telcor e a prendere possesso della carica per la quale è stato eletto dalla Asamblea Nacional. foto di G. Trucchi


All'inizio della giornata del 15 giugno si sapeva perfettamente che, dopo il violento sgombero del giorno precedente, qualcosa sarebbe successo e che i deputati non sarebbero rimasti con le mani in mano.
La mattinata è stata tranquilla. L'edificio del Telcor pesantemente custodiato dai corpi speciali antimotines della Polizia e i deputati in sessione all'interno della Asamblea Nacional.
All'interno del Parlamento le dichiarazioni dei deputati erano però molto forti.
Enrique Quiñonez del Partido Liberal Constitucionalista (Plc) ha dichiarato alla stampa che "quello accaduto ieri è una solenne violazione della Costituzione ed è inaccettabile. Se sandinisti e liberali si unissero davvero e scendessero per le strade, formerebbero una forza che né l'Esercito, né la Polizia potrebbe fermare e non bisogna dimenticare che siamo tutta gente con esperienza armata perché abbiamo fatto la guerra".
Toni minacciosi e la percezione che qualcosa si stesse preparando, tanto che il gruppo parlamentare sandinista ha fatto la sua comparsa nella Asamblea Nacional solo verso le dieci e mezzo di mattina.

Verso mezzogiorno i deputati sono poi usciti in massa dal Parlamento e si sono incamminati verso l'edificio di Telcor (che dista solo poche centinaia di metri), ognuno con in mano una copia della Costituzione. Insieme a loro hanno marciato anche gran parte dei giudici di Managua in solidarietà con i loro colleghi, che ieri la Polizia aveva brutalmente spinto fuori dall'edificio delle Telecomunicazioni.
Un volta giunti a Telcor si sono presentati davanti ai cancelli e la giudice Concepción Duarte ha presentato un ordine di sequestro e di perquisizione dell'edificio.
Alcune centinaia di persone, legate al Frente Sandinista, hanno iniziato a spingere ed a cercare di sfondare il cancello d'entrata mentre i deputati, pressati dalla folla contro i cancelli stessi, incitavano la gente a far rispettare la Costituzione.
Da un camion su cui erano montati potenti altoparlanti un militante sandinista leggeva tutti gli articoli della Costituzione in cui si definisce che la Polizia deve obbedienza ai Poteri civili ed agli organi giudiziari.

La tensione è aumentata velocemente, mentre all'interno del cortile del Telcor i corpi speciali della Polizia si disponevano, armi alla mano, a difendere l'installazione.
Con una veloce mossa, la giudice e l'Intendente Carrión, sono corsi verso il portone dell'entrata secondaria inseguiti da centinaia di persone, deputati, giudici e giornalisti e hanno iniziato a spingere violentemente, mentre uno dei manifestanti ha estratto un piede di porco ed ha rotto il lucchetto.
Non appena il cancello è stato aperto, alcuni agenti della Polizia hanno alzato i fucili Ak 47 ad altezza d'uomo per evitare l'entrata della gente, che però non ha smesso un solo secondo di spingere la giudice e l'Intendente affinchè entrassero.
Sono seguiti momenti di alta tensione che la Polizia faceva fatica a controllare, ma alla fine la giudice Duarte e l'Intendente Carrión sono riusciti ad entrare, mentre alcuni deputati, sfiniti dalla pressione cercavano di scavalcare la balaustra e ridiscendere in strada.

Il deputato Edwin Castro mentre scavalca Antimotines cercano di impedire l'entrata

Una volta ottenuto il risultato che si voleva, la gente si è spostata nuovamente verso l'entrata principale in attesa di vedere se la Polizia permetteva alla giudice e all'intendente di entrare nell'edificio per effettuare la perquisizione e per permettere a Carrión di insediarsi come nuovo Intendente.
La sorpresa però è stata che nessuno apparentemente aveva le chiavi e le persone che si erano chiuse dentro non volevano aprire.
Per mezz'ora si sono susseguite le notizie, le telefonate, mentre dagli altoparlanti si continuavano a leggere gli articoli della Costituzione e si chiedeva alla Polizia di non rendersi complice di una fragrante violazione della Carta Magna, solo per obbedire gli ordini del Presidente della Repubblica. Carrión faceva avanti e indietro dal cancello per aggiornare i giornalisti sulla situazione.
I deputati sandinisti, intanto, davano dichiarazioni.
Walmaro Gutierrez, deputato sandinista, ha detto chiaramente che "come deputati siamo venuti qui per dare sostegno ai giudici e alle autorità della Superintendenza regolarmente elette che ieri sono state brutalmente buttate fuori, violando apertamente la Costituzione. Ora la giudice è entrata e questo era l'obiettivo e dovrà insediare nuovamente l'Intendente al posto che gli compete. Speriamo che non succeda ciò che è successo ieri e che la Polizia si renda conto che è subordinata al Potere civile. Fino ad ora ha obbedito solo al Presidente della Repubblica, ma deve capire che se il Presidente sta violando la Costituzione, la Polizia non deve seguirlo in questa azione. Il fatto è che Bolaños ha qualcosa da nascondere in questa istituzione altrimenti non si spiegherebbe come mai sta cercando di difenderla in questo modo, impedendo alla Contralorìa e al nuovo Intendente di entrare e ordinando la repressione alla Polizia".

Dopo circa mezz'ora è finalmente arrivato un fabbro che con fatica è stato fatto entrare sempre dal portone posteriore dove la Polizia aveva ormai disposto un grosso numero di agenti armati.
Alla fine, tra il giubilo della gente, spari di morteros caseros e urla, la giudice ha posto i sigilli su due delle porte d'entrata dell'edificio ed e penetrata all'interno dalla terza porta insieme all'Intendente Carriòn.
La prima cosa fatta da Freddy Carriòn è stata quella di firmare l'Atto ufficiale d'insediamento nella sua carica ed ordinare alla Polizia di continuare con il controllo dell'edificio e di non permettere a nessuno l'entrata.
Durante un'intervista telefonica, Carriòn ha comunicato ai giornalisti che non c'era più nessun problema con la Polizia e che c'era un accordo per permettergli di entrare il giorno seguente.

Nel tardo pomeriggio la situazione si era calmata totalmente, ma all'improvviso è comparsa la direttrice di Telcor, Marta Lugo, che in teoria non dovrebbe aver più accesso all'installazione, ma che è stata fatta entrare dalla Polizia fino al suo ufficio e che poi l'ha scortata fuori per poter dare una conferenza stampa.
Durante il suo discorso ha ribadito che non riconosce la nomina dell'Intendente Carrión e che nessuno le ha impedito di poter entrare nel suo ufficio e di fare quello per cui era venuta.
Ha garantito che oggi, 16 giugno, il governo pagherà i lavoratori (una risoluzione della Contralorìa aveva bloccato i fondi bancari del Telcor e i lavoratori erano rimasti senza stipendi già da 5 giorni), senza però spiegare da dove li avrebbe presi.

Alla fine della giornata e nonostante l'apparente vittoria del Potere legislativo e giudiziario in questa "guerra" a colpi di sentenze e risoluzioni con il Potere esecutivo, si resta ancora in attesa di vedere cosa accadrà domani quando, probabilmente, le due autorità si presenteranno contemporaneamente a Telcor.
Come sempre sarà determinante l'atteggiamento della Polizia che sempre di più si trova tra due fuochi.
Contemporaneamente si svolgerà la Marcia della Red Por Nicaragua che sembra non voler desistere dall'intenzione di partire dalla Avenida Universitaria, mentre studenti e settori sociali legati al sandinismo hanno già detto di volerlo impedire a tutti i costi.
In questo momento, alle 7 di mattina del 16 giugno, già alcune centinaia di persone hanno bloccato il traffico all'entrata della Avenida Universitaria e si dispongono ad impedire la concentrazione della gente che parteciperà alla marcia, che appare ogni momento di più una marcia pro governo.

C'erano molti dubbi su questa marcia.
Per prima cosa gli organizzatori. Da più di una settimana si sapeva che i principali "sponsor" erano il Cosep (Impresa privata), il Governo (anche se mai in forma espressa ed ufficiale), i dissidenti del Frente Sandinista e Partido Liberal Constitucionalista (Herty Lewites ed Eduardo Montealegre) che lottano per una candidatura alla Presidenziali del 2006 o per formare una terza via, personaggi dell'attuale governo che aspirano alla stessa candidatura (Antonio Alvarado), vari partiti minori come il Partido Conservador, la Resistencia Nicaraguense (ex Contra), Camino Cristiano e il filo governativo Alianza por la Republica(Apre). A questi si erano poi aggiunte varie espressioni della società civile (la Coordinadora Civil alla fine ha deciso di non partecipare lasciando libertà di scelta alle centinaia di organizzazioni che la compongono) e personalità varie come l'ex Ministro dell'istruzione durante il governo sandinista, Carlos Tunnerman, la ex magistrata del Consejo Supremo Electoral, Rosa Marina Zelaya (ancora famosa per come ha mal gestito le famose elezioni del 1996 in cui fu eletto Alemàn e durante le quali si ricordano le migliaia di schede elettorali votate sparse per tutte le discariche di Managua) e la conduttrice televisiva Rhina Cardenal.

Come secondo elemento era proprio questo insieme di soggetti ed entità apparentemente senza grande capacità di convocatoria e soprattutto quasi tutti uniti (tranne alcune eccezioni) nel non nominare il nome del Governo e del Presidente Bolaños nella loro protesta.
Il motto "Contro il Patto e la Corruzione", rivolto esclusivamente all'alleanza congiunturale tra liberali e sandinisti, aveva lasciato perplessi molti settori della società nicaraguense che comunque non possono non vedere il fallimento di questo Governo che ha promesso mari e monti ed è poi finito ad abbracciare tutti i voleri degli Organi finanziari internazionali e i colpi di testa degli Stati Uniti, mantenendo una posizione ostile e per nulla dialogante con le forze politiche che, indipendentemente dalle considerazioni che si possono avere nei loro confronti, restano le principali forze del paese, come lo hanno anche dimostrato nelle ultime elezioni del novembre scorso conquistando 144 dei 152 comuni nicaraguensi.
Un terzo elemento era sicuramente il fatto di essere comunque abituati a pensare che solo il Frente Sandinista e in parte, il Partido Liberal, siano capaci di aggregare e mobilitare grosse masse di persone, sapendo che di solito la gente comune non si muove, annebbiata dall'enorme apatia che ha investito il paese da molti anni.

Alla fine però la gente ha risposto.
La battaglia di cifre, che come sempre non troverà mai un accordo definitivo, attesta la presenza in non meno di 40-50 mila persone (gli organizzatori parlano di almeno 100 mila se non di più) ed era davvero impressionante vedere il serpentone di gente che arrivava da tutti gli angoli di Managua per poi concentrarsi lungo la Avenida Bolivar.
Per chi conosce Managua, basta pensare che mentre si svolgeva l'atto conclusivo su un palco posto ai semafori della Asamblea Nacional (vicino alla Ciudadela del Nemagòn che è stata letteralmente invasa di persone), a perdita d'occhi si vedeva ancora la massa di gente che scendeva dalla Loma de Tiscapa a circa un chilometro di distanza e sembra, che dietro ci fosse ancora gente ferma ai semafori del Hospital Militar.
Una manifestazione impressionante che non si vedeva da molto tempo e che ha stupito gli stessi organizzatori.
Difficile stabilire le diverse componenti. Sicuramente spiccavano i visi slavati della borghesia criolla del paese. Capelli biondi, ampi cappelli di paglia, sorrisi smaglianti da apparecchi odontotecnici e molti stomaci rigonfi (soprattutto tra i ragazzi) non certo per denutrizione cronica. Molte anche le signore pitturate e con le rughe ben coperte da un pesante fondo tinta, per dar colore alla pelle bianchiccia non abituata al sole cocente di oggi.
In mezzo a loro, gente di tutte le estrazioni ed è difficile, forse impossibile perché nessuno lo avrebbe mai confessato, capire quanto siano venuti spontaneamente o quanto fossero stati "obbligati" dal proprio datore di lavoro o dallo "Stato".
Molti i giovani, questi sì di classe medio alta, che hanno animato l'intero corteo al grido di "Que se vayan" rivolto ai deputati ed ai membri degli altri Poteri dello Stato (non certo al Governo).
La percezione generale è però che alla fine sia davvero arrivata tanta gente indipendentemente dal fatto che fosse una manifestazione che in modo indiretto porta acqua al molino del Governo. Molta gente che non ne può più del disastro in cui si dibatte il paese e di continue lotte che alla fine beneficiano solo la classe politica.
Gli stessi organizzatori hanno inoltre scelto una strategia che si è rilevata vincente. Praticamente tutti i politici e le personalità sono state relegate in fondo al corteo e durante l'atto conclusivo hanno parlato solo tre persone, sconosciute, di cui due giovani che hanno letto i contenuti di un documento stilato dagli organizzatori, in cui si evidenzia la richiesta di elezioni libere per il 2006 con ampia partecipazione di tutti i partiti che vorranno partecipare, inizio di un vero dialogo in cui partecipi in modo diretto la società civile, elezioni primarie in tutti i partiti e fine delle ostilità tra i Poteri dello Stato.
La marcia si è svolta nella completa tranquillità e anche i timori di scontri con gli studenti e altri settori legati al sandinismo per l'uso o meno della Avenida Universitaria, sono per fortuna rimasti solo timori.

Indipendentemente da come siano arrivate così tante persone, di che estrazione siano o dalle mille altre considerazioni che si possano fare, bisogna riconoscere che è stato mandato un messaggio molto chiaro ai principali partiti del paese, ai deputati, ma in un certo senso anche allo stesso Enrique Bolaños, il quale farebbe un grosso errore se in questo momento si sentisse più forte e maggiormente autorizzato a continuare nel muro contro muro con la Asamblea Nacional ed a trattare la Costituzione come carta straccia.
Oggi probabilmente è suonato un primo campanello d'allarme per tutta la classe politica nicaraguense che, a poco più di un anno dalle prossime elezioni, farebbero bene ad ascoltarlo.

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