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Stati Uniti e America Latina - Stati Uniti e Nicaragua

due articoli che analizzano i difficili rapporti tra l'amministrazione USA e i paesi latinoamericani, soffermandosi il secondo sulle vicende storiche che hanno contraddistinto l'ingerenza USA nella politica e nell'economia del Nicaragua
21 giugno 2005 - 1)Oscar Renè Vargas - 2)Orlando Nuñez Soto

1)
Qualcosa non sta funzionando nel Dipartimento di Stato nordamericano e Condoleezza Rice, suo maggiore esponente, lo sa.
La sua équipe per l'America Latina ha commesso alcuni errori negli ultimi mesi e si è complicata la già tortuosa relazione della Casa Bianca con tutto il continente. Il doppio scivolone del Sottosegretario per la regione, Roger Noriega, durante la 35 Assemblea Generale dell'Organizzazione degli Stati Americani (OEA), ha rivitalizzato un'altra volta le accuse sulla mancanza di una strategia chiara per comprendere ed abbordare l'America Latina da parte degli Stati Uniti. Le crisi continuano in Bolivia, Haiti, Ecuador, Nicaragua e Perù.
Noriega ha proposto di creare un "meccanismo" per evitare le crisi.
In pratica, per valutare le democrazie nella regione ed intervenire in quelle che sono in pericolo, col consenso o meno del suo governo.
Sono state sufficienti solo poche ore per vedere l'opposizione di Argentina, Brasile e Messico, mentre la delegazione del Venezuela denunciava un'offensiva contro il presidente Hugo Chávez.
Rice ha utilizzato la parola "intervenire" nel suo discorso davanti all'OEA, benché abbia anche detto che la Casa Bianca non pretende "punire" i governi in discussione, bensì "prestare assistenza" a quelle democrazie in difficoltà.
Dopo la chiusura dell'Assemblea della OEA, Noriega si è rifiutato di parlare di "fallimento" per Washington. Il Segretario generale della OEA, José Miguel Insulza, ha invece promesso di promuovere "iniziative di cooperazione", invece dei polemici "meccanismi di monitoraggio" promossi da Rice.
Nei corridoi della Casa Bianca più relazionati con l'America Latina si dice, da mesi, che Noriega è appeso a un filo. L'attuale ambasciatore nordamericano nella OEA, John Maisto, ed il consigliere aggiunto del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Tom Shannon, sembrano i candidati per la successione.
Ma Noriega gode dell'appoggio di alcuni leader della Florida, dove governa Jeb Bush, fratello del presidente George W. Bush.
Lì, altri due fratelli, i legislatori Lincoln e Mario Díaz Balart, figli di un politico vicino al dittatore Fulgencio Batista, concentrano oggi la linea dura dei cubani anticastristi. E dicono che Noriega sta bene dove sta. Rappresenta perfettamente le priorità che Bush ha per l'America Latina. Le priorità sono concentrate su Cuba e Venezuela e molto poco per il resto.
Le politiche per l'America Latina si tracciano con l'apporto di Noriega. Ma Condoleezza Rice sta ascoltando anche Shannon ed il suo secondo nel Dipartimento di Stato, Robert Zoellick, un conoscitore della regione come ex rappresentante commerciale degli Stati Uniti durante il primo mandato di Bush.
Ad ogni modo, solo una parte della relazione dell'Amministrazione nordamericana col continente passa attraverso il Dipartimento di Stato. In certi casi è la stessa Casa Bianca che determina linee molto chiare, come in Colombia.
A sua volta, il Dipartimento del Tesoro è decisivo nel momento di negoziare con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, come è successo ripetute volte con molti paesi latinoamericani.

Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno subito alcune sconfitte importanti nell'attuale congiuntura latinoamericana, le più importanti sono:

1 - Candidato frustrato: Il candidato degli Stati Uniti per presiedere la OEA, il salvadoregno Francisco Flores, è rimasto fuori della corsa. E l'uomo su cui alla fine Washington aveva deciso di puntare, il messicano Luis Derbez, è stato anche lui respinto. Per la prima volta nella storia della OEA, un candidato sostenuto dagli Stati Uniti non è riuscito ad insediarsi come Segretario Generale.

2 - La Lettera Democratica: Il Sottosegretario nordamericano per l'America Latina, Roger Noriega, non è nemmeno riuscito a far sì che il Consiglio Permanente della OEA applicasse la Lettera Democratica Interamericana al momento della caduta del presidente dell'Ecuador Lucio Gutiérrez.

3 - Accuse a Chávez: Noriega è stato protagonista di un'accesa discussione che avrebbe potuto portare alla rottura delle relazioni tra Washington e Caracas. Ha accusato il presidente venezuelano, Hugo Chávez, di intervenire nella crisi boliviana in favore dei settori destabilizzanti. Più tardi, i suoi superiori gli hanno ordinato di tacere per non complicare ancora di più le cose.

4 - Iniziativa respinta sul monitoraggio delle democrazie: Noriega ha proposto alla OEA di creare un "meccanismo" per valutare le democrazie nella regione ed intervenire in quelle che sono in pericolo. La proposta è stata respinta da Argentina, Brasile e Messico. Il Venezuela ha denunciato l'offensiva contro i paesi latinoamericani.

5 - La crisi boliviana: In Bolivia la situazione evolve di ora in ora ed attualmente si possono trarre solo conclusioni generali. Lì si affrontano, da un lato, i lavoratori ed i poveri che vivono nella zona andina, ma che sono anche minoranza nell'oriente e dall'altro l'oligarchia cruceña (e tarijeña) più la destra storica boliviana, blocco che ha l'appoggio degli Stati Uniti.
Il fatto che si convochi ad elezioni generali anticipate, ad un'Assemblea Costituente e a un referendum sull'autonomia, mostra che la relazione di forze si inclina dalla parte dei lavoratori, i contadini, le classi subalterne. Tuttavia, niente è ancora deciso in Bolivia perché non è ancora stata approvata la nazionalizzazione degli idrocarburi, né si è risolto il problema della Costituente e delle autonomie.

6 - La seconda sconfitta nella OEA: La sconfitta della candidatura di Ernesto Leal per occupare la carica di Segretario Generale Aggiunto della OEA non ha significato solo una sconfitta per il governo di Bolaños, ma anche per gli Stati Uniti che l'hanno sostenuto a fondo con l'obiettivo di creare un contrappeso al nuovo Segretario Generale. Ora Insulza ha l'opportunità di gestire una OEA con un ruolo maggiormente costruttivo per la regione. Ha più libertà e anche più responsabilità.

7 - La lotta contro il terrorismo: La richiesta venezuelana di estradizione del terrorista Luis Posada Carriles ha messo contro la parete il governo nordamericano perché smaschera il vero fondo della chiamata "guerra contro il terrorismo". Il caso Posada ha permesso a Venezuela e Cuba di mettere in evidenza il pretesto con il quale Washington ha cercato di giustificare le sue guerre "preventive" e le più grossolane violazioni ai diritti umani.

(di Oscar Renè Vargas - Analista economico e politico nicaraguense)

2)
Gli Stati Uniti e il Nicaragua

Dal Patto Provvidenziale al Protocollo di Transizione

Dai primi anni della sua indipendenza fino ai nostri giorni, il destino politico del Nicaragua è stato segnato dall'occupazione e dall'ingerenza di governi stranieri, particolarmente del governo degli Stati Uniti. Oltre al territorio della Mosquitia, nella Costa dei Caraibi, occupato dal governo inglese durante i primi secoli, filibustieri appoggiati dal governo nordamericano occuparono il resto del territorio nicaraguense dalla metà del secolo XIX. Successivamente e fino alla fine del secolo XX, il governo nordamericano non ha smesso di immischiarsi nei temi interni del Nicaragua.
Le cause ed i protagonisti sono ben conosciuti: l'interesse geopolitico degli Stati Uniti sul nostro territorio, l'interesse economico delle imprese nordamericane, dittature interne senza sufficiente egemonia sul resto della nazione e la richiesta di aiuto a invasori stranieri da parte degli oppositori che volevano scatenare una guerra contro i propri avversari politici.
Con le buone o con le cattive, la popolazione venne arruolata nelle forze in conflitto, mettendoci i morti e i costi del conflitto.
In tutti questi eventi, disfarsi delle forze straniere fu possibile solo attraverso un patto tra le forze interne che si disputavano il potere. Un patto che a volte ha dovuto contare sull'appoggio dei governi vicini della regione, dal Messico fino alla Colombia, passando per l'America Centrale.
Per poter illustrare questa vecchia storia voglio portare come esempio due grandi eventi, uno accaduto all'inizio della nostra storia e l'altro accaduto recentemente.
Il primo è l'ingerenza delle truppe filibustiere a metà del secolo XIX e l'altro è l'ingerenza delle truppe nordamericane nella guerra civile tra sandinisti e controrivoluzionari alla fine del secolo XX.

Nel secolo XIX, tutto cominciò con la creazione di quella che può considerarsi la prima impresa multinazionale in Nicaragua, la compagnia del Transito, diretta da Conerlius Vanderbilt al quale il governo nicaraguense concedette, tra 1850 e 1851, il monopolio totale della nostra risorsa geografica più ambita, la rotta di transito tra l'Oceano Atlantico e l'Oceano Pacifico.
Nel 1855 un gruppo di filibustieri nordamericani al comando di William Walker occupò il Nicaragua su richiesta di una delle forze in conflitto. Mesi dopo entrambe le forze decisero di integrare un governo che includeva nel suo gabinetto il filibustiere Walker.
Nel 1856 Walker si proclamò Presidente del Nicaragua, stabilendo la schiavitù nel nostro paese per le persone di colore portate dall'Africa e propose di integrare il Nicaragua all'Unione Americana.
Nel settembre del 1856, legittimisti e democratici, abbandonando le proprie differenze, firmarono il chiamato Patto Provvidenziale, precisamente per combattere l'invasore. Alla fine di quello stesso anno, le forze filibustiere furono sconfitte con l'appoggio di truppe del Guatemala, El Salvador, Honduras e Costa Rica. Il legittimista Tomás Martínez ed il democratico Massimo Sherry formarono un governo bipartitico.

Alla fine del secolo XX, durante la rivoluzione sandinista, le forze controrivoluzionarie, liberali e conservatori, decisero di ricorrere all'aiuto del governo nordamericano per combattere il governo sandinista. Il Nicaragua fu imprigionato in una guerra civile ed in una guerra di aggressione che rovinò l'economia nazionale e produsse migliaia di morti da entrambe le parti. La guerra di aggressione nordamericana fu appoggiata dai governi centroamericani, alcuni dei quali parteciparono alla sconfitta del dittatore Anastasio Somoza Debayle durante l'insurrezione popolare sandinista.
L'armistizio di questa cruenta guerra, fu possibile solo attraverso l'accordo delle forze in conflitto e l'appoggio dei governi della regione Mesoamericana.
Sotto la pressione dovuta alla stanchezza dopo tanti anni di guerra, i comandi della Controrivoluzione e dell'Esercito Popolare Sandinista si decisero ad intavolare negoziazioni che sfociarono negli Accordi di Sapoá che misero fine al conflitto militare.
I governi della regione, grazie al Gruppo di Contadora e agli Accordi di Esquipulas, fecero pressione sul governo nordamericano per mettere fine alla guerra civile in Nicaragua.
Alla fine, il governo formato da tutte le forze di opposizione riunite nell'Unione Nazionale Oppositrice (Uno) e lo stesso governo uscente del Frente Sandinista, firmarono il così detto Protocollo di Transizione, per mezzo del quale si mise fine all'aggressione nordamericana e alla guerra civile.
In quel momento tutto sembrava arrivare ad un finale felice. La destra si sbarazzava di un governo di sinistra. I sandinisti avevano spazio nella democrazia nazionale, come mai l'avevano avuto.
Tuttavia, la nostalgia si alimentava delle nuove contraddizioni.
Alla destra è costato convivere politicamente con il Frente Sandinista. Alla base del Frente Sandinista è costato accettare le conseguenze del capitalismo selvaggio.
Oggi, la storia sembra covare di nuovo la sua inerzia fatale.

Il governo della vecchia oligarchia conservatrice consegna il paese al capitale straniero. Il paese tende a polarizzarsi in due coalizioni, una coalizione oligarchico-imperiale capeggiata dal Presidente e dal Potere Esecutivo ed un'altra coalizione di opposizione capeggiata dal Fronte Sandinista/Convergenza (con alcuni partiti della Uno) e dal Partito Liberale che occupa il resto dei Poteri.
Nell'ultimo anno, la lotta politica sembra aumentare il suo potenziale conflittuale, ed il governo dell'oligarchia conservatrice insiste nel ricorrere all'ingerenza dell'ambasciata americana per dirimere il conflitto politico, impossibilitato com'è nel poter ricorrere impunemente alla forza dell'Esercito e della Polizia Nazionale.
Si spera che il conflitto finisca con un nuovo Patto Provvidenziale.
Si spera che il pensiero nazionale abbia imparato le lezioni del passato, prendendo non solamente posizione attorno ai personaggi, bensì attorno alle posizioni politiche in gioco.
Si spera che nell'agenda del Dialogo Nazionale abbiano spazio solo gli interessi nazionali.
Solo così, con un nuovo patto sociale intrapreso da liberali, sandinisti e conservatori, si potrà salvare il Nicaragua dall'ingerenza straniera, questa volta capeggiata dalle imprese multinazionali, le politiche fondomonetariste e gli interessi geopolitici del governo nordamericano.

(Orlando Nuñez Soto - sociologo ed economista nicaraguense)

Note:

traduzione di Giorgio Trucchi

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