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Nicaragua: continua la repressione e la lotta nella maquila nicaraguense


Qualche mese fa era stata fatta una campagna a livello nazionale ed internazionale a favore della rappresentanza sindacale aziendale dell'impresa coreana King Yong, che svolge le sue attività in Nicaragua. L'impresa aveva licenziato tutte le persone che avevano organizzato il sindacato.
22 giugno 2005 - Adriano Cernotti


Dopo quasi un anno, la vertenza si è conclusa ed i lavoratori hanno fatto un accordo con l’azienda, la quale si è impegnata a pagare una cifra che oscilla tra i tremila e i quattro mila dollari a seconda dell’anzianità del lavoratore licenziato e del suo incarico.

Per la Mesa Laboral Sindical de la Maquila (MLSM), insieme di organizzazioni sindacali che lavorano sulla tematica della Zona Franca/Maquila e che fanno parte della Central Sandinista de los Trabajadores (CST) e della Central Sindical de los Trabajadores (CST-JBE), questa soluzione è la peggiore che si potesse prendere per varie ragioni.
La prima ragione è d’ordine politico, infatti l'organizzazione sindacale ha impegnato tutte le sue risorse per vincere questa battaglia per il reinserimento al loro posto di lavoro dei sindacalisti licenziati e per questo aveva chiesto appoggio anche a livello internazionale.
Si erano impegnati su tre vertenze.
Le prime due presso la Procura del Lavoro (reintegro, riconoscimento legale della rappresentanza sindacale aziendale) e con buone possibilità di vittoria dato che il Ministero del Lavoro aveva riconosciuto la legalità dei procedimenti per la formazione della rappresentanza sindacale nell’azienda e aveva rifiutato la richiesta dell’impresa per il loro licenziamento.
La terza, presso il Tribunale Penale, dove l’azienda ha denunciato sia i lavoratori licenziati, sia due funzionari della Federazione dei Tessili per vari reati d’ordine pubblico. Ora, con questo accordo extra giudiziale tra i lavoratori e l’azienda, le prime due vertenze è probabile che vengano archiviate, mentre la terza continuerà d’ufficio.

La seconda ragione è che con questo accordo si è creato un altro precedente che avrà effetto sui lavoratori e che renderà più difficile riorganizzare la rappresentanza sindacale e non solo alla King Yong.
Il fatto che i loro leader sindacali aziendali si siano arresi in cambio di un compenso economico, rinunciando così ai propri diritti di organizzazione sindacale che avevano promesso di difendere fino all’ultimo, crea un precedente molto pericoloso.
E' da notare che nel periodo che è durata la lotta, la MLSM ha appoggiato anche finanziariamente i lavoratori licenziati, dandogli un contributo economico perché potessero mantenere le loro famiglie e questo contributo era finanziato da alcune organizzazioni statunitensi e danesi.
Altro motivo di delusione per la MLSM è che i lavoratori hanno fatto quest’accordo lasciandoli all’oscuro di tutto e che sono venuti a conoscenza dell'accaduto solo quando il tribunale li ha convocati per notificargli l’avvenuto accordo e questo dopo una lotta di vari mesi.
L’ultima mossa dell’azienda è stata quella di cambiare la Ragione Sociale cambiando così il nome, anche se non è ben chiaro il motivo. Ufficialmente per il Ministero del lavoro non è cambiato nulla, ma tutti i lavoratori hanno ricevuto una lettera di licenziamento, anche se pare che siano tutti stati riassunti dalla nuova gestione.
Anche i dirigenti aziendali sono rimasti gli stessi e quindi il sindacato presume che una delle ragioni sia quella di "ripulire" la propria immagine all'estero, soprattutto negli USA dove esportano quasi tutta la loro produzione, dove era stata attaccata da varie organizzazioni sociali.
Potrebbero comunque esserci anche altri motivi d’ordine economico.

Una vertenza che invece si è risolta positivamente è quella dell’azienda di Zona franca "Rooh Shin", la quale ha perso la causa per evitare il reintegro al proprio posto di lavoro di una lavoratrice che era Segretaria del sindacato aziendale.
Dopo oltre tre anni, la sentenza del tribunale ha condannato l’impresa ha pagarle il salario e i benefici maturati fin dal momento del licenziamento, che ammontano ad ottomila dollari ed ha ordinato il suo reintegro nel suo posto di lavoro con le stesse mansioni che aveva in quel momento.
Ora l’azienda ha comunicato alla lavoratrice che le pagherà le sue spettanze, ma che si rifiuta di reintegrarla. Il fatto non è nuovo, ma la lavoratrice ha detto che è sua intenzione recuperare il posto di lavoro e che se l'impresa non rispetterà la sentenza del tribunale, la denuncerà dato che ora ha anche la copertura giuridica prevista dal Codice del Lavoro e che in questo momento è incinta e la legge proibisce il licenziamento delle donne che stanno aspettando un figlio.

Un’altra vertenza aperta è quella per il licenziamento della Giunta direttiva sindacale, composta da 18 lavoratori, dell'impresa di Zona franca Che Yong di capitale coreano.
L’avvocato del sindacato teme che il risultato della King Yong possa essere un precedente negativo per questa causa.

In un altro caso, la Mil Colores, azienda di capitale nordamericano, ha licenziato 180 lavoratori ed ha cambiato Ragione Sociale per giustificare tali licenziamenti.
I lavoratori hanno scioperato per protesta e l’azienda, che ora si chiama Chapric, ha chiesto al Ministero del lavoro l'autorizzazione per il licenziamento di tutti i delegati del sindacato aziendale e anche in questo caso la MLSM ha aperto una vertenza contro l’azienda.

Stessa situazione sta avvenendo alla HB Manufacturing, dove sono stati licenziati i delegati del sindacato aziendale.

In questo momento le Federazioni che fanno parte della Mesa Laboral Sindical de la Maquila (MLSM) hanno organizzato una rappresentanza sindacale aziendale in 12 imprese con circa 2.500 iscritti. Hanno relazioni continue con organismi internazionali negli USA, Danimarca, Svizzera, Italia, Germania, che li appoggiano nelle loro campagne a sostegno della difesa dei diritti umani e del lavoro dei lavoratori nella Zona Franca.
Inoltre, molte delle vertenze che si stanno trascinando da anni sono state denunciate alla Organizzazione Mondiale del Lavoro (OIT) e per questo motivo il 22 giugno avranno un incontro con il Ministero del lavoro per discutere questi casi e denunciare il fatto che nelle imprese della maquila non viene applicato il salario minimo mensile previsto dalla legge (1.298 cordobas pari a 77 dollari), in quanto viene assorbito dal cottimo attraverso l’aumento dei ritmi di lavoro e la diminuzione del valore d’ogni pezzo prodotto.

Note:

per informazioni mlsindmaquila@guegue.com.ni

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