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Nicaragua: un Progetto di legge per regolare gli OGM

24 giugno 2005 - Giorgio Trucchi



Durante la giornata del 22 giugno 2005, si è svolta a Managua una conferenza stampa in cui la Alianza de Protecciòn a la Biodiversidad ha presentato un progetto di legge che regoli tutte le attività che hanno a che fare con gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM), con l'obiettivo di prevenire i rischi per la salute umana, la protezione alla diversità biologica ed alla sicurezza ambientale.
Tale Progetto di legge è stato consegnato a tre deputati che lo introdurranno immediatamente alla Segreteria della Giunta Direttiva della Asamblea Nacional e da qui in Commissione per il suo studio.

Durante la presentazione dell'iniziativa, il dott. Julio Sanchez del Centro Humboldt, ha ripercorso i passi che hanno portato a questa proposta di legge ed ha spiegato i vari punti che la conformano.

"Durante la seconda metà del secolo XX, si sono introdotti gli OGM nei mercati per la produzione, riproduzione di sementi ed alimenti. Sono nati per sostituire il fallimento della "Rivoluzione Verde" che aveva promesso di ridurre la fame del mondo di un 50 per cento e che invece ha creato deterioramento ambientale, perdita della diversità biologica, danni alla salute umana e maggiori indici di mortalità.
Durante gli anni 90, varie istituzioni scientifiche e organizzazioni ambientaliste, preoccupate per l'impatto di questa nuova biotecnologia, hanno iniziato a identificare i rischi dell'uso di OGM.
Tra questi sono stati riscontrati danni alla Salute Umana come allergie acute e croniche, problemi al sistema digestivo, effetti sul metabolismo, cancro, alterazioni genetiche, resistenza ad antibiotici, riduzioni di organi nel feto.
Nell'Economia hanno innalzato i costi di produzione, dipendenza dalle imprese biotecnologiche, aumento della disoccupazione e dell'esclusione sociale, minaccia per l'agricoltura organica, vulnerabilità per i piccoli e medi produttori.
Nell'Ambiente hanno portato alla perdita della diversità biologica per la soppressione delle specie native, erosione del germoplasma nativo e sviluppo delle "super erbe" e creazione di malattie resistenti che alterano l'equilibrio biologico.
Durante le ultime decadi si sono introdotti illegalmente OGM in Bolivia, Ecuador, Guatemala. Nicaragua, Honduras, El Salvador, Africa. Questa situazione s'innesta su un panorama in cui nei paesi in Via di Sviluppo, che sono di per sé già molto vulnerabili, molto spesso non esistono nemmeno leggi quadro che regolano la tematica.
Nel 2000, a fronte della preoccupazione di molti paesi, viene firmato il Protocollo di Cartagena sulla Sicurezza della Biotecnologia, di cui il Nicaragua e firmante (nel 2002).
E' importante ricordare che in Nicaragua, la Biosicurezza non gode di una politica pubblica definita, né di un quadro regolatore sufficiente ed è per questo che diventa urgente la costruzione di un quadro giuridico di biosicurezza trasparente, partecipativo ed ampio.
Tale necessità è stata anche rilevata da organismi internazionali come il Parlamento Centroamericano e il Consiglio centroamericano dei Procuratori per i Diritti Umani.
Il "Progetto di legge sulla Biosicurezza di OGM", che viene oggi consegnato ai deputati della Asamblea Nacional che sono qui presenti, ha come principali finalità quelle di regolare le attività di indagine, sperimentazione, introduzione, liberazione, movimento o trasporto, produzione, manipolazione, commercializzazione e/o distribuzione, utilizzo, immagazzinamento, uso, movimenti tra frontiere e transito di Organismi Geneticamente Modificati (OGM) o loro derivati, per la prevenzione dei rischi per la salute umana, la protezione alla diversità biologica e per la sicurezza ambientale.
Questo progetto sarà di ordine pubblico e interesse generale e costituirà da sé la base per la costruzione di un quadro legale di biosicurezza che contribuirà all'articolazione intersettoriale e interministeriale che garantisca la protezione della Salute umana, la Diversità Biologica e l'Ambiente in Nicaragua".

Ha poi analizzato i contenuti del progetto di legge, tra i quali la formazione della Commissione Nazionale di Biosicurezza che verrà formata da vari ministeri come quello dell'Agricoltura, Finanze, Ambiente e della Sanità. Parteciperanno anche il Consejo Nacional de Universidades, le organizzazioni dei produttori e della società civile, l'Associazione dei Municipi del Nicaragua (Amunic) e i governi regionali della Costa Atlantica.
"Ogni caso di presenza di Ogm - ha continuato Sanchez - verrà analizzato e verranno prese delle decisioni in merito. Si creerà il Sistema Nazionale d'Informazione sulla Biosicurezza, che avrà l'obiettivo di fornire l'informazione sugli Ogm, organizzarla, attualizzarla e diffonderla. Attraverso questo strumento si fornirà all'intera società informazioni concrete su questa tematica".

Bayardo Izabà, direttore del Cenidh, ha invece rimarcato l'importanza di questa proposta di legge in vista della probabile ratificazione del Trattato di libero commercio USA-Centroamerica- Repubblica Dominicana (CAFTA) e dei danni che potrebbe causare per l'introduzione massiva di alimenti provenienti dalla multinazionali nordamericane che contengono alti quantitativi di elementi transgenici. Da qui l'importanza che il Parlamento l'approvi prima della ratificazione del Cafta per avere elementi giuridici concreti per frenare gli effetti dannosi del Cafta. Ha inoltre ricordato che in Parlamento giace da circa tre anni la proposta di legge sulla Sicurezza Alimentare ed ha chiesto ai deputati presenti di prendere in considerazione la necessità di approvare entrambe le leggi.
"Questa proposta é stata fatta dopo aver realizzato due indagini in settori della popolazione che vivono in condizioni di povertà e che tutti i giorni, senza aver avuto nessuna informazione, consumano prodotti transgenici che stanno entrando in Nicaragua sotto forma di farina di mais o di prodotti già finiti sempre a base di mais.
Si sono individuate almeno 57 persone di una comunità del nord del Paese che soffrono malattie a causa del consumo di prodotti transgenici. E' urgente quindi l'approvazione di questa legge e siamo disposti ad accompagnare i deputati qui presenti affinché si riesca a convincere velocemente gli altri deputati per la sua approvazione.
Siamo in un contesto favorevole, in quanto stiamo vedendo come da parte del governo si tolleri, promuova e faciliti l'ingresso di questi prodotti favorendo le multinazionali nordamericane. Crediamo che i due principali gruppi parlamentari possano in questo momento allearsi con noi per approvare queste due leggi".

La Alianza de Protección a la Biodiversidad è formata dai seguenti organismi: Centro de Información y Servicios de Asesoría en Salud (Cisas), Union Nacional de Productores Asociados (Unapa), Federación Nacional de Cooperativas Agropecuarias (Fenacoop), Union Internacional de Trabajadores de la Alimentación (Uita), Centro Nicaraguense de Derechos Humanos (Cenidh), Centro Humboldt, Liga de Defensa del Consumidor de Nicaragua (Lideconic) e Simas.

Per maggiori informazioni consultare la pagina web www.humboldt.org.ni

(Foto e testo Giorgio Trucchi)



Lotta centroamericana ai transgenici
Intervista a Julio Sánchez - Alianza Centroamericana di protezione alla biodiversità
di Giorgio Trucchi
(Tratto da Nicarahuac N. 80 Marzo-Aprile 2005 - www.itanica.org )

L'Alleanza per un Nicaragua libero da transgenici, formata da vari organismi della società civile, ha realizzato un primo controllo nel 2002 su mais importato.
E' stato fatto a livello nazionale, ma concentrandoci soprattutto nella zona nord del Nicaragua, sugli aiuti alimentari che il Programma Mondiale di Alimenti (PMA) della Onu faceva entrare nel paese e dirigeva in modo prevalente verso settori di bambini denutriti in età prescolastica e verso donne gravide.
Sono stati anche controllati campi coltivati attraverso un progetto di "Miglioramento delle sementi" della U.S. AID che erano a rischio dato che questo organismo pubblicizzava nei suoi documenti l'utilizzo di sementi transgeniche.
In tutto questo processo esiste quella che si chiama "analisi di campo", riconosciuta e utilizzata dalla Federazione di Droghe e Alimenti (FDA) degli Stati Uniti, per identificare probabilità d'esistenza di transgenici. Una volta che si hanno i risultati di questa prima indagine, le sementi risultate positive vengono inviate a un laboratorio.
Nel nostro caso le abbiamo inviate al Laboratorio Genetic ID che è certificato e riconosciuto dalla FDA e da vari governi.
Quello di cui avevamo bisogno era un laboratorio riconosciuto nel mondo e con le capacità di darci risultati che fossero credibili da parte di qualsiasi agenzia o governo.
I risultati furono drammatici in quanto il 100 per cento del mais introdotto in Nicaragua come donazioni alimentari e quello utilizzato nel progetto della U.S. AID risultò positivo con elementi transgenici che sono riconosciuti come proibiti per il consumo umano dall'Unione Europea e prodotti e brevettati dalla multinazionale Monsanto (GA 21).
La cosa più grave era che questo alimento era destinato a settori vulnerabili della popolazione e quindi con un rischio ancora maggiore.

La denuncia
Dopo questa scoperta, come Alleanza abbiamo denunciato la scoperta presso vari organismi come il Congresso nordamericano a Washington che provocò la chiusura anticipata del programma della U.S. AID per il miglioramento delle sementi.
Abbiamo presentato la denuncia anche davanti alla ONU che però ha emesso un comunicato evadendo la propria responsabilità sui fatti e abbiamo portato la denuncia al Forum Mondiale dell'Alimentazione della FAO a Roma.
Uno degli effetti più interessanti del nostro studio e denuncia è stato l'interesse che ha risvegliato nella popolazione che ha cominciato a voler sapere e conoscere di più su questo argomento.
Per questo motivo ci siamo impegnati con la gente a svolgere un altro controllo negli anni successivi.
Dopo questi fatti avvenuti nel 2002, abbiamo deciso che il controllo dovesse essere fatto non più solo a livello di Nicaragua, ma di tutta la regione centroamericana e dei Caraibi.
Per poter fare questo abbiamo prima di tutto cambiato il nome della nostra alleanza, che ora si chiama Alleanza di Protezione alla Biodiversità del Nicaragua e ci siamo uniti a livello regionale all'Alleanza Centroamericana di Protezione alla Biodiversità.
Il cambio del nome dell'alleanza a livello di Nicaragua non è solo un elemento d'immagine, ma molto concreto in quanto ci siamo resi conto che il tema dei transgenici era solo un elemento della problematica e che era necessario parlare di "biodiversità", dove s'inseriscono tutte le problematiche relative ai brevetti, i pesticidi e gli stessi transgenici.

L'alleanza centroamericana
Di questa nuova struttura formano parte vari organismi di tutti i paesi centroamericani con relazioni anche con organismi della Repubblica Dominicana.
Con questa nuova alleanza abbiamo quindi iniziato un nuovo lavoro di controllo a livello centroamericano ed è da rimarcare il fatto storico dato che mai nel mondo si era realizzato un controllo di questa grandezza.
Abbiamo iniziato a febbraio del 2004 con un grosso lavoro di preparazione. Non si trattava solo di andare nei posti e controllare le sementi, ma di creare alleanze, formare il personale che avrebbe lavorato in questa azione in modo che appoggiasse coscientemente il processo in atto, abbiamo adottato il Protocollo di Sicurezza Interna perché i paesi centroamericani sono molto pericolosi, soprattutto Honduras e Guatemala.
A questo proposito c'erano già stati in passato episodi di persone che, mentre realizzavano il loro lavoro, erano state minacciate.
In Honduras, Salvador, Nicaragua e Guatemala i controlli sono stati fatti sugli aiuti alimentari del PMA di mais e soia, mentre in Costa Rica, dove gli aiuti alimentari quasi non esistono, i controlli sono stati fatti sulle importazioni in grani o di prodotti lavorati a base di mais e soia.
Nella Repubblica Dominicana i controlli sono stati sui prodotti che si trovavano in commercio e anche in Nicaragua si sono fatti alcuni controlli sui prodotti delle multinazionali Maseca e Comal che producono prodotti a base di mais.

I risultati drammatici
Per quello che riguarda gli aiuti alimentari del PMA, ancora una volta sono risultati positivi, ma questa volta a livello di tutta la regione. La cosa preoccupante è che in Guatemala, nella zona di Chiquimula, è stato individuato il seme transgenico "Star Link" che è già stato ritirato dal mercato statunitense quattro anni fa in quanto crea gravi problemi di tipo allergico all'essere umano.
Abbiamo trovato ancora GA 21 in quasi tutti i paesi. In Costa Rica e Repubblica Dominicana abbiamo trovato che nelle importazioni di prodotti dagli Stati Uniti erano presenti elementi transgenici in quantità enormi (impresa Jack).
Le imprese Maseca e Comal stanno importando prodotti che contengono transgenici e questo è particolarmente preoccupante perché sono imprese che, con il nuovo modello della globalizzazione, stanno velocemente sostituendo il consumo di mais coltivato con quello del prodotto già finito come il caso delle tortillas. In molte zone del Centroamerica le stesse popolazioni indigene si stanno abituando a consumare le tortillas già confezionate da queste imprese e non più quelle fatte in casa e questo sta facendo arrivare i prodotti transgenici a settori che prima erano esclusi da questo contatto.
I governi o le organizzazioni che decidono di destinare quote del proprio bilancio agli aiuti umanitari possono destinare al PMA del denaro e in questo caso è l'agenzia della ONU che decide dove comprare i prodotti per gli aiuti o possono dare direttamente i prodotti.
Il PMA, quando riceve il denaro, può scegliere liberamente dove e a chi comprare i prodotti. Solitamente priorizza l'acquisto negli Stati Uniti.
Quello che succede è che negli Stati Uniti le imprese come la Monsanto, che non riesce a vendere la propria produzione sul mercato europeo, asiatico o centroamericano perché viola le percentuali fissate da questi paesi, vendono al governo degli Stati Uniti la produzione e quest'ultimo la rivende al PMA.
In pratica il PMA sta chiaramente facendo il gioco delle multinazionali.
Quello che noi abbiamo detto al PMA è che, dato che hanno in mano il denaro, potrebbero perfettamente comprare la produzione dei produttori locali centroamericani, contribuendo così ad incentivare ed aiutare la produzione regionale e allo stesso tempo, dare mais e soia sana alle popolazioni che hanno bisogno degli aiuti.
La risposta è stata che non potevano fare questo perché avrebbero compromesso i prezzi dei mercati nazionali dei singoli paesi, cosa che è totalmente falsa perché i prezzi vengono alterati proprio dalle enormi quantità di prodotti che immettono nei paesi attraverso gli aiuti, dato che una grande quantità alla fine non finisce in aiuti, ma nei mercati locali.
Il primo anello della catena sono poi gli stessi governi che fanno parte della ONU e che sono obbligati a dare una percentuale del proprio bilancio al PMA. Molto spesso non sanno nulla di cosa accade e di che cosa viene fatto con il loro denaro.
L'ideale sarebbe che gli stessi governi donanti mettessero come requisito per la donazione il fatto che i beni acquistati non debbano contenere elementi transgenici e questo sarebbe possibilissimo perché i paesi che producono la maggior quantità di transgenici si conoscono e sono Canada, Stati Uniti e Argentina.
Alla fine la logica porta a pensare che ci sono chiari interessi di mezzo.
Gli Stati Uniti stanno facendo molta pressione perché hanno bisogno di vendere questa produzione e il PMA si sta prestando a questo gioco.
In Africa, ad esempio, molti paesi hanno rifiutato gli aiuti alimentari del PMA ed hanno chiesto aiuti a vari governi del nord per poter comprare alimenti non transgenici e glieli hanno dati.
Hanno cominciato ad utilizzare la yuca in sostituzione del mais e in molti casi hanno superato l'emergenza alimentaria.
Il PMA, gli Stati Uniti e le altre organizzazioni e imprese interessate al transgenico vogliono farci credere che il transgenico è l'unica via d'uscita, ma abbiamo sempre vissuto molto bene senza transgenici, risolvendo i problemi con risorse naturali.

Le reazioni alla denuncia
Dopo la nostra denuncia ci sono state varie reazioni.
A Roma, durante una riunione della FAO, hanno detto che nel mondo milioni di persone consumano prodotti transgenici e non è mai successo niente.
Il Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti ha reagito dicendo che non è mai stato trovato un seme con "Star Link" in nessuna parte del mondo, ma questa è una menzogna perché, come detto, lo abbiamo appena trovato in Guatemala.
Queste istituzioni non stanno avendo una posizione positiva o almeno aperta e continuano a voler far credere alla popolazione che il problema non esiste.
Il problema c'è ed è evidente ed abbiamo messo immediatamente nella pagina web del Centro Humboldt ( www.humboldt.org.ni ) l'esame in cui appare la presenza di Star Link.
Con questo atteggiamento di rifiuto o di silenzio, come nel caso della maggior parte dei governi centroamericani, quello che stanno aspettando è che ci si ritrovi tra qualche anno con decine di migliaia di persone ammalate come nel caso del Nemagòn.
E' un comportamento rinunciatario e ottuso e molto spesso passa attraverso il concetto che "intanto questi problemi non toccheranno il mio governo e quindi saranno altri che se ne dovranno occupare".
Se pensiamo a un paese che vuole svilupparsi bisogna cominciare a rendersi conto che lo sviluppo inizia con la prevenzione dei problemi.
Positive sono invece state le reazioni del Consiglio dei Procuratori per i Diritti Umani Centroamericani, che ha appoggiato totalmente le nostre denunce ed invitato i paesi a dichiarare una moratoria sui transgenici ed a sottoscrivere il Protocollo di Cartagena, e quella del Parlamento Centroamericano che vuole cominciare a prendere l'iniziativa su questo tema.

Quale misure di protezione nei paesi centroamericani?
A livello centroamericano esiste il Protocollo di Cartagena, che è stato ratificato solo dal Nicaragua e dal Salvador, che stabilisce le norme minime di biosicurezza per proteggersi dai transgenici e che tocca anche la parte sanitaria.
A parte questo non ci sono state altre misure veramente effettive a protezione della popolazione.
In Salvador hanno presentato una proposta di legge nell'ottobre del 2004 e non hanno ancora avuto risposta.
In Guatemala i membri dell'Alleanza hanno presentato vari apporti a una legge sulla biosicurezza che stavano approvando e nemmeno uno è stato poi incluso nella legge.
In Costa Rica si è in un processo di dichiarazione di moratoria rispetto ai prodotti transgenici e di obbligo ad etichettare i prodotti che contengono elementi transgenici.
In Honduras invece la situazione è ancora più delicata. Esiste ancora un sistema di repressione e di censura molto forte nei confronti della società civile.
Come Alleanza Nicaraguense presenteremo una proposta di legge alla Asamblea Nacional per regolare la tematica.
In tutti i paesi esistono Comitati di Biosicurezza inoperanti ed escludenti e quindi esiste una politica poco seria da parte dei governi.
Qui in Nicaragua il Presidente Bolaños ha detto ai Ministri degli esteri, sanità ed agricoltura di incorporare nei piani di lavoro il discorso degli organismi transgenici.
Nonostante l'abbiano fatto, non hanno poi sviluppato un lavoro concreto su questa tematica tanto delicata.
Il Ministero dell'agricoltura pensa di aver risolto tutto emettendo un decreto che modifica un regolamento di norme fitosanitarie dove inserisce in un capitolo il tema degli organismi transgenici.
Non è così che si fanno le cose perché ci vorrebbero leggi specifiche e più di una che si occupi dei vari aspetti del problema, come per esempio accade nell'Unione Europea e soprattutto, durante questo processo, deve essere dichiarata una moratoria.
Durante l'ultima settimana di aprile terremo a Managua un incontro internazionale sugli effetti dei transgenici, per rompere il mito che questi prodotti sono innocui.
Verranno esperti da tutto il mondo per dimostrare a cosa stiamo andando incontro.
Ricordiamoci che la non visibilità di persone ammalate non vuol dire assenza di esse.
Il caso del Nemagòn è un esempio classico. Si sono ammalate fin dagli anni in cui erano nelle bananeras e a quei tempi nessun avrebbe detto che erano ammalate, non era visibile, ma la malattia era già in corso e si è manifestata dieci, venti anni dopo.
Il problema c'era ed era una bomba ad orologeria e con i prodotti transgenici corriamo lo stesso rischio.

(un'ampia documentazione sul tema e sulle risoluzioni e studi effettuati è consultabile nel sito www.humboldt.org.ni )

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