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Colombia: intervista al giornalista Hollman Morris

9 luglio 2005 - Simone Bruno
Fonte: Reporter Associati

Lo studio Morris-Production, dove Hollman e i suoi collaboratori svolgono il lavoro quotidiano di edizione e direzione di Contravia è in un quartiere tranquillo con piccole case in legno e negozi che vendono antiquariato sparsi un po’ come funghi, i rumori della “Calle septima”, la principale arteria cittadina sono ovattati e in lontananza, anche un sole timido, che noi chiameremmo primaverile scalda queste prime ore del giorno.
Quando Hollman arriva, sembra una scena da film, lo precede una Jeep con uomini grossi e coperti da occhiali da sole, scendono lasciando aperti gli sportelli, poi aprono la sua portiera e lo accompagnano nello studio.
Scena appariscente, quanto inutile, dall’omicidio Gaitan in poi (1948) è stato evidente che la scorta non salva le vittime del terrorismo Colombiano anzi a volte ne è complice.

Aprono lo studio ed entriamo.
La casa ha uno stile caldo ed accogliente, saliamo le scale e mi trovo circondato da foto e poster, un poster con un bimbo che tira un sasso ad un carro armato Palestinese, un passamontagna dell’EZNL, foto con vittime Colombiane, e di bambini sporchi di fango che ridono e giocano.

Scorro una serie di premi e arrivo nella stanza di Hollman.
Mi offre un “tinto”, anche in Colombia, come in Italia, la socializzazione comincia di fronte ad una tazza fumante.

Comincio a bere, lui appare distante, a volte lo sguardo si fissa nel vuoto per un momento.. è spaventato, come mai l’ho visto.
Mi racconta che viene dall’ospedale.
Era a trovare un amico giornalista, Parra, ufficialmente accoltellato durante una tentata rapina.
In realtà anche Parra è uno di quei giornalisti scomodi e non è difficile fare 2 più 2.
“non era un furto normale” gli ha confessato Parra la voce di Hollman e la sua cadenza in questa fase sono lenti e tremolanti.

Prima di iniziare l’intervista ci sediamo a bere il nostro “tinto”, mi confessa di avere davvero paura, forse per la prima volta da quando 10 anni fa hanno cominciato a minacciarlo.
Il clima nel paese sta cambiando, le minacce si moltiplicano, c’è una forte repressione dei giornalisti liberi e degli attori sociali più attivi.
Teme per se, per la sua famiglia, per sua figlia di 4 anni che era a pochi metri da chi depositava una corona di fiori sulla porta della sua casa.

Il caffè è finito, accendo la telecamera, Hollman cerca di allontanare l’espressione di paura che ha negli occhi. Parte la prima domanda.

Parliamo della situazione della stampa in Colombia. Esiste un monopolio? I giornalisti sono liberi?

Bene Simone. La situazione più recente del giornalismo in Colombia è una situazione di intimidazione e minaccia.
8 giorni fa sono stati vittime di minacce 3 giornalisti il cui comun denominatore è quello di essere indipendenti e mostrare un’altra faccia e un’altra realtà della Colombia.
Siamo stati minacciati e questo si somma ad altre realtà, alla realtà che la Colombia dopo l’Iraq e l’ Afghanistan è il paese più pericoloso per un giornalista, questo stando a “Reporters sans frontières”.
L’altro problema molto concreto è che in Colombia esiste un deficit informativo, dovuto alle pressioni e alla autocensura, questo semplicemente perché non esistono garanzie per fare un giornalismo che parli della realtà. La situazione dei colleghi giornalisti nelle aree rurali è addirittura più difficile. Perché in queste aree si consolidano piccoli poteri autoritari siano essi di stampo guerrigliero o paramilitare o a volte anche dell’esercito, ossia della forza pubblica che dovrebbe essere li a difendere.
Si informa con molte menzogne su quella che è la situazione Colombiana

Dunque tu credi che le minacce di questi ultimi giorni siano provenienti da attori differenti?
Parlo delle minacce che hai ricevuto tu, o Parra o il direttore di VOZ, la Signora Soraya del “collectivo de Abogados”, oppure il direttore di “Justicia e Paz”.
Credi che esista un disegno comune o che siano episodi isolati?

Io credo che in questo momento stiamo vivendo strategie di destabilizzazione e di accanimento che non si vedevano da almeno 10 anni in Colombia, una situazione simile a quella che fu la Colombia degli anni 80, una Colombia di omicidi famosi, assassini, minacce e pressioni. Siamo ai primi passi di una campagna che sta cercando di silenziare le voci critiche ed indipendenti di questo paese. Voci non solo di giornalisti ma anche delle accademie e dei settori sociali. Quindi stiamo vedendo con molta preoccupazione quello che sta succedendo.


Credi che questa situazione sia relazionata con la situazione attuale del governo, una situazione che sembra difficile, una protesta sociale che si organizza e cresce, un processo di pace con i paramilitari che ogni giorno perde sostenitorie una situazione della economia reale disastrosa.

Quello che si nota in questo momento è che c’è una grande preoccupazione da parte di alcuni settori dell’establishment, delle accademie, a livello internazionale e queste paure riguardano quello che sta accadendo con rispetto al fenomeno paramilitare.
Esiste un processo di negoziazione, teoricamente di pace, con i gruppi paramilitari, però ogni giorno emergono sempre più denunce e rapporti che dicono che questi gruppi non rispettano il cessate il fuoco, che è una “condicio sin equa non” delle negoziazioni. Questi gruppi continuano nel pieno delle loro attività criminali: stanno facendo pressioni e controllo sui soldi delle regioni e sui politici, ma non solo, addirittura continuano ad uccidere politici, a minacciare ed estorcere e a terrorizzare.
Quello che in molti diciamo è che questo paese si è paramilitarizzato e che si sta paramilitarizzando di più ogni giorno.
Il processo di pace con i gruppi paramilitari va rettificato, va corretto.


perché pensi che il governo proceda senza ascoltare nessuno in questo processo di pace? Quali credi siano gli interessi dietro questo processo? Perché non si cerca un reale processo che porti con se giustizia, verità e riparazione?

Gli interessi in gioco sono molto forti. Esistono settori poderosi anche se sempre meno numerosi che sostengono la politica di questo governo. Sono i settori degli allevatori e alcuni settori industriali molto potenti nel paesi.
Questa politica la stanno sostenendo gli stati uniti, io credo che fin tanto che l’alleato più stretto di questo paese siano gli stati uniti e fin tanto che essi non critichino nulla di quello che fa questo governo sarà molto difficile anche per la comunità internazionale criticare o fare sì che questo processo con i paramilitari si rettifichi. È una alleanza molto pericolosa


Parliamo del tuo programma e della tua situazione e delle minacce.
Spiegami come è nato Contravia, come funziona?

Contravia, mi azzardo a dirlo, è l’unico programma che sta tentando di fare giornalismo nelle aree rurali del paese, l’unico nella televisione Colombiana che sta cercando di far ascoltare la voce delle vittime del conflitto armato. L’unico che sta cercando di dare elementi di analisi per comprendere la realtà del paese. l’unico che sta cercando di rompere il pensiero unico in Colombia.
Contravia ha tre scopi fondamentali:
Il rafforzamento della democrazia, il rafforzamento della cultura dei diritti umani e dare voce a quelli che in Colombia non hanno avuto voce per decenni.
Contravia è una proposta portata avanti con pochissimi fondi, non ha ingressi pubblicitari, perchè il tema dei diritti umani è una voce critica e da fastidio alle grandi imprese.
Il finanziamento del programma si fa con fondi della comunità internazionale.
In una prima fase con i fondi della comunità Europea, con il programma di cooperazione, invece in questo momento abbiamo il finanziamento della Ambasciata Olandese.
In Colombia si vive il dramma umanitario più grande dell’emisfero Sud. In Colombia abbiamo 3 milioni e mezzo di desplazados interni, una guerra civile che dura da più di 40 anni, desaparecidos, massacri, omicidi selettivi, una in-equità galoppante che ogni anno cresce.
I ricchi sono più ricchi in questo paese e i poveri più poveri. Tutti i giorni, il Colombiano si sveglia con la certezza che ogni giorno sarà peggio. Queste è la realtà.
E Colombia si da il lusso di avere una televisione dove imperano i realities e le telenovelas, io non sono contro questi programmi, però in un paese con questa crisi, questa non può essere l’unica proposta della televisione, che privata o pubblica deve compiere una funzione sociale.
Questo la televisione di questo paese non lo sta facendo.
Qui è dove entra in gioco Contravia e qui è dove crediamo che Contravia abbia generato molti malumori.

Credi che le minacce possano essere messe in relazione con gli ultimi programmi su Toribio e S.Josè de Apartado.

Li abbiamo fatti perché penso che si doveva andare li. Il paese si è “informato”, con le versioni ufficiali. Noi volevamo conoscere le versioni della popolazione di queste regioni appartate del paese. Nel caso di S.josè i contadini hanno avuto la confidenza di denunciare, di fronte alle telecamere quello che avevano visto e hanno segnalato quelli che loroo credano essere gli autori di questo ennesimo inumano massacro alla loro comunità.
Si doveva stare con loro, visitare la loro terra, dormire con loro, mangiare con loro per palpare e mostrare al paese una realtà che i notiziari con il loro schemi di 40 secondi mai potranno mostrare.
In Colombia poi, i canali privati non hanno lo spazio per reportage e documentari. quindi è impossibile che si conoscano queste realtà, che il paese conosca la realtà della grande maggioranza dei colombiani.
Il programma di Toribio lo abbiamo fatto con il fine di essere presenti come testimoni della gravità del conflitto armato che sta vivendo Colombia. Dimostrando come ogni giorno sembra che i più colpiti siano i civili, abbiamo voluto far vedere come in Toribio gli indigeni siano stati colpiti dalla guerriglia e poi dalla polizia e dall’esercito, come le persone più a rischio in questa guerra che si sta svolgendo nel nord del Cauca Colombiano siano i bambini.
Noi abbiamo deciso dedicargli un’ora per senso di responsabilità e perché crediamo che il paese debba sapere. La Colombia è un paese che sistematicamente si nega di conoscere la propria realtà.


La mia opinione su gli indigeni del Causa e su S.Josè è che sono probabilmente la speranza più grande che ha questo paese.

sì, il simbolo


è per questo che li hai scelti per i tuoi programmi?

esatto, anche perché hanno cose in comune S.josè de Apartado e il gli indigeni Nasa del Cauca, sono esempi di resistenza, resistenza civile.
S.Josè è un processo di neutralità di fronte alla guerra, e il nord del Cauca è una proposta di resistenza dinnanzi agli attori armati, una proposta di vita, di autonomia indigena che chiede il rispetto del proprio territorio, delle proprie tradizioni, medicina e cultura.
E comunque vediamo come dal lato guerrigliero e dell’esercito si pretenda porre fine a questo processo di vita, culturale e si pretende non rispettare la loro autonomia.


Per Contravia fu difficile trovare un canale disposto a trasmetterlo? Da quanto esiste Contravia?

Noi il 20 Luglio compiremo 2 anni di esistenza di Contravia. Contravia ha vinto i premi più importanti di giornalismo a livello nazionale in Colombia e adesso la prossima settimana andremo a ricevere un premio a Washington, il premio Hellman/Hammett di Human Rights Watch, un premi che si da a giornalisti che corrono rischi nell’informare soprattutto nel tema dei diritti umani.
Contavia va in onda il Giovedì alle 11 di sera, che è un orario dove nella cultura Colombiana non si guardava la televisione, un orario in cui molti televisori sono già spenti. Le grandi catene televisive hanno deciso di dedicare gli orari più importanti alle telenovelas e ai realities, spostando i programmi di opinione alle 11, cosa che mi sembra tremendamente irresponsabile.


anche perché i Colombiani si svegliano molto presto in comparazione all’Europa…

Certo in Europa, si può cenare alle 10 di sera.
In Colombia i 25 milioni di lavoratori che vivono nella povertà e la miseria, sono lavoratori che si svegliano alle 4 o 5 della mattina e che quindi vanno a dormire alle 9 o 10 della sera.
E poi questo paese non ha la cultura di passare la notte guardando TV.


tu sai quanta gente guarda Contavia in generale?

Abbiamo fatto un calcolo secondo il quale una trasmissione in media la guarda tra settecentomila e un milione di persone, cosa che all’interno del panorama del rating della televisione Colombiana è poco.
I realities hanno fino a 70-80 punti di rating che significano circa 20-25 milioni di telespettatori.
Mentre noi arriviamo a un milione, ma noi siamo nella TV pubblica la quale non copre tutto il territorio nazionale, però è comunque un programma con una audience particolare come giovani, accademici e che continua aumentando ogni giorno.
Un milione di persone è più di quanto possa riunire un evento di diritti umani o un evento accademico, è di più di quanto sia arrivi a diffondersi un bollettino o una rivista delle organizzazioni dei diritti umani o delle organizzazioni sociali.
Io senza paura di sbagliare posso dire che il mezzo di comunicazione per eccellenza oggi dei movimenti sociali e i movimenti dei diritti umani in Colombia si chiama Contravia


e oltre il milione di telespettatori ci sono tutti gli altri che lo vedono in internet sul sito di Indymedia, come ad esempio io.

si esatto abbiamo fatto alcune alleanze strategiche affinché il programma si distribuito su Indymedia o in altri canali regionali.
Insomma crediamo di aver fatto un buco nella informazione ufficiale, di aver catturato e generato audience, che si sta questionando domande anche grazie ai nostri contenuti… Anche perché se così non fosse non credo ci avrebbero minacciati.


Come ti sono giunte queste minacce? Hai voglia di raccontarcelo?

sì, le minacce nella mia carriera professionale non sono nuove, ne ho collezionato una bella serie, credo ormai di avere il cuoio al posto della pelle tante ne ho ricevute.
Le prime arrivarono 10 anni fa nel 1995, da quel momento sono arrivate ci sono sempre state a volte velate a volte voci, a volte più dirette… però quelle di questa settimana sono state le più volgari che ho ricevuto, le più dirette.
Una corona funebre davanti la porta della mia casa, nemmeno al mio ufficio.


Cioè qualcuno è arrivato fino alla porta di casa tua.

Esatto, dove stava la mia famiglia. Qualche minuto in più e la mia bambina di 4 anni sarebbe stata li ad aprire la porta. Sono molto preoccupato, non ci sono stato con la testa per continuare il programma.


credi che queste minacce cambieranno qualcosa in Contravia? Continuerai?

Noi continuiamo con contravia, questo riafferma il nostro lavoro, io ho la coscienza apposto, abbiamo fatto 80 trasmissioni in 2 anni, importanti per questa società, come memoria, ricordi di altri protagonisti della realtà di questo paese.
Stiamo cercando di capire come continuare. Bisogna essere intelligenti per maneggiare queste minacce, non possiamo diventare martiri, però non possiamo nemmeno retrocedere. In questo momento chiediamo aiuto e solidarietà internazionale, stiamo pensando alla possibilità di lasciare il paese per qualche mese e continuare facendo programmi dall’Europa o dagli stati uniti mostrando la realtà dei Colombiani esiliati o dei gruppi di appoggio alla realtà Colombiana, i gruppi di diritti umani. Come ci vedono dall’Europa.
Stiamo cercando di fare questo, magari un tour per presentare in Europa i programmi di S.Josè e Toribio accompagnati da un discorso ed un dibattito. Vediamo come si concretizzerà.


Un’ ultima cosa: il Governo ti ha dato dimostrazioni di solidarietà?

C’è stato un comunicato del presidente che ha affermato che queste minacce sono un attentato alla democrazia. Ci hanno garantito un certo tipo di sicurezza con guardie del corpo e macchine, però immagina cosa vuol dire per un giornalista lavorare con guardie del corpo.
Io adesso non posso più andare nelle aree rurali, dove dobbiamo stare noi giornalisti di questo paese, è li dove si sta svolgendo il conflitto, dove si sta massacrando la gente, ma ora non possiamo farlo.
Già nessuno giornalista lo faceva, eravamo gli unici e ora nessuno lo farà, si andrà consolidando tristemente una sola lettura del paese.


Quella di sempre…

Quella di sempre!
Speriamo che riusciremo a portare i programmi in Italia. Ci stiamo lavorando su.

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