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Telesur: scacco matto in due mosse al pensiero unico

La televisione continentale latinoamericana parte domenica 24 luglio.
Rompe il monopolio informativo statunitense sul continente contribuendo
anche nell’informazione alla costruzione di un mondo multipolare e
offrendo un poderoso strumento per l’integrazione culturale e politica
del continente ribelle.
23 luglio 2005 - Gennaro Carotenuto ( http://www.gennarocarotenuto.it )


Questa volta i governi progressisti e popolari saldissimi in tutta
l’America Latina atlantica l’hanno fatta grossa. Tutti insieme il
venezuelano Hugo Chávez, l’argentino Nestor Kirchner, l’uruguayano
Tabaré Vázquez, il cubano Fidel Castro e –più defilato anche per motivi
linguistici- il brasiliano Lula da Silva hanno messo in marcia il più
grande progetto di integrazione comunicativa al mondo.

Da domenica 24 luglio, con base a Caracas e redazioni in tutto il
continente, Telesur –Telesud- sarà in onda dalla Terra del fuoco fino al
Canada raggiungendo 370 milioni di ispanoamericani, 180 milioni di
brasiliani, 50 e più milioni di latinos negli Stati Uniti e 100 milioni
di spettatori che parlano spagnolo in Europa Occidentale e Nord Africa.
Sono 700 milioni di spettatori potenziali, nessuna televisione al mondo
può farsi capire da così tante persone con una missione così chiara come
quella indicata nello slogan della televisione nelle parole di uno dei
più grandi artisti latinoamericani del XX secolo, il pittore uruguayano
Joaquím Torres García: “Nuestro norte es el sur”, che in maniera meno
evocativa va tradotto in “La nostra bussola punta a sud”.

È già stata definita la CNN latinoamericana, ma è forse più corretto
definirla la Al Jazeera del Sud.

Il governo degli Stati Uniti ha già emesso una fatwa preventiva contro
Telesur. Con un decreto legge ha autorizzato contromosse contro le
menzogne –o verità scomode- che verranno dalla nuova televisione. È una
censura preventiva che testimonia che da Washington sanno apprezzare la
pericolosità della televisione voluta e finanziata dai governi che in
questi anni sono passati dal "Consenso di Washington" –quello del
neoliberismo e del FMI- ad un meno paludato ma più coerente "Consenso
degli elettori".

Telesur -è il timore di Washington ed il sogno di Aram Aharonian, il
direttore di origine armena esule prima dalla dittatura uruguayana e poi
dall’argentina prima di approdare a Caracas- a medio termine può portare
alla fine del controllo statunitense sul sistema mediatico
latinoamericano. Lo può fare in due mosse; aprendo il cammino al
pluralismo informativo in un’America Latina vittima del monopolio della
voce e degli interessi del nord, ed offrendo uno spazio integratore nel
quale i latinoamericani possano quotidianamente ritrovarsi insieme.
Telesur, è il primo servizio pubblico interstatuale al mondo. Ed è
servizio pubblico come garanzia di correttezza informativa contro un
sistema mediatico commerciale privato che oggi garantisce solo il
sistema delle multinazionali, i dettati del Fondo Monetario
Internazionale e legittima due secoli di politica aggressiva degli Stati
Uniti.

Chi conosce il panorama televisivo latinoamericano non può non trarne
un’impressione desolante. La penetrazione della televisione via cavo
arriva fino all’ultima favela e fino all’ultimo villaggio sperduto sulle
Ande o in Amazzonia essendone spesso l’unica mediazione e contatto con
il mondo. Canali come HBO trasmettono 24 ore su 24 film nordamericani,
veicolando valori e stili di vita estranei. Altri come i paludati
History Channel o National Geographic raccontano la storia ed il pianeta
sempre e solo dal punto di vista anglosassone. I canali nazionali si
occupano dei singoli paesi e quando devono coprire eventi regionali in
genere ricorrono a Miami, dove i canali in spagnolo della CNN e della
CBS sono gli unici che trattano –distorcendola- l’America Latina come
insieme. Chi si informa solo su tali media non ha mai sentito definire
Augusto Pinochet come genocida. Il dittatore cileno viene tuttora
rispettosamente definito come ex-presidente o generale in pensione. Chi
si informa su questi media non è mai stato informato sull’opposizione
planetaria alla guerra in Iraq e non sa che i marines non stanno
vincendo la guerra. Come gli spettatori della RAI o della televisione
spagnola o i lettori di quotidiani progressisti come La Repubblica di
Roma o El País di Madrid, del Venezuela bolivariano sanno solo che
Chávez è un pericoloso golpista amico di Fidel Castro. Ma non hanno mai
saputo che in Venezuela da qualche anno 19 milioni di persone hanno
conquistato servizi sanitari gratuiti ed efficienti che prima erano
stati sempre loro negati o che 100.000 latinoamericani ipovedenti poveri
sono operati quest’anno gratuitamente a Cuba riacquistando la vista.

Telesur, ed è la prima mossa decisiva, offre da oggi un punto di vista
alternativo, come già Al Jazeera ha fatto per la regione mediorientale.
Si chiama pluralismo, anche se il Nord del mondo guarda con sospetto a
tutta l’informazione che non non risponde ai dogmi e cosiddetti valori
del dio mercato o che non stia dalla parte dei vincitori del modello.
Epperò sarà difficile per tutti eludere Telesur, fare come se non
esistesse. Non sarà più solo il Nord, le televisioni statunitensi con la
loro logica commerciale spacciata per indipendenza, a dettare l’agenda
informativa. Il decreto legge statunitense testimonia che già da oggi i
media statunitensi sono obbligati a conformare la loro agenda rispetto a
quella di Telesur. Questa da prima di nascere sta già rivoluzionando
l’informazione e puntando i riflettori su una notizia ignorata o
manipolata da CNN –per esempio il campo di concentramento di Guantanamo-
obbligherà CNN a replicare alle presunte menzogne.

Eduardo Galeano scrive che i latinoamericani sono stati costretti per
513 anni a guardare a se stessi con gli occhi degli altri. E sono stati
costretti a guardare a se stessi come divisi. Oggi un latinoamericano
non boliviano difficilmente conosce la filmografia di Jorge Sanjinés. Un
non argentino ha visto ben poco di Pino Solanas, un non colombiano non
conosce Sergio Cabrera e relativamente pochi latinoamericani hanno
apprezzato “Fragola e Cioccolata”, il successo mondiale del cubano Titón
Gutiérrez Álea. Le televisioni del continente e le sale cinematografiche
sono occupate manu militari da produzioni hollywoodiane che in molti
paesi superano una concentrazione del 98% della programmazione. Il
miglior posto per vedere cinema latinoamericano resta Madrid.

Telesur da oggi offre un progetto di integrazione che ricorda da vicino
quello della RAI che negli anni ’50 insegnò un linguaggio comune a
siciliani e piemontesi, friulani e lucani. Ed è questa la seconda mossa,
la più rivoluzionaria, quella che dà scacco matto al pensiero unico:
l’integrazione.

Educati a pensarsi divisi, con Telesur i latinoamericani hanno uno
spazio per scoprirsi uniti dagli stessi problemi ma anche dalla stessa
storia e cultura. E “integrazione” oggi è la parola proibita che Telesur
gioca nella battaglia delle idee. I media del Nord hanno educato i
latinoamericani a considerare velleitario, sconveniente e pericolosa
l’integrazione latinoamericana. E “Integrazione” è oggi una parola più
proibita di “socialismo”, più scomoda di “imperialismo”, più peccaminosa
che ricordare che tutto il continente è stato integrato dall’essere
vittima dello stesso terrorismo, che tutti i desaparecidos sono spariti
per lo stesso motivo e che tutti i torturatori hanno imparato a
torturare nella stessa scuola, la scuola delle Americhe, a Fort Benning,
il progetto statunitense di integrazione delle violazioni dei diritti
umani. La memoria e la denuncia sono le ragioni d’essere di Telesur, una
televisione che nasce antica, nella sua idea di servizio pubblico, ma
allo stesso tempo modernissima, necessaria e incredibilmente sovversiva.
Beto Almeida, popolare giornalista televisivo brasiliano, e direttore
della sede di Brasilia della televisione sostiene a chi scrive che la tv
è già in grado di contrarrestare i piani del governo statunitense per
metterla sotto silenzio: “Possono fare molto ma abbiamo contromosse.
Possono farci escludere dai satelliti, ma non controllano e non possono
abbattere tutti i satelliti. Possono corrompere le imprese di Tv via
cavo o via satellite perché non ci veicolino, ma queste sono migliaia e
stanno sul mercato ed hanno interesse ad offrire il nostro prodotto ai
loro clienti”. Al Jazeera, come la televisione jugoslava, in Iraq è
stata bombardata più volte. Ma la battaglia di idee per la prima volta
da oggi si svolge competendo sullo stesso campo: il telecomando di
centinaia di milioni di latinoamericani. Altro che Indymedia! Altro che
blog! Altro che Telestreet, ultima frontiera dello snobismo informativo
italico. Con Telesur, l’informazione antagonista non è più patrimonio di
minoranze iniziate alla politica o navigatori solitari, ma diviene
disponibile per tutti. La smodatezza dell’ira con la quale prima ancora
che inizino le trasmissioni rispondono dagli Stati Uniti in fondo
rassicura, perché, come diceva José Martí, “una trincea di idee vale di
più di una trincea di pietra”.

Note:


http://www.gennarocarotenuto.it/dblog/articolo.asp?articolo=226

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